CAMMINEREMO SULLE NOSTRE FERITE

poesie scritte con il sangue e le lacrime
dai poeti della resistenza palestinese

Perche' suona l’arancio …

come un orologio da muro

e la lettera … cade nelle mani dell’avversario.

Mi hai tentato con la poesia

ed ho seguito la gazzella … ma la stella

era un lupo, ed il cielo e'   un suo occhio.

Scrivi la mia confessione:

non sono affaticato…non sono affaticato

pero' ho visto …

ed ero fra i primi di coloro,

che hanno annunciato il sorgere della stella

quando era una goccia di sangue …

Scrivi la mia confessione:

non sono affaticato

pero' ho visto… percio'

quando il fiume diventa il collo di un impiccato

e quando il pozzo diventa un lupo,

come puo' dissetarsi la gazzella ?

L’arancio ruota compiendo mille giri

ma dopo due volte cadde la lettera

nelle mani del nemico…

*    *    *

O patria … il candeliere non e' un gallo…

e l’occhio del poeta perseguitato

non e' un anello …

Tutte le volte che mi allontano,

  mi innamoro

tutte le volte che mi avvicino,

  mi viene una vertigine…

E ogni volta che ho liberato

ogni volta che ho liberato

ogni volta che ho liberato… una farfalla

dal candeliere della donna che ho amato

si appropria di me un martire

con i fiori, con le pallottole… con   il canto …

Mueyen Bseyso

* * *

Il 29 ottobre 1956, alcune unita' delle Guardie di Frontiera israeliane, in giro per il Triangolo di villaggi, giunti a Kafr Qasem, ingiunsero alla popolazione di restare in casa avendo ordinato che il coprifuoco cominciasse un'ora prima del solito. Piu' di 40   lavoratori che coltivavano i campi dei dintorni, giunti in ritardo in citta', furono fatti allineare e sparati alla schiena a bruciapelo. Il governo israeliano, aiutato dalla stampa, fece tutto quanto era possibile affinche' la verita' sulla strage restasse nascosta. Si parlo' di errore e si cercarono i colpevoli, che furono identificati in Lt.Daham e nel Maggiore Melindi: questi, colpevoli dell'omicidio di 43 persone, furono condannati a pene miti, poi ridotte di un terzo, e, alla fine, nel settembre 1960, Daham ebbe l'incarico di Ufficiale per gli Affari Arabi al municipio di Ramle.

Kufr Qassem”

un villaggio che sogna

il grano, i fiori della violetta

e lo sposalizio delle colombe.

Mieteteli in un solo colpo

mieteteli … mieteteli.

Un bosco d’ulivi

era sempre verde

era,   amore mio.

Certo, cinquanta vittime

fecero di essa al tramonto

un stagno rosso,

cinquanta vittime.

Amore mio, non rimproverarmi

mi hanno assassinato

mi hanno assassinato.  

Ti dedico ogni cosa

l’ombra e la luce

l’anello dello sposalizio

e tutto cio' che desideri

ti dedico un giardino

di fichi e   ulivi.

Verro' da te come tutte le notti

introducendomi dalla finestra

e nel sogno

ti lancero' un gelsomino.

Non rimproverarmi

se tardero' un poco

loro, mi hanno fermato

o amore mio, non rimproverarmi

mi hanno assassinato

mi hanno assassinato.

“Kufr Qassem”

Sono tornato dalla morte

per vivere … per cantare

  lasciami prendere la mia voce

da una ferita incandescente

e aiutami sul rancore, che

semina spine nel mio cuore.

Sono l’inviato di una ferita

sulla quale non si tratta,

il flagello del boia mi insegno'

a camminare sulla mia ferita,

camminare … camminare

e resistere !

Mahmud Darwish

 

traduzione delle poesie a cura di www.arabcomint.com

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