| "TERRORISMO":
LA PAROLA STESSA E' PERICOLOSA di John V. Whitbeck, avvocato internazionale |
Non vi e' certo penuria di precise formulazioni verbali per i diversi atti cui e' applicato il termine "terrorismo". "Assassinio di massa", "omicidio", "uccisioni", "attentati" e "sabotaggio" sono i piu' "gettonati", con l'aggiunta, se e' il caso, di "politicamente motivato/i". Tali precise formulazioni non riescono, tuttavia a diminuire l'impatto fortemente negativo e demonizzante del termine "terrorismo". Se qualcuno commette un "assassinio di massa politicamente motivato", la gente potrebbe incuriorirsi sulle cause che hanno ispirato tale crimine, ma non c'e' dubbio che nulla puo' giustificare (o persino spiegare) il "terrorismo", che, tutti sono d'accordo, e' il "male ultimo".
Molti atti a cui e' riferito il termine "terrorismo" sono le tattiche dei deboli, di solito (ma non sempre) contro i forti. In questo caso essi non sono una scelta, ma rappresentano l'ultima risorsa. Per citare un esempio su tutti, i palestinesi certamente preferirebbero lottare per la loro liberta' contro un'occupazione infinita usando mezzi "rispettabili", come ad esempio gli F-16, gli elicotteri d'attacco Apache e missili laser-guidati come quelli che l'America fornisce ad Israele. Se gli Stati Uniti fornissero queste armi anche ai palestinesi, il problema dei kamikaze sarebbe risolto. Fino a che cio' non accada - o, almeno, fino a quando i palestinesi non possano intravvedere all'orizzonte qualche genuina speranza di un futuro - nessuno dovrebbe sorprendersi o scandalizzarsi se essi usano l'unica risorsa loro disponibile - i loro corpi. A questo proposito, e' interessante notare che i poveri, i deboli e gli oppressi raramente si preoccupano del "terrorismo". Cosa che fanno di norma, invece, i ricchi, i forti e gli oppressori. Mentre la maggior parte dell'umanita' avrebbe piu' ragione di temere la violenza ad alta tecnologia dei forti, piu' che quella a bassa tecnologia dei deboli, il trucco mentale escogitato da coloro che abusano dell'epiteto "terrorismo" e' il seguente: la violenza a bassa tecnologia dei deboli e' un abominio tale che non ci sono limiti per la violenza ad alta teconologia dei forti nel combatterla.
Forse l'unica
definizione onesta e globalmente accettabile di "terrorismo"
e' questa: "violenza che non mi piace, che non
sostengo". Questa spiegazione spiegherebbe la
condanna universale del "terrorismo" in un
mondo che ne e', apparentemente, pieno. Per definizione,
non puoi supportare cio' che non ti piace, mentre, se lo
sostieni e ti piace, automaticamente non e' "terrorismo". La trasformazione repentina dei Talebani, nella terminologia e nella percezione degli americani, da una forma di governo particolarmente retrograda e repressiva (cosi' considerata anche dalla maggior parte dei musulmani) ad un regime "che ospita terroristi" e poi ad un regime esso stesso terrorista delle peggiore specie e' un drammatico esempio delle minacce alla legge internazionale, al senso comune ed anche agli interessi nazionali provocate dall'uso casuale del termine "terrorista". Bisognerebbe invece ricordare che, poco dopo l'11 settembre, gli USA lanciarono un ultimatum all'Afghanistan per costringere Osama bin Laden alla resa. Quest'ultimatum non arrivava solo con un bastone (la promessa di un attacco in caso di mancata obbedienza) ma anche, almeno implicitamente, con una carota (la promessa di non attaccare in caso contrario). Se Bin Laden fosse stato consegnato e' lecito ritenere che i Talebani sarebbero ancora al governo in Afghanistan? Ma l'Afghanistan chiese delle prove che non furono mostrate e dunque gli USA attaccarono. Prima dell'attacco, ne' l'Afghanistan ne' i Talebani figuravano sulla famosa lista di "organizzazioni terroristiche" in cui l'America inserisce tutti coloro che non gli garbano. Eppure, impercettibilmente ma rapidamente, e soprattutto senza che nessun afghano fosse coinvolto negli attacchi dell'11 settembre, tutti coloro che fossero in qualche modo associati al regime dei talebani - membro della politica, dell'amministrazione, un semplice soldato o anche l'ambasciatore in Pakistan - divenne un "terrorista", da uccidere possibilmente o, nel caso sfortunato in cui si fosse arreso prima di essere "eliminato", da "consegnare alla giustizia". Gli USA dichiararono pubblicamente che non era loro interesse fare prigionieri, un'affermazione che, da sola, costituisce un crimine di guerra. Ma qual'era il crimine dei leaders Talebani? Quello di essersi rifiutati di estradare un residente verso un paese con cui l'Afghanistan non aveva firmato alcun trattato di estradizione? Resistere (inefficacemente) ad un attacco americano contro il loro paese? Tentare di uccidere un agente della CIA catturato nella prigione di Qalai Janghi, teatro di un massacro di Talebani? E' questo il genere di giustizia per il quale tutto il mondo, senza far domande, corre dietro agli Stati Uniti? La domanda "Per quale motivo?" non viene ancora formulata. Se lo fosse, la risposta sarebbe ovvia: terrorismo. Dal momento che quei miserabili soldati vengono ora definiti "terroristi", appare irrilevante il fatto che gli USA abbiano attaccato l'Afghanistan e che a questi ultimi non sia stata concessa neppure la chance di potersi difendere, dal momento che sono stati bombardati massicciamente dall'alto, fino ad ucciderli o costringerli alla resa. Essendo "terroristi", e dunque colpevoli dei crimini piu' odiosi, non possono reclamare alcun diritto. In questo contesto, c'e' qualcosa di psichedelico nel caso di John Walker Lindh, il 20enne "talebano americano", la cui conversione all'Islam e la cui ricerca di un significato piu' profondo della vita di quello offerto dal consumismo egocentrico del "sogno americano" lo portarono al posto sbagliato nel momento sbagliato, ad essere bombardato dalle forze militari americane, ad essere catturato nella prigione di Qalai Janghi dopo essere miracolosamente scampato all'eccidio di Talebani all'interno della fortezza, a ritornare negli Stati Uniti in catene e ad essere incriminato (potenzialmente a rischio di essere imprigionato a vita) per aver (ci crediate o no) cospirato "allo scopo di uccidere americani". ("Cospirazione" e', tradizionalmente, l'accusa che negli Stati Uniti viene mossa a persone che non hanno, in realta', fatto nulla, ma i cui persecutori sono determinati a colpire).
Apparentemente
intossicati dal concetto di stare combattendo una guerra
mondiale "contro il terrorismo" e culturalmente
programmati per considerare gli arabi ed i musulmani non
pienamente umani, gli USA sono riusciti ad attizzare un
risentimento ben maggiore di quello precedente agli
eventi dell'11 settembre. Il mondo - in particolare gli USA - deve capire che, in un mondo pieno di ingiustizia, l'urlo violento di coloro che sono alla ricerca di una vita migliore o di un po' di giustizia o di protezione contro chi li tormenta non puo' essere sradicato. Tutt'al piu' la gravita' e la frequenza di quell'urlo puo' essere smorzata cercando di alleviare le ingiustizie e le umiliazioni che gli hanno dato origine, mediante l'applicazione reale del principio religioso fondamentale: " fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te" e dei principi fondamentali dei padri fondatori della democrazia americana, secondo cui tutti gli uomini sono creati uguali e sono titolari di identici diritti inalienabili e che i popoli che soffrono di disperazione ed offese alla dignita' umana hanno il diritto di essere alleviati e sostenuti. Una mente focalizzata unicamente sul potere militare, sulla sicurezza ed i programmi di controterrorismo si rendera' conto, a sue spese, che i suoi proclami sono controproduttivi e diminuiscono sicurezza e qualita' di vita non solo per i poveri, gli oppressi ed i deboli, ma anche per i forti, i ricchi e gli oppressori. La tendenza post-11 settembre e' quella di esasperare, non di alleviare, tutte le ingiustizie che alimentano il senso di rabbia ed umiliazione del mondo arabo, ma si puo' evitare che questa tendenza continui - a meno che, naturalmente, donne ed uomini di buona volonta', compassione e valori etici, che nutrino serie e fondate proccupazioni per il buco nero verso cui il mondo si sta avviando e che riescano a vedere che ci deve essere, e c'e', un modo migliore, non si lascino terrorizzare in silenzio. |
traduzione a cura di www.arabcomint.com