Il Pakistan "riconosce" Israele
di M. Shahid Alam

Le pressioni americane sulla giunta pakistana per il riconoscimento di Israele non potrebbero avvenire in un periodo peggiore. Ci sono ben poche rarità, nel mondo islamico, disposte a credere ad una sola delle menzogne utilizzate per giustificare l'illegale aggressione all'Iraq; essi sanno che si e' trattato di un'azione della laconica amministrazione americana per proteggere gli interessi di Israele. 

 

 

Nel giugno 2003, Pervez Musharraf, l'auto-nominatosi presidente ed uomo forte del Pakistan, e' stato convocato a Washington. E' ritornato con due richieste da parte del presidente Bush: il Pakistan deve riconoscere Israele e rendere disponibili le sue truppe per proteggere l'illegale occupazione americana dell'Iraq. E' tornato anche con un bel gruzzolo per i governanti pakistani: tre miliardi di dollari per i  prossimi cinque anni.

Mentre era ancora a Washington, Musharraf aveva detto ai reporters pakistani di non aver fatto alcun "patto" con gli Stati Uniti: "Tutto ciò che facciamo, lo facciamo nell'interesse della nazione e, per fortuna, i nostri interessi nazionali coincidono con quelli degli USA, ed in ciò sta la bellezza della nostra relazione". Come minimo bisogna ringraziare l'uomo forte per la sua franchezza. Ecco la sua pubblica confessione: il governo pakistano accetta senza riserve il nuovo contratto americano nel mondo islamico. Il Pakistan sta combattendo - e combatterà - la guerra americana contro il "terrorismo", che quasi tutti i musulmani considerano una copertura per la frantumazione americana del mondo islamico.

C'e' una qualche "bellezza" in questa relazione? E' una relazione che fu cementata in pochi minuti dalla richiesta di Colin Powell all'uomo forte la notte dell'11 settembre. Istantaneamente, il Pakistan offrì non soltanto il suo spazio aereo agli aerei ed ai missili americani; invitò anche gli USA a lanciare la loro invasione all'Afghanistan da mezza dozzina di basi in Pakistan. Subito dopo, gruppi operativi americani cominciarono a stazionare nelle città pakistane e ad eseguire arresti sul suolo del paese asiatico. E' difficile trovare un altro paese che abbia rinunciato alla sua sovranità tanto rapidamente. E l'uomo forte considera "bella" questa resa.

Adesso, i Likudniks americani hanno assegnato un altro compito all'uomo forte. "Riconosci lo stato d'Israele", chiedono. 
Questo stato d'Israele ha avuto origine da una brillante cospirazione che ha fatto leva sul potere della stessa gente che detestava gli ebrei. I sionisti fecero un patto con i loro antichi persecutori: vi libereremo di tutti i vostri ebrei se ci aiutate a creare uno stato coloniale ebraico in Palestina. Inoltre, questo stato rappresenterà l'avamposto dell'Europa imperialista nel mondo arabo. Gli anti-semiti occidentali trovarono la proposta irresistibile. La Gran Bretagna sottoscrisse il patto a partire dal 1917 ma, quando cominciò ad esitare, gli Stati Uniti la rimpiazzarono e crearono Israele, continuando ad essere il suo maggiore sponsor e preoccupandosi di garantirne l'egemonia   nell'area indebolendo il mondo islamico con guerre e corruzione.

Per istituire un'egemonia durevole, Israele chiede ai suoi vicini arabi il riconoscimento incondizionato. Il primo passo in questa direzione si ebbe nel 1978, quando l'Egitto riconobbe Israele in cambio di un assegno annuo di due miliardi di dollari da parte degli USA. Il secondo ebbe luogo nel 1993, dopo la fine della Guerra Fredda, quando Arafat ed i suoi vecchi amici barattarono il diritto storico dei palestinesi al 78% della Palestina mandataria con il diritto ad amministrare i Territori occupati da Israele. La maggior parte degli stati arabi si sarebbero felicemente accodati all'impresa, ed alcuni lo fecero. Altri dovettero rinunciare a causa della crescente opposizione islamica interna.

Le pressioni americane sulla giunta pakistana per il riconoscimento di Israele non potrebbero avvenire in un periodo peggiore. Ci sono ben poche rarità, nel mondo islamico, disposte a credere ad una sola delle menzogne utilizzate per giustificare l'illegale aggressione all'Iraq; essi sanno che si e' trattato di un'azione della laconica amministrazione americana per proteggere gli interessi di Israele. Il grande inganno del "processo di pace", inaugurato con gli Accordi di Oslo nel 1003, e' oggi completamente a pezzi. Israele continua a rafforzare le fondamenta di uno stato di apartheid, completando la separazione delle "razze differenti" con la costruzione di un muro alto venti piedi. In tale situazione, le pressioni americane rappresentano solo un'ulteriore prova della coda israeliana che agita il cane americano. Gli Stati Uniti stanno  pressando la giunta pakistana per conto di Israele.

Incredibilmente, l'uomo forte del Pakistan ha avuto l'impudenza di trovare una giustificazione convincente per il riconoscimento: "Per come la vedo io, se gli stessi palestinesi hanno intavolato trattative e sono amici di Israele ... qual'e' il problema con noi? Qual'e' il fondamento della nostra inimicizia con Israele?". L'uomo forte aspetterà, forse, fino al raggiungimento della pace tra palestinesi ed Israele; fino a che essi non abbiano ottenuto la sovranità sul misero 22% della loro patria storica; fino a che quattro milioni di palestinesi etnicamente ripuliti nel 1948 e nel 1967 non siano tornati alle loro case in quello che oggi e' Israele? E' chiaro che l'uomo forte non e' nella condizione di aspettare questi risultati, o che sia interessato ad offrire il suo aiuto affinché questi risultati siano raggiunti. Deve obbedire a Washington: e vuole farlo ora.

Il Generale chiede: "Qual'e' il fondamento della nostra inimicizia con Israele?". Ha forse dimenticato che il Pakistan e' l'unico paese islamico a possedere armi nucleari e, sebbene queste armi siano puntate verso l'India, per Israele non e' affatto indifferente se il  riconoscimento vi sia o meno? Come capo militare, Musharraf dovrebbe sapere che l'esercito si prepara per sostenere un eventuale attacco che potrebbe avvenire sia da parte dell'India che di Israele. L'India ed Israele formano l'asse naturale contro il Pakistan: e questa e' una dura realtà geopolitica che difficilmente può essere alterata dal riconoscimento.

Molti commentatori in Pakistan - con un'ingenuità rara per dei realisti auto-definitisi - hanno stilato una lista dei vantaggi che il riconoscimento porterebbe al Pakistan. La lista include la riduzione del rischio di attacchi preventivi contro l'assetto nucleare pakistano, accesso alla tecnologia militare israeliana e limitazione alla crescente "relazione speciale" tra Israele e India. Questi "realisti" dimenticano che il riconoscimento e' un atto definitivo, che, una volta compiuto, non ha più potere ne' influenza. Cosa hanno ottenuto i palestinesi dal loro riconoscimento di Israele?

D'altra parte, i realisti dovrebbero essere avvertiti di alcune responsabilità reali che derivano dal riconoscimento. Quasi tutti i pakistani vedranno tutto ciò come un altro atto di tradimento, una costosa concessione estorta dai loro smidollati governanti in cambio di prestiti che serviranno solo ad accrescere il debito estero pakistano; e ciò potrà solo rafforzare la causa islamista che gli Stati Uniti vogliono tenere a bada. La normalizzazione delle relazioni con Israele migliorerà il lavoro dell'intelligence israeliana in Pakistan, e renderà dunque l'assetto nucleare del paese più vulnerabile ad un attacco indiano o israeliano. Non dobbiamo trascurare l'inquietudine che ciò potrebbe causare al nostro vicino iraniano, il quale potrà spostarsi maggiormente verso l'India. Infine, i realisti - che non possono permettersi di ignorare la possibilità che tali eventi diventino reali - dovrebbero chiedersi se al riconoscimento sarà consentito di resistere, anche se i Salmisti non riuscissero mai ad ottenere il potere in Pakistan. Il Pakistan e' in grado di garantire che i consolati e l'ambasciata israeliani nel paese non diventino l'obiettivo di attacchi violenti da parte di estremisti?

C'e' una ragionevole possibilità, dunque, che questa mossa americana abbia un effetto contrario. Potrebbe averlo perché essa ignora - come quasi tutti gli elementi della politica americana verso i paesi islamici - la forza della dinamica Newtoniana. Proprio perché ogni azione non ha una reazione istantanea nel mondo delle dinamiche politiche e sociali, i politicanti americani dalla vista corta non riescono quasi mai a vedere le implicazioni a lungo termine della loro politica. Se agiscono, sanno di poter contare sulle bombe a grappolo per maneggiare qualsiasi conseguenza avversa. Da cinquant'anni, la politica americana nutre quelle forze di base del mondo islamico che oggi hanno cominciato a sfidare l'egemonia statunitense nei loro paesi. La cosa tragica e' che, quando queste forze diventano visibili, gli USA rispondono allo stesso modo. Probabilmente, questa e' la sola logica che da' un senso ad un'elite imperialista, convinta dell'invincibilità delle bombe a grappolo e dei missili taglia-margherite. 

Se i governanti pakistani badassero agli interessi nazionali del loro paese - e non immaginassero che questi interessi fossero serviti meglio obbedendo agli ordini dell'America - avrebbero dovuto rispondere alle pressioni americane dichiarando fermamente che il Pakistan ed i pakistani riconoscono Israele - e lo hanno sempre riconosciuto - per ciò che esso e'.

I pakistani riconoscono che Israele e' uno stato coloniale; riconoscono che questo stato razzista fu - ed e' - fondato sul terrorismo e la violenza; riconoscono che Israele fu creato sulle fondamenta distrutte di una società palestinese vivente; riconoscono che Israele ha creato una maggioranza ebraica ripulendo etnicamente quasi un milione di palestinesi nel 1948; riconoscono che Israele ha un terrificante arsenale nucleare puntato su tutte le capitali arabe; riconoscono che Israele ha armato e sostenuto, fin dalla sua creazione, i regimi più reazionari, dal Sudafrica dell'apartheid all'Uganda di Idi Amin Dada; riconoscono infine che Israele cerca di rendere più profondo il suo dominio egemonico sugli arabi utilizzando uomini, denaro e armi americane.

Eppure, anche oggi, mi aspetto e spero che i pakistani siano felici di estendere il riconoscimento ad un paese (in qualunque modo esso si chiami) - tra il fiume Giordano ed il mar Mediterraneo - che garantisca uguali diritti a tutti i suoi abitanti, ebrei ed arabi, e garantisca il diritto al ritorno alle loro case dei profughi palestinesi. Ma un Israele colonialista, egemonico e razzista e' un'altra faccenda. E, se Zengi, Nur ad-Din, Salahuddin ed i Mamelucchi egiziani si rifiutarono di riconoscere gli staterelli crociati, perché i musulmani di oggi dovrebbero comportarsi in maniera  differente?

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da Iview