OMAR, L'UOMO TEMUTO DAL DIAVOLO IN PERSONA
 
 
Durante i primi anni della sua missione profetica, Maometto incontrò innumerevoli difficoltà. Le persecuzioni da parte degli oligarchi della Mecca avvilivano il Profeta ed i suoi primi, sparuti fedeli: non di rado le persecuzioni si trasformavano in veri e propri attentati e violenze fisiche che avevano l'obiettivo di estirpare la nuova religione dalla città, impedendo con la forza nuove conversioni. Uno dei piu' ostinati persecutori dell'Islam era Omar ibn al Khattab, appartenente al clan dei Quraish, che, sebbene la sua famiglia non fosse particolarmente influente, godeva di grande stima all'interno del consiglio tribale in ragione delle sue indiscusse qualita' personali. Il desiderio principale di Omar era uccidere il Profeta e farla finita con quella pazza, sconclusionata, nuova religione che stava seminando la discordia all'interno della Mecca. Omar era un personaggio eccezionale per struttura fisica e morale: per natura era impulsivo e fiero, coraggioso al limite dell'incoscienza e dotato di una decisione e di un orgoglio indomabili. Per lui non esistevano compromessi, ne' mezze misure: esasperato dalle esitazioni e dagli attendismi degli oligarchi della Mecca, decise di risolvere la faccenda a modo suo, assumendosi tutti I rischi che comportava l'eliminazione fisica di Maometto. Deciso a portare a termine il suo piano senza intrighi, ne' complotti, ne' tergiversazioni, prese le armi e si avvio', in pieno giorno, presso la casa sulla collina di Safa, in cui Maometto ed I suoi primi seguaci erano soliti incontrarsi. Era l'anno 614, otto anni prima dell'Egira.
Lungo la strada, incontro' un amico, Nu'aim ibn Abdallah an Naham, il quale si era segretamente convertito all'Islam. Questi, spaventato dalla decisione di Omar penso' a come farlo tornare sui suoi passi e salvare la vita del Profeta. Omar pero' non era certo uomo da tornare sulle sue decisioni. La sua strada era sempre diritta come la lama di una spada. Egli era un uomo frugale, sobrio, onesto e giusto, ma implacabile. Si diceva che se il diavolo avesse incontrato Omar sulla sua strada, si sarebbe spaventato e sarebbe corso a nascondersi. La tradizione popolare vuole che Omar avesse incontrato effettivamente il diavolo e che questi fosse scappato via terrorizzato. Nu'aim, allora, apostrofo' Omar con queste parole: " Se la nuova religione ti disturba tanto, non sarebbe meglio che tu tornassi in famiglia e ti assicurassi che li' e' tutto in ordine?". La sorella di Omar, Fatima, e suo marito, infatti, erano da tempo ferventi musulmani ed erano soliti recitare il Corano nella stessa casa di Omar. Omar capi' che non aveva senso uccidere Maometto dal momento che la nuova e riprovevole fede si era gia' annidata nel cuore della sua famiglia. In preda alla collera, si reco' a casa di sua sorella e, entrando, la udi' recitare un testo mai udito in precedenza. Fatima, suo marito ed un fedele musulmano di nome Khabbab erano per l'appunto intenti a pregare. Folle di rabbia, si avvento' sulla donna, colpendola a sangue. Tornato in se', e pentitosi della sua irascibilita', Omar cerco' di calmare la sorella, chiedendole di fargli riudire la recitazione dei versi che declamavano dianzi, e Fatima, ancora sanguinante recito': "Non abbiamo fatto scendere il Corano su di te per renderti infelice, ma come Monito per chi teme Dio. Esso e' stato inviato da Colui che ha creato la terra e gli alti cieli. Il Compassionevole si e' innalzato sul Trono. Appartiene a Lui quello che e' nei cieli e sulla terra, e quello che vi e' frammezzo e nel sottosuolo. E' inutile che tu parli ad alta voce, che in verita' Egli conosce il segreto, anche il piu' nascosto. Dio, non c'e' Dio all'infuori di Lui! A Lui appartengono I nomi piu' belli".  Profondamente colpito dalle parole e dal comportamento della sorella, e com'era nel suo carattere, dichiaro' bruscamente di voler diventare subito musulmano. All'istante. Accompagnato da sua sorella e suo cognato entrambi sanguinanti, ancora armato, Omar si diresse verso la casa di Arqam, dove dichiaro' la sua intenzione di convertirsi. Entro' subito nell'Islam e fu il quarantesimo musulmano. Con la conversione di Omar si apriva una nuova pagina nella storia della nascente comunita', poiche' all'interno di essa, Omar porto' il suo fervore e la sua straordinaria forza morale. Dopo quest'episodio, infatti, i musulmani cominciarono a non temere piu' di recarsi alla ka'aba per la preghiera collettiva. I fanatici avversari dell'Islam non osavano interrompere la preghiera  perche' tutti avevano paura di Omar, l'uomo temuto dal diavolo in persona. Omar dichiaro' pubblicamente la sua conversione ed i cittadini della Mecca, terrorizzati, dovettero rassegnarsi a quella che appariva una grande sconfitta. Ma erano arabi, ed un Arabo non abbandona mai la lotta, come il poeta Chanfara che, anche dopo la morte, aveva continuato ad uccidere il nemico con le schegge del suo cranio. I nemici dell'Islam, quindi, dopo un breve momento di turbamento seguito alla conversione di Omar, serrarono le fila, ben decisi a vincere o a morire.
Omar non fece alcun segreto della sua accettazione dell'Islam: anzi, com'era nel suo temperamento, prima che emigrasse con gli altri musulmani per Medina, arringo' I persecutori meccani all'esterno della ka'aba, dicendo: "A chi non importa che sua madre lo pianga, che sua moglie diventi vedova e I suoi figli orfani, puo' anche uscire dalla Mecca per affrontarmi". Nessuno oso' accettare la sua sfida. A Medina Omar fu una delle colonne portanti della giovane comunita' musulmana, conquistandosi la fiducia e la confidenza del Profeta a causa della sua lealta', della brillantezza del suo giudizio e della sua franchezza. Il Profeta lo soprannomino' "faruq", che significa: "Colui che separa la verita' dalla menzogna". Un hadith riferisce che "Dio aveva posto la verita' sulla lingua e nel cuore di Omar". Dopo la morte di Abu Bakr, la gente di Medina giuro' fedelta' ad Omar, che divenne cosi' il secondo Califfo (dall'arabo Khalifa, cioe' guida) della comunita' islamica, nel 633 d.C. Al momento della sua elezione, Omar parlo' cosi': "O gente! Avete dei diritti su di me che potrete sempre reclamare. Avete il diritto di essere soddisfatti in ogni vostra lecita richiesta, di non essere posti in pericolo e che io non mi appropri ingiustamente di nulla che appartenga allo Stato. O gente! Ricordatevi di Dio, perdonate I miei errori ed aiutatemi nel mio compito. Assistetemi nel perseguire cio' che e' giusto e nell'evitare cio' che e' male. Ricordatemi gli obblighi che mi sono stati imposti da Dio". Omar fu l'emblema della giustizia. Persegui' la giustizia durante il suo califfato in ogni azione, piccola o grande. La sua grandezza, piu' che dovuta all'espansione che l'Islam conobbe sotto la sua guida, risiede proprio nelle sue grandi qualita' morali. Egli diede significato pratico all'ingiunzione coranica:  " O voi che credete! Attenetevi alla giustizia e rendete testimonianza innanzi a Dio, foss'anche contro voi stessi, I vostri genitori o I vostri parenti, si tratti di ricchi o di poveri. Dio e' piu' vicino di voi ad entrambi. Non abbandonatevi alle passioni, si' che possiate essere giusti"   (4:135). Egli insisteva affinche' tutti I suoi governatori vivessero una vita semplice, come la sua, e che fossero accessibili a tutti, sempre. Molte volte, inviati stranieri restarono stupiti nel trovare Omar, il Califfo, che riposava sotto una palma o che pregava nella moschea di Medina, mescolato alla gente e spesso non riuscivano neanche a distinguere chi fosse il Califfo tra la folla di fedeli. Un inviato Egiziano spedito come osservatore a Medina riporto': " Ho visto un popolo in cui ognuno ama la morte piu' di quanto ami la vita. Coltiva l'umilta' piu' che l'orgoglio. Nessuno insegue ambizioni materiali. Il loro comportamento e' semplice. Il loro capo e' uguale ad essi. Non fanno distinzione tra superiore ed inferiore, tra padrone e servo: al momento della preghiera, nessuno resta indietro." Dal punto di vista politico, Omar diede un assetto moderno allo stato musulmano, realizzando opere urbanistiche, ridistribuendo le terre e le proprietà equamente, istituendo un tesoro pubblico con cui far fronte ai bisogni dei poveri e degli stranieri. Fu soprattutto tollerante e liberale, riuscendo ad integrare felicemente I nuovi popoli soggetti nello Stato Islamico. All'entrata trionfale a Gerusalemme dell'esercito musulmano, Omar fece affiggere alle porte della città il seguente proclama: "Questo e' l'atto di protezione del servo di Dio, Omar, la guida dei Credenti verso il popolo di Gerusalemme. La protezione e' per le loro vite e le loro proprietà, le loro chiese ed I loro simboli sacri, I loro malati,I sani ed I correligionari. Le loro chiese non saranno usate come abitazioni, ne' saranno demolite, ne' alcuna ingiuria sara' loro arrecata. Nessuno soffrira' a causa della sua religione, ne' subira' costrizione alcuna. Cio' che e' qui scritto e' testimoniato da Dio, dal Suo Profeta, dal Califfo e dai Credenti. Niente sara' loro imposto se non il pagamento della Jizya (piccola imposta per i non musulmani)..." Un hadith ricorda che Omar, dovendo pregare, chiese al Patriarca di Gerusalemme dove poterlo fare. Questi mise a disposizione del Califfo la Chiesa del Santo Sepolcro, ma Omar rifiutò di farlo, dicendo: "Se io preghero' qui, qualche musulmano, nel futuro, potra' sentirsi autorizzato a pregare dove Omar ha pregato, trasformando questa Chiesa in Moschea." Preferi', quindi, pregare all'aperto, poco vicino, nel punto dove ora sorge la cosiddetta "Moschea di Omar".
Il secondo Califfo dell'Islam, Omar il giusto, mori' a Medina, nell' anno 644, ucciso, mentre pregava , da un persiano residente nella citta'. Morendo, si dice che abbia esclamato: "Grazie a Dio, il mio assassino non e' un musulmano." Fu sepolto a Medina, a fianco del Profeta.

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