Non l'abbiamo eletto
noi!
di Giulietto Chiesa
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E altrettanto dovremmo chiederci chi ce
lo ha portato, in quel posto, e perché ci voleva lui, in quel posto,
invece del legittimo vincitore che si chiama Al Gore. Ma non viviamo in un
posto normale. Tant'è vero che nessuno - nemmeno i più importanti
commentatori politici (non parlo dei politici, che sanno tutto ma, essendo
sodali, non hanno la minima intenzione di parlare di queste cose così
imbarazzanti)- si sogna di sollevare questa questione. Anzi, molti di
loro, quasi tutti, fanno finta di trovarsi di fronte a un imperatore vero,
consacrato al potere dalla volontà del Popolo. So già l'obiezione che qualcuno può muovere: non si può azzardare una tale previsione con tanto anticipo. Troppe cose possono ancora accadere, da qui a novembre. Concordo. E anticipo l'elenco delle cose che potranno accadere e, accadendo, potranno frapporsi come macigni sulla strada della "rielezione" di George W. Arbusto. La guerra irachena, in primo luogo, sta andando male, malissimo. Era stata vinta così bene, così velocemente, praticamente senza morti "alleati". Ma da mesi i morti "alleati" si moltiplicano, il governo di quisling messo in piedi dal vincitore non riesce a mettere il naso fuori dai bunker nei quali è sepolto in permanenza. La cattura di Saddam si rivela peggiore del suo permanere in libertà, perché gli sviluppi militari in Irak dimostrano che Saddam Hussein non era il motore della resistenza. Cioè confermano i sospetti di molti: che si tratta di una resistenza diffusa, molto bene organizzata, che da tempo agiva a prescindere da Saddam Hussein (già a sua volta prigioniero dei curdi). Chi la guida molto difficilmente potrà essere catturato, perché non si può catturare la dignità di un popolo intero, per quanto esso sia diviso in etnie e confessioni diverse. Cioè tutto annuncia che la guerra continuerà molto a lungo, impedendo a Washington di imporre il proprio ordine al paese occupato nei tempi imposti dalla campagna elettorale americana. George W.Arbusto ha già annunciato che si ritirerà dall'Irak nell'estate prossima, ma come ritirarsi se il governo che intende instaurare non sarà in condizione di uscire dal bunker? E come restare, con 150 mila uomini sul terreno, con lo stillicidio dei cadaveri che ritornano in patria, in piena campagna elettorale, con i democratici che cominciano a uscire dal bozzolo e a criticare la guerra che avevano avallato? Quali potranno essere gli effetti di questa disfatta (perché, in ogni caso, ormai, l'Irak è una disfatta per George W.Arbusto) sull'esito elettorale? Non favorevoli: questo è un verdetto esatto. Condivido. Nemmeno la guerra afgana procede tra fanfare di vittoria. La Loja Jirga approverà la Costituzione, ma la stabilità non è stata raggiunta, i taliban sono dovunque, non solo nel sud, il Pakistan è destabilizzato e - dovesse cadere Musharraf - nessuno sa quali esiti potrebbero derivarne. Tutto indica che Washington controlla la situazione a fatica e sporadicamente. Per non parlare dei rapporti interatlantici. La frattura, tra l'attuale
Amministrazione americana e quella che Donald Rumsfeld ha spregiativamente
definito la "vecchia Europa", non solo non è stata sanata, ma
nulla lascia intravedere un miglioramento. L'effetto post-Irak è stato
quello di accelerare la creazione di una forza militare europea che,
comunque la si voglia interpretare, significa l'inizio di un'alternativa
rispetto alla Nato. Tutte cose niente affatto irreversibili, s'intende, ma
segnali che non possono piacere a Washington. Il dollaro scende rispetto
all'Euro, il che fa comodo a Bush, ma solo fino a un certo punto, perché
questo accresce il "prestigio" dell'Euro e distrae
gl'investitori dalla loro ossessione pluridecennale, rappresentata dalla
calamita Wall Street. In ogni caso il colpo basso della svalutazione
unilaterale del dollaro accresce le frizioni interatlantiche, accentuando
l'idea ormai corrente che questi Stati Uniti stanno diventando i
disturbatori della quiete mondiale, non solo in senso militare ma anche in
senso economico. Condivido anche queste valutazioni. Difficile valutare
quanto questi aspetti possano influire sull'andamento elettorale
americano. Non molto, probabilmente; non automaticamente a vantaggio di
George W.Arbusto.
L'indebitamento USA cresce a dismisura, ormai non più compensato (com'è avvenuto nell'ultimo ventennio) da straordinari afflussi di capitali dal resto del mondo, al ritmo medio annuo di 600-700 miliardi di dollari all'anno. E' la strada verso la bancarotta economica statunitense, ma non ci si può aspettare di meglio dal gruppo di avventurieri che ha preso il potere a Washington. Pensare che essi possano mettere a repentaglio le loro sorti elettorali tentando un risanamento delle finanze statunitensi è cosa senza senso, e può essere messa nel conto delle previsioni solo se si è trascurato di capire cosa è accaduto negli Stati Uniti nell'anno 2000 e 2001. Dunque il 2004 si snoderà davanti ai nostri occhi come un anno di "successi" economici di George W.Arbusto. Gli americani saranno spinti a consumare, meglio e più di quanto hanno fatto fino ad ora, oltre alle loro possibilità di spesa, oltre alle capacità di equilibrio del sistema America. Fino al novembre, cioè fino al voto. Poi sarà la Provvidenza neo-con a trovare qualche altro diversivo, qualche gioco di prestigio. L'altra componente della vittoria di George W.Arbusto è anch'essa già delineata. E si chiama terrore. C'è un solo modo, oltre al livello di consumi sempre più smodato, che può spingere gli americani a votare per Bush: convincerli che un pericolo mortale minaccia i loro consumi e il loro standard di vita. E che, per sconfiggerlo, occorre un condottiero capace di continuare a vincere, così come ha già fatto in Afghanistan e in Irak. Se Afghanistan e Irak non vanno troppo bene, allora si agirà in modo che le sconfitte appaiano vittorie. Per questa bisogna il sistema mediatico attuale è perfettamente funzionale. Ha già preparato e sostenuto le ultime tre guerre imperiali, sosterrà anche la quarta, se sarà necessario. In attesa della quarta (che forse sarà impossibile cominciare entro il 2004) bisognerà inventare qualcosa d'altro. Ma c'è sempre la minaccia terroristica per alimentare il terrore. Non si creda che il principio di non contraddizione possa ancora agire sul pubblico americano. Una popolazione già abbondantemente lobotomizzata da Fox TV e dalla CNN non sarà in grado di chiedersi come mai due guerre contro gli stati canaglia abbiano potuto accrescere la minaccia terroristica invece che diminuirla. Chi avesse dei dubbi in materia dovrebbe chiedersi come mai, ancora adesso, circa il 40% degli americani è convinto che l'Irak di Saddam Hussein non solo aveva a disposizione armi di distruzione di massa, ma fu all'origine dell'11 settembre. Ecco perché penso che Bush vincerà a novembre, anche contro l'evidenza, anche contro tutti i pronostici, anche contro tutti i fattori. Forse, per farlo perdere, ci vorrebbe un avversario democratico. Ma non ci sono avversari degni di questo nome, in America, alla linea politica dei neo-con. E tutto questo dovrebbe dirci qualche cosa sullo stato di salute della democrazia nel paese che si propone di esportare se stesso in tutto il resto del pianeta. |
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tratto da megachip.info