Musulmani occidentali...
Diritti, doveri e prospettive
di Murad
Wilfried Hofmann
Pensatore musulmano tedesco
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Uno dei maggiori
effetti collaterali dell'attuale processo di
globalizzazione culturale ed economica e' la tendenza
sempre piu' massiccia verso la multireligiosita' all'interno
di vari stati. In particolare, cio' sembra piu' evidente
dalla rapida crescita dell'Islam. Ci sono gia' sei
milioni di musulmani negli Stati Uniti, virtualmente
tutti cittadini americani, con infrastrutture
sorprendenti ed in continua espansione. In Europa, grazie
soprattutto all'immigrazione studentesca e lavorativa, ai
profughi di guerra ed ai cittadini con asilo politico, il
numero di musulmani e' di circa 4 milioni in Francia, tre
milioni nel Regno Unito e 2,5 milioni in Germania.
Insieme ai musulmani di Bosnia-Erzegovina, ci sono oggi
oltre venti milioni di musulmani nell'Europa occidentale
e centrale. Grazie alla sua tolleranza strutturale verso i "popoli del Libro", il mondo islamico e' sempre stato multireligioso al suo interno. L'Islam si e' propagato in territori precedentemente cristiani - vicino Oriente, Africa del nord, Spagna, Bisanzio e Balcani - senza eliminare le comunita' cristiane. |
In nessun luogo cio' e' evidente quanto al Cairo, a Damasco e Istanbul, ed in paesi quali la Grecia e la Serbia. Questa situazione fu resa possibile dal fatto che il Corano contiene cio' che puo' essere definita la "cristologia islamica". La coesistenza con le ampie comunita' ebraiche all'interno dell'impero islamico fu facilitata dalla straordinaria attenzione che il Corano riserva agli antichi profeti ebraici in generale ed a Mose' in particolare. Per questo, la giurisprudenza islamica sviluppo la prima legge liberale al mondo, chiamata al-siyar, per lo status delle minoranze religiose (al-dhimmi). Nel mondo occidentale, gli sviluppi furono interamente differenti. Qui l'intolleranza religiosa divenne endemica, persino tra le varie Chiese cristiane; molte sette furono dichiarate fuorilegge (ad esempio, durante il primo Concilio Ecumenico a Nicea, nel 325), sottoposte a massacri (i Donatisti del Nord-Africa del Quinto secolo e gli Albigesi ed i Catari del Tredicesimo secolo), ridotte a vittime di una "crociata" (Costantinopoli nel 1205), o abbandonate (come gli Ortodossi della Roma d'Oriente durante l'assedio del sultano Fatih nel 1453). In Germania, una guerra durata trent'anni tra principi cattolici e protestanti decimo' la popolazione (1618-1648).
Sulla base di queste circostanze, alimentate anche dal detto della Chiesa "Extra Ecclesia nullum salus" (nessuna salvezza senza la Chiesa), non si aspetterebbe dall'Islam neppure la minima tolleranza. L'espulsione di musulmani ed ebrei dalla Spagna nel Sedicesimo Secolo - il primo caso di "pulizia etnica" nella storia moderna - rese l'Europa virtualmente "libera dai musulmani". Vi furono interazioni tra i due mondi - commercio, penetrazione scientifica, missioni diplomatiche - ma non vi fu una presenza viva dell'Islam in occidente fino al Ventesimo secolo. Con questo background, non e' strano che per un musulmano sia difficile essere accettato come cittadino occidentale a tutti gli effetti. Semplicemente, non vi sono i precedenti storici di tale coesistenza. Peggio: le memorie collettive risalenti alle Crociate ed alla campagna ottomana nell'Europa centrale persistono sotto la superficie. Anche la Chiesa Cattolica non ha pienamente corretto la sua attitudine negativa verso l'Islam. Anche se la Chiesa (dal Concilio Vaticano II) e' arrivata ad accettare l'Islam come "una via per la salvezza", ancora ha difficolta' ad accettare Mohammad, il profeta, come una guida in questo senso e rifiuta di considerare il Corano come parola di Dio. Questo clima sfavorevole e' stato naturalmente rinforzato da eventi all'interno del mondo islamico - l'affare Rushdie, la guerra del Golfo, i massacri in Algeria.
Dunque, cio' che appare come discriminazione contro immigrati musulmani e' frequentemente timore reale di una rapida crescita di un elemento alieno sentito come potenzialmente aggressivo e culturalmente molto differente. Nel processo, l'Islam rischia di diventare la vittima di un pregiudizio piu' etnico che religioso. Per dirla in maniera cruda: l'uomo della strada a Colonia non vede nell'Islam la religione che si oppone alla nozione di Trinita' - non potrebbe importarsene meno! - ma, piuttosto una civilta' che rende i turchi cosi' stranamente turchi.
In questa situazione, i musulmani contemporanei possono ben porsi la domanda gia' posta in Spagna 500 anni fa: e' permesso ad un musulmano risiedere in cio' che viene definita dar-al-harb, o dar al-kufr? Questa domanda fu discussa con considerevole profondita' quando i musulmani spagnoli, dopo la Reconquista, scelsero di restare; prima di questo evento, essa fu discussa allorche' il Profeta invio' un gruppo di musulmani meccani verso l'Etiopia cristiana (615-622). Alcuni ulema, incluso Abu Hanifa, disapprovavano la residenza permanente di un musulmano in territorio non musulmano. L'imam Shafi, d'altra parte, riteneva che i musulmani potessero restare in terre precedentemente islamiche purche' fosse loro concesso di poter praticare l'Islam. In contrasto a cio', gia' nell'Ottavo secolo, l'imam Jafar al-Sadiq sottolineo' che i musulmani potevano servire l'Islam meglio se vivevano tra non-musulmani che vivendo solo tra islamici. Col tempo, il madhhab Hanifa divenne anche piu' liberale, accettando persino l'idea che ai musulmani fosse concesso di astenersi dal seguire alcune parti della shari'a se era necessario a causa delle difficolta' (durura), delle forzature (ikrah) o dei benefici (maslaha).
Oggi, nell'era della terza
Rivoluzione Industriale - la rivoluzione nelle comunicazioni -
non c'e' dubbio che i musulmani residenti in paesi non musulmani
non siano scoraggiati dal fiq (giurisprudenza islamica)
a mantenere li' la loro residenza. Infatti, i concetti (non
coranici) del dar al-Islam e del dar al-harb hanno
virtualmente perso la loro rilevanza.
La maggior parte dei musulmani in occidente trovano piuttosto
facile praticare l'essenziale della loro fede per le due ragioni
seguenti: primo, la religione in occidente ha perso sempre piu'
importanza fino al punto di essere considerata "questione
privata". Secondo, la liberta' di religione fa parte dei
diritti umani e delle convenzioni universalmente applicabili oggi.
Gli istituti di ricerca islamici fioriscono in occidente, molte
moschee sono state costruite in ogni luogo in cui vi sia una
significativa presenza di musulmani e vengono stipulati relazioni
e trattati tra le comunita' islamiche ed i paesi di residenza. Se
questa tendenza dovesse continuare, come e' mio desiderio e mia
speranza, si puo' pensare che gia' in questa prima meta' del
secolo, l'Islam in Europa potra' diventare parte di cio' che e'
considerato "normale". E vi e' gia' un riferimento
storico da seguire: i cattolici tedeschi, alla fine del
Diciannovesimo secolo erano ancora sospettati di non essere leali
cittadini a causa dei loro legami con Roma. A causa della
profonda spaccatura tra le due denominazioni cristiane, in molte
citta' e villaggi tedeschi ancora oggi si trovano chiese
protestanti costruite in segno di sfida a ridosse di quelle
cattoliche. Oggi, questo confronto architettonico non ha piu'
senso, e la logica ci suggerisce che cio' avverra' anche per le
moschee.
La prospettiva di normalizzazione della presenza islamica in occidente pone i problemi dell'integrazione e dell'assimilazione. Fino a che punto i musulmani possono integrarsi senza perdere la loro identita' (e la fede con essa)? A tale proposito, i musulmani (sia gli immigrati che i convertiti occidentali), vengono visti "diversi" per quattro caratteristiche:
E' ovvio che la normalizzazione puo' avvenire solo se l'occidente desidera venire a compromessi con tali caratteristiche e se i musulmani sono in grado di accettare questi compromessi.
| Per quello che concerne i musulmani, c'e' spazio abbastanza per la flessibilita', ma solo per le caratteristiche che appartengono alla "civilta' islamica" e non alla fede. Ad esempio, per quello che riguarda le quattro caratteristiche sopra citate, e' ovvio che non puo' esserci spazio per i compromessi in materia di fede. Per quello che concerne i punti 1 e 2, quindi, vi e' considerevole spazio per l'adattabilita'. Non e' indispensabile vestire abiti che ricordano i luoghi di origine del musulmano ne' indossare forzatamente abiti confezionati in Pakistan, ne' infarcire il linguaggio di esclamazioni in arabo per essere musulmani. Anzi, andrebbe evitato tutto cio' che rinforzi la misconcezione secondo cui l'Islam sia la religione specifica degli arabi (come e' diventato il Giudaismo per gli ebrei). Dunque, non deve esserci un Islam "europeo", "americano" o "arabo", ma un Islam eterno praticato da persone che, in altri aspetti particolari, aderiscono a differenti culture. | ![]() |
Nel processo mediante cui l'occidente deve abituarsi all'Islam, c'e' bisogno di un ruolo fattivo da parte degli intellettuali islamici occidentali. In particolare, la priorita' e' sottolineare che l'Islam, lungi dall'essere una religione per oscurantisti, fa, al contrario, appello alla razionalita'. Vi e' qualche altro scritto sacro che si appelli al potere di ragionamento dell'uomo piu' spesso e con piu' enfasi del Corano? Non e' l'Islam la religione che inizia con l'ordine: "Leggi"? In contrasto, i dogmi cristiani fanno appello ai "misteri" ed ai concetti gnostici extra-razionali. E' l'Islam che - come in seguito la filosofia europea di Hume e Kant - ha sempre negato l'esistenza di una legge naturale di causalita' ed e' ancora l'Islam che resta consapevole del dilemma filosoficamente insolubile tra predestinazione e responsabilita': caratteristiche, queste, di una razionalita' che il mondo intellettuale occidentale non potra' mancare di apprezzare.
Gli intellettuali musulmani dovrebbero inoltre aiutare a "rispiritualizzare" l'Islam in occidente. Fin troppi immigrati dal mondo islamico praticano la loro religione in maniera rigida e legalistica, influenzati in cio' piu' dalla routine che dal suo contenuto spirituale cosicche' l'Islam non e' riconosciuto, in un ambiente cristiano, come una fede viva che soddisfa le aspirazioni spirituali di individui "emancipati".
Gli intellettuali musulmani locali hanno un compito addizionale indispensabile: solo essi possono sviluppare le infrastrutture organizzative necessarie affinche' le comunita' islamiche occidentali possano dialogare con le autorita' locali ai piu' alti livelli; e solo essi possono fornire la letteratura indispensabile per una effettiva da'wa. Ancora una volta, e' evidente che non tutti i libri islamici provenienti dal mondo musulmano sono adatti ad un pubblico occidentale. Vi sono ovviamente molte ragioni per cio', ma la ragione piu' importante e' che solo un musulmano occidentale, cresciuto all'interno della cultura occidentale, puo' sapere effettivamente quali sono i bisogni di un occidentale, le sue fobie, le cose che gli procurano ansieta'. In questo contesto, e' essenziale - e, probabilmente, decisivo per il futuro dell'Islam in occidente - che gli intellettuali musulmani occidentali spieghino la posizione islamica sui tre seguenti soggetti: i diritti delle donne, i diritti umani in generale e la democrazia.
In particolare, per quanto riguarda i diritti umani e la democrazia, non c'e' mai stata alcuna giustificazione valida, nella giurisprudenza islamica, affinche' essa si astenga dal discorso universale sui diritti umani. E' assolutamente possibile, basandosi sul Corano e sulla Sunna, parlare di "repubblica democratica islamica" che pratichi la divisione del potere e del controllo giudiziario sulle norme di legge, che rinforzi il concetto del rispetto dei diritti umani, che incoraggi un sistema parlamentare multipartitico con le elezioni libere di un amir e di un consiglio della shura. I prestigiosi musulmani occidentali ed i fuqaha islamici che vivono in occidente hanno sempre difeso questa posizione. Tali voci tendono ad essere screditate da affermazioni - come quella, gratuita, fatta in Germania da Bassam Tibi - sulla presunta incompatibilita' tra Islam e democrazia. I musulmani europei ed americani stanno pagando il prezzo di tutto cio'.
Ad un certo livello, abbiamo esaminato il background storico e abbiamo accennato all'attuale situazione dell'Islam in occidente. La questione e': con le circostanze di cui abbiamo parlato, quali sono le prospettive in occidente? L'Islam diventera' la religione dominante nel prossimo secolo? Oppure scomparira', in un processo di assimilazione che coinvolgera' la terza generazione di immigrati nel finto paradiso del consumismo occidentale? O, come terza alternativa, l'Islam sara' espulso dall'Europa con la forza? Tutte le ipotesi sono plausibili. A livello superficiale, le prospettive per l'Islam sono buone, grazie alla prevalente ideologia del post-modernismo.
Il modernismo e' l'arrogante
convinzione che l'uomo sia la misura di tutte le cose, che la sua
ragione sia capace di risolvere ogni cosa e che la risultante
civilta' occidentale significhi tutto a tutti (la sindrome
Fukuyama-Huntington, che era, ed e', la piu' ostile all'Islam).
Questo tipo di approccio mira a relegare il mondo musulmano in
una sorta di giardino zoologico, una marginale riserva di
oscurantismo, fanatismo e intransigenza.
Per contro, il post-modernismo mira ad onorare tutto cio' che
voglia restare particolare. Inoltre, il post-modernismo -
ideologia dei cosiddetti "movimenti verdi" - favorisce
emotivamente il Terzo Mondo e le sue culture. Ci sono altre
tendenze che sembrano venire in aiuto dell'Islam: a causa degli
scandali alimentari e delle malattie animali e sempre piu'
spaventati dall'impatto deleterio sulla salute di fumo, alcool e
droghe, sempre piu' occidentali cominciano ad apprezzare la
posizione islamica su cibo e droghe. Le femministe occidentali
hanno riconosciuto che e' stato un errore cercare, al di la'
delle uguali opportunita', un'eguaglianza con gli uomini che
sfociava nell'impossibile - l'identita' . Il loro obiettivo
basilare, pero', la protezione della dignita' della donna ed il
rifiuto del suo sfruttamento sessuale ad uso e consumo dell'uomo,
e' identico a quello dell'Islam. Anche in questo caso, dunque, vi
sono luminose prospettive di una migliore comprensione. Infine,
non solo negli USA - in cui l'ateismo e' praticato con difficolta'
- ma anche in Europa - in cui si pratica ampiamente un ateismo de
facto - vi e' oggi una notevole rinascita di un sentimento
religioso anti-establishment a livello della gente comune. Molti
dogmi hanno perso credibilita' anche all'interno delle chiese
cristiane. Entrambi i fattori possono creare un'attitudine piu'
favorevole verso l'Islam.
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Nondimeno, a dispetto
di tali prospettive, vi sono anche alcune nuvole nere.
Per quello che concerne il post-modernismo, esso sembra
incoraggiare tutte le minoranze eccetto l'Islam,
considerata pericolosa, aggressiva ed intollerante. E'
vero che la consapevolezza sulle droghe e' cresciuta, ma
e' anche vero che la battaglia contro di esse viene
considerata virtualmente persa. I movimenti verdi, anzi,
favoriscono la legalizzazione delle droghe e il "diritto
di ciascuno a drogarsi", una posizione in evidente
opposizione all'Islam. E' vero che la maggior parte dei convertiti all'Islam sia costituita da donne, ma e' anche vero che la donna occidentale media continua ad essere la piu' fervente avversaria dell'Islam, considerandolo un'inaccettabile minaccia a liberta' conquistate solo molto recentemente ed a prezzo di battaglie molto dure. E' vero che la rinascita religiosa sia una buona cosa, ma e' anche vero che essa ha prodotto gruppi cristiani fanaticamente anti-islamici, la cui mira dichiarata e' l'eliminazione dell'Islam dall'Europa. Persino il presidente della Chiesa Protestante dello stato tedesco di Hesse, dottor Steinacker, continua ad asserire, su carta stampata ed in TV, che cristiani e musulmani "non hanno lo stesso Dio", dando per scontato che Allah sia un mero idolo. |
Quale contraddittoria tendenza prevarra' dipendera' largamente dall'accettazione dell'Islam come parte del retaggio europeo. Quando ci si riferisce ad essa, si parla di "retaggio cristiano-umanistico" europeo, che puo' includere il giudaismo che ma intende escludere definitivamente l'Islam. Quindi, e' essenziale ricordare all'occidente che tutte e tre le religioni monoteistiche sono nate in Medioriente e che il Cristianesimo ha assorbito molte piu' influenze del pensiero e della speculazione orientale che non l'Islam. L'occidente dovrebbe inoltre ricordare che:
In altre parole, i musulmani occidentali dovrebbero convogliare l'idea che non soltanto l'Islam e' li' per restarvi, sia negli USA che in Europa, ma anche che esso fa parte del loro retaggio tanto quanto il Cristianesimo. Devono convogliare soprattutto l'idea che l'Islam non e' una religione araba o turca, ma la religione universale della sottomissione a Dio, praticata in primo luogo da Abramo e dai grandi profeti di Dio. Wa Allahu al 'alim.
traduzione a cura
di www.arabcomint.com
di Murad Wilfried Hoffmann