ISRAELE E LA PROPOSTA DEL PRINCIPE SAUDITA
URI AVNERY - Gush shalom
In Israele, ogni iniziativa internazionale volta a mettere fine al conflitto in atto, passa attraverso tre stadi: (a) negazione, (b) distorta rappresentazione, (c) liquidazione. Ecco come l'accoppiata Sharon-Peres tratteranno anche quest'ultima. Quest'asserzione si basa su di un'esperienza 53nnale, durante cui i governi Labour e Likud hanno fatto a gara nel rifiutare qualsiasi piano di pace venisse loro proposto.
(A proposito, non dobbiamo, Dio ce ne guardi, sospettare che i governi israeliani non volessero la pace. Affatto. Tutti volevano la pace. Tutti desideravano la pace. "Purche' la pace ci dia tutto il paese, almeno fino al Giordano, e ben coperto, in tutte le parti, dagli insediamenti ebraici". Fino ad ora, non abbiamo trovato alcun piano di pace che ci dia tutto cio').
La FASE A tende a minimizzare la portata dell'offerta. "Non c'e' nulla di nuovo", asseriscono le Fonti Politiche. "E' un'offerta puramente tattica. E' una trappola politica". Se l'offerta viene da un arabo, la frase e' la seguente: "Lo dice di fronte alla comunita' internazionale, ma non di fronte al suo popolo". In breve, "Non e' serio".
Un metodo ben sperimentato e' quello di concentrarsi su di una parola e di studiare come essa mostri la disonesta' dell'intera offerta. Ad esempio, prima della guerra del 1973, il presidente egiziano Sadat fece una proposta di pace da raggiungersi in tempi brevi. Golda Meir la rifiuto' tout court. I suoi "arabisti" (ci sono sempre puttane intellettuali, attorno, a fare i lavori sporchi) scoprirono che Sadat aveva parlato di "salaam" e non di "sulh", il che dimostrava che lui non voleva una vera pace. Piu' di 2000 soldati israeliani e decine di migliaia di egiziani pagarono con la loro vita a causa di una parola. E, dopo di cio', con Sadat fu firmato un trattato di "salaam".
Questi metodi sono gia' usati oggi nei confronti dell'offerta saudita. Dapprima e' stato detto che il principe Abdallah aveva parlato dell'iniziativa solo con un giornalista americano, senza rivolgersi al suo popolo. Quando e' apparso chiaro che la proposta era apparsa su tutti i giornali sauditi, sia in patria che a Londra, e' uscito fuori un altro argomento: il principe aveva fatto quest'offerta poiche' i sauditi erano divenuti impopolari a Washington dopo il disastro delle Torri Gemelle. In breve, Abdallah non si e' dimostrato un vero sionista.
Questo punto e' stato trattato ampiamente dai media israeliani. I commentatori hanno commentato, gli studiosi hanno mostrato le loro studiate argomentazioni. Ma nessuno di loro (dico nessuno!) ha parlato o discusso del contenuto reale dell'offerta.
La FASE B deve ridicolizzare l'offerta. Non siamo noi a rifiutare l'offerta. Giammai! Noi desideriamo la pace! Dunque, dapprima diamo il benvenuto al "corso positivo" che l'offerta genera e chiediamo un incontro con il leader arabo che ha proposto l'offerta, giusto "per chiarire gli argomenti". E' logico. Gli americani pensano che, se due hanno una lite, devono incontrarsi e discuterne, per poi mettersi d'accordo. C'e' qualcosa di piu' ragionevole?
Ma un conflitto tra le nazioni non e' una lite tra due persone. Ogni offerta di pace da parte di arabi si poggia su di una premessa in due parti: restituzione dei Territori occupati, e, dopo di cio', riconoscimento e "normalizzazione". La normalizzazione include, logicamente, gli incontri tra i leaders. Quando il governo israeliano chiede un incontro con i leaders arabi "per chiarire i dettagli", cerca in realta' di ottenere la ricompensa (normalizzazione) senza cedere il maltolto (ritiro dai Territori occupati). Davvero un bel trucco. Se poi i leaders arabi rifiutano l'incontro, non fanno altro che dimostrare che la loro offerta di pace era un inganno, non e' cosi'?
Molte offerte di pace sono cadute in questa trappola. Ben-Gurion chiese un incontro con Mohammed Naguib, governante d'Egitto dopo la rivoluzione del 1952. Molti capi del governo avevano chiesto di incontrare Hafez al-Assad. Solo Sadat prese in giro gli ingannatori e venne a Gerusalemme di sua iniziativa.
Quando l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotto' la risoluzione 242, il governo israeliano non la accetto'. Solo molto piu' tardi, quando non aveva piu' vie d'uscita, la accetto' "secondo l'interpretazione israeliana". Questa interpretazione si concentrava sull'articolo "i" (the, in inglese) che mancava dalla versione inglese (che chiedeva il ritiro da "territori occupati" e non da "i territori occupati"), mentre esisteva nella versione francese.
Il metodo preferito e' quello di uccidere lentamente lo spirito dell'offerta, parlarci sopra all'infinito, interpretare questo cosi' e quello cosi', condurre negoziati e negoziati, porre condizioni che l'altra parte non potrebbe mai accettare, fino a che l'iniziativa si esaurisce in silenzio. Ecco cio' che e' accaduto alla Commissione di Conciliazione di Losanna, ecco cio' che e' accaduto a tutti i piani di pace europei ed americani.
FASE C: Se le fasi A e B non hanno funzionato, arriva lo stadio della "liquidazione". Oggi esso e' chiamato "prevenzione mirata" o, semplicemente, "assassinio extragiudiziario" condotto dall'esercito. La "prevenzione mirata" fu applicata alla lettera contro il primo mediatore delle Nazioni Unite, il conte svedese Folke Bernadotte, sparato ed ucciso da "dissidenti" ebraici: neanche Ben-Gurion, pero', fu particolarmente rattristato dal suo assassinio.
Di solito, i governi israeliani usano due armi letali del loro arsenale: il Congresso degli Stati Uniti e i media americani. William Rogers, segretario di Stato di Richard Nixon, ad esempio, propose un piano di pace secondo cui Israele avrebbe dovuto ritirasi entro i confini del 1967. Israele rilascio' la sua arma letale e affondo' Rogers con il suo piano. Il suo lavoro fu preso da un megalomaniaco ebreo, Henry Kissinger, e questa fu la fine dei piani di pace.
L'iniziativa saudita puo' essere anch'essa boicottata? Se i sauditi insisteranno, potrebbe essere difficoltoso cercare di intercettarla. Questa volta l'obiettivo da affondare non e' una piccola nave ma un potente aereo corazzato. Ci potrebbe volere un grande sforzo per affondarlo.
Ma Shimon Peres ed il suo ufficio esteri sono esperti in questo genere di lavoro; lo fanno da decenni. Ariel Sharon li spingera'. Il povero partito laburista, guidato da una copia carbone di Sharon, si unira' al coro. Preoccupati dalla terribile minaccia di mettere fine all'occupazione, i media israeliani marceranno dietro al governo.
Nessuno si ribella, nessuno urla. In Israele il vero discorso pubblico e' morto molto tempo fa. Trentacinque anni di occupazione e di colonizzazione hanno eroso la capacita' del paese di ragionare, lasciando al suo posto un miscuglio di arroganza e follia.
Un'altra opportunita', forse unica, sta per essere mancata. Centinaia, migliaia, decine di migliaia pagheranno questo crimine con la loro vita.

PERES, SHARON E BEN ELIEZER: UNA TRIADE DI CRIMINALI DI GUERRA ED INGANNATORI DI PROFESSIONE
traduzione a cura di www.arabcomint.com