Mentre guardavate altrove ...
loro perdevano la guerra
di JUSTIN RAIMONDO
antiwar.com

 

 

Probabilmente state prestando attenzione alla sempre più fastidiosa campagna elettorale per la presidenza, in cui la quasi perduta arte del saper distinguere i caratteri della macchina da scrivere può rivelarsi decisiva, o forse vi siete focalizzati troppo sugli ultimi sviluppi del processo per l'assassinio di Scott Peterson, e dunque il vostro radar se l'e' lasciato sfuggire. La mia teoria e' che il discorso di Zell Miller alla convention nazionale repubblicana ha raggiunto tali vette di ispirata demagogia da far saltare i circuiti mentali dell'intera nazione, causando danni cerebrali collettivi di dimensioni spaventose.  In ogni caso, mentre quasi tutti guardavano altrove, gli USA hanno perso l'Iraq. Il Seattle Post-Intelligencer, insieme a Juan Cole e Pat Buchanan, e' tra i pochi ad essersene accorto.

Ramadi e Samarra sono state perdute. Falluja non e' mai stata conquistata, così come il brulicante ghetto di Sadr City, a Baghdad,  patria degli sci'iti fedeli a Muqtada Sadr. Il  presunto "trasferimento" di sovranità al governo iracheno ad "interim" e' molto più che una farsa.

Il Triangolo Sunnita e' di fatto uno stato indipendente, con controllo assoluto su Falluja, ad esempio, ceduta a qualcosa che si fa chiamare il "Consiglio della Shura dei Mujahidin", che giustizia le "spie americane" (più di 30, finora), raccoglie la spazzatura e governa secondo le strutture della legge islamica.
Il leader della Shura, Sheikh Abdallah al-Janabi, e' un chierico sunnita conservatore che si oppone all'occupazione americana sulla base che le famigerate "armi di distruzione di massa" si sono dimostrate inesistenti e, dunque, la presenza americana non ha alcuna legittimità. Sebbene i Bush si aggrappino ancora alla linea secondo cui la principale opposizione armata all'occupazione e' guidata dai "Saddamiti", sheikh Abdallah fu bandito dal fare sermoni nelle moschee durante i vecchi tempi per aver predetto che Saddam stava provocando un'invasione americana. Questa amministrazione ha usato la situazione difficile di gente come lui per definire l'invasione una "liberazione", ma la risposta dello sheikh, registrata in questa recente intervista, fuga ogni dubbio residuo.

ROSS COULTHART: Dunque, capisco da ciò che lei ritiene la lotta contro gli americani una lotta giusta?
SHEIKH ABDALLAH AL-JANABI: Per quello che mi riguarda, ritengo naturale che si vogliano combattere gli invasori e scacciarli dal proprio paese.
ROSS COULTHART: Quando gli americani liberarono, come asseriscono, l'Iraq da Saddam Hussein, lei non era un sostenitore di ciò?
SHEIKH ABDALLAH AL-JANABI: Non solo io, ma molti iracheni inizialmente credettero a ciò che essi dicevano, ma dopo l'occupazione il tono cambiò e cominciarono a dichiarare di essere qui per "combattere il terrorismo". Hanno rovinato il nostro paese, commesso delitti contro i diritti umani, violato la nostra cultura e le nostre tradizioni. Tutto ciò ha demolito ogni credibilità potessero avere.

Il generale Richard Myers, presidente del Joint Chief of Staff, ammette che ci vorranno mesi prima che gli USA ed i loro fantocci possano persino tentare di riconquistare le città ribelli: 
"Parte di quella strategia e' che le forze di sicurezza irachene debbano essere appropriatamente equipaggiate, addestrate ed invitate a partecipare a queste operazioni di sicurezza, sicché possano poi, un giorno, garantire la pacificazione di una data città". 

Myers e' pieno di sé. Come ha taglientemente osservato il Seattle P-I: "Sembra esserci una tacita consapevolezza che, seppure gli americani dovessero riconquistare le città con la forza, i soldati iracheni non sarebbero in grado di controllarle". Quando i seguaci di sheikh Abdallah eseguirono una sentenza di morte contro un comandante locale della Guardia Nazionale Irachena, il Seattle riportò che "l'intero contingente della Guardia Nazionale, stimato in un numero di diverse centinaia, ha sgomberato la città". La tanto reclamizzata "Brigata Falluja", che, ci assicurava il Wall Street Journal , si presumeva dovesse avere la responsabilità della sicurezza della città, si e' vaporizzata come una nuvola. Il loro comandante denuncia il sabotaggio da parte dei militari USA, rappresentato da prolungati negoziati tra il governo de facto di Falluja ed il regime filo-USA del primo ministro Iyad "Sparali tutti" Allawi.

La "transizione" e' a brandelli. Gli USA non avevano ancora consegnato il centro amministrativo di Falluja alla polizia irachena che la guerriglia ne uccise 23 in un sanguinoso attacco e sheikh Abdallah fu rapido ad assestare una stoccata agli occupanti americani:

COULTHART: Cosa accadrà se, anche sotto un nuovo governo iracheno, gli americani dovessero restare ancora qui per tre, quattro, cinque anni?
SHEIKH ABDALLAH: Bene, sarà massacrato prima il nuovo governo, poi gli americani.

Queste parole dovrebbero suscitare un brivido nella schiena di ogni genitore americano che abbia un figlio o una figlia nell'esercito, perché questo e' il futuro, se "continueremo in questo corso".

Nel sud sci'ita, il movimento guidato da Muqtada al-Sadr e' fuori combattimento ma non e' finito: se non fosse stato per l'intervento del Grande Ayatollah Ali al-Sistani, i sadristi starebbero ancora combattendo gli americani - e la città santa di Najaf, assieme alle sue sacre moschee, sarebbe stata distrutta, e con essa anche  la speranza di contenere il crescente movimento sci'ita. Tuttavia, la maniera in cui la violenza e' stata scongiurata - mediante un accordo politico sponsorizzato dall'Ayatollah - e' servita solo a sottolineare l'impotenza della cricca di Allawi ed ha segnalato uno spostamento di potere nella politica irachena che può condannare il governo ad "interim" ad un'impotenza permanente.

I cattivi ragazzi della politica sci'ita, Muqtada ed i suoi seguaci, avevano rumoreggiato su una loro partecipazione al processo politico, ma, sinora, hanno scelto di tenersi alla larga dalla struttura "democratica" imposta dagli occupanti. I sadristi ed i ribelli sunniti sanno che, quando gli americani se ne andranno - perché lo faranno, un giorno - sarà chiamata a rispondere dei suoi atti la buona fede patriottica degli iracheni che hanno collaborato con gli invasori, se per allora i collaborazionisti respireranno ancora.

In ogni caso, gli americani stanno avendo problemi persino con i loro fantocci, che hanno preso la cattiva abitudine di sparlare alle spalle: non solo l'ex favorito Ahmad Chalabi, ma anche l'attuale vice-presidente iracheno, Ibrahim al-Jaafari, il quale si e' lamentato che gli USA "non capiscono la cultura ed i costumi arabi", e che "sono arrivati in Iraq come un elefante a cavalcioni della sua macchina da guerra".

L'elefante, tuttavia, sta incespicando ed e' malamente equipaggiato nel montagnoso teatro bellico dell'Afghanistan, dove la nostra presunta "vittoria", come quella in Iraq, si sta invertendo - o, piuttosto, rivelando come una completa frode.

Il presidente Hamid "Piatto alla Moda" Karzai governa solo Kabul, e sta affrontando la crescente rinascita dei Taliban in una guerra che molti asseriscono essere diretta da Osama bin Laden & Co. Herat e' nel tumulto a causa di rivolte popolari - con dozzine di morti - per la rimozione del governatore locale da parte del governo centrale. Sono proibite tutte le riunioni affollate: ciò accade in un Afghanistan che, presumibilmente, deve preparasi alle prossime elezioni nazionali. E questo ci dice tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere sul destino del progetto dell'amministrazione Bush di impiantare una democrazia in stile occidentale sul suolo afgano.

Le aree a sud del paese restano sotto il controllo dei Taliban e di altri gruppi radicali, che hanno guadagnato energia ed unione dalle incombenti elezioni. Mentre i Bush farfugliano sulla guerra in Iraq come "fronte centrale" della guerra globale contro il terrorismo, i Taliban attaccano gli USA ed i loro alleati impunemente, ed "al-Qaida" ci prende apertamente in giro, predicendo che quel territorio che né i britannici né i russi riuscirono mai a conquistare diverrà il nostro cimitero. In una audio-cassetta mandata in onda su al-Jazeera, Ayman al-Zawahiri, vice di bin Laden, saluta una prossima vittoria dei musulmani contro gli infedeli invasori: 

"Gli americani si nascondono nelle loro trincee e rifiutano di uscirne per affrontare i mujahidin faccia a faccia, e intanto i mujahidin li colpiscono e tagliano le strade attorno ad essi. La loro difesa e' solo in bombardamento aereo, ed in ciò sciupano il denaro del popolo americano, mentre prendono a calci la polvere".

E' incoraggiante vedere che a qualcuno importi del denaro dei contribuenti americani, dal momento che nessuno dei due candidati alla presidenza, né il Congresso, sembra badarci. Ecco dunque dove sono finiti tutti i conservatori fiscali - in al-Qaida!
Il mio consiglio al signor Zawahiri e' quello di deporre la scimitarra ed entrare nel partito repubblicano, dove potrebbe ritagliarsi una nicchia per sé come oppositore di destra dell'establishment repubblicano per ciò che concerne il deficit. Potrebbe riuscire laddove Pat Buchanan fallì - e, a proposito di Pat ...

Era al programma delle news della domenica di Wolf Blitzer e demoliva i punti della discussione neo-con uno ad uno, da tiratore esperto, mentre il suo intervistatore doverosamente reiterava le linee del partito con un sogghigno permanentemente stampato sul volto: faceva l'eco all'asserzione dello scrittore di Slate, Timothy Noah, secondo cui Pat Buchanan dovrebbe scusarsi con Richard Perle per averlo paragonato a Fagin, il personaggio del classico di Dickens, Oliver Twist.

La risposta di Pat - no - e' assolutamente corretta. L'oltraggiosa richiesta di Noah e' una forma di correttezza politica designata per uccidere qualsiasi discussione sulla responsabilità dei neo-cons di averci catapultati in una guerra che assomiglia sempre più ad una trappola, un campo di morte per i nostri figli ed un campo di addestramento per al-Qaida.

Noah scrive:

"Voltiamo a pagina 42 del testo Where the Right went wrong. Nel passaggio che introduce i falchi dell'Iraq che si definiscono "I Vulcani", Buchanan osserva che i membri più noti

erano Paul Wolfowitz e Richard Perle. La descrizione di Perle della sua beatitudine al primo incontro con il presidente somiglia a Fagin che racconta del suo primo incontro con il giovane Oliver Twist.

"Buchanan cerca di evocare, in maniera umoristica, la sadica gioia di un artista dei cons che trova un innocente da corrompere. Ma Fagin e' secondo solo a Shylock come la più famosa rappresentazione anti-semita di un ebreo che sia possibile trovare nella letteratura inglese. Gli studiosi spesso osservano che, in qualità di personaggi del Mercante di Venezia e di Oliver Twist rispettivamente, Shylock e Fagin possiedono qualità umane che trascendono il terrificante stereotipo del cupido ebreo. Ma nessuno metterebbe in dubbio che qualsiasi paragone tra Fagin ed un ebreo attuale e vivente - particolarmente se fatto da uno scrittore (Buchanan) che più di una volta e' stato definito antisemita - e', beh, un paragone antisemita".

Dunque, se quest'analogia fosse stata fatta da qualcun altro che non sia Buchanan, sarebbe ugualmente "antisemita"? Se la risposta e' no, allora si tratta di un altro tentativo di calunniare un uomo che si e' opposto al Partito della Guerra più a lungo, più coerentemente ed in maniera più eloquente ed efficace di qualsiasi altro critico della guerra. I neo-cons lo odiano proprio per questo e cercano di diffamarlo da quando - quasi da solo - insorse per opporsi alla Prima Guerra del Golfo, predicendo che essa sarebbe stata la prima di una serie di guerre mediorientali che ci avrebbe  condotto, inevitabilmente, alla strada per l'Impero, ed alla rovina.

Se la risposta e' , allora ci troviamo immersi nella vigilanza del linguaggio da parte degli auto-proclamatisi Grandi Inquisitori della correttezza politica, stile neo-con. Gran parte del discorso neo-conservativo riguardava il presunto indottrinamento degli studenti di college per la "mentalità sinistroide" dei loro insegnanti, i quali avrebbero imposto "discorsi in codice" ed altri impedimenti alla libera ed aperta circolazione delle idee. L'alternativa conservatrice - o, meglio, neo-conservatrice - sarebbe bandita come "discorso ispirato all'odio" e l'egemonia della sinistra nelle accademie sarebbe effettivamente incontestata. Ma adesso sono proprio i neo-cons ad aver imposto un proprio linguaggio in codice, designato chiaramente a schiacciare i loro critici, persino quelli che osano identificarli - perché ormai tutti noi sappiamo che "neocon" significa, in realtà, "ebreo".

Blitzer ha rilanciato questa frottola a Buchanan, il quale ha protestato che vi e' una gran quantità di neo-cons che non sono ebrei, come Bill Bennett, Jeanne Kirkpatrick ed altri. Se vi fossi stato io, vi avrei incluso Larry Franklin, l'ideologo neocon e devoto cattolico, nonché dirigente ad alto livello del Pentagono recentemente identificato come spia d'Israele. Blitzer, un ex-impiegato dell'AIPAC, la quale e' stata direttamente implicata nell'imbroglio spionistico, sarebbe probabilmente imploso in diretta TV - e che bello spettacolo sarebbe stato.

Il tentativo di Noah di vigilare sul discorso politico americano per epurarlo dell' "antisemitismo" imporrebbe un codice etico giornalistico di auto-censura, che proibirebbe qualsiasi onesto dibattito su chi ci ha trascinati in questa guerra e perché. Eliminerebbe tutte le notizie sullo scandalo spionistico dell'AIPAC, e ridurrebbe al silenzio tutti coloro che sottolineerebbero l'ovvio: che la campagna propagandistica che ci ha portati alla guerra contro l'Iraq e' stata il lavoro della quinta colonna di Israele nel Pentagono. Schierandosi con una potente fazione del partito repubblicano, Israele ha ottenuto l'accesso non solo ai decisionisti chiave ed ai più alti consigli di stato, ma anche ai segreti americani.

Infine, cosa dire di Dickens e di Shakespeare? Devono anch'essi essere condannati come bigotti? Possono essere scagionati, perché "alcuni studiosi", come l'ha messa Noah, hanno dato l'OK: " Shylock e Fagin possiedono qualità umane che trascendono il terrificante stereotipo del cupido ebreo". Ma chi dice che Buchanan non ritenga Perle possessore delle stesse qualità trascendenti? Nel contesto in cui e' stato scritto, il riferimento a Fagin ed Oliver Twist era diretto, più che a Perle, a Bush - considerato come un bambino credulone, il quale, quando gli viene servito una porzione di bugie, tende il suo piatto e ne chiede umilmente ancora.

I neocons preferirebbero morire piuttosto che dibattere con onestà la questione: preferiscono calunniare piuttosto che affrontare la realtà che alcuni di loro li hanno messi nei guai implicandoli in inchieste scomode. Preferiscono parlare di antisemitismo piuttosto che affrontare il problema di cosa fare dei traditori che ci hanno gettato in guerra con l'inganno ed hanno lasciato morire i nostri figli sul campo di battaglia - per cosa? Per fare sì che Ariel Sharon espanda gli insediamenti ed estenda l'influenza israeliana nel Kurdistan?

Ciò per cui prego e  che spero e' che i patrioti americani nei nostri servizi d'intelligence, nell'esercito e nel parlamento, i quali sono sulle tracce del Grande Neo Con fin dall'inizio, non si perdano d'animo e continuino a lottare. Ciò che soprattutto mi rincuora  per quello che riguarda l'affare Franklin e' la notizia che questa e' solo una parte di un'investigazione sulle operazioni di  spionaggio clandestino israeliano che vanno avanti da prima dell'11 settembre - e di cui i dirigenti al top dell'amministrazione Bush  erano stati avvertiti appena arrivati a Washington durante la transizione. 
Lo scopo puro e semplice di tale indagine, la sua longevità ed ampiezza significano che le difese naturali dell'America sono in buona salute, a dispetto dell'opportunistica infezione che vi si e' annidata in cima.

Possiamo venirne a capo - e, se Dio vuole, lo faremo.

 

a cura di www.arabcomint.com