Puo' accadere!

 

 

"Un giorno, questi re corrotti e presidenti fantoccio
saranno spazzati via. Ho questa fede, forse non lo
vedro', forse lo vedranno i miei figli o i figli dei miei figli".

La prima domanda si riferisce, in realta', ad una sua citazione secondo cui i 250.000 soldati americani dislocati nel Golfo, sono un "esercito crociato". Tale termine, ovviamente, ha molte implicazioni nel mondo arabo. Perche' "esercito crociato"?

La scelta non e' mia, ma di George W. Bush. Lui, dopo l'11 settembre, dichiaro' che avrebbe condotto una crociata. E con questo non voglio dire che gli Stati Uniti e l'imperialismo abbiano un odio particolare per i musulmani. Dopotutto, adesso stanno anche cercando di fare fuori il presidente del Venezuela, da 40 anni stanno cercando di fare fuori il presidente di Cuba, hanno invaso la Colombia negli ultimi due anni e nessuno di questi era un paese arabo o islamico. Ma si arriva al punto che tutte le bombe che cadono al mondo sono bombe occidentali, e tutte le vittime dall'11 settembre in poi sono musulmane, e allora, come diciamo noi in inglese, se somiglia ad una papera, cammina come una papera e fa il verso della papera, ci sono ottime possibilita' che si tratti effettivamente di una papera. E credo che allo stesso modo dobbiamo interpretare la situazione attuale.

Essi sono contro i musulmani non perche' sono musulmani ma perche', in quanto musulmani, resistono. Resistoono al servilismo ... al materialismo ... Stanno resistendo all'immoralita' della societa' borghese occidentale. E quindi, sono de facto nemici del sistema imperialista. Poiche' i musulmani, in un certo senso, sono ribelli, l'occidente ha verso di essi una particolare animosita'. Cio' e' legato ... alla presenza, nei paesi occidentali, di un sostanziale numero di musulmani che si ribellano, che resistono al trattamento inflitto ai loro compatrioti e correligionari dai paesi imperialisti.

Quindi credo che si tratti di una crociata, o, ancora piu' importante, essa sara' considerata una crociata dalle vittime. Detto questo, vorrei chiarire che io non sto con bin Laden, sono contro bin Laden ... Ma le azioni di bin Laden vengono fuori da una realta' concreta e le sue parole ed azioni trovano una eco tra un miliardo e mezzo di musulmani in tutto il mondo, poiche' cio' che io ho definito "la palude dell'ingiustizia e del doppio standard" produce molte moschee, ed esse proliferano e diventano piu' virulente.

Lei condivide l'ottimismo espresso da Charles Rees secondo cui possiamo fermare la guerra, a questo punto? Lei ha detto che eravamo all'undicesima ora. Pensa che ci possa essere una svolta, a questo punto? E' stata preparata una manifestazione per il 15 febbraio, ma cosa accadrebbe se per quella data la guerra fosse gia' iniziata? [l'intervista si e' svolta a fine dicembre scorso, ndr]

La manifestazione cambiera', se la guerra comincia. Il nostro progetto e' una disobbedienza civile di massa in tutto il paese il giorno stesso in cui la guerra dovesse iniziare, una manifestazione di massa il primo sabato dopo l'inizio della guerra, ed una manifestazione a Londra ogni sabato fino a che la guerra non terminera'.

La guerra non e' inevitabile. Le guerre non sono mai inevitabili, e persino se cominciate possono essere fermate. Il nemico vuole farci credere che sia inevitabile perche' spera di tramortirci e paralizzarci. Dunque dobbiamo continuare a dire che la guerra non e' affatto inevitabile e puo' essere fermata. Un vasto movimento d'opinione in tutto il mondo potrebbe effettivamente fare la differenza, e questo e' cio' che chiedo.

Molta gente, nel mondo arabo, non sa cio' che accade nel Parlamento britannico, mentre e' piu' informata di cio' che avviene nel Congresso. Qualcuno, in Parlamento, ha recentemente riferito del fatto che uno dei suoi elettori ha inviato una protesta dicendo che non vi e' stata alcuna votazione in riferimento alla guerra contro l'Iraq. Come spiega la discrepanza, visto che tanti elettori in Gran Bretagna sono molto interessati alla faccenda? Com'e' possibile che la discussione venga tenuta al di fuori delle mura del Parlamento?

Non e' vero che non vi sia stata discussione al Parlamento; vi sono state molte discussioni. Non c'e' stata votazione e cio' perche', lo dico con grande imbarazzo, la Gran Bretagna non ha una costituzione. E' uno dei pochi paesi al mondo a non avere una costituzione. Dunque il primo ministro ha il potere di cui lo ha investito la regina, e quindi ha anche il potere di fare la guerra.

Difendono un concetto medievale ... e cio' significa che, a differenza del Congresso USA, non vi sara' alcun voto in Parlamento per autorizzare la guerra. Abbiamo cercato di stimolare un certo tipo di divisione sull'ora a cui terminare i lavori, ad esempio, o sul colore con cui dipingere le pareti, ma tutto cio' che poteva avere l'effetto di dividere e di permettere alle persone di mostrare un po' di opposizione non ha avuto successo.

Il test piu' accurato che si possa avere e' il fatto che 161 membri del parlamento hanno firmato con il loro nome contro la guerra, ma in realta' il numero di coloro che sono contro e' molto maggiore. Alcuni aspettano, alcuni sono spaventati, alcuni pregano che essa non avvenga. Si puo' tranquillamente asserire che sono centinaia i membri del Parlamento che non vogliono questa guerra. Il ministero degli Esteri non e' a favore della guerra, quello stesso ministero che ingannava gli arabi nei tempi in cui gli americani erano ancora cowboys che davano la caccia ai pellerossa e li sterminavano. Il ministero degli Esteri conosce molto bene gli arabi ed e' contro la guerra perche' sa che [il Segretario Generale della Lega Araba] Amr Musa ha ragione a dire che la guerra aprira' i cancelli dell'inferno e nessuno puo' dire cosa ne verra' fuori. Persino gli ambasciatori britannici nell'area sono fortemente contro la guerra.

Ma, ahime', il primo ministro britannico si e' incatenato in una indegna relazione con il presidente americano. E, anche se credo che lui personalmente ne farebbe volentieri a meno, se la guerra scoppiera', lui ci sara' dentro fino al collo. E se va male - e ci sono ampie possibilita' che possa andare male - lui ne paghera' il prezzo. Blair paghera' lo stesso prezzo che pago' Eden nel 1956 dopo Suez.

Pochi mesi fa lei ha fatto visita a Saddam in Iraq. Una visita molto pubblicizzata. Perche' gli ha fatto visita? Non crede che la sua causa potrebbe mantenere la sua purezza originaria se mantenesse anche la sua indipendenza? Molti pacifisti sono stati accusati dai loro detrattori di essere apologeti, come Ramsey Clark e Christopher Higgins. Perche' parlare a Saddam direttamente?

Ho incontrato Saddam due volte nella mia vita; una nel 1993 e l'altra nove anni dopo, nel 2002. In questo periodo, ho visitato l'Iraq forse 100 volte. Dunque non prendo regolarmente il te' con il presidente iracheno. Volevo parlare con lui, in questa occasione, per una ragione specifica: incoraggiarlo a permettere l'ingresso degli ispettori. Tutti gli amici dell'Iraq l'hanno fatto, ed anch'io sentivo il bisogno di farlo. Spero, o meglio, prego, che le prossime settimane non dimostrino che lo sciocco sia stato io. Nel chiedere all'Iraq di fare entrare questo cavallo di Troia nel suo territorio, spero ... prego di non aver indebolito le sue difese.

La mia posizione su Saddam e' molto chiara. Non avevo mai visitato l'Iraq prima della guerra del Golfo. Sarei stato arrestato se lo avessi fatto. Ero infatti un noto oppositore del regime di Baghdad. Facevo manifestazioni fuori le ambasciate irachene mentre, all'interno, ministri e uomini d'affari britannici vendevano armi e gas. Dunque non ho connessioni di alcun genere con il governo iracheno.

Ma la mia opposizione all'imperialismo e' piu' forte della mia opposizione al carattere del regime iracheno. Bisogna fare delle scelte, nella vita. L'imperialismo e' il piu' grande criminale al mondo. L'America e' il piu' grande stato canaglia al mondo. La Gran Bretagna e' l'aiutante di un criminale stato canaglia. Dunque non vi e' scelta se non quella di stare dalla parte del popolo iracheno. E se stai dalla sua parte e ti rechi in Iraq, non puoi fare a meno di incontrare il suo governo. Non e' il governo che io sceglierei, ma e' il governo dell'Iraq.

Abbiamo un proverbio, in Inghilterra, che dice: "Nella terra dei ciechi, l'orbo e' un re". E Saddam Hussein e' l'orbo.

Tornando ai suoi commenti sugli ispettori, non le sembra che il dibattito sulla loro figura sia pretestuoso? Sappiamo tutti molto bene che non e' una questione di ispettori.

Abbiamo fatto un azzardo, ritenendo che esso fosse un modo per evitare la guerra. Certo, se accadesse che, dopo che l'Iraq abbia accolto gli ispettori, si ritrovassero in casa anche le bombe americane ... Mi sembra che gli ispettori vengano usati non come mezzo per ritardare la guerra, ma come grilletto per farla scoppiare.

Le sue origini scozzesi hanno avuto influenza sulla sua lotta contro l'imperialismo?

Io ho origini scozzesi ed irlandesi: la famiglia di mia madre e' irlandese, quella di mio padre scozzese. E cio' la dice lunga sulla natura dell'imperialismo. Se vede il film Brave Heart vedra' che combattiamo l'imperialismo dall'alba dei tempi. Ma credo che sia questione di ideologia, piu' che di etnia o nazionalismo. Io sono ideologicamente anti-imperialista ... Non mi sento parte di un paese, mi sento parte di un'idea, di una fede.

Come puo' fare gli interessi del suo paese e, al tempo stesso, essere contro quegli interessi?

Non credo, prima di tutto, che la politica significhi fare gli interessi del proprio paese. E anche se lo fosse, io sarei contro quest'idea. Era nell'interesse del mio paese, ad esempio, avere un impero su cui non tramontava il sole, ma io sarei stato contro tutto cio', perche' credo che sia immorale rubare le ricchezze di altri popoli, ed il fine di un impero e' quello di rubare le ricchezze di altri. Non ha nulla a che vedere con la civilizzazione. I colonialisti portavano la Bibbia in una mano ed il fucile nell'altra, ma la mano che portava il fucile era molto piu' lesta ed importante. E' immorale rubare, sia che io le prenda il registratore, sia che porti via le ricchezze del suo paese.

All'interno dei paesi imperialisti, c'e' sempre stata una sostanziosa fetta di pubblica opinione che rifiuta questo ruolo. Nel 1956, vi fu un movimento di massa contro l'invasione dell'Egitto da parte di Gran Bretagna, Francia e Israele. Trafalgar Square traboccava di gente, alcuni dei partecipanti di allora sono ancora vivi ed hanno parlato con noi contro l'invasione dell'Iraq, sempre a Trafalgar Square. Tony Benn, ad esempio, ha parlato nel 1956 ed ha parlato nel 2002.

Siamo parte di una catena ininterrotta di persone che rifiutano l'imperialismo per motivi etici, religiosi, morali, politici ed ideologici. Siamo sopravvissuti perche' non abbiamo avuto paura e perche', lottando, ci siamo conquistati uno spazio democratico, all'interno dei nostri paesi. Tutte le liberta' che ci siamo conquistati a fatica, possono esserci strappate. Alcune ci sono gia' state strappate a partire dall'11 settembre.

Certo, non affrontiamo soldati armati come i bambini dell'Intifada. Certo non affrontiamo militari con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni come la gente del Cairo. Perlomeno non ancora. Questi grandi paesi imperialisti possono ancora permettersi il lusso di una certa quantita' di opposizione, poiche' non sono minacciati, il loro regime non e' minacciato. La sopravvivenza del regime e' il piu' grande imperativo per ogni regime, in America come in Gran Bretagna come a Baghdad. Dunque, finche' essi non sono minacciati possono assorbire un certo grado di opposizione, ma quando questa diviene particolarmente acuta e pericolosa per essi, cominciano a muoversi ad un livello differente.

Noi abbiamo uno spazio, e viviamo in quello spazio. Potrebbe essere anche di pochi metri, ma e' nostro. E, per grazia di Dio, continueremo a combattere all'interno di esso. Potremo vincere o perdere, ma mai arrenderci.

Si pente mai per qualcosa che avrebbe potuto accaderle e che non le e' accaduto a causa dei suoi punti di vista?

No. La gente nei giornali dice che avrei potuto diventare ministro e persino primo ministro. Ma cio' non ha senso, perche' io sono cio' che sono, e sarebbe stato impossibile, per me, diventare ministro e dire cose in cui non credo o, al contrario, non dire cose in cui credo, tradire i miei amici, i miei principi. E' semplicemente qualcosa che non potrei neppure prendere in considerazione.
La politica occidentale sta radicalizzando gli studenti arabi e musulmani. Ammonisco il Parlamento da anni, su cio'. Vedete cosa ho detto in Parlamento negli anni '80: che con i vostri doppi standards, con il sostegno dato ai crimini israeliani, con l'abbraccio ai re corrotti ed ai presidenti fantoccio, agite contro gli interessi del vostro stesso popolo. State radicalizzando gli studenti arabi e musulmani in un modo che si ritorcera' contro i vostri stessi interessi a lungo termine.

Spostandoci ai paesi arabi, Wein al Arab [Dove sono gli arabi?] e' una canzone cantata da decenni, e nulla e' mai accaduto. Crede che accadra' qualcosa?

Si. Ho guidato un autobus rosso da Londra fino a Baghdad, nel 1999. Da Marrakesh a Baghdad, tutti parlavano la stessa lingua, pregavano lo stesso Dio, mangiavano lo stesso cibo ed ascoltavano la stessa musica e tutti avevano un unico slogan : Sha'ab 'arabi Wahed [la nazione araba e' una]. Ed io credo che un giorno quest'ideale sara' realizzato, perche' la situazione non puo' andare avanti. Non possiamo affrontare un altro secolo come quello trascorso.

Gli arabi hanno tutto ... Dio gli ha dato tutto: hanno petrolio, gas, acqua, gente, cultura, terra, risorse, mari ed oceani, e guardate come sono costretti a vivere. Gli europei parlano 45 lingue, negli ultimi 60 anni si sono massacrati gli uni gli altri a decine di milioni, eppure adesso sono uniti, perche' hanno capito che l'unita' era nell'interesse dei loro popoli, cosi' come e' nell'interesse degli arabi unirsi.
Un giorno, questi re corrotti e presidenti fantoccio saranno spazzati via. Ho questa fede, forse non lo vedro', forse lo vedranno i miei figli o i figli dei miei figli.
La storia e' una gran cosa. Noi viviamo per un tempo molto breve. E' un vero peccato. Un breve periodo di tempo, 100 anni, e quando la storia sara' riscritta, sara' molto differente.

Se potesse rivolgersi ai nostri lettori, ed al mondo islamico nella sua interezza, c'e' qualcosa di particolare che vorrebbe dire?

Gli arabi sono il primo popolo ad aver scritto un alfabeto ... il primo popolo ad inventare l'agricoltura, a fare leggi. In realta', molto di cio' che e' stato creato in Medioriente sta per essere distrutto.
Gli arabi sono un grande popolo. L'Islam e' una grande religione. Ma deve resistere, devono resistere. Noi abbiamo un proverbio: il grande sembra grande solo se il resto e' in ginocchio. Quando ci alziamo, nessuno e' poi cosi' grande. Nessuno e' un superman. George Bush non e' un superman. Tutti possono vederlo. Gli arabi ed i musulmani sono del tutto capaci di creare da se' il loro futuro, ma cio' avra' un costo.

Una volta ho chiesto a qualcuno ... perche', quando Sharon massacrava i palestinesi a Jenin, le imponenti manifestazioni nel mondo arabo non continuarono? Mi fu risposto: Perche' uno studente fu ucciso ad Alessandria. Mi dispiace molto per quello studente e per la sua famiglia, ma i palestinesi perdono i loro figli ogni giorno, eppure non smettono di uscire fuori il giorno successivo.

Cosi' deve essere fatto. Hezbollah ha buttato fuori a calci gli invasori del suo paese. Fares Odeh, un ragazzino di 13 anni, ha avanzato contro un carroarmato israeliano, e lo ha affrontato a mani nude. E quando lo hanno ucciso, i suoi fratelli ed i suoi amici ne hanno preso il posto.
Gli iracheni resistono da anni alla fame ed ai bombardamenti e non si sono mai arresi.
Gli arabi ed i musulmani sono potenzialmente grandi, le ho fatto solo tre esempi. E lei sa che a Cuba, quando gli insegnanti chiedono agli allievi: Tu da grande cosa vuoi diventare? inevitabilmente la risposta e': Voglio diventare come il Che.
Gli arabi devono avere una mentalita' simile e dire: "Voglio essere come Hezbollah, voglio essere come l'Intifada, voglio essere come gli iracheni che resistono". E se lo fanno, nulla puo' fermarli. Nulla.

George Galloway e' vice-presidente del partito Laburista e membro del Parlamento britannico. E' inoltre uno dei piu' autorevoli attivisti al mondo, e cerca da decenni di portare alla luce il lato oscuro della politica estera USA e britannica.

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via Islam-online