Il Principe Azzurro
di Israel Shamir
| Tre amanti si sono contesi i favori della Figlia di Sion, donandole una terra e ricchezze infinite. Col tempo hanno capito che "per mangiare allo stesso piatto con il diavolo, si ha bisogno di un cucchiaio molto lungo". |
L'attuale spiegazione piu' quotata e' quella che viene vagamente definita "interesse strategico delle corporazioni americane", decifrata a volte come desiderio da parte delle industrie belliche americane di vendere la loro roba agli arabi. Altri preferiscono citare il bisogno americano di avere una base, o una sorta di "pittbull pronto a saltare alla gola" in quell'area travagliata. Gli idealisti ancora credono nel senso di colpa generato dall'Olocausto o similarita' psicologiche. Un'altra prolifica scuola spiega l'anomalia col petrolio: il petrolio arabo deve essere controllato dall'America e chi puo' svolgere il compito meglio di un feroce ebreo hassidico? Ahime', questa scuola spiega tutto col petrolio, dalla guerra in Afghanistan all'attacco all'Iraq, alle tensioni tra India e Pakistan all'agonia della Palestina. Mi fa ricordare degli antichi filosofi greci, che credevano al principio unico su cui era costruito il mondo. Per Talete esso era l'acqua, per
Anassimeno l'aria, per Eraclito il fuoco. Per un intero
coro di esperti e' il petrolio, e le loro discussioni
sono molto convincenti, fino a quando non si rammenta una
divertente battuta di Afif Saffiye, rappresentante dell'Anp
a Londra: "Anche la Palestina ha molto petrolio.
Petr-olio d'oliva".
I militari ed i funzionari britannici divennero obiettivo sia dei palestinesi che dei sionisti incontentabili. La spiegazione tradizionale di questo comportamento anomalo e' identica a quella fornita per il supporto americano. Ancora una volta, e' l' "imperialismo", il "petrolio", la "posizione strategica", il "dividere e governare" e banalita' simili (meno quotati il senso di colpa e l'olocausto, dal momento che tutto cio' comincio' molto prima di Hitler). Una ordinata "collezione di documenti ufficiali, memorandum e lettere di coloro che erano al potere in Gran Bretagna e Palestina all'epoca, durante i decisivi anni 1917-1922 , contengono un solo riferimento al valore economico della Palestina percepito dagli statisti britannici: "La Palestina non ha alcun valore strategico". Tra le righe: non c'e' petrolio. Nelle discussioni private dietro le porte chiuse di Whitehall, non si trova uno straccio di desiderio imperialista sul tipo di "dividere e governare". Per contro, i leaders britannici, anticiparono "grossi problemi da parte dei sionisti" (Generale Allenby). Come affermo' Lord Cecil, "noi [i britannici] non prenderemo nulla all'infuori di essa [il possesso della Palestina]". I britannici non avevano bisogno della Palestina, se ne sarebbero sbarazzati volentieri, ma non osarono. Le Carte Palestinesi consegnano all'oblio la spiegazione "imperialista" per quello che concerne la tumultuosa relazione tra sionismo ed impero britannico. Ora, un premuroso scrittore israeliano, Tom Segev, ha proposto un motivo abbastanza differente nel suo best-seller "One Palestine, Complete". Pubblicato in inglese l'anno scorso, e' stato acclamato dagli esperti ebrei americani come "profondamente ricercato" (Jewish Week), "affascinante" (Hadassa Magazine), "pietra miliare dell'informazione" (Huston Jewish Herald), mentre il grande ammiratore di Sharon, Ron Grossman del Chicago Tribune, lo ha definito una "narrativa brillante ed affascinante del periodo". Segev non tritura le parole. Egli rifiuta la spiegazione della "strategia petrolifera" e, proprio all'inizio del libro, afferma: "L'Inghilterra lo fece perche' i suoi governanti credevano certamente nel grande potere del Sionismo Mondiale di influenzare gli eventi internazionali, sia negli USA che nella Russia rivoluzionaria". Il governo britannico giunse alla conclusione che era suo dovere conquistare la Palestina, sopprimerne gli abitanti, e regalarla ai sionisti allo scopo di ottenere il favore dell'Ebraismo Mondiale. IL primo ministro, Lloyd George, "temeva
i sionisti" e, nelle sue memorie, spiego' la sua
importante decisione di supportare i sionisti mediante un
urgente bisogno di stringere un'alleanza, "un
contratto con l'Ebraismo", "un potere altamente
influente, che valeva la pena tenersi buono" per
poter vincere la guerra. "I sionisti avevano tutte
le intenzioni di determinare gli esiti della Prima Guerra
Mondiale. Potevano influenzare gli USA a prendere parte
alla guerra e, come forza determinante dietro la
rivoluzione russa, potevano controllare l'attitudine
della Russia verso la Germania. Essi si proposero al
miglior offerente e, a meno che la Gran Bretagna non
avesse iniziato le trattative per prima, si sarebbero
lasciati comprare dalla Germania". I sionisti condividevano pienamente questa
visione di unita' e potenza, scrive Segev. Il generale
Herbert Samuel, ebreo e sionista, propose nel 1915 di
dare la Palestina ai sionisti "sicche' milioni di
ebrei in tutto il mondo, inclusi due milioni negli USA,
sarebbero stati eternamente grati alla Gran Bretagna, per
generazioni". (In realta' la riconoscenza duro' meno
di 20 anni, fino all'inizio del terrorismo sionista
contro la Gran Bretagna).
Ora, Tom Segev non ha scoperto l'America, ma ha introdotto un espediente retorico necessario, chiamato "percezione". Saggiamente, lui non dice: "Gli ebrei controllavano un tale potere che la Gran Bretagna preferi' trattare con loro e consegnare la Palestina sacrificando migliaia di soldati inglesi e di palestinesi". Invece, lo scrittore israeliano Tom Segev usa una formula perfettamente accettabile anche ai severi controllori del "politically correct". Non il "potere sionista", ma la "percezione del potere sionista", la "convinzione del potere sionista" fu il fattore che dette impulso, simile alla fede nella stregoneria. Il suo espediente e le sue applicazioni ci permettono di continuare a trattare il soggetto in maniera pacifica, lasciando la travagliata questione della realta'/percezione ad un altro contesto. La percezione, scrisse Mark Twain nel suo "Un conto da 1 milione di dollari", e' quasi buona quanto la realta'. Un eroe americano della sua breve storia viene universalmente considerato milionario, anche se non ha il becco di un quattrino, e diventa milionario proprio sulla base di questa percezione. [...] Non e' obiettivo di questo articolo decidere o persino discutere se le promesse fatte furono mantenute, se potevano mantenerle e nemmeno se gli ebrei esistono. Sara' sufficiente dire che sembra di si. L'America porto' le sue fresche forze sui campi di battaglia europei, le stanche armate tedesche furono sconfitte, il Trattato di Versailles segno' il destino di Germania e Palestina. Le ottime relazioni tra ebrei tedeschi e tedeschi si deteriorarono irrimediabilmente a causa della percepita alleanza di quelli con i nemici della Germania. In seguito, ebrei comuni, tedeschi comuni e palestinesi comuni avrebbero pagato un prezzo terribile a causa delle ambizioni della leadership americano-sionista. I britannici non ingannarono i sionisti dopo la guerra, poiche' erano terrorizzati dalla loro possibile diserzione in favore della causa russa. Il generale MacDonogh, capo della intelligence militare britannica, mise in guardia gli alti circoli dell'Impero "a non considerare la relazione topografica della Palestina con la Siria, ma gli interessi del sionismo. I sionisti mi hanno riferito che, se non otterranno quello che chiedono in Palestina, supporteranno il bolscevismo in tutte le nazioni come hanno fatto in Russia". Molto recentemente, gli oltranzisti sionisti Sharon, Lieberman e Netanyahu, hanno dichiarato che "se non otterranno quello che chiedono in Palestina", faranno mancare il loro supporto alla Russia di Putin. Ci sono voluti pochi viaggi in Russia da parte di ministri israeliani per garantire il pieno supporto USA a Israele. Ora, per la prima volta da secoli, i sionisti hanno perso la loro "percepita" posizione di equilibristi tra due potenze. La Russia di Putin e' troppo debole per minacciare l'America; la sinistra radicale e' anch'essa debole e non ha sionisti identificabili come tali. E' una vera fortuna, per i sionisti, che gli USA siano guidati da un deficiente come Bush, non da gente come Nixon o Lord Curzon, l'uomo che, nel marzo 1920, disse: "I sionisti vogliono uno stato in cui gli arabi diventino tagliatori di legna e cercatori d'acqua. Non e' questa la mia visione. Voglio che gli arabi abbiano una possibilita' e non sono favorevole ad uno stato ebraico". Ma Nixon venne fatto cadere da rivelazioni del Washington Post, un giornale ebraico, e Lord Curzon peri' in circostanze misteriose. Come predetto, l'Impero Britannico ebbe ben pochi benefici dal patto con i sionisti, anche a medio termine. La vittoria sulla Germania, nel 1918, fu una vittoria di Pirro, poiche' essa accelero' il declino dell'impero. Molti poltici lamentarono che, invece di elemosinare l'alleanza con i sionisti e spingere per una vittoria nel 1915-17, sarebbe stato meglio, per la Gran Bretagna, fare pace con la Germania. La conquista della Palestina non diede ai britannici ne' influenza, ne' profitti, ne' vantaggi strategici e non riusci' neppure a garantirle il sostegno dei sionisti. Il ben organizzato ebraismo supportava l'America, gli ebrei comunisti supportavano la Russia, mentre gli estremisti si rifacevano alle dottrine estremistiche europee per ottenere ispirazione. Le organizzazioni militari sioniste, l'Hagana, l'Irgun e la Banda Stern umiliarono, terrorizzarono ed assassinarono soldati, ufficiali e statisti britannici. Ben presto, gli inglesi capirono che avevano fatto un grosso errore. Scoprirono, come molti leaders prima e dopo di loro, fino a Yasser Arafat, che, per mangiare allo stesso piatto con il diavolo, si ha bisogno di un cucchiaio molto lungo. La storia d'amore tra il Principe Azzurro inglese e la Figlia di Sion era terminato, ma essa non rimase sola ed afflitta. Il posto del gentiluomo britannico fu preso da Josef Stalin. Nel 1945-49, l'Unione Sovietica divenne un forte sostenitore dello stato ebraico. La Russia voto' per la partizione della Palestina, fu la prima a riconoscere Israele e fu il principale fornitore d'armi ai sionisti (via Cecoslovacchia), mentre l'occidente imponeva, come al solito, il blocco verso i palestinesi. Dopo, l'ammiratore russo scarico' la ragazza e pretese di supportare la causa palestinese. Lo strano zigzag della politica russa ha intrigato politici e studiosi, che offrirono prevedibili spiegazioni: "Il desiderio di Stalin per un punto d'appoggio in Medioriente", "la convinzione russa nelle simpatie filo-comuniste degli ebrei in Palestina", "Il tentativo sovietico di indebolire l'imperialismo britannico" e, naturalmente, il "petrolio", "l'espansionismo", e l' "imperialismo". Tutte queste spiegazioni sembrano plausibili. Per noi israeliani, la spiegazione piu' convincente collega le mosse sovietiche a quelle della sinistra israeliana. Nel 1948, i membri del Palmach imitavano l'Armata Rossa, cantavano canzoni russe, alcuni di essi avevano origini comuniste russe o polacche. I geo-strateghi preferirono la ricerca russa di una base nel Mediterraneo, mentre gli scienziati politici videro la lotta tra un Orso Russo ed un Leone Britannico per l'influenza in Medioriente. Non potremo dare la risposta giusta, ma, l'anno scorso, gli Uffici Esteri di Mosca e Tel Aviv pubblicarono congiuntamente due pesanti volumi di documenti riguardanti questo periodo. Essi contengono segreti e lettere confidenziali di Stalin e per Stalin, e fanno luce sulla Storia del Secondo Amante. "Si', il nostro supporto allo stato sionista costituisce una completa anomalia nella lunga tradizione sovietica di sostegno ai movimenti anti-colonialisti ed anti-imperialisti. Si', la nostra decisione avvelenera' le nostre relazioni con il mondo arabo. Si', rendera' schiavo il popolo nativo di Palestina. Ma portera' dalla nostra parte gli ebrei americani e, attraverso loro, gli USA". Questo fu il ragionamento di Stalin e dei suoi uomini. In quegli anni, le forti simpatie di ebrei americani per l'Unione Sovietica portarono al processo Rosenberg e gia' si sentiva nell'aria l'odore del senatore McCarthy. Stalin, come la Gran Bretagna prima di lui, non si curava della Palestina. Non considerava l'Impero Britannico un nemico importante - dopo due guerre mondiali, l'Inghilterra era rovinata. Non era interessato al petrolio. Pensava semplicemente, come i britannici, di fare un contratto con i sionisti, di dare loro cio' che essi volevano e di ottenerne il supporto, in cambio. Gli ci volle un po' di tempo per capire il suo errore. L'uomo forte di Israele, David Ben Gurion, disinganno' i potenziali amici di Mosca e sottolineo' il primo e piu' importante amico e maestro di Israele restava la leadership ebraico-americana. Quando il primo ambasciatore di Israele, Golda Meir, arrivo' a Mosca, Stalin fu testimone di un incredibile impeto di solidarieta' ebraica. Le mogli ebree dei commissari del Kremlino, dalla signora Molotov alla signora Comesichiama, scoppiarono in lacrime di fronte alla Meir quasi si trattasse di una sorella perduta da tempo. I sionisti, in Russia, occupavano troppe posizioni troppo importanti, e migliaia di essi affollarono le strade di fronte all'ambasciata israeliana. Stalin sperava che il suo supporto ad Israele gli conquistasse le menti dei sionisti americani, ma ora aveva capito che, per mezzo di Israele, i leaders ebraico-americani avevano catturato la mente degli ebrei russi. Invece di essere la quinta colonna di New York, aveva permesso agli americani (attraverso Israele) di attivare la loro quinta colonna a Mosca. Stalin aveva sottovalutato la presa che aveva Israele sulle menti ebraiche. Guardo' nell'abisso e si ritiro' appena possibile. Due importanti partners dello stato
ebraico, dunque, lo supportarono perche' percepirono che
l'influenza sionista in America era la leva di comando
per il controllo della superpotenza. Essi pensavano:
diamo ai sionisti cio' che essi vogliono (la Palestina)
ed essi ci daranno cio' che noi vogliamo (l'America). Per
vero o per percezione, essi finirono male. In una
classica storia inglese, "La zampa di una scimmia",
un attrezzo magico realizza i desideri del possessore, ma
in maniera cosi' orribile da metterlo in condizione di
rammaricarsi ogni volta in cui lo chiedeva. L'alleanza
con i sionisti ebbe un effetto simile. Essi ottennero cio'
che volevano - la vittoria in guerra ed una posizione
filo-russa degli ebrei americani, ma dovettero pentirsene.
Questa convinzione e' fortissima anche
negli USA. I politici americani supportano Israele perche'
condividono l'opinione di Lloyd George ed Hertzl. Essi
rispettano anche la condizione richiesta dagli eredi di
Jakob Schiff e mai e poi mai menzionano l'orribile
termine "potere sionista". In un mondo senza
tabu', un novello Henry Miller non puo' scandalizzare i
suoi lettori parlando di sesso, ma di "potere
sionista". E' solo una percezione? Puo' darsi. Ma le
elites tradizionali americane pagano a causa sua un
doppio prezzo: mandano i loro figli a combattere la terza
guerra negli ultimi cento anni per i percepiti interessi
di qualcun altro, e le loro posizioni spariscono
quotidianamente dalla superficie del tavolo. Questa
percezione insanguina l'Iraq e la Palestina, invia denaro
in Israele, distorce il discorso pubblico. (basato su discorsi fatti alla Stenford University, California and American University, Cairo) |
traduzione
a cura di www.arabcomint.com
da israelshamir.net