Ora che gli iracheni muoiono ...
...Israele e' piu' sicuro?
di R. Baroud
| Il proposito di Wolfowitz, che in seguito guadagno' terreno ed ottenne il supporto di grossi nomi all'interno dell'amministrazione, manipolo' vergognosamente la tragedia dell'11 settembre, trasformandola in una vittoria a basso costo affinche' Israele potesse soggiogare i suoi "rivali" in Medioriente. |
Coloro che ricordano gli eventi precedenti la guerra, sanno molto bene che le "colombe" all'interno dell'amministrazione almeno per un po' si opposero all'opzione militare per l'Iraq, contro coloro che difendevano la "strategia della guerra totale" emanata nel 1992 (e non successiva agli attacchi dell'11 settembre, come molti credono) ed esposta nella "dottrina Wolfowitz". Paul Wolfowitz, uno dei piu' vibranti difensori della politica israeliana all'interno dell'amministrazione USA era, all'epoca, sottosegretario politico al Pentagono. Nel marzo 1992, Wolfowitz, delegato a tracciare la "Guida per i Piani di Difesa", traccio' invece le sue personali ambizioni, in cui proponeva che "le nazioni dovrebbero essere dissuase dallo sfidare la nostra leadership". Wolfowitz fu uno dei primi a proporre la "guerra preventiva" (usata gia' da Israele contro gli arabi nel 1967) con la scusa di "impedire la proliferazione di armi di distruzione di massa". Wolfowitz, che e' molto amico dei membri piu' radicali del governo israeliano, ha accidentalmente trascurato che il programma nucleare d'Israele e' attivo sin dal 1952, data in cui fu creata l'IAEC (Commissione israeliana per l'Energia Atomica). Ovviamente Wolfowitz si preoccupa poco di Israele, mentre l'obiettivo e' "disarmare" un paese devastato dalle sanzioni. Il proposito di
Wolfowitz, che in seguito guadagno' terreno ed ottenne il
supporto di grossi nomi all'interno dell'amministrazione,
manipolo' vergognosamente la tragedia dell'11 settembre,
trasformandola in una vittoria a basso costo affinche'
Israele potesse soggiogare i suoi "rivali" in
Medioriente. Il circolo filo-israeliano dell'amministrazione, feroce difensore della strategia della guerra preventiva e la cui lealta' non e' assolutamente a favore degli interessi americani, era completo. Abrams si uni' alle fila dei falchi della guerra filo-israeliani, che includono Richard Perle, Douglas Feith e Donald Rumsfeld, il cui infame riferimento ai Territori palestinesi "cosiddetti" occupati, risultato di una guerra vinta da Israele (cosi' disse), lascio' stupefatti tutti coloro che si chiedevano fino a che punto gli USA fossero interessati alla pace ed alla stabilita' del Medioriente. Molta gente negli Usa
dubita delle presunte relazioni tra l'Iraq ed al Qaida (persino
George Tenet, della CIA, ha dichiarato, di fronte ad una
Commissione del Congresso, che tale connessione e'
indimostrabile). Zelman Shuval, ex-ambasciatore israeliano a Washington fece un po' di luce a tale domanda in un articolo pubblicato il 16 gennaio 2003 sul quotidiano in lingua ebraica Yediot Ahronot. Shuval disse che Israele avrebbe dovuto agire "dietro le quinte" per spingere l'amministrazione Bush ad attaccare l'Iraq "meglio presto che tardi". Ritardare, rinviare o cancellare la guerra, asseri', creerebbe "conseguenze molto negative per Israele". Naturalmente, il governo USA ha le sue buone ragioni per attaccare l'Iraq: supremazia globale, controllo strategico, naturalmente petrolio, il fallimento della guerra in Afghanistan di garantire la sicurezza agli americani, il tentativo di deviare l'attenzione dai colossali scandali finanziari che coinvolgevano dirigenti del governo al top, distrarre il pubblico dall'economia in rovina e dalla disoccupazione rampante. Ma, anche con tutte queste ragioni, Israele, la sua forte lobby di Washington ed i suoi sostenitori all'interno dell'amministrazione, erano in cima a tutte le considerazioni, e spingevano verso una guerra che era stata rifiutata con vergogna da gran parte del mondo. Non solo il ruolo di Israele in questa guerra e' stato trascurato, ma gli "esperti" filo-israeliani hanno dato il meglio (il peggio) di se' per deviare lo sguardo del pubblico americano dai motivi reali di questa guerra. Jerry Falwell e la sua cricca di fanatici hanno avuto l'opportunita' di predicare a milioni di persone di come Israele sia "un elemento chiave negli eventi della fine del mondo", perche' "secondo le scritture, le cose si stanno muovendo nella direzione del ritorno di Gesu' ... la grande Tribolazione, Armageddon ed il millenario regno di Cristo".
Piazzare la maggior parte dell'esercito americano in mezzo al deserto per combattere un nemico illusorio, permettendo al tempo stesso ad Israele di minacciare un'intera regione e di sfidare la legge internazionale con la sua oppressione del popolo palestinese, non potra' assolutamente portare pace o prosperita' al Medioriente. L'ipocrisia, il doppio standard e, di certo, le guerre ingiuste non hanno mai portato ne' pace ne' sicurezza. Cio' che hanno fatto e' evocare piu' rabbia, odio, ribellione e, oserei dire, terrorismo. Forse, prima di combattere il terrorismo nelle montagne di Tora Bora, dovremmo esaminare da dove ha origine il terrorismo: dalle politiche ingiuste in cui, da oltre mezzo secolo, si crogiola l'America. |