Israele e la mitologia

 

Steven Salaita paragona la "potenza" di Israele al volo di Icaro
Israele e' un po' come Icaro. Icaro plasmo' delle ali fatte di cera e, affascinato dal potere del volo offerto dalla sua creazione, volo' ogni giorno un po' piu' in alto, nonostante le raccomandazioni di persone sagge che lo ammonivano sul valore della prudenza. Icaro, illuso dalla forza ed inondato da pensieri di gloria, ignoro' le raccomandazioni. Volo' troppo vicino al sole, le sue ali di sciolsero ed Icaro pago' un prezzo salato per la sua stupidita'.

Come la celebre figura mitologica, Israele continua a nutrirsi delle sue fantasie. La patologia coloniale di cui soffre la societa' israeliana continua a prendere ad esempio le societa' colonialiste ottocentesche, dimenticando un particolare. La sua storia e' appena cinquantenne. Il territorio ed il popolo palestinese non hanno mai chiesto la sua presenza. Dunque non passa giorno senza che Israele realizzi cio' di cui aveva parlato Franz Fanon riguardo alla colonizzazione senza morale.

Come la Francia colonialista degli scolari di Fanon, Israele vedra' la sconfitta. Forse non avverra' perche' il popolo palestinese acquisira' sufficiente potere da resistere efficacemente all'occupazione israeliana. E certamente non avverra' perche' gli Stati Uniti abbandoneranno la loro politica di interesse personale.
Israele volera' un giorno troppo vicino al sole. I suoi leaders credono che il potere di Israele sia eterno. Ogni azione che essi ordinano si basa sulla percezione che Israele possiedera' per sempre l'appoggio militare e quello mediatico necessari a schiacciare i palestinesi. La loro versione della realpolitik e' freddamente brutale e acutamente efficace. Eppure la storia parla chiaro: come ogni potenza coloniale, Israele cadra'. Lo scenario piu' verosimile e' che finira' per distruggere se' stesso.

Non e' difficile identificare il difetto fatale della strategia israeliana. I palestinesi non sono stupidi, e sanno esattamente cio' che Israele vuole. Sanno esattamente cio' che Israele ha progettato, nonostante la relativa segretezza delle macchinazioni israeliane. Sanno esattamente cio' che Israele fara' non appena ne avra' la possibilita', nonostante le conseguenze straordinarie. In effetti, tutti coloro che osservano le vicende palestinesi senza la benda della misinformazione sanno che Israele mira a completare il "lavoro" iniziato nel 1948, cioe' a ripulire etnicamente tutta la Palestina storica, espellendone tutti gli abitanti indigeni.

Per quale altro motivo avrebbe continuato a costruire insediamenti coloniali in un momento in cui la pace sembrava possibile? Perche' mai avrebbe piu' che raddoppiato la popolazione colonica in terra palestinese dopo Oslo? Perche' mai avrebbe approvato la costruzione di un nuovo insediamento colonico a Hebron, citta' palestinese gia' saccheggiata da un manipolo di fanatici della colonia di Gush Emunim? Per quale altro motivo, infine, figure importanti del governo Sharon parlano apertamente di "rimozione totale" dei palestinesi?

Da qui il lancio delle pietre. Da qui la repressione selvaggia, attuata da una macchina militare perfezionatissima contro un popolo indifeso. Da qui gli attacchi kamikaze, dimostrazione terribile di cosa un popolo puo' fare quando sa che la sua esistenza e' in pericolo. Tratto comune a tutte le culture e tutte le ere. Resistere con le unghie e con i denti di fronte alla minaccia dell'annichilimento. Limite che i palestinesi hanno superato decenni fa.

Coloro che rifiutano di considerare reale l'incessante espansionismo di Israele stanno perdendo del tempo prezioso per cercare di salvare il popolo palestinese dall'ultima, immane catastrofe. Uomini come il rabbino Michael Lerner, che hanno l'opportunita' di utilizzare i media mondiali per la loro propaganda politica circa il "terrorismo palestinese" dovrebbero essere posti di fronte alla realta' di cio' che accade: la risposta violenta puo' essere spiegata, cosi' come puo' essere spiegata la rabbia dei pellerossa contro gli insediamenti colonici dei bianchi. Una societa' puo' aspettarsi gli attacchi piu' duri da parte degli indigeni che ha intenzione di dispossessare e di scacciare.

Non c'e' bisogno di essere un esperto di relazioni internazionali per comprendere il problema sottinteso. Da cinquant'anni, Israele tenta di spopolare la Palestina. Il flusso delle relazioni umane e' incessantemente fluido, ma i contesti di potere possono essere ridotti ad una semplice lezione per bambini: chi troppo vuole, nulla stringe. La lezione mi conforterebbe se non fosse chiaro chi e' che paghera', infine, la stupida crudelta' dei governi israeliani. Non saranno questi ultimi.

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da YellowTimes.org