Memoria selettiva
ed una dottrina disonesta
di Noam Chomsky
| Una visione
onesta renderà solo più generale l'osservazione fatta da Thomas Jefferson sulla situazione mondiale nella sua epoca: "Non crediamo più nel fatto che Bonaparte abbia combattuto per le libertà dei mari, così come non crediamo che la Gran Bretagna abbia combattuto per la libertà del genere umano. L'obiettivo e' lo stesso: potere, ricchezza e sfruttamento delle risorse di altri paesi". |
Chiunque abbia a cuore i diritti umani, la
giustizia e l'integrità dovrebbe salutare la cattura di Saddam Hussein e
chiederne un giusto processo di fronte ad un tribunale imparziale.
Le accuse contro Saddam dovrebbero includere non solo il massacro dei curdi nel
1988 ma anche, ed in maniera ancora più decisiva, quello dei ribelli sciiti che
avrebbero potuto rovesciarlo nel 1991.
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In quel tempo, Washington ed i suoi alleati
ritennero "unanimemente e sorprendentemente che, qualunque fossero i
peccati commessi dal leader iracheno, era più utile per la stabilità del paese
e per l'occidente di coloro che ne avevano sofferto la repressione", ha
riportato Alan Cowell nel New York Times. |
Tali pratiche riflettono una trappola
profondamente radicata nella cultura intellettuale - una trappola che a volte
viene chiamata "dottrina del nuovo corso", invocata dagli USA ogni due
o tre anni. Il contenuto della dottrina e': "Sì, nel passato abbiamo
commesso degli errori dovuti ad innocenza o involontarietà. Ma ora e' tutto
alle spalle, dunque non perdiamo più tempo in queste noiose e vecchie
faccende".
La dottrina e' disonesta e vigliacca, ma ha dei vantaggi: ci protegge dal
pericolo di capire ciò che accade dinanzi ai nostri occhi.
Ad esempio, la ragione iniziale
dell'amministrazione Bush per sferrare l'attacco all'Iraq era quella di salvare
il mondo da un tiranno che sviluppava armi di distruzione di massa e che
coltivava rapporti con i terroristi. Nessuno ci crede più, neppure coloro che
scrivono i discorsi per Bush.
La nuova ragione e' che abbiamo invaso l'Iraq per esportarvi la democrazia e,
nel processo, democratizzare l'intero Medio Oriente.
Talvolta, la continua ripetizione di questa postura pro-democrazia raggiunge il
livello di un estatico consenso unanime.
Il mese scorso, ad esempio, David Ignatius, il
commentatore del Washington Post, ha descritto l'invasione dell'Iraq come
"la guerra più idealistica dell'era moderna" - combattuta
esclusivamente per portare democrazia all'Iraq ed alla regione.
Ignatius era particolarmente impressionato da Paul Wolfowitz, "l'idealista
capo dell'amministrazione Bush", che egli ha descritto come un genuino
intellettuale che "sanguina a causa dell'oppressione [del mondo arabo] e
sogna di liberarlo".
Forse questo aiuta a spiegare la carriera di
Wolfowitz - come il suo forte supporto per Suharto in Indonesia, uno dei
peggiori assassini di massa dello scorso secolo, quando Wolfowitz era
ambasciatore in quel paese durante l'epoca della presidenza Reagan.
Come dirigente del Dipartimento di Stato responsabile per gli affari asiatici
sotto Reagan, Wolfowitz assicurò il suo sostegno ai dittatori assassini Chun
della Corea del sud e Marcos delle Filippine.
Tutto ciò e' irrilevante a causa della conveniente dottrina del nuovo
corso.
Dunque, sì, il cuore di Wolfowitz sanguina per le vittime dell'oppressione - e se la realtà mostra il contrario, si tratta solo di quella vecchia e noiosa faccenda che vogliamo dimenticare.
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Bisogna ricordare un'altra recente
illustrazione dell'amore di Wolfowitz per la democrazia. Il parlamento turco,
dando retta alla quasi unanime opposizione popolare alla guerra contro l'Iraq,
negò alle forze USA di dispiegarsi interamente in Turchia. Ciò causò la furia
assoluta di Washington. Wolfowitz denunciò i militari che non erano intervenuti per ribaltare la decisione. La Turchia stava ascoltando il suo popolo e non prendeva ordini da Crawford, Texas, o Washington DC. Il capitolo più recente e' la "Determinazione e le Trovate" di Wolfowitz nel mettere all'asta i generosi contratti per la ricostruzione dell'Iraq. Sono esclusi quei paesi i cui governi hanno osato prendere la stessa posizione tenuta dalla maggioranza della loro popolazione. |
Le motivazioni addotte da Wolfowitz sono "gli interessi della sicurezza", che sono non-esistenti, e "l'odio viscerale per la democrazia" - assieme al fatto che le corporazioni della Halliburton e della Betchel saranno libere di "gareggiare" con le vibranti democrazie dell'Uzbekistan e delle Isole Salomone, ma non con le società industriali più importanti.
Ciò che e' più rivelatore ed importante per il futuro e' che l'esibizione di disprezzo per la democrazia da parte di Washington e' andata di pari passo con un coro di adulazione per il suo presunto "desiderio di democratizzare".
Essere in grado di portare avanti questa
schizofrenia e' un risultato impressionante, difficile da raggiungere persino da
uno stato totalitario.
Gli iracheni hanno delle intuizioni in questo processo di conquistatori e
conquistati.
I britannici crearono l'Iraq per i loro interessi. Quando governavano quell'area
del mondo, discussero apertamente su come mettere in piedi quelle che loro
definirono "facciate arabe" - governi deboli, docili, se possibile
parlamentari, mentre chi governava effettivamente erano i britannici.
Chi può davvero aspettarsi che gli USA permettano mai l'esistenza di un governo iracheno davvero democratico? Specie ora che Washington si e' riservata il diritto di crearvi basi militari permanenti, nel cuore della regione con le più vaste riserve petrolifere al mondo, e vi ha imposto un regime economico che nessun paese sovrano accetterebbe mai, mettendo il paese ed il suo destino nelle mani delle corporazioni occidentali.
Nella storia gli obiettivi più
vergognosi e crudeli sono sempre stati accompagnati dalla professione di
nobili intenti - e dalla retorica sul concedere libertà ed
indipendenza. |
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L'attivista politico ed autore Noam Chomsky e' professore di Linguistica al Massachusetts Institute of Technology. Il suo nuovo libro e' "Egemonia o sopravvivenza: la richiesta americana di dominio globale (Il Progetto dell'Impero Americano)
traduzione a cura di www.arabcomint.com