LA NOSTRA SCONFITTA SI DECIDE IN TV
Edward Said*
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Tutti coloro che sono coinvolti con la Palestina, vivono oggi in uno stato di shock e rabbia. L'aggressione colonialista israeliana a tutto campo (unita allo spaventoso e stupido sostegno di Bush) contro il popolo palestinese sovrasta in ferocia tutti gli assalti condotti in precedenza da Ariel Sharon, dal 1971 al 1982. Il clima politico e morale, oggi, e' profondamente decaduto e disumanizzato. I media hanno giocato un ruolo ancora piu' distruttivo proponendo la visione israeliana dei fatti, ossia focalizzando l'attenzione del lettore sugli attacchi kamikaze decontestualizzandoli, non accennando mai all'occupazione brutale ed illegale che i palestinesi subiscono da 35 anni. L'attualita' mondiale e' oggi tutta occupata dalla "guerra al terrorismo" e da una egemonia statunitense senza precedenti, mentre la debolezza e la frammentazione degli stati arabi non e' stata mai cosi' evidente. Tutti questi elementi messi insieme hanno scatenato gli istinti sanguinari di Ariel Sharon. Cio' significa che egli oggi e' in grado di infliggere distruzioni sempre maggiori senza alcun deterrente. Allo stesso tempo Sharon resta quello che e' stato per tutta la vita, governata da odio cieco e stratificato, sentimento che si accompagna sempre a fallimento politico ed anche militare. |
Nei conflitti tra i popoli vi sono elementi che non possono essere eliminati da carriarmati ed elicotteri da guerra. E, nonostante Sharon continui a strombazzare i suoi cinici e stupidi proclami di "guerra contro il terrorismo", la guerra ai civili disarmati non portera' mai a quei risultati politici che lui sogna di ottenere: i palestinesi non lasceranno la loro terra.
Noi crediamo che alla fine riuscira' solo ad ottenere il ripudio da parte della sua stessa gente. Il suo solo piano e' distruggere tutto cio' che sia collegato alla Palestina ed ai palestinesi. Nella sua ossessione contro Yasser Arafat non ha ottenuto che un rafforzamento di Arafat stesso ed una prova ancora piu' chiara della sua follia. E' questa follia e' un problema che riguarda Israele. Per quanto ci riguarda, dobbiamo solo continuare il nostro sforzo morale di proseguire nella marcia verso la liberazione nonostante le sofferenze e le distruzioni inflitteci da questa guerra criminale.
Quando un ex-politico del calibro di Zbigniew Brzezinski dice alla televisione che Israele e' simile al regime di apartheid del Sudafrica, possiamo essere certi che non rivela il suo personale punto di vista, perche' un numero sempre crescente di americani comincia a provare disgusto verso Israele e la sua politica, capisce che questo costosissimo protettorato causa il discredito e l'isolamento degli Stati Uniti presso tutti i popoli del mondo.
La questione che sorge in questo stadio critico e': cosa possiamo imparare dall'attuale crisi, e quali elementi dobbiamo considerare nei nostri piani per il futuro? Quello che diro' potra' apparire selettivo, ma e' il risultato, comunque modesto, di anni in cui ho lavorato per la causa palestinese come persona che appartiene ad entrambi i mondi, quello arabo e quello occidentale.
Ho sintetizzato quello che voglio dire in quattro punti:
1. La Palestina non e' la causa degli arabi, cristiani o musulmani che siano. Non e' una causa del solo mondo islamico. Essa riguarda molti mondi, differenti, contradditori e persino intersecanti. Chi lavora per la Palestina deve essere consapevole di questi numerosi aspetti e sforzarsi costantemente per educare se' stesso in tal senso. A questo scopo, abbiamo bisogno di una leadership colta, sofisticata e vigile, ed abbiamo bisogno che essa sia sostenuta democraticamente. Inoltre dobbiamo capire, come ha sempre insistito Nelson Mandela in riferimento alla sua lotta in Sudafrica, che il problema palestinese e' una delle grandi cause morali del nostro tempo, e quindi dobbiamo trattarla partendo da questa base. Non e' una questione di negoziati di scambio, o un mezzo per raggiungere una posizione politica. E' una causa che rende i palestinesi obbligati ad innalzarsi all'altezza della propria causa e a restare lassu'.
2. Ci sono diversi tipi di potere, il piu' prominente dei quali e', naturalmente, quello militare. Pero', cio' che ha consentito ad Israele a fare ai palestinesi cio' che sta facendo da 54 anni, e' il risultato di una campagna pianificata attentamente e scientificamente per giustificare le azioni israeliane e, allo stesso tempo, distorcere e manipolare quelle palestinesi. La questione, dunque, non e' il mero possesso di un forte apparato militare, ma la capacita' di indirizzare la pubblica opinione, particolarmente negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale.
Questo e' un genere di potere che e' il risultato di un lavoro paziente e metodico che guida la pubblica opinione verso l'enfatizzazione di Israele, mentre i palestinesi, che in questo contesto appaiono come i nemici di Israele, sono dunque persone repellenti, pericolose ed ostili. Dalla fine della guerra fredda, l'importanza dell'Europa in termini di formazione dell'opinione pubblica attraverso le immagini e le idee e' diventata praticamente nulla. Il campo di battaglia (a parte la Palestina) e' oggi l'America. La verita' e' che noi non abbiamo mai capito l'importanza dell'organizzazione metodica di un lavoro politico su base popolare per arrivare ad un punto in cui l'americano medio non sia immediatamente portato a pensare alla parola "terrorismo" correlata alla parola "palestinese". Questo lavoro aiuta di molto la resistenza che, sul campo, i palestinesi oppongono all'occupazione israeliana.
Da cio' possiamo dedurre che l'impunita' di Israele e' causata dal fatto che nessun movimento di opinione corre in nostra difesa per fermare i crimini che Sharon continua a commettere contro di noi, poiche' lui continua a sostenere di stare combattendo il terrorismo, e la gente gli crede.
| Se consideriamo l'enorme suggestione causata dalle immagini che la CNN, ad esempio, trasmette giorno e notte, in cui, per centinaia di volte al giorno, viene ripetuta l'espressione "attentato terroristico", allora dobbiamo ammettere che e' stata un'imperdonabile negligenza non aver formato un piccolo gruppo di intellettuali palestinesi, come Hanan Ashrawi, Leila Shahid, Ghassan al-Khatib, Afif Safiyah, solo per citarne alcuni, che stia a Washington e sia pronto ad apparire alla CNN e a tutti i network americani per spiegare la questione palestina quale essa e', per far capire la realta' di quello che sta accadendo, e per mostrars i all'opinione pubblica come una presenza morale positiva. Abbiamo bisogno di una leadership che capisca l'importanza di questo elemento in questo stadio della politica, in un'era dominata dalla comunicazione elettronica. La mancanza di tale consapevolezza e' parte della nostra attuale tragedia. | ![]() Hanan Ashrawi |
3. Non vi e' beneficio in un lavoro politico responsabile, in un mondo dominato da una singola superpotenza, se non se ne conoscono la storia, le istituzioni, le conflittualita', la politica e la cultura. Inoltre, e' necessario essere padroni del suo linguaggio. (...)L'America non e' una singola massa omogenea. Abbiamo amici veri in America, ed altri che dobbiamo cercare di portare dalla nostra parte. Dobbiamo svilupparci, mobilitarci ed usare la nostra comunita' e le altre comunita' statunitensi in qualche modo collegate a noi come mezzo del nostro lavoro politico per la liberazione nazionale, proprio come ha fatto il Sudafrica o l'Algeria in Francia durante la sua lotta per l'indipendenza. Quello che ci vuole e' pianificazione, disciplina e coordinazione, come risposta alla politica di esclusione e di guerra degli israeliani: e' uno sforzo decisivo per isolare i purificatori ed i razzisti all'interno del loro stesso popolo.
4. La lezione piu' importante per capire noi stessi e' racchiusa nelle terribili tragedie che Israele sta perpetrando nei Territori occupati. La ferma realta' e' che noi siamo un popolo ed una societa', e questa societa' continuera' ad esistere nonostante i feroci attacchi israeliani.
Siamo un popolo perche' abbiamo una societa' che resiste, come ha continuato a resistere per oltre 50 anni, malgrado tutte le violenze, le vicissitudini crudeli della storia e le tragedie che abbiamo sofferto. La nostra maggiore vittoria contro Israele e' il fatto che Sharon e quelli della sua pasta non hanno la capacita' di capirlo. E questo rendera' inevitabile il loro fallimento nonostante l'enorme sproporzione militare e la disumana ferocia di cui hanno dato prova. Siamo sopravvissuti alle nostre tragedie ed ai nostri disastri, mentre gli israeliani come Sharon non ne sono capaci. Sharon morira' lasciando il ricordo di un assassino di palestinesi, un politico fallito che ha portato solo problemi anche al suo stesso popolo. Qualsiasi leader deve lasciare qualcosa su cui costruire per le generazioni future. Sharon, Mofaz e i loro sostenitori, con la loro sadica campagna di morte e massacri, non lasceranno altro che tombe. Sono la morte che genera solo morte.
In quanto palestinesi, noi possiamo dire, io credo, che lasciamo la consapevolezza di essere una societa' che ha resistito a tutti i tentativi di annientamento. E questo non e' certamente poco. Il compito della prossima generazione, i miei figli ed i vostri figli, e' andare avanti partendo da questo punto, con spirito razionale e critico non privo di speranza e tenacia.
*Edward Said, palestinese, e' professore di Letterature Comparate all'Universita' Columbia di New York
traduzione a cura di www.arabcomint.com