Moab

LUIGI PINTOR

 

Da New York una distratta notizia dell'agenzia Ansa informa che una nuova superbomba è stata sperimentata in una base desertica della Florida. Si chiama Moab, pesa dieci tonnellate, è il più grande che esista tra gli ordigni detti convenzionali e la sua esplosione produce un fungo visibile a molti chilometri di distanza. L'agenzia aggiunge che Moab potrà essere usata dall'Air Force già a partire dal conflitto in Iraq e un portavoce del centro armamenti locale si è detto certo che «ce ne saranno alcune disponibili» se qualcuno vorrà servirsene.

Eravamo rimasti indietro, ai bombardamenti della prima guerra del Golfo e all'annuncio che in questa replica saranno sganciate tremila bombe in quarantotto ore che vuol dire mediamente una al minuto. Avevamo anche sentito che non è escluso l'uso di atomiche tattiche, in caso di complicazioni, che pero' non sarebbero convenzionali. La tecnologia applicata allo sterminio conosce molte varianti e le Moab disponibili hanno il vantaggio di produrre un fungo di cui si conosce l'altezza e si sperimenterà sul campo il raggio d'azione.

Una notizia distratta e marginale come questa passa in secondo piano mentre al palazzo di vetro le nazioni accreditate discutono e votano sulla guerra. In fondo si tratta di dettagli tecnici che riguardano essenzialmente le vittime, i carnefici fanno il loro mestiere al meglio e più sangue versano meno tempo ci mettono. Oppure si puo' sperare che non ci sia bisogno di un massacro programmato con armi nuove o vecchie e che basterà un lancio di paracadutisti per stremare una popolazione con maggior convenienza politica.

Ma c'è una soglia che non si è disposti a varcare? No che non c'è, questa soglia è già stata oltrepassata concettualmente da tempo e la morte di massa inflitta e subita non ha più un metro di misura. A che serve tutta questa potenza di fuoco, come osservo' una signora sensibile, se non viene usata? C'è un piano di investimenti astronomici per la ricostruzione dell'Iraq che presuppone appunto la sua distruzione, secondo una logica che si direbbe mostruosa se questa parola avesse un senso. E' un mostro il vice-presidente americano che ha già l'appalto dei pozzi petroliferi da riattivare?

Probabilmente i morti invisibili saranno molti di più di quelli conteggiati, negli ospedali senza elettricità, nelle case senz'acqua, sui carriaggi in fuga. Ma ci sarà rimedio, arriveranno farmaci e latte che sono già disponibili come le Moab, i vincitori sanno essere becchini generosi e i titoli in borsa se ne gioveranno. Queste miscele di sangue e denaro sono più potenti delle bombe da dieci tonnellate, sono il loro effetto collaterale duraturo nel tempo.

Dovrebbe esser questa una guerra impossibile, che secondo una valutazione complicata ma accurata ha il consenso del 3 per cento della popolazione mondiale. Ma è stata varcata quella soglia oltre la quale l'impossibile accade. Ci troviamo in una dimensione mai conosciuta che percio' non riusciamo a definire, una dimensione senza nome e innominabile. Si capisce che il pontefice evochi Satana, ma nei limiti della nostra ragione laica e del nostro linguaggio ci sentiamo muti.

Anche un'altra cosa che sembrava impossibile pero' è accaduta e accade meravigliosamente. Loro sono in solitudine, il resto del mondo non è mai stato in cosi' buona compagnia con se stesso. Se questa insorgenza umana non fermerà la guerra è pero' già una promessa di futuro che ci fa esistere senza vergogna.

da "Il Manifesto"
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