PUNTO CROCE DELLA CULTURA
l'intifada palestinese ha creato un nuovo modo di celebrare l'identita' di un popolo condannato a lottare
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La Cultura
palestinese parla creativamente del legame intrinseco
esistente tra il popolo e la sua terra. Questa cultura,
antica di 4000 anni, rimane viva e vitale nonostante i
tentativi di distruggerla. L'etnografo americano Dwight Conquergood ritiene che la cultura ed il folklore palestinesi giochino un ruolo chiave nella lotta palestinese contro l'occupazione israeliana. I palestinesi sono "stati cosi' assaliti, nelle identita' quanto nel fisico, la loro cultura cosi' negata e demolita, che il semplice dire: Siamo palestinesi, attraverso le forme espressive tradizionali, costituisce, in realta', un atto profondamente politico", ha affermato. Conquergood ha aggiunto che l'intifada palestinese, la rivolta popolare, ha creato l'esigenza di celebrare l'identita' palestinese attraverso la musica tradizionale, le favole folkloristiche, le canzoni popolari. Il ricamo palestinese e' cultura allo stato puro. Chiamato Tatriiz in lingua araba, esso e' piu' che un'arte. E' parte integrante della terra palestinese, della sua geografia e della sua storia, un mezzo per conservare il fondamento dell'identita' palestinese. |
Gli indumenti ricamati in miriadi di sfumature colorate ci parlano della storia della Palestina. Principalmente queste storie si leggono sui "thobe", le vesti tradizionali delle donne palestinesi. Scavi effettuati in Palestina hanno mostrato che l'arte di ricamare gli abiti tradizionali risale ad oltre 500 anni fa. Il ricamo palestinese parla del forte legame tra il popolo palestinese e la sua terra. Le donne palestinesi, dice Widad Kawar, esperta di tradizioni popolari, descrivono la loro vita sociale attraverso il ricamo. Si possono distinguere le principali caratteristiche dell'intero popolo palestinese solo osservando i punti del ricamo fatti su ciascuno dei loro "thobe".
Riflettendo le caratteristiche dell'ambiente circostante e della vita sociale, le donne palestinesi riconoscono l'appartenenza di un abito ad una determinata citta' della Palestina guardando le immagini ricamate. Oggetti ed animali come alberi, case, fiori o persino insetti si trovano in tutti i lavori di punto a croce, ma a Jaffa, ad esempio, le donne ricamavano gli abiti con folti rami di arance, a causa della reputazione degli aranceti di Jaffa.
Sebbene a Ramallah non vi siano alberi di palma, ricami riproducenti questa pianta sono tipici dell'area, simbolo di pace, come gli alberi di cipresso che circondavano i campi ed i prati di questa citta'. Altri ricami rappresentano amuleti ed arborvitae (l'albero della vita), a testimonianza della fierezza dei palestinesi per le loro origini e della fede nella resistenza.
I ricami della Galilea sono diversi da quelli di Gerusalemme, Betlemme e Gaza. Kawar sottolinea il fatto che ciascuno di questi a croce racconta una storia del suo popolo. "Tutti i punti sono forti ed immaginifici. Le donne amavano quel tipo di ricamo tradizionale e ne hanno fatto un pezzo notevole di arte e cultura", afferma la Kawar. Tutte le donne palestinesi condividevano gli stessi principi e standards nell'indossare i costumi tradizionali, nonostante le conseguenze distruttive dell'occupazione israeliana sul tessuto sociale e sulla conservazione del patrimonio culturale.
Prima dell'occupazione israeliana della Palestina storica, le donne impegnate nel ricamo dei costumi tradizionali appartenevano ai ceti rurali. Questa tendenza si e' ribaltata dopo l'occupazione del 1948, ed il ricamo tradizionale e' divenuto un lusso che solo le famiglie piu' benestanti potevano permettersi.
L'interazione delle donne con la natura e' sempre stata fonte d'ispirazione per i loro ricami. Prima del 1948, molte donne palestinesi rurali erano solite aiutare i loro mariti nel raccolto. Da allora, le donne hanno continuato a svolgere un ruolo significativo nell'agricoltura e nello sviluppo, contribuendo al sostegno economico e crescendo i propri bambini secondo la tradizione palestinese.
I ricami sui "thobe" si sviluppano, generalmente, in pannelli quadrati che decorano la parte alta dell'abito. Tale decorazione e' nota con il nome di "Qubbeh", mentre i brevi pannelli verticali che decorano il resto del "thobe" sono chiamati "Shinyar". Nei tempi passati, le ragazze palestinesi imparavano il ricamo tradizionale attorno ai 12 anni. Apprendevano quest'arte naturalmente, osservando ricamare le mamme e le nonne. Di abitudine, le ragazzine erano solite trascorrere due o tre ore del pomeriggio ricamando.
Appena si avvicinava l'eta' da marito, cominciavano i preparativi del corredo, che culminavano con la preparazione dell'abito nuziale tradizionale. Di solito occorrevano sei mesi per terminare questo lavoro. Ogni corredo comprendeva da 6 a 12 indumenti ricamati, incluso sciarpe e cuscini.
Dopo il loro esodo forzato, i profughi palestinesi hanno portato con se' le tradizioni, influenzando non poco i paesi nei quali si riversavano. In Giordania, ad esempio, l'arte del ricamo tradizionale palestinese ha fatto proseliti, anche se, e' necessario sottolinearlo, l'esilio e la stessa condizione di sradicamento vissuta dai profughi, hanno causato un impatto deleterio sulla conservazione di memorie, tradizioni, usanze. I palestinesi hanno fatto appello a tutte le loro risorse per mantenere il piu' possibile vivi tradizioni, costumi, memorie, retaggio culturale, insomma tutto cio' che struttura l'identita' di un popolo.
Oggi, l'arte del ricamo tradizionale sta perdendo terreno tra le giovani palestinesi a causa della lotta quotidiana per la sopravvivenza imposta dall'occupazione, dall'oppressione, dal rischio di annichilimento come popolo e come individui. Molte persone di cultura hanno fatto sentire la loro voce sulla necessita' di preservare quest'arte e di tramandarla alle generazioni future come simbolo stesso dell'identita' palestinese. Widad Kawar ha affermato: "Ho chiesto alle scuole giordane, pubbliche e private, di cominciare corsi di ricamo tradizionale per le ragazze. Questa eredita' unisce le tradizioni giordane a quelle palestinesi. Abbiamo bisogno di preservare questa eredita' per la nostra sopravvivenza".
| Ci sono quattro tipi di punto croce nel ricamo tradizionale palestinese. Il primo, "al-Madda", e' originario della Galilea, ma si e' esteso a Nablus e Tulkarem. Differisce dagli altri punti per la sua semplicita'. Il "Falahi" e' il classico punto croce, il piu' diffuso nei ricami palestinesi. Sebbene semplice e decorativo, questo tipo di punto richiede abilita' e molta cura . E' originario di Ramallah, ma si e' sviluppato soprattutto lungo la costa palestinese, fino a Gaza. "Tahrira" e' il terzo punto, molto piu' complicato dei precedenti. Esso e' originario di Gerusalemme e di Betlemme e la sua pulizia e perfezione e' data dalla seta, l'unico materiale usato per questo tipo di punto. Tahrira viene infatti dal termine arabo "harir", che significa, appunto, seta. Il "punto di collegamento" si e' sviluppato dopo il 1967, ed e' ottenuto con i diversi colori della bandiera palestinese. Vero "punto patriottico", esso viene usato per ricamare diverse immagini della bandiera nazionale, di Gerusalemme e della Cupola dell'Aqsa. |