Non sappiamo il suo nome

 

Nei tuoi sogni più belli

diventavi donna

nel sole del mattino

con le perle e le rose di seta

i tuoi capelli sul cuscino

e carezze di lunghe dita gentili.

 

Negli occhi di lui il riflesso

della tua felicità

e lunghi anni da vivere

fra le braccia della vita,

i sorrisi dei bimbi,

i giorni semplici

che le favole promettono.

 

Ti presero mentre correvi,

gazzella disperata

smarrita nel deserto.

 

Non fu peccato per loro

tagliarti i capelli

percuoterti e ferire

la tua carne bambina.

Non ritennero un peccato

scegliere per te

che i tuoi ultimi giorni

fossero anche i primi;

aprire la tua vita

con la chiave del dolore;

annullarti il cuore

coi loro sessi beffardi;

annientare la tua mente

prima dei tuoi lamenti.

 

Non ti guardarono negli occhi.

 

Chi ti uccise ti sparò alla nuca

mentre cercavi di fuggire,

gazzella ferita nel deserto desolato.

 

“Certo, era sporca, Signor comandante.

questa è gente incivile, la feci lavare.

pensai fosse meglio.

non era buona che per “quello”, Signor comandante.

No, non poteva servirci in cucina.

Pensammo di usarla per il sesso.

La ottimizzammo per quello.

Le tagliammo i capelli, si, e la lavammo

ogni volta.

Poi si lamentava. Voleva fuggire.

Ritenni opportuno toglierla dal mondo.

No, Signor comandante.

Non sapevamo il suo nome.


di ARMIDA PRATESI

 

Il 29 ottobre 2003, un importante quotidiano israeliano, Ha'aretz, ha riportato un caso di stupro-assassinio avvenuto oltre 50 anni fa all'avamposto militare israeliano di Nirim, nel Negev. La vittima era una ragazza palestinese, appena adolescente o più giovane; i perpetratori di questo crimine erano membri dell'esercito israeliano.

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