Mueen Bsyso

 

Poesia scritta su carta di sigarette

scritta in carcere nel 1961.

 

Inginocchiati per un foglio di carta, inginocchiati.

Intingi la penna negli occhi di tuo figlio e scrivi quello che ti ordina:

I connotati di colui che ti massacro'

Sulla soglia di casa con la penna.

Ammucchia i tuoi giorni davanti a te come carta,

non essere timido… chiedi un fiammifero al tuo oppressore…

fabbrica col torbido miscuglio di cenere e fumo

qualche foglio per il tuo libro.

Vorrei che i morti sapessero come stai fabbricando una corda di parole

Per appendervi il verso.

Mordi il cuore dell'amata come un lupo… e presentalo

Su un vassoio di carta gialla,

tagliale le trecce per bendare la ferita d'una iena nera,

mordile gli occhi come uno scorpione… non esitare.

Vieni come una rana e suona

La tua campana per la palude stagnante

Firma in fondo a questo foglio, entra nella tua casa come un ladro,

stai attento, strada facendo, non cada la tua ombra su una fabbrica.

Mastica la tua ombra, ingoiala come s'ingoia uno straccio avvelenato.

Affrettati e bussa alla tua porta

Fino a che la tua mano vada a pezzi,

colei che ti amava non ti udra'.

Il suo braccio che fremeva in mano tua

Come una bandiera sventolante o una spada di diamante,

ora il tuo anello e' simile a un anello di cenere, fumo e cardo…

Guarda se puoi immaginarti Farid* crocifisso sul mio cuore,

una lama di luce , un rosso caravan** cantare sommesso

gola per ogni muro, non cessera' mai il canto,

non finiranno mai le faville del mio canto.

La matita ubriaca di veleno barcolla:

inutilmente la sorreggerebbe il carceriere, o I tuoi versi.

I ricordi irrompono come onde di cardi sulle tue palpebre,

ti tengono sveglio fino al silenzio.

Tu continui a pestare a piedi nudi il pavimento della cella,

la notte sul tuo petto come una porta chiusa,

il carceriere giunse come un martello o un fossato.

Dove vorresti andare? A casa tua?

La tua casa e' un pugnale alle spalle.

Da tuo figlio? Tuo figlio e' su una croce di carta,

gelato nel suo pigiamino.

Tu sarai trascinato nella strada,

cammina e inciampa,

cammina e inciampa

davanti al tuo oppressore.

Dove vorresti andare, quando il vento ti sparpaglia sulla carta.

Inginocchiati per la carta, inginocchiati.

*Prigioniero politico morto di torture

** Uccello canoro

 

La Gazzella del Sannine - 1976

Per il martire Abu Khaled, morto in combattimento sui monti del Libano

L'acqua è caduta in battaglia, ma la rugiada ancora combatte.

Il suono è scomparso nell'azione, ma l'eco ancora risuona,

e tu sei tra l'acqua e la rugiada, tra il suono e l'eco,

farfalla che scivola verso l'ignoto…

Egli va alla trincea e torna manifesto sopra un muro.

Va inghirlandato di fiori e di conchiglie

E se la sua fotografia lo aspetta alla finestra,

le presse tipografiche aspettano la sua fotografia.

La carta è pronta, i colori mescolati,

la foto e' gia' in lavorazione.

Una gazzella da Sannine e' trasportata a spalle,

Per essere sepolta sopra un muro, un manifesto.

Egli va alla trincea, la mano e il petto decorati.

Il nome: Abu Khaled, ma ando' d'un solo colore,

con una sola voce nella bocca.

Perche' lo hanno fatto di tanti colori?

Abu Khaled, nel momento in cui cadesti, questa sera,

un albero d'apinos e' stato ucciso in Sudan,

il lupo si stava innalzando sul suo mantello volante,

da Teheran, turbante in mano,

e venne a Naba'a* a mungere la gamba di una prostituta.

Ma a Tal Az-Za'tar* un feto in un utero

Premette con le mani contro il ventre

E usci' fuori su una goccia d'acqua.

Ora la mano di uno del sud

Avvolge una foglia di tabacco aspettando i fiammiferi.

Chi ha il sangue alla bocca puo' piangere,

chi ha il sangue nel sangue puo' piangere.

I martiri sono diventati i poeti.

Verso l'acqua procede, la gazzella dell'acqua.

Egli va… abbandona la mano sull'acqua, come una bottiglia

 

E torna al muro, un manifesto.

Guarda, hanno scavato un letto nel terreno

Il falegname conficca le nostre dita nella cassa, come chiodi

L'altoparlante è a posto sul carro funebre,

la gazzella e' uscita sulle assi.

Urla la sirena d'un'autoambulanza

Il remo teso portato a spalle, il corteo s'e' avviato.

Era un solo colore ed una voce:

perche' l'hanno stampato a colori?

Alla trincea… la casa dei martiri, va un sapore di piu'.

I nuovi martiri alla tavola dei precedenti,

un manifesto in cima ad un altro

nuovi su vecchi manifesti.

Se tu avessi bruciato la tua foto

Saresti invecchiato sul muro.

Le macchine tipografiche sono in funzione,

un'altra gazzella e' in cammino

a pieni colori verso il muro, un manifesto.

L' acqua e' caduta in battaglia

Ma la rugiada ancora combatte.

Il suono e' morto in battaglia

Ma l'eco ancora risuona.

E tu sei tra l'acqua e la rugiada, tra il suono e l'eco,

una gazzella che scivola verso l'ignoto…

*Nomi di campi profughi palestinesi

 

A Una Turista Americana

Dopo la guerra dei sei giorni - 1967

Io vi chiedo perdono, signora

Ma voi siete arrivata proprio il giorno

In cui tagliano le braccia al poeta.

Che cosa resta da vendere?

Un'anziana signora prima di voi ha comprato

  la tomba di Saladino e Hittin*,

I giardini pensili di Babilonia furono messi all'asta

Nei mercati del mondo

Fiore dopo fiore e bocciolo dopo bocciolo.

Abbiamo liquidato l'anello e il dito.

Non e' rimasto niente, solo le Piramidi,

ma le loro pietre sono troppo pesanti,

e la Sfinge e' ferita da una pugnalata

morira' se la portano via da questa terra

non appena il pugnale sara' tratto dalla sua fronte.

Perdonate, signora, la nostra ultima cava

L'abbiamo gettata nel fiume,

e l'ultimo gallo che cantava e' stato ammazzato.

Non rimane che Dio, il quale fugge da ogni parte

Come una gazzella inseguita dai cani della muta.

La contraffazione ora gli da' la caccia

Su una buona cavalla.

Lo spingeremo in ogni angolo

E lo cattureremo per darvelo.

Non temete:

chi ha venduto il poeta vi venderà anche Dio.

*Localita'    della Palestina in cui Saladino sconfisse i crociati

 

Stanza 405 - 1967

Ritorneranno, perche' sono sempre con noi.

Anche tu, come me, sei sulla lista di morte.

Che aspetti? Ho lasciato loro la porta aperta.

Il mio corpo e' il terreno e questo e' tempo

  d'arare e seminare.

Che aspetti? Le previsioni del tempo?

Ho lasciato loro la porta aperta

Io sono un semenzaio di fiumi

Stanotte ci sara' la piena con le violente piogge d'aprile

Che aspetti? I nuovi bollettini? I giornali a mezzanotte?

Aspetti la prima pagina e i tipografi?

O la prima pagina dei manifesti e dei giornali murali?

Un falegname sta battendo un chiodo per unire due tavole

Le seghe ronzano intorno al collo degli alberi.

I prezzi del legname sono alti, stanotte.

Portano a spalle i cedri, le stanze per l'autopsia

Aspettano i pesci da Shat al Arab,

ed io ho lasciato la porta aperta.

Come mi piace il ghiaccio nei bicchieri

E quanto odio il ghiaccio sui cadaveri!

Un falegname sta battendo un chiodo per unire due mani.

Tu, che quel giorno mi desti un paio di scarpe e una pistola,

non puo' un proiettile unirci?

Non puo' una nuvola avvolgerci nello stesso sudario?

Ascoltali… stanno salendo le scale!

Mi e' rimasto un minuto, io ti daro' questo minuto

Perche' quel giorno mi desti un minuto.

Che aspetti? Il mio corpo e' un vivaio di fiumi

Migliaia di fiumi zampillano dalle finestre del mio corpo

Il terrore ha formato un lago.

Stanno incollando migliaia di manifesti sui muri delle vie,

migliaia d'alberi stanno abbattendo

ed io ho incollato il mio volto sul cielo.

Ah… carne dei palestinesi, cibo per i giornali.

Stanno arrivando, ho lasciato loro la porta aperta.

Io sono il baco e la seta, il mio corpo s'annida nella cruna d'un ago

Migliaia d'aghi e di fili, stanno cucendo camicie per alberi.

Che aspetti? Migliaia di giornali stanno sparando alla mia testa,

io sono la prima notizia, un cadavere nel giornale,

e sono l'ultima notizia quando scrivo

un poema contro il ghiaccio e la morte.

Sono arrivati, ho lasciato la porta aperta per loro, e per te.

Io sono un ladro, patria mia,

sono uno che ama e spara con tutti I tuoi fucili.

Fossi stata con me, ora, avremmo combattuto insieme.

Li avremmo fatti saltare con una candela.

Quando ho scelto gli alberghi, ho scelto anche le trincee.

Mi hanno ucciso.

Fossi stata con me, avremmo combattuto insieme,

li avremmo fatti saltare con una candela.

 

Carta d'Identita' - 1968

Ho ballato su tutti i soffitti, su tutte le finestre,

e tutti I tetti delle celle delle prigioni.

Ho mangiato tuono nero con forchetta e coltello

Nei piatti di tutti i carcerieri.

O mia terra, io sono il tuo poeta e cantore decapitato.

Mi sono arrampicato senza braccia

Su tutte le montagne del mondo,

il mio petto e' stato impresso a fuoco

con il marchio di tutte le prigioni.

Ho bussato ad ogni porta, una puttana mi nascose

Ma fui tradito da un sant'uomo e tuttavia Dio era con me.

Testimonio' alla polizia in mio favore:

-La scheda e' pronta

-Il vostro nome

-Eta'

-Indirizzo

-Professione

La sua professione era Dio,

gli presero le impronte digitali e lo fotografarono.

Egli era con me, ma dietro a me Egli era anche il delatore.

Mi nascosero un microfono nel cuore

E I congegni d'ascolto nel cuore di Dio.

Mia terra, patria mia, da quando ti vidi barcollare ubriaca

In tutti i locali pubblici e clandestini,

m'indebitai e divenni lo schiavo di tutti gli usurai.

Ipotecai le ferite del mio viso e le ferite del mio canto,

per darti libertà… io, il decapitato.

La lampada di Aladino e' rimasta senz'olio,

I nostri ulivi non danno frutti da anni.

Sansone mi dette i suoi capelli,

ma Dalila venne a cercarmi

sopra e sotto il mio letto era lei.

La mia cena quella notte era fatta con schiuma di miti

Una fetta di mito, mito maledetto.

Shashlik, stake, shawerma, kebab*

Scegli, mangia quel   che ti piace,

le ustioni sono le stesse sotto qualunque nome.

Il telefono squilla: Pronto… pronto…pronto…

Non c'e' telefono per la mia terra.

Sono privato della tua voce, privato d'udire

Il pianto della tua nascita

Privato perfino del rantolo della tua morte

Io sto sul palcoscenico senza sapere la mia parte.

Il suggeritore ubriaco mi ha dato il ruolo d'un ladro,

e io sono il poeta.

Io sto nel circo, ridendo d'un elefante

Che balla su palle di gomma.

  Rido dell'elefante dalle zanne segate

E la sega sulla fronte.

Ma guarda, patria mia, guarda colui che ride:

e' il tuo poeta decapitato.

voi siete le mie testimoni in faccia allo Sciah.

Io so che moriro', non ho mai cinto una spada,

so che moriro', ma esigero' il duello e vorro' battermi

anche se so che moriro'.

*Cibi arabi

 

Poesia per la Rubrica dei Lettori nel giornale della Resistenza - 1969

Non vi arrabbiate se in questo tempo

Di polvere da sparo e di tremori

Non vi porto un canestro di proiettili e granate.

Non vi arrabbiate se io non uso la poesia come pubblicita'

E se la mia mano non gareggia con altre mani tese

Verso le tessere di socio.

Vi sono molti portatori di tessera

Che derubano le loro tessere del loro onore.

Ad essi ho lasciato l'occasione

Di descrivere il volto del mulino a vento

E l'epopea dell'albero d'ulivo.

Voi che scrivete le nostre ferite come notizie

E come notizie le leggete

E noi siamo nei vostri album soltanto fotografie di morti

Vorrei che una volta scriveste sulle menzogne e sull'ipocrisia,  

  che distingueste tra aste di bandiere e pali per l'impiccagione.

Vorrei che scriveste

Sulla prigione che e' sotto di noi e su quella al disopra,

che smascheraste I mille informatori

paracadutati dalla luna nottetempo sulle nostre montagne,

e lo squalo nel lago di specchio in attesa delle sue vittime.

Cari signori, la mano

Tiene la nostra testa come una melagrana

Voi che avete riscoperto la cella

Non uccidete la gallina d'oro

Che depone nei vostri orecchi ed occhi, e tasche, l'uovo d'oro.

La nostra pelle… cartaccia per la stampa

Usata ogni giorno per avvolgere la patria.

State attenti alla nostra pelle,

al nostro volto, state attenti,

perche' ovunque vi siete arrampicati a far la luna piena,

sempre foste abbattuti.

 

 

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