Il mio sciopero della fame
di Ramzy Baroud

 

 

 

Oggi digiunerò in segno di solidarietà con 2.800 prigionieri palestinesi che sono in sciopero della fame in 10 galere israeliane. Qui prigionieri non sono "assassini", come i dirigenti israeliani li descrivono, ma individui coraggiosi che hanno resistito per amore della libertà e dell'indipendenza, principi che molti di noi conoscono solo come cliché e slogan insensati. 

E' scoraggiante che questi stupefacenti uomini e donne, la cui unica colpa e' stata quella di resistere alla degradata politica dello stato israeliano ed alla sua perpetua occupazione della terra palestinese, siano stati dimenticati tanto a lungo. E' ugualmente doloroso vedere come i prigionieri abbiano abbassato il livello delle rivendicazioni. Nei passati scioperi della fame, chiedevano libertà o, almeno, riconoscimento delle loro sofferenze da parte dei dirigenti palestinesi ed israeliani. Oggi chiedono semplicemente che sia messa fine alle umilianti perquisizioni corporali da parte dei secondini israeliani, visite più lunghe dei familiari e miglioramento delle condizioni igieniche.

Richieste così semplici non richiederebbero l'invocazione della Quarta Convenzione di Ginevra o della Carta delle Nazioni Unite e dei Diritti Umani. Ma, per gli standard di Israele, persino tali richieste sono provocatorie. Il governo israeliano ha difatti dichiarato i suoi ospedali "off-limits" per i digiunanti in pericolo di vita. "Non ho voglia di vedere una situazione in cui le vite dei pazienti e dei medici sono messe in pericolo nei nostri ospedali a causa della presenza di questi assassini", ha dichiarato il 24 agosto il ministro della Sanità Danny Naveh alla radio militare israeliana.

Qualche giorno prima, un altro ministro e membro del Likud, il partito di Sharon, il ministro della Pubblica Sicurezza Tzahi Hanegbi, rispose agli scioperanti ed alle loro "eccessive" richieste dichiarando che non gli importava nulla che i prigionieri digiunassero fino a morirne.

Tuttavia, dal momento che questi uomini e donne (inclusi molti bambini) prigionieri non hanno altra scelta se non quella di mantenere le loro richieste al minimo, non vedo perché io dovrei attenermi alla loro regola. Non sono in custodia israeliana né vivo alla mercé di Naveh ed Hanegbi, che mi lascerebbero digiunare a morte pur di non riparare la fogna nella mia cella d'isolamento. Poiché non sono sotto il tallone del Likud e del suo repressivo regime, ho deciso di portare all'estremo la mia lista di richieste da sciopero della fame.

Chiedo l'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi, uomini, donne e bambini. Israele deve cessare immediatamente ogni atto di tortura commesso contro i miei fratelli e le mie sorelle nelle camere di tortura in tutta Israele e la Cisgiordania. Chiedo che la loro dignità sia rispettata ed il loro onore preservato, se non per amore dell'umanità, almeno perché lo ordina la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.

Chiedo che la comunità internazionali, guidata dalle Nazioni Unite e dalla Croce Rossa intraprenda ogni strada per assicurarsi che il governo israeliano smetta di utilizzare i prigionieri come merce di scambio nella sua campagna di coercizione politica contro l'Autorità Palestinese, che i trattati internazionali sulla questione dei diritti dei prigionieri siano rispettati e che siano imposte sanzioni ad Israele qualora esso non si faccia carico di queste responsabilità, come previsto dalla legge internazionale.

Chiedo che i gruppi internazionali per i diritti umani continuino a monitorare le violazioni israeliane dei diritti dei prigionieri e che le rendano pubbliche per educare la gente ed influenzare la politica internazionale, così che i popoli del mondo possano fare pressione sui loro governi ed Israele metta fine alle sue pratiche illecite.

Chiedo che il governo degli USA smetta di usare il denaro delle mie tasse per armare le forze d'occupazione israeliane con pallottole, lacrimogeni ed altri mezzi letali con cui sottomettere i prigionieri palestinesi durante le sommosse per la libertà.

Chiedo che i governi arabi e musulmani smettano di appoggiare a parole la causa palestinese e finiscano di organizzare banchetti in onore degli orfani bisognosi e delle vedove sofferenti. Invece li invito ad organizzare una campagna collettiva, perpetua e significativa di supporto per la lotta palestinese, insieme a tutte le forze di pace in tutto il mondo.

Chiedo che l'Autorità Palestinese ed il suo partito Fatah smettano la loro lotta di potere intestina ed insensata, specie dal momento che non hanno acquisito alcuna sovranità, né politica né territoriale, tanto per cominciare. Chiedo che restino devoti all'auto-determinazione collettiva del loro popolo e che stiano dalla parte dei prigionieri privati della libertà.

Chiedo a me stesso di ricordare che, in ogni momento, in qualche luogo in Israele, vi e' un uomo o una donna palestinese, spogliato ed umiliato, picchiato mentre pende da un soffitto rugginoso e umido, legato, bendato e incatenato, eppure risoluto a non arrendersi - tutto ciò perché difendeva o tentava di proteggere un villaggio, un popolo, un passato, un'idea, un sogno fugace. Chiedo di imprimere nel mio stesso cuore il dolore sofferto in quelle celle solitarie e la sofferenza delle migliaia di persone confinate dietro quel grande muro carcerario che sta succhiando la vita della Cisgiordania e di Gaza. Per timore di dimenticare, dichiaro il mio sciopero della fame.

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da Palestine Chronicle