Nessuna festa a Baghdad
Nonostante le truppe americane si
siano aperte all’interno della città sfondando la
resistenza dei “feddayns” e giungendo fin dentro i
quartieri popolari cannoneggiando e continuando a
distruggere le abitazioni civili. Centinaia sono i cadaveri con le budella al vento, con le mosche intorno alle orbite degli occhi. Dove sono le tv? E’ il primo giorno questo senza
bombe né missili e molti, tanti, tantissimi erano usciti
fin dal primo mattino dalle case, dai rifugi improvvisati
che erano stati le loro case per troppi giorni. Senza più
cibo, acqua si sono riversati verso il centro di Baghdad.
Davanti ai magazzini alimentari che ancora nascondevano
viveri i più giovani e robusti hanno sfondato le
inferriate e preso quanto loro serviva. Poi anche più su,
verso i quartieri della borghesia di stato con le ville
bianche circondate da giardini pieni di banani. Anche qui
scavalcati i muri, divelte porte e finestre con ferri
usati come piedi di porco, calpestati i preziosi tappeti
dei saloni, buttate a terra le porte delle dipense e
fatto man bassa di cibo. Ma anche di ventilatori, tv e
radio. Neppure negli ospedali si sono accorti che è festa. Le migliaia di feriti che giacciono in ogni angolo fuorchè nei letti perché non ve ne sono più, continuano a non poter essere curati, le amputazioni proseguono senza alcuna anestesia. Si continua ad urlare di dolore negli ospedali, a piangere. A morire. Almeno 3.000 le vittime degli
ultimi tre giorni e più ancora i feriti. Milioni di persone, di uomini, donne, vecchi e bambini lontani dalle telecamere dei networks implorano disperati i liberatori di non distruggere le loro case. Ma vengono colpiti, incappucciati, legati e buttati come rifiuti tra le macerie ed i corpi in putrefazione delle vittime. No, no, qui non c’è nessuna
festa mi ricorda il mio contatto. Si sente sparare, la
resistenza è ancora tanta. Non so davvero cosa potrà
accadere questa notte.
Ho imparato a conoscerle queste
notti di Baghdad, mi riferisce il mio contatto, sono
notti che non finiscono mai, non si dorme, semmai si
veglia. Ci si sdraia vestiti dove ci si trova, i pochi
soldi nascosti nelle tasche, i piccoli ori che ogni
famiglia possiede cuciti negli orli degli abiti delle
donne, i bambini tra le braccia. E mentre tutto intorno
cadono bombe e missili, o si sentono i colpi delle
artiglierie, si fa un silenzio assoluto. Come se anche il
più piccolo sospiro potesse far scoprire che c’è vita
in quella casa. Notti terribili ed indimenticabili in
quelle case della città. Notti da passare con le mani
strette sul viso. Che la notte sia leggera. |
robdinz, 9 aprile
da
"Informationguerrilla"