L'Islam ed i prigionieri di guerra

 

 

"Trattate i prigionieri di guerra con gentilezza".

No, non si tratta di un principio delle Convenzioni di Ginevra concernenti i diritti dei prigionieri di guerra. Si tratta dell'istruzione data dal Profeta Mohammad ai suoi Compagni più di 1400 anni fa. L'Islam ha stabilito regole anche per il tempo di guerra, specificando quando i musulmani dovrebbero combattere, chi dovrebbero combattere e come dovrebbero combattere.

Durante l'epoca del profeta Mohammad, i musulmani stabilirono uno standard etico senza precedenti per ciò che concerne il trattamento del nemico catturato. 

Essi trattarono i loro prigionieri di guerra in un modo che non ha paragoni nella storia. L'islam e' stato il primo, tra i sistemi religiosi e secolari, a stabilire la fondamentale regola secondo cui "il prigioniero e' protetto per mezzo della sua prigionia, ed il ferito e' protetto per mezzo delle sue ferite". 

Secondo l'etica islamica, il musulmano e' tenuto a liberare i prigionieri per i quali non si può chiedere un riscatto (ad esempio, la liberazione di un eguale numero di prigionieri musulmani) oppure a riscattare i prigionieri di guerra. I prigionieri di guerra non devono essere umiliati o degradati in alcun modo. Hanno diritto a conservare la loro dignità umana e ad essere protetti dagli abusi sessuali, emotivi e fisici. Dovrebbe essere garantita sufficiente assistenza sanitaria per i prigionieri che ne abbiano bisogno. Dovrebbero essere loro garantiti nutrimento appropriato ed abbigliamento adeguato; lo stesso Profeta istruì i suoi Compagni a riparare i prigionieri dal sole estivo e a dare loro da bere acqua pulita.

I prigionieri sono invitati a conoscere l'Islam, ma non devono in alcun modo essere costretti alla conversione o allettati con promesse di liberazione in cambio, in base al versetto "Non c'e' costrizione nella religione" (2:256), il quale stabilisce che la volontà dell'individuo e la sua piena sincerità sono elementi indispensabili alla conversione. Il Corano definisce in questo modo i virtuosi:

"[loro] che, nonostante il loro bisogno , nutrono il povero, l'orfano e il prigioniero;  

[e interiormente affermano:] « E' solo per il volto di Dio  che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né gratitudine" (76:8-9).

Grazie al modo in cui i Compagni si attenevano strettamente alle ingiunzioni del Profeta sul trattamento dei prigionieri di guerra, uno degli uomini catturati nella Battaglia di Badr, Huzayr ibn Humair, disse: "Dopo essere stato catturato, fui portato presso una famiglia degli Ansar [i musulmani di Medina]. Ogni volta che essi pranzavano o cenavano, mi usavano una preferenza, dandomi da mangiare pane mentre loro si cibavano di soli datteri, secondo le ingiunzioni del Profeta di trattare bene i prigionieri". 

Un altro, Thamama ibn Athal, fu fatto prigioniero e portato al Profeta, che disse: "Siate buoni con lui durante la sua prigionia". Il Profeta andò a casa, prese tutto il cibo che era possibile e lo mandò a Thamama. Poco dopo, il Profeta lo interrogò rispettosamente e gli chiese quale potesse essere il prezzo del suo riscatto. "Cosa hai, Thamama?", gli chiese. "In realtà ho molto da offrire. Se mi uccidete, uccidete un uomo il cui sangue sarà di certo vendicato. Se siete generosi, siete generosi verso un uomo che sa come ricambiare. Se cercate denaro, chiedetemi ciò che volete".

Il Profeta andò via e, quando ritornò il secondo giorno, Thamama gli disse le stesse cose. Il terzo giorno, il Profeta ordinò la liberazione di Thamama. I musulmani lo liberarono e lui andò via. Si fece un rapido bagno e ritornò, dichiarando: "Testimonio che non c'e' Dio al di fuori di Dio e che tu sei il Suo Messaggero. O Mohammad! Giuro su Dio che non c'e' stato un uomo sulla terra che ho odiato più di te. Ora sei per me il più caro tra gli uomini. E giuro su Dio che non vi era per me  religione al mondo più detestata della tua, ed ora e' la più amata. Non vi era terra che disprezzavo più della tua ed ora la amo più di tutte le terre messe assieme".

Tra coloro a cui fu data la libertà fu un poeta chiamato Abu Aza, il quale disse al Profeta: "Ho cinque figlie e non c'e' nessuno che badi a loro. Fammi tornare a loro come gesto di carità e prometto di non combatterti e di non aiutare i tuoi nemici". 

Abul-as ibn al-Rabia fu liberato in cambio di un riscatto che in seguito gli venne restituito dal Profeta stesso. In seguito, l'uomo abbracciò l'Islam.

L'etica islamica sul trattamento dei prigionieri di guerra fa parte di un intero sistema morale che conferisce la massima importanza alla preservazione della dignità  e dei diritti umani. Questo principio si estende dai diritti del bambino non ancora nato ai diritti delle donne, degli anziani , dei non musulmani cittadini di un paese islamico, fino a quelli dei nemici catturati come prigionieri di guerra. Ogni essere umano ha un valore inerente in quanto creazione di Dio.

www.arabcomint.com