Realtà afghane
La guerra al "terrore" e'
una crudele truffa
di John Pilger
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Alla conferenza del partito laburista britannico successiva agli attacchi dell'11 settembre 2001, il primo ministro Tony Blair disse memorabilmente: "Al popolo afgano facciamo questa promessa. Non vi lasceremo soli ... Se muterà il regime talebano, lavoreremo con voi per assicurarci che il successore sia a base ampia, riunifichi tutti i gruppi etnici e offra delle vie d'uscita dalla povertà della vostra miserabile esistenza".
Stava facendo il verso al presidente USA George Bush, che pochi giorni prima aveva detto: "L'oppresso popolo dell'Afghanistan conoscerà la generosità dell'America e dei suoi alleati. Colpiremo obiettivi militari ma, al tempo stesso, paracaduteremo cibo, medicine e rifornimenti agli affamati e sofferenti uomini, donne e bambini di Afghanistan. Gli USA sono amici del popolo afgano".
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Quasi ogni parola era falsa. Le loro
dichiarazioni preoccupate erano crudeli illusioni che spianavano la strada alla
conquista sia dell'Afghanistan che dell'Iraq. Mentre si svela l'illegalità
dell'occupazione anglo-americana in Iraq, il disastro dimenticato in
Afghanistan, la prima "vittoria" in questa "guerra al
terrorismo", e' forse un testamento al potere persino più
sconvolgente. |
C'e' un senso per l'Anno Zero in Afghanistan. I miei passi rimbombano in quello che era il maestoso Dilkusha Palace, costruito nel 1910 su progetto di un architetto britannico. Oggi e' una rovina cavernosa da cui emergono, come piccoli fantasmi, bambini magri come giunchi che offrono cartoline ingiallite del luogo com'era 30 anni fa. Sotto la scala vi e' ancora il sangue raggrumito di due persone saltate in aria su una bomba un paio di giorni prima. Chi erano? Chi aveva piazzato la bomba? In un paese alla mercé dei signori della guerra, molti dei quali conniventi con il terrorismo, la domanda stessa e' surreale.
Cento metri più in là, uomini vestiti di blu si muovono rigidamente in fila: sono sminatori. Le mine, qui, sono come la spazzatura, uccidono e mutilano ogni ora di ogni giorno. Di fronte a quello che era il cinema principale di Kabul c'e' un muro tappezzato di posters che mettono in guardia sulle bombe a frammentazione inesplose - "gialle e made in USA" - che sono nei paraggi. I bambini giocano qui, inseguendosi nell'ombra, osservati da un ragazzino con un moncherino e parte del viso mancante.
DOMINIO DEI MAFIOSI
Dal 7 ottobre 2001, in Afghanistan sono stati spesi più di 10 miliardi di dollari USA, gran parte dei quali dagli Stati Uniti. Più dell'80% di questa cifra e' stato speso per bombardare il paese e finanziare i signori della guerra, che si sono definiti "l'Alleanza del nord". Washington ha dato a ciascuno di essi decine di migliaia di dollari in contante e vagoni di armi. "Stiamo arrivando a tutti i comandanti possibili", disse un ufficiale della CIA al Wall Street Journal durante la guerra. In altre parole, li hanno comprati affinché smettessero di combattere tra di loro e combattessero i Talebani.
Si tratta degli stessi signori della guerra che, nella lotta per il controllo di Kabul dopo la sconfitta dei sovietici nel 1989, polverizzarono la città, uccidendo 50.000 civili. La metà di questi nel 1994, secondo Human Rights Watch. Grazie agli americani, il controllo dell'Afghanistan e' stato ceduto agli stessi mafiosi ed ai loro eserciti privati, che governano con il terrore, il ricatto ed il monopolio dell'oppio da papavero che fornisce alla Gran Bretagna il 90% dell'eroina da strada.
Il governo post-Talebani e' di facciata; non ha denaro e la sua autorità governa, con molta difficoltà, la sola Kabul, nonostante la pretesa democratica di elezioni pianificate per il prossimo anno. Omar Zakhilwal, dirigente del ministero per gli affari rurali, mi ha detto che il governo incassa meno del 20% degli aiuti versati all'Afghanistan. "Non abbiamo neanche il denaro per pagare i salari, figurarsi per la ricostruzione", ha detto. Il presidente Hamid Karzai e' un fantoccio di Washington, che non può andare in nessun luogo senza il gruppo di guardie del corpo delle forze speciali USA.
In una serie di straordinari rapporti, l'ultimo dei quali pubblicato a luglio, Human Rights Watch ha documentato le atrocità "commesse da banditi e signori della guerra portati al potere dagli USA e dai suoi partner della coalizione dopo la caduta dei Talebani, nel 2001", i quali hanno "essenzialmente dirottato il paese". Il rapporto denuncia che truppe della polizia e dell'esercito controllate dai signori della guerra rapiscono impunemente gli abitanti dei villaggi, tenendoli sotto sequestro in prigioni improvvisate; le donne, i ragazzi e le ragazze vengono diffusamente stuprati; l'estorsione, la rapina e l'assassinio arbitrario sono la norma. Le scuole femminili sono state bruciate. "Dal momento che l'obiettivo principale sono donne e ragazze, molte preferiscono stare in casa, essendo per loro impossibile frequentare le scuole o lavorare".
Nella città occidentale di Herat, ad esempio, le donne vengono arrestate se guidano; e' proibito loro viaggiare senza un parente maschio. Se sono prese, vengono sottoposte ad un "test della castità", sperperando servizi medici a cui, dice l'HRW, "donne e ragazze non hanno praticamente accesso, particolarmente a Herat, dove solo l'1% delle donne partorisce con l'aiuto di un medico". Il tasso di mortalità delle partorienti e' il più alto del mondo, secondo l'UNICEF. Herat e' governata dal signore della guerra Ismail Khan, che il ministro della difesa USA, Donald Rumsfeld, ha definito "un uomo piacevole ... ponderato, misurato e sicuro di sé".
SIMA SAMAR
"L'ultima volta che ci siamo incontrati in questa camera", disse Bush durante il discorso sullo Stato dell'Unione lo scorso anno, "le madri e le figlie dell'Afghanistan erano prigioniere in casa, impedite dal lavorare e dal frequentare la scuola. Oggi, le donne sono libere, e fanno parte del nuovo governo dell'Afghanistan. E diamo il benvenuto al nuovo ministro per gli affari femminili, dott. Sima Samar". Una donna sottile, di mezza età, col capo coperto, si alzò, accolta da una coreografica ovazione.
Medico che, durante gli anni dei Talebani, si rifiutò di negare le cure alle donne, Samar e' un vero simbolo di resistenza, la cui appropriazione da parte dell'untuoso Bush ha avuto vita breve. Nel dicembre 2001, Samar partecipò alla "conferenza di pace" di Bonn, sponsorizzata da Washington, in cui fu installato Karzai come presidente e tre signori della guerra tra i più brutali come vice-presidenti. Il generale Rashid Dostum, accusato di aver torturato e massacrato prigionieri, e' attualmente ministro della difesa. Samar era una delle due donne del governo Karzai.
L'applauso al Congresso non si era ancora spento che Samar fu falsamente accusata di blasfemia e costretta alle dimissioni. I signori della guerra, diversi dai Talebani solo nelle alleanze tribali e nella pietà religiosa, non tolleravano neppure un gesto di emancipazione femminile. [...]
In una diroccata fabbrica di scarpe ad ovest di Kabul, ho trovato la popolazione di due villaggi rannicchiata su pavimenti esposti alle intemperie e con un unico rubinetto gocciolante. I bambini erano accoccolati intorno a grandi fuochi su parapetti cadenti: il giorno prima, un bambino era morto cadendo; il giorno che arrivai, un altro cadde, ferendosi gravemente. Il loro pasto consisteva in pane inzuppato nel tè. I loro occhi erano quelli dei profughi terrorizzati. Mi spiegarono che si erano rifugiati in questo luogo perché i signori della guerra li derubavano e sequestravano le loro mogli e figli, per violentarli e riconsegnarli dopo il pagamento di un riscatto.
"Durante il governo dei Talebani vivevamo in una tomba, ma eravamo al sicuro", mi ha detto Marina, membro leader della Revolutionary Association of the Women of Afghanistan (RAWA). "Alcuni dicono persino che stavamo meglio. Oggi la situazione e' disperata. Le leggi possono essere cambiate, ma le donne non osano uscire di casa senza il burka, che indossiamo come protezione".
RAWA e' la coraggiosa organizzazione che per anni ha cercato di sensibilizzare il mondo sulle sofferenze delle donne afghane. Le sue donne hanno viaggiato segretamente con una telecamera nascosta sotto il burka, per filmare le esecuzioni sommarie e gli altri abusi, e mostrare poi le cassette in occidente. "Cercavamo diverse agenzie, la Reuters, l'ABC Australia, ad esempio, ma tutte dicevano: OK, e' interessante, ma non possiamo mostrarlo agli occidentali perché può essere sconvolgente". Ciò avveniva prima dell'11 settembre, prima, cioé, che Bush ed i media americani scoprissero la questione delle donne afghane. Marina dice che il silenzio dell'occidente sulla natura atroce del regime dei signori della guerra sostenuti dagli USA non e' diverso.
IL "FRANKENSTEIN" DI WASHINGTON
[...] La tragedia dell'Afghanistan esemplifica la massima del potere occidentale - che i paesi del Terzo Mondo sono considerati e trattati essenzialmente in termini di "utilità" per noi. La brutalità e l'ipocrisia che ciò comporta sono impresse nella moderna storia dell'Afghanistan. Uno dei segreti più a lungo custoditi della Guerra Fredda era il sostegno americano e britannico ai mujahidin, che dovevano in seguito produrre i Talebani ed Osama bin Laden.
"Secondo la versione ufficiale della
storia", ha ammesso in un'intervista del 1998 Zbigniew Brzezinski,
consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, "l'aiuto
della CIA ai mujahid cominciò negli anni '80, ossia dopo che l'Unione Sovietica
invase l'Afghanistan ... Ma la realtà e' completamente diversa".
Dietro consiglio di Brzezinski,nel luglio del 1979, Carter autorizzò lo
stanziamento di 500 milioni di dollari per aiutare la costituzione di
un'organizzazione, il cui scopo era quello di fungere da esca per Mosca,
all'epoca enormemente preoccupata per la crescita del fondamentalismo
islamico-separatista nelle repubbliche centro-asiatiche sovietiche, ed attirarla
nella trappola dell'Afghanistan, apparente fonte di "contagio".
Per 17 anni, Washington versò 4 miliardi di dollari nelle mani di pedine il cui
obiettivo era quello di estenuare l'Unione Sovietica con una guerra futile, ed
infine distruggerla.
Il direttore della CIA William Casey supportò un piano dell'intelligence pakistana, l'ISI, per reclutare volontari da tutto il mondo arabo. Più di 100.000 persone giunsero in Pakistan per partecipare al "jihad afghano", e furono addestrati in campi controllati dalla CIA e dalla Gran Bretagna. I loro leaders erano addestrati in un campo della CIA, in Virginia. Quest'operazione fu chiamata "Operazione Ciclone" e continuò anche dopo il ritiro sovietico, nel 1989.
"Confesso che le nazioni sono pezzi in una scacchiera", disse Lord Curzon, viceré britannico in India nel 1898, "su cui si gioca la grande sfida per il dominio del mondo". Brzezinski, consigliere di diversi presidenti, e guru ammirato dalla gang di Bush, ha scritto virtualmente le stesse parole. Nel suo libro La Grande Scacchiera: il Primato Americano e i suoi Imperativi Geostrategici, scrive che la chiave per il dominio del mondo e' l'Asia Centrale, con la sua posizione strategica tra potenze in competizione ed immensa ricchezza di gas e petrolio. [...]
PETROLIO E GAS
Quando infine l'Unione Sovietica collassò, la scacchiera passò all'amministrazione Clinton. L'ultima mutazione dei mujahidin, i Talebani, ora governavano l'Afghanistan. Nel 1997, questi furono amabilmente accolti ed ospitati a Washington e Houston, Texas, da funzionari del Dipartimento di Stato e dirigenti della Union Oil Company of California (UNOCAL). Il Wall Street Journal, bollettino del potere USA, fu caloroso: "I Talebani sono gli attori più capaci di assicurare la pace all'Afghanistan in queso momento storico".
Nel gennaio del 1997, un funzionario del Dipartimento di Stato disse ai giornalisti in un briefing privato che sperava che l'Afghanistan potesse diventare un protettorato petrolifero, "come l'Arabia Saudita". Fu obiettato che in Arabia Saudita non vi era democrazia e le donne erano discriminate. "Potremo convivere con questo", fu la risposta.
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L'obiettivo USA era la realizzazione di un "sogno" vecchio 60 anni: costruire un oleodotto dal Caspio, via Afghanistan, ad un porto di mare profondo. Ai Talebani furono offerti 15 centesimi per ogni 1000 piedi cubici di gas passante per l'Afghanistan. Nonostante fossero gli anni di Clinton, le trattative furono condotte dalla "giunta del gas e del petrolio", che doveva in seguito dominare il regime di George W.Bush. Essa includeva alcuni membri del governo di Bush padre - l'attuale vice-presidente Dick Cheney, che rappresentava ben nove compagnie, e Condoleeza Rice, attuale consigliere per la sicurezza nazionale, all'epoca direttore della Chevron-Texaco, con speciale responsabilità per il Pakistan e l'Asia centrale. |
Pelate la cipolla e troverete Bush senior come consulente del Carlyle Group, le cui 164 compagnie sono specializzate in petrolio, gas, oleodotti ed armi. I suoi clienti includono una famiglia saudita super-ricca, i bin Laden. (Pochi giorni dopo gli attacchi dell'11 settembre, la famiglia bin Laden fu fatta uscire dagli USA in gran segreto).
Il "sogno" dell'oleodotto svanì, i Talebani non erano più utili, anzi erano diventati un amico imbarazzante e costoso. Nell'ottobre del 2001, gli USA riportarono al poter a suon di bombe i loro vecchi amici, i signori della guerra, l'Alleanza del nord. Oggi, nell'Afghanistan "liberato", l'oleodotto e' finalmente in costruzione, controllato dall'ambasciatore USA in Afghanistan, John Maresca, ex membro dell'UNOCAL.
Da quando hanno rovesciato i Talebani, gli USA hanno creato 13 basi in nove ex repubbliche sovietiche centro-asiatiche, confinanti con l'Afghanistan e ricche di risorse. In tutto il mondo, vi e' oggi la presenza militare USA in prossimità di ogni grande fonte di risorsa fossile.
"ZONA DI COMBATTIMENTO"
E' dall'enorme base di Bagram, presso Kabul, costruita dai sovietici, che gli USA controllano le strade d'accesso alle ricchezze del bacino del Caspio. Ma, come anche nellaltra conquista, l'Iraq, non tutto va per il verso giusto. "Veniamo sparati contro ogni volta che usciamo dalla base", disse il colonnello Rod Davis. "Per noi, fuori di lì e' tutta zona di combattimento".
Gli chiesi: "Ma il presidente Bush dice
che avete liberato l'Afghanistan. Perché la gente vi spara?"
"Gli elementi ostili sono dovunque, amico mio"
"E ciò vi sorprende, dal momento che supportate i signori della
guerra?", replicai.
"Noi li chiamiamo governatori regionali".
Come "governatori regionali", i signori della guerra come Ismail Khan di Herat sono considerati parte del governo nazionale di Karzai - una giustapposizione non facile.
La guerra che ha rovesciato i Talebani non si e' mai fermata. Diecimila truppe USA vi stazionano; escono con elicotteri da guerra e fanno esplodere le caverne nelle montagne o attaccano un villaggio, di solito nel sud-est. I Talebani stanno tornando nel cuore del territorio Pashtun ed ai confini con il Pakistan. Il livello della guerra non viene reso noto da fonti indipendenti; i portavoce USA come Davies sono le uniche fonti delle notizie che ci dicono: "50 combattenti talebani sono stati uccisi dalle forze USA". L'Afghanistan e' oggi così pericoloso che e' virtualmente impossibile per dei giornalisti lavorarvi.
Il centro delle operazioni USA e' Bagram, dove vengono portati i sospetti per essere interrogati. Due ex-prigionieri, Abdul Jabbar e Hakkim Shah, hanno raccontato in marzo al New York Times che oltre 100 prigionieri sono tenuti "incappucciati, con le mani legate al soffitto, i piedi percossi, impossibilitati dal muoversi per ore, di giorno e di notte". Da lì, molti vengono trasportati, via mare, al campo di concentramento di Guantanamo Bay.
Sono loro negati tutti i diritti. Alla Croce Rossa e' stato permesso di ispezionare solo una parte di Bagram; l'accesso e' stato rifiutato del tutto ad Amnesty. Ad aprile dello scorso anno, un tassista di Kabul, Wasir Mohammad, di cui ho intervistato la famiglia, e' "sparito" a Bagram dopo che gli erano state chieste notizie di un amico arrestato ad un posto di blocco. L'amico da allora e' stato rilasciato, ma Mohammed e' rinchiuso oggi in una gabbia di Guantanamo. Un ex ministro degli interni del governo Karzai mi ha detto che Mohammed si era trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. "E' innocente".
Perché, chiesi al colonnello Davis, alle
persone chiuse a Bagram non venivano concessi i diritti basilari che lui
pretenderebbe se un americano fosse catturato da un esercito straniero? Mi
rispose: "La questione dei prigionieri di guerra e' al di fuori del giusto
o dello sbagliato che possa dipendere dalla sua prospettiva".
Questo e' il mondo kafkiano che l'America di Bush ha impresso alle ultime
conquiste del suo impero, reale e virtuale, che sorge sulle nuove rovine di
luoghi in cui alla vita umana non e' accordato lo stesso valore di coloro che
perirono al "ground zero" di New York.
Uno di questi luoghi e' un villaggio chiamato Bibi Mahru, che fu attaccato da un F-16 americano due anni fa, durante la guerra. Il pilota sganciò una bomba di "precisione" da 500 libbre su una casa di pietra e fango, dove vivevano Orifa e suo marito Gul Ahmad, un tessitore di tappeti. La bomba uccise tutti - otto membri della famiglia, tra cui sei bambini - tranne Orifa ed uno dei figli. Restarono uccisi anche sue bambini della casa accanto. Col volto alterato dall'orrore e dalla rabbia, Orifa mi raccontò di come i corpi furono posizionati di fronte alla moschea e dello stato in cui essi erano. Aveva passato un intero pomeriggio a raccogliere pezzi di cadavere, "poi li mettevo assieme per dare loro un nome, affinché potessero poi essere sepolti". Raccontò che un gruppo di 11 americani erano venuti ad ispezionare il cratere dove c'era la sua casa. Essi segnarono i numeri impressi sui resti della granata e la intervistarono. Il loro traduttore le diede una busta con 15 dollari in banconote. Poi, fu portata all'ambasciata USA di Kabul da Rita Lasar, una newyorkese che aveva perso suo fratello nelle Torri Gemelle e che si era recata in Afghanistan per protestare contro il bombardamento e confortare le vittime. Quando Orifa cercò di consegnare una lettera attraverso i cancelli dell'ambasciata, le fu detto: "Via di qui, stracciona". Nel maggio dello scorso anno, il Guardian britannico pubblicò il risultato di un'inchiesta condotta da Jonathan Steele. Egli concludeva che, oltre agli 8000 afghani uccisi direttamente dalle bombe USA, almeno altri 20.000 erano morti per le conseguenze indirette dell'invasione di Bush, inclusi coloro che erano scappati dalle loro case ed a cui era stato negato il soccorso d'emergenza nel mezzo di una terribile siccità. Tra tutte le grandi crisi umanitarie
degli ultimi anni, nessun paese e' stato aiutato meno dell'Afghanistan. La
Bosnia, con un quarto della popolazione, ha ricevuto 356 dollari a
persona; l'Afghanistan, 42 dollari. Solo il 3% di tutti gli aiuti
umanitari internazionali spesi in Afghanistan sono stati per la
ricostruzione. |
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Lo scorso marzo, Karzai volò a Washington per chiedere più soldi. Gli furono promessi aiuti extra da parte di investitori privati. Di questi, 35 milioni di dollari serviranno a costruire un albergo a cinque stelle. Come aveva detto Bush, "il popolo afgano conoscerà la generosità dell'America e dei suoi alleati".
Fonte: Left Weekly in Australia -
1 ottobre 2003
Traduzione a cura di www.arabcomint.com