Il nuovo amico di Tony Blair
di George Monbiot

 

In Uzbekistan vi sono circa 6.000 prigionieri politici
e religiosi. Ogni anno, alcuni di loro vengono
torturati a morte. A volte, la polizia o gli agenti dell'
intelligence gli spezzano semplicemente le dita, le 
costole e poi il cranio con martelli ...

 

I governi di Gran Bretagna e Stati Uniti hanno dato tre giustificazioni per l'aggressione all'Iraq. La prima era quella di estendere la guerra al terrorismo. La seconda era distruggere le sue armi di distruzione di massa prima che esse potessero essere usate. La terza era rimuovere un regime brutale, che aveva torturato ed assassinato la sua gente.

Se lo scopo della guerra era sconfiggere il terrorismo, ha fallito. Prima dell'invasione non era stato possibile dimostrare alcun collegamento tra l'Iraq ed al-Qaida. Oggi la situazione del paese e' incontrollabile e sembra che sia possibile l'accesso ad una vasta gamma di obiettivi occidentali. Se lo scopo della guerra era distruggere le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein prima che questi potesse usarle, beh, sembra proprio che queste armi non siano mai esistite: la guerra non aveva dunque alcuna giustificazione, né morale, né strategica.

Resta solo una scusa, molto potente. Saddam Hussein era un brutale dittatore. Ovviamente questa non e' una scusa valida dal punto legale per deporlo, ma e' una giustificazione morale. Il nostro primo ministro l' ha usata usata ripetutamente ed energicamente. "Il caso morale contro la guerra ha una risposta morale: la rimozione di Saddam", disse Blair alla conferenza primaverile del partito Laburista, lo scorso febbraio. "Liberare il mondo da Saddam sarebbe un atto di umanità. Lasciarlo al suo posto  e', in verità, disumano" (1).

Se milioni di britannici non avessero creduto a questa giustificazione, Tony Blair oggi non sarebbe primo ministro. Molti, specie nel partito laburista, non furono d'accordo con la sua decisione, ma nessuno mise in dubbio la sincerità della sua fede nella supremazia dei diritti umani.
Vi e' solo un modo di verificare tale sincerità, ed e' la coerenza con cui la sua preoccupazione per i diritti umani guida la sua politica estera. Se si preoccupa così tanto del benessere di un popolo straniero da essere disposto ad andare in guerra per esso, ci aspetteremmo che tale preoccupazione si rifletta in tutte le sue relazioni con i governi di altri paesi. Ci aspetteremmo, ad esempio, che faccia il possibile per aiutare il popolo dell'Uzbekistan.

In Uzbekistan vi sono circa 6.000 prigionieri politici e religiosi (2). Ogni anno, alcuni di loro vengono torturati a morte. A volte, la polizia o gli agenti dell'intelligence gli spezzano semplicemente le dita, le costole e poi il cranio con martelli, o li pugnalano con piccoli cacciavite, o gli strappano pezzi di pelle e carne con pinze, o infilano loro aghi nelle unghie, o li lasciano in piedi per due settimane, immersi fino alle ginocchia in acqua gelida (3). A volte sono ancora più creativi. Il cadavere di un prigioniero fu consegnato alla famiglia l' anno scorso, con un curioso segno rosso attorno al torso. Era stato bollito fino a morirne (4).

Il suo crimine, come quello di molti altri prigionieri, era quello di praticare la sua religione. Islam Karimov, il presidente dell'Uzbekistan, ha imparato la sua politica dall'Unione Sovietica. E' cresciuto e si e' formato nel vecchio sistema, ed il suo collasso nel 1991 non ne ha  interrotto le pratiche. Un gruppo islamista anti-governativo operava nel paese, ma Karimov non fa alcuna distinzione tra musulmani e "terroristi": chiunque pratichi la religione in privato, non tessa le lodi del presidente durante le preghiere o faccia parte di un'organizzazione non approvata dallo stato, può essere imprigionato (5). I dissidenti politici e gli attivisti per i diritti umani subiscono lo stesso trattamento. Alcuni di essi, come i dissidenti della vecchia Unione Sovietica, vengono mandati negli ospedali psichiatrici (6).

Ma l'Uzbekistan, come una volta l'Iraq di Saddam Hussein, viene considerato dal governo USA un assetto occidentale chiave. Dal 1999, le forze speciali USA addestrano i militari di Karimov (7). Nell'ottobre 2001, egli ha dato agli USA il permesso di usare l'Uzbekistan come base aerea per l'attacco all'Afghanistan (8). I Talebani sono stati sconfitti, ma gli USA non hanno alcuna intenzione di sloggiare. L'Uzbekistan si trova nel mezzo dell'Asia centrale, tra massicci giacimenti di petrolio e gas. E' una nazione per accaparrarsi i favori della quale la Russia e la Cina sono in competizione. Come l'Iraq di Saddam Hussein, e' uno stato secolare che combatte l'Islam.

Lungi dall'isolare il suo regime, il governo USA ha triplicato il volume di aiuti a Karimov. L'anno scorso, questi  ha ricevuto 500 milioni di dollari, 79 dei quali sono andati ai servizi militari e d'intelligence, responsabili di gran parte delle torture (9). Karimov sa che la protezione del più potente governo al mondo gli permette di fare ciò che vuole. E, invero, il Dipartimento di Stato USA gioca oggi un ruolo fondamentale nel coprire i suoi crimini. A maggio, ad esempio, il Dipartimento annunciò che l'Uzbekistan aveva fatto "sostanziali e cospicui progressi" per migliorare la condizione dei diritti umani (10). E quali sono stati questi progressi? La condanna media per membri di pacifiche organizzazioni religiose e' oggi di 7-12 anni, mentre due anni fa essa era di 12-19 anni" (11)

Non c'e' dubbio che il potere e la longevità del governo di Karimov siano stati accresciuti dalla speciale amicizia con gli Stati Uniti. E non c'e' dubbio che si tratti di un gioco pericoloso. Tutti i principali nemici degli USA oggi, sono ex-protetti ed alleati di ieri: i Talebani in Afghanistan, gli zeloti wahhabiti in Arabia Saudita, Saddam Hussein in Iraq. Gli USA supportarono i Talebani in Afghanistan per minare l'Unione Sovietica e crearono un mostro. Ora stanno supportando un leader dell'era sovietica per minare i musulmani, e ne stanno creando un altro. 

Cosa dire di Tony Blair, l'uomo che dichiara che i diritti umani sono così importanti da giustificare una guerra? Bene, all'inizio di quest'anno, Blair ha concesso all'Uzbekistan una licenza aperta per importare qualsiasi arma Karimov desideri dalla Gran Bretagna. (12). Ma il suo supporto va ben oltre. L'ambasciatore britannico in Uzbekistan, Craig Murray, ha ripetutamente criticato la politica di Karimov di annientamento dei movimenti democratici e l'uso della tortura per ridurre al silenzio i suoi oppositori (13). Come Roger Casement, l'inviato del ministero degli Esteri che espose le atrocità commesse in Congo un secolo fa, Murray ha inviato in patria dossier che difficilmente  non avrebbero lasciato il segno in chi si preoccupi dei diritti umani.

Anche in Blair hanno lasciato un segno: tanto che questi ha fatto tutto ciò che era in suo potere per ridurre al silenzio l'ambasciatore. Craig Murray e' stato minacciato di licenziamento, investigato per una serie di accuse palesemente costruite e perseguitato in maniera così implacabile dai suoi superiori da dover trascorrere, proprio come gli oppositori di Karimov, un periodo in un reparto psichiatrico, anche se, in questo caso, per effettive ragioni cliniche (14). Queste pressioni, secondo una attendibile fonte governativa, furono parzialmente "esercitate per ordine del n° 10" (15). 

In aprile, Blair ci disse che aveva deciso che "lasciare l'Iraq sotto il brutale regime di Saddam era sbagliato" (16). Quanta credibilità può avere una simile dichiarazione da parte di un uomo che ritiene sia giusto lasciare l'Uzbekistan sotto un regime brutale?

Note:

1: Tony Blair, 15 febbraio 2003. Discorso alla conferenza del governo locale laburista, delle donne e dei giovani, Glasgow

2: The Guardian (26 maggio 2003) riporta stime di 6.500, citando fonti indipendenti per i diritti umani, mentre il Sunday Times (26 ottobre 2003) ne stima 7-10.000, citando l'ambasciatore Craig Murray

3: Vedi ad esempio Human Rights Watch, Rapporto Mondiale 2003; Amnesty International, Rapporto Annuale 2003; Human Rights Watch, 4 aprile 2003: Morte in custodia in Uzbekistan, Briefing Paper

4: Human Rights Watch, 4 aprile 2003, ibid.

5: Human Rights Watch, 25 marzo 2003: Nel nome del Contro-Terrorismo, abusi di diritti umani in tutto il mondo, Briefing Paper per la 59esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite.
http://hrw.org/un/chr59/counter-terrorism-bck4.htm#P364_91494; Human Rights Watch, 10 agosto 2001; Memorandum al governo USA in merito alle persecuzioni religiose in Uzbekistan

6: Amnesty International, 2003, ibid; Human Rights Watch, World Report 2003, ibid.

7: CJ Chivers, 25 ottobre 2001.:  Long Before War, Green Berets Built Military Ties to Uzbekistan. New York Times.

8: Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, 5 ottobre 2001. Conferenza stampa del ministro Rumsfeld con il presidente dell'Uzbekistan.  http://www.dod.mil/transcripts/2001/t10082001_t1005uz.html

9: Nick Paton Walsh, 26 maggio 2003: Gli USA guardano altrove mentre il nuovo alleato tortura i musulmani, The Guardian

10: Human Rights Watch, 3 giugno 2003. Uzbekistan: Progressi solo sulla carta. 

11: ibid

12: Richard Norton-Taylor, 27 febbraio 2003. Critiche alle esportazioni d'armi, The Guardian

13: Craig Murray, 17 ottobre 2002 - Discorso alla Casa della libertà, Tashkent, The British Embassy, http://www.britain.uz/inform/presrel.htm

14: David Leigh, Nick Paton Walsh ed Ewen MacAskill, 18 ottbre 2003: Ambasciatore accusato dopo aver criticato gli USA, The Guardian; Jonathan Ungoed-Thomas e Mark Franchetti, 26 ottobre 2003, L'ambasciatore britannico dichiara che i suoi ospiti cuociono la gente a morte, The Sunday Times; Martin Bright, 19 ottobre 2003, Pochi supportano l'ambasciatore che critica gli USA, The Observer.

15. David Leigh, Nick Paton Walsh ed  Ewen MacAskill, ibid.

16: Tony Blair, 14 aprile 2003, 3:30 pm. Dichiarazione sull'Iraq alla Casa dei Comuni
http://www.parliament.the-stationery-office.co.uk/pa/cm200203/cmhansrd/cm030414/debtext/30414-05.htm

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da www.monbiot.com