Niente spazio per la giustizia
Ronnie Kasrils e Victoria Brittain
| Betlemme, come Sharpeville, e' diventata simbolo di oppressione |
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Betlemme e' un
familiare talismano di pace durante le festivita'
natalizie, ma quest'anno l'innocente immagine e' sepolta,
forse per sempre. Oggi gli abitanti di Betlemme sono
murati nelle loro case per 24 ore al giorno. Quando la Chiesa della Nativita' fu stretta d'assedio per settimane dall'esercito israeliano lo scorso aprile ' e fu negato l'ingresso in citta' alla Croce Rossa, furono sparse misinformazioni dal governo israeliano circa i religiosi tenuti in ostaggio, palestinesi feriti furono arrestati dalle forze d'occupazione, altri uccisi o deportati in Europa o a Gaza - Betlemme divenne, come Sharpeville, un nome per l'ingiustizia. I paralleli tra la cinquantennale lotta palestinese per la loro terra e i decenni di campagne civili anti-apartheid sono ovvi in Sudafrica, dove le lotte di liberazione portarono con successo alla fine del colonialismo e dell'oppressione razziale. Ci volle molto tempo, e di certo la comunita' internazionale era piu' pronta a prendere posizione contro il regime di apartheid sudafricano di quanto lo sia a prendere posizione contro quello israeliano. |
Le sanzioni giocarono un ruolo chiave nel mutare la percezione,
sia all'interno del Sudafrica che nel resto del mondo: gia' nel
1946, ancora prima di ottenere l'indipendenza dalla Gran Bretagna,
il governo dell'India chiese la fine di tutti i rapporti con il
Sudafrica; nel 1955, il vescovo Trevor Huddlestone chiese il
boicottaggio culturale; nel 1959, il Congresso Nazionale Africano
chiese un boicottaggio generalizzato; nel 1961, dopo il massacro
di Sharpeville, il Sudafrica fu costretto ad uscire dal
Commonwealth. Nei primi anni '60, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU
chiese un embargo volontario sulle armi, che divenne obbligatorio
nel 1977.
Il boicottaggio sociale, sportivo, culturale ed accademico fu considerato un oltraggio quando inizio' in Europa e negli USA. Ma alla meta' degli anni '80, quando apparve evidente che il Sudafrica era sul punto di implodere, furono adottate potenti sanzioni economiche da influenti politici USA che si opponevano all'amministrazione Reagan. Il regime di apartheid stava esalando i suoi ultimi respiri e, nel 1988, fu costretto a negoziati veri. Potrebbe verificarsi la stessa cosa per Israele.
Uno stato di apartheid ha bisogno di una soluzione militare, come il generale Ariel Sharon ha sempre fatto. L'esercito sudafricano di apartheid occupo' la Namibia e l'Angola del sud, creo' forze di sostegno nei paesi vicini, perpetro' raids di sabotaggio e bombardamenti in Angola, Mozambico e Zambia, assassino' i leaders chiavedel Congresso Nazionale Africano dei paesi circostanti, arrivando a colpire persino a Parigi. All'interno del paese, la polizia instauro' il regime del terrore nelle townships nere. Maltrattamenti, torture ed assassinii erano cosi' comuni che la Commissione per la Verita' e la Riconciliazione si e' riunita per due anni, dal 1996 al 1998, arrivando a raccogliere solo una parte delle prove e delle testimonianze.
Il Sudafrica bianco fu brutalizzato da cio' che era stato fatto in suo nome. Alcuni giovani bianchi preferirono andarsene piuttosto che essere coscritti; altri, che avevano servito in Angola, sentono ancora la vergogna di cio' che hanno fatto. Israele ha oggi i suoi "refuseniks" ed avra' domani i suoi problemi con quei soldati che terrorizzano la popolazione civile, massacrano, torturano, demoliscono case, usano civili come scudi umani e puntano i loro bombardieri F-16 sulle case dei campi profughi. Ian Hook, il funzionario britannico delle NU, ucciso con un colpo alla schiena da un militare israeliano, puo' divenire il simbolo di una brutalita' a cui deve essere messa fine. Al di fuori della Palestina, pochi hanno avuto l'opportunita' di udire i nomi di altre persone assassinate in quello stesso giorno, ugualmente disarmate ed indifese: la 95enne Fatima Abeid, assassinata ad un checkpoint mentre tornava a casa dopo aver fatto acquisti; o il 24enne Johad an-Natour, di Nablus, il tamburino del Ramadan, crivellato di proiettili mentre camminava per avvertire il circondario dell'inizio di una nuova giornata di digiuno; o il 65enne non udente di Beit Lahour, schiacciato tra le pareti della sua casa demolita da un bulldozer israeliano. |
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Tutte queste persone provenivano
da famiglie vittime della politica di segregazione instaurata da
Israele, la quale, dall'inizio della seconda intifada, ha
condannato il 75% dei palestinesi a vivere al di sotto della
soglia di poverta' di 2$ al giorno, ha portato ad un crollo del
30% degli introiti medi ed ha causato la malnutrizione acuta del
21% dei bambini al di sotto dei cinque anni.
La stragrande maggioranza di questi bambini sono profondamente
traumatizzati dall'esperienza dell'uccisione di loro coetanei,
genitori o parenti, simboleggiata dall'immagine di Mohammed Durra,
il 12enne ucciso nei primi giorni dell'intifada mentre cercava
scampo a fianco a suo padre. Durra e' diventato l'Hector Peterson
della Palestina. Peterson era il 13enne studente di Soweto ucciso
durante la rivolta del 1976, la cui immagine fece il giro del
mondo, risvegliando coscienze in letargo.
La scintilla della rivolta di Soweto fu la legge di un'educazione da seconda classe per i bambini neri promulgata dal governo di apartheid. La situazione dell'istruzione nei Territori palestinesi e' ancora peggiore: essa e' un obiettivo dell'occupazione, che mira a distruggerne le infrastrutture ed a tormentarne e maltrattarne i frequentatori. Nell'anno scolastico 2001-2002, 216 studenti sono stati uccisi e 2.514 feriti. Centinaia di scuole sono state danneggiate o trasformate in avamposti militari, le Universita' sono soggette a raids punitivi, coprifuoco, chiusure prolungate, arresti di studenti ed insegnanti, confisca di materiale didattico. Blocchi stradali e distruzione delle strade rendono impossibile per gli studenti raggiungerle.
In 50 anni di oppressione, i palestinesi hanno dimostrato di essere pronti a qualunque sacrificio per istruire i loro figli. Oggi, i bambini delle elementari camminano per ore per strade secondarie pur di evitare i checkpoints militari, e scuole ad hoc sono state istituite in case private quando, a causa dei coprifuoco prolungati, le scuole restano chiuse per settimane o mesi. La giornalista israeliana Amira Hass ha scritto spesso dei coloni e della politica brutale che li sostiene in terra palestinese, mettendoli persino in grado di chiedere l'espulsione dei palestinesi dalla loro patria, affermando che, in Europa, gente del genere sarebbe certamente etichettata come "neo-nazista". Ella si chiede come gli storici, gli intellettuali ed i professori universitari israeliani possano restare in silenzio mentre si progetta una nuova ondata di pulizia etnica in Palestina. Di certo, farebbe bene a fare la stessa domanda alla comunita' internazionale, che ha voltato le sue spalle collettive alle miserie di Piazza della Mangiatoia. |
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| Ronnie Kasrils e' Ministro delle Foreste e delle Risorse Idriche del Sudafrica. Egli fu per 30 anni membro del gruppo clandestino dell'African National Congress e comandante della sua ala militare, Umkhonto We Sizwe. Kasrils ha recentemente tenuto un vibrante discorso a Londra, in una Conferenza riguardo le sanzioni contro Israele. Victoria Brittain presiedeva la Conferenza. |
traduzione
a cura di www.arabcomint.com
"The Guardian"