E' l'occidente, non l'Islam, il vero nemico della democrazia

 

 

I guerrafondai incoraggiano le autocrazie secolari per sopprimere il mondo musulmano
"Come e' potuto accadere?" chiede Theoden, Re di Rohan, mentre guarda in basso, alla folla di malvagi che assediano la sua fortezza, nell'adattamento hollywoodiano del Signore degli anelli.

Le parole possono essere fittizie ma, mentre contiamo a rovescio per la seconda fase dell'epica di vita vera che e' la "guerra al terrorismo" scatenata da Washington, un esame onesto su cio' che hanno portato le civilta' occidentale ed islamica e' gia' in ritardo, in questo momento critico. Perche', malgrado l'apparentemente innocua influenza della tesi dello scontro di civilta' - in alcuni circoli un desiderio piu' che una previsione - c'e' speranza, ed essa risiede nel fatto che le differenze sono meno insormontabili di quanto le forze dell'osurita' intendono farci credere.

Cinque anni fa, il presidente iraniano Mohammed Khatami invoco' un "dialogo tra le civilta' " di fronte ad una conferenza delle Nazioni Unite. Il discorso fu un encomio alla liberta', ed articolava cio' che l'Islam progressista invoca da anni come chiave di volta per la pace: l'emancipazione dal dispotismo. L'ostacolo maggiore alla pace, afferma la teoria, non e' il terrorismo o l'oscurantismo religioso ma l'asservimento di centinaia di milioni di musulmani, a cui continua ad essere negato il diritto fondamentale della liberta' di scegliere i loro leaders e sistemi di governo.

I guerrafondai sono stati bene attenti a che il messaggio restasse fuori dal circuito del dibattito pubblico, cosicche' possono continuare imperterriti la loro marcia. Usando i loro agenti ed i loro simpatizzanti nei mass media per definire tutta la politica islamica come fondamentalista, ed escludere cosi' il suo discorso fluido e ricco di sfumature dalla conversazione internazionale, rendendo senza voce un quarto dell'umanita'.

Dal momento che i politici nei paesi musulmani sono anch'essi di origine islamica, il blackout politico e mediatico ha significato che le sofferenze a cui e' sottoposto il popolo musulmano ha mancato di raggiungere la sua controparte libera in occidente. Ma quanti sanno effettivamente che la Francia ha attivamente supportato l'annullamento da parte del governo algerino delle elezioni del 1992 vinte dal partito islamico in Algeria, azione che fece piombare il paese in un decennio di selvaggia guerra civile? O che in Egitto, il cui regime monopartitico si qualifica a Washington come la seconda tirannia piu' protetta dopo Israele, i partiti religiosi sono banditi, cosi' come in Turchia, ed i dissidenti politici arrestati e torturati?

I governi occidentali hanno deciso che la liberta' non sia un diritto fondamentale, per i musulmani; essa e' un privilegio da concedere in proporzione al grado di adeguamento alle loro prescrizioni, prima tra tutte quella della secolarizzazione. La guerra al terrorismo non e' che parte di una campagna tesa ad estirpare le radici religiose dalle societa' musulmane, e, con esse, i valori propri che contraddistinguono queste societa'. Il fenomeno e' stato ben spiegato da Rashid Ghannushi, ideologo musulmano tunisino, in esilio a Londra.

Per Ghannushi, la guerra contro l'Islam comincia con l'invasione dell'Egitto da parte di Napoleone nel 1798 e continua nell'era del colonialismo, in cui l'opposizione era monopolizzata da elites secolarizzate che, in seguito, soppiantarono i regimi coloniali. Queste elites, invece di applicare il principio coranico della shura (mutua consultazione, il primo esempio di democrazia umana) per costruire sistemi democratici in cui siano riconosciuti il valore della volonta' della maggioranza ed il rispetto dei sentimenti della minoranza, instaurarono regimi dispotici per la salvaguardia dei propri interessi e di quelli delle potenze che li avevano insediato, ed il cui compito principale fu quello di estirpare con la violenza la fede islamica.

Vi e' tuttavia una differenza cruciale tra il secolarismo delle democrazie occidentali e il totalitarismo aggressivo imposto con la forza nel mondo islamico. Mentre il primo separa nettamente la sfera religiosa da quella mondana lasciando al contempo dello spazio per la religione come in Gran Bretagna, lo pseudo-secolarismo arabo ha mirato ad estirpare questo sentimento con violenza, sostituendosi ai suoi simboli e prendendo controllo delle sue istituzioni. La resistenza generava ancora maggiore repressione e violenza.

Ghannushi rivela il modo in cui l'autocrate tunisino post-indipendenza, Habib Burghiba, cerco' di tagliare i legami col passato islamico, abrogando la shari'a, rimuovendo l'insegnamento religioso dal curriculum dell'Universita' di Zaytuna prima di chiuderla definitivamente, nazionalizzando le moschee e gli awqaf (gli enti religiosi che garantiscono l'indipendenza delle istituzioni religiose), e limitando il numero di pellegrini che eseguono, ogni anno, l'haji alla Mecca. Alla Tunisia si possono praticamente sostituire tutti gli altri stati arabi.

Mohammed Khatami, leader di una nazione
che puo' essere d'esempio a tutto il mondo
islamico

Lo pseudo-secolarismo era necessario per rimodellare la mente dei musulmani e far loro accettare la separazione occidentale tra stato e chiesa. Non vi e' alcuna base teoretica, nell'Islam, che giustifichi tale separazione. Al contrario i musulmani sono stati costretti ad accettarla con le pressioni dello stato. Tutti coloro che credono che l'era della desacralizzazione sia finita devono dare un'occhiata alle richieste fatte dagli USA al presidente pakistano Musharraf o a quello indonesiano Sukarnoputri di "riformare" l'insegnamento scolastico dell'Islam.

Questa secolarizzazione che e' stata imposta contro la liberta' e', secondo Ghannushi, il risultato di un equivoco occidentale, che vede in tutte le religioni l'esigenza della lotta condotta, durante il Medioevo, contro una chiesa che si opponeva alla ragione nella spiegazione dell'universo e nell'organizzazione della vita.
E' inappropriato guardare all'Islam attraverso queste lenti, dal momento che l'Islam mai si e' opposto alla scienza o alla razionalita' umana - anzi, l'epoca d'oro dei paesi arabi e' proprio quella in cui fiori' l'Islam e permeo' di se' ogni aspetto della vita umana, conferendo all'uomo dignita', spiritualita', forza morale necessaria per opporsi alle ingiustizie, democrazia per mutua consultazione e pullulare di ricerche scientifiche, filosofiche ed umanistiche, che costituirono l'input per lo scoppio dello stesso Rinascimento occidentale.
Cio' che esisteva nel mondo islamico degli albori non era autocrazia ed il fallimento principale dei governanti ma anche degli scolari islamici di oggi consiste nel non aver sviluppato una teoria di governo che traesse le sue radici dalla pratica democratica della prima comunita' islamica della storia, quella della citta'-stato di Medina.
"La democrazia e' perfettamente compatibile con l'Islam, ma non con queste autocrazie imposte dall'Occidente", afferma Ghannushi. "Il conflitto non e' religioso e non e' tra la religione ed il concetto occidentale di secolarismo. E' un conflitto politico tra oppressori ed oppressi. E' sulla legittimita' ed a chi essa appartenga. E' sulla natura dei governi, sulla scelta tra autocrazia e liberta'".

La scorsa settimana Jack Straw, ministro degli esteri britannico, era in Indonesia, il piu' popoloso paese musulmano al mondo, per sponsorizzare la guerra contro l'Iraq, affermando che Saddam costituiva una grave minaccia non solo per l'occidente ma anche per i musulmani. Bel tentativo, amico. L'autocrate Saddam costituisce per i musulmani lo stesso pericolo dell'occidente "autocratizzante".

Rashid Ghannushi - Un democratico nell'Islam, di Azzam Tamini, e' pubblicato dalla Oxford University Press

 

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