Piu' di una bandiera!
di Ramzy Baroud

...............................................................................................

 

 

Quando due soldati israeliani, in piedi presso cio' che restava del compound presidenziale di Yasser Arafat, vi hanno issato la bandiera della "vittoria" in cima, non sapevano che anche la bandiera palestinese era ammainata.

No, la bandiera palestinese non e' blu e bianca, con la "stella di Davide" al centro. E' ancora quel meraviglioso vessillo a quattro colori, simbolo dell'onorevole lotta di una nazione.

L'alzata della bandiera, comunque, risale a molto tempo prima dell'assedio e della distruzione del Q.G. di Arafat. Risale al periodo dei miei ricordi piu' lontani, quando ero uno scolaro di prima elementare.
Le matricole della mia scuola, la "Scuola elementare del campo profughi di Nusseirat", dovevano imparare presto le sfide dell'essere studenti. Una delle prime cose che imparavamo era a disegnare la bandiera.

La bandiera palestinese e' una delle piu' semplici da disegnare, se si hanno i colori giusti - verde, bianco, rosso e nero. La sfida principale per noi bambini, dunque, non era quella di disegnarla bene, usando i colori al posto giusto e badando a non debordare, ma quella di non essere presi dai soldati israeliani durante i frequenti raids dell'esercito nelle scuole elementari palestinesi.

Non vi erano ambiguita', da parte dell'esercito, sulle conseguenze che un ragazzo doveva affrontare se usava quei quattro colori in un modo che poteva ricordare la bandiera: gli studenti delle superiori venivano picchiati, multati o detenuti, quelli di scuola media ed elementare venivano malmenati, portati in campi militari israeliani e rilasciati solo quando i genitori venivano a riscattarli dietro il pagamento di una salata multa.

A dispetto della chiarezza di quelle leggi non scritte, noi lo facevamo ugualmente. Io non sono mai stato preso con la mia bandiera. Altri lo sono stati, lasciando nel mio ricordo storie di coraggio troppo numerose per essere raccontate e genitori poveri costretti ad indebitarsi per pagare le multe.
La bandiera palestinese ha sempre avuto il potere di suscitare in me e nei miei compagni emozioni forti. Non e' certo la qualita' della presentazione della bandiera a suscitare la tempesta delle emozioni, ma il coraggio di sollevarla e la crudelta' che cio' scatenava nei soldati israeliani, che, sempre, non cercavano che il modo per tirarla giu'.

Parte della mia famiglia vive ancora nella stessa vecchia casa, presso il cimitero di Nusseirat. Vicino alla nostra casa vi e' un serbatoio per l'acqua, costruito dalle Nazioni Unite molti anni fa, ed un alto muretto conduce proprio in cima al serbatoio. Alcune anime intrepide erano solite venire di notte ad issare una bandiera proprio sulla cima del serbatoio, molto in alto. La missione era suicida, non per la pericolosita' del percorso da scalare, nella notte buia, ma perche' qualche giovane e' rimasto ucciso dai cecchini israeliani mentre tentava di issare la bandiera.

I bambini ed i giovani che lanciano pietre hanno sempre avuto la loro bandiera e riescono a mantenerla persino nei momenti piu' caldi dei loro scontri con le truppe d'occupazione. Colui che porta la bandiera e' colui che non lascera' mai cadere quel prezioso pezzo di stoffa e che, se ferito, fara' in modo di passarla ad un altro.

Tra i miei compagni, la narrazione ufficiale del simbolismo che vi e' dietro i colori della bandiera, suonava cosi': "Verde e' il colore della Palestina, il bianco e' il colore della pace in cui siamo vissuti prima di diventare profughi, rosso e' il sangue che versiamo volentieri per liberare la nostra terra e nero e' il colore della nostra vita sotto occupazione".

Ma, in qualche modo, la poetica, viscerale percezione della bandiera che io avevo, si erose dopo la firma degli accordi di Oslo nel 1993. Molti dei diritti per i quali avevamo lottato, per i quali eravamo pronti a scalare alte torri, erano ancora mancanti.

La bandiera veniva strappata della sua identita'. Non vi era piu' nulla eccetto quattro pallidi colori, che sbiadivano. Fu solo allora che Israele ci permise di alzare quella bandiera, di stamparla, dipingerla, incollarla alle auto ed alle case, indossarla, ballarci. Io non lo feci mai. Perche' non erano quelli i colori che adoravo e che Oslo aveva corrotto.

Lo scorso aprile mi fu negato il permesso di entrare nella mia patria dall'esercito israeliano, il quale aveva preso possesso completo di tutto il confine tra Cisgiordania e Giordania. Ero scovolto, stressato, e il mio dolore cresceva mano a mano che mi rendevo conto che non sarei potuto entrare in Palestina.
Mentre aspettavo il pullman che mi avrebbe riportato in Giordania, vidi i resti di una bandiera palestinese che una volta sventolava su questa costruzione. Era a brandelli, eppure qualcosa rimaneva attaccato all'asta. Al suo posto, sventolava una nuovissima e grande bandiera israeliana. Nonostante il vantaggio che questa aveva sui brandelli dell'altra, nella brezza di Gerico, sembrava aliena.

Lasciai il confine, quel giorno, con il ricordo di un bambino, di milioni di bambini cui viene negato il diritto di portare la propria bandiera senza essere picchiati, sparati, incarcerati. Ma, per una sorta di strana alchimia, i sentimenti che provavo una volta verso la mia bandiera si vivificavano lentamente, i suoi colori tornavano a nuova vita.

Mentre guardavo la televisione, qualche giorno fa, migliaia di chilometri lontano dalla mia patria, vidi l'esercito israeliano che attaccava il quartiere presedenziale a Ramallah e dichiarava vittoria alzando la bandiera israeliana al posto di quella palestinese.
Invece di arrabbiarmi, il mio cuore sussulto' di orgoglio. Mi precipitai nello studio, cercai in ogni cassetto finche' trovai una bandiera accuratamente piegata. La presi e la appesi alla parete. Nonostante fosse spiegazzata, toglieva il respiro.

La mia bambina di tre anni, Zarifah, si precipito' correndo nella stanza, come fa di solito.

-Papa', cos'e' questo?

-E' la bandiera della Palestina

-Wow, e' bellissima. Posso disegnarla, papa'?

Fu solo allora che compresi che la bandiera della Palestina e' piu' di una bandiera. E' un destino.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da "Palestine Chronicle"