I palestinesi stanno morendo di "relativa calma"

di Steven Salaita

 

La bimba mori', nuda, su un tavolo di legno. Il solo contatto con l'idilliaco linguaggio dei suoi antenati era nascosto nei ricordi della calma prenatale. Nella realta', ella visse e mori' udendo solo il peculiare vocabolario delle grida sconosciute di sua madre.

La bambina fu partorita gia' adulta. Imparava, ancora prima che sua madre le avesse pulito la bocca con dita sporche di sangue, che era un problema. Era nata profuga. Era nata in isolamento. Era nata povera. Era nata senza un luogo in cui andare. Era nata prematura ma fiera: era nata palestinese.

Non dimentichero' mai quando mi fu raccontata questa storia dinanzi ad una tazza di caffe' arabo, nel caldo soffocante di Shatila, Libano. Due mesi prima del termine, la madre era entrata in travaglio. Senza assicurazione, come molti palestinesi, fu accettata in ospedale solo dopo un'ingiunzione pubblica, ma, priva di assistenza, partori' la sua bimba da sola. La neonata mori' poche ore dopo il parto. Il suo corpicino marmoreo fu posto su di un disadorno tavolo di legno. La madre fini' di urlare e l'ospedale torno' alla sua atmosfera di relativa calma.

Ricordo sempre questa storia, quando la frase "relativa calma" viene adoperata per descrivere il Medioriente. Quelli tra noi che non hanno ancora capitolato di fronte al razzismo ed all'inganno impliciti nella propaganda sionista sanno che "relativa calma" significa che i civili palestinesi vengono massacrati senza gli attacchi kamikaze, che Israele usa per giustificare la sua occupazione pluritrentennale.

La storia, nella sua maniera tragica, spiega le attuali condizioni dei palestinesi, in cui quelli sotto occupazione desiderano evitare la "relativa calma" ed i molti in esilio vivono senza diritti umani perche' la calma relativa e' un'aspirazione di fronte a cui i palestinesi non soccomberanno mai. Troppi palestinesi hanno alle spalle storie orribili come quella narratami a Shatila. Questo e' il prezzo che essi devono pagare per il benessere dei loro oppressori.

Sfortunatamente, un periodo di "relativa calma" ha interessato il Medioriente di recente. Dai primi di agosto a meta' settembre non vi sono stati attacchi kamikaze; c'e' stato quindi completo disinteresse, da parte dei media, verso la situazione in Palestina. La cosa terribile, tuttavia, e' stato il fatto che questo periodo, totalmente ignorato dai media occidentali, e' stato in realta' feroce e distruttivo per i palestinesi, in aggiunta agli orrori che perpetuamente caratterizzano l'illegale occupazione israeliana.

Possono essere fatti diversi esempi di questa situazione, non meno disgustosi dell'ipocrisia e del razzismo striscianti che caratterizzano il processo di selezione e presentazione delle informazioni sui media occidentali. Durante il periodo dorato della "relativa calma", oltre 70 palestinesi sono stati assassinati, tutti civili, tra cui numerose donne e bambini. I soldati israeliani hanno detonato due bombe in una scuola media di Gaza. I coloni - come sempre spalleggiati dall'esercito d'occupazione - hanno abbattuto bestiame e bruciato coltivazioni di contadini ed allevatori palestinesi. Niente di tutto cio' ha provocato la minima copertura da parte dei maggiori mezzi d'informazione occidentali. E' moltio chiaro quali vite sono considerate importanti dagli editori americani ed europei. La loro selettivita' e' stata per decenni il tratto caratteristico dell'apartheid sudafricano.

Dunque, la prossima volta che sentirete un'agenzia di notizie occidentale dichiarare che in Medioriente si vive un periodo di "relativa calma", sappiate che, in quello stesso periodo, soldati israeliani d'occupazione stanno tormentando, arrestando ed assassinando civili; che i bulldozers israeliani stanno demolendo case e scuole; che i coloni stanno picchiando i bambini palestinesi con bastoni e calci di fucile - tutto cio' perche' Ariel Sharon ha approvato nuovi piani d'insediamento coloniale in terra palestinese, miserabile causa di tutto cio' che accade.

E' bene sapere che, durante il prossimo periodo di "relativa calma", Israele si stara' trastullando con le criminose azioni che hanno suscitato indignazione in tutto il mondo: coprifuoco arbitrari e prolungati, affamamento della popolazione civile, strangolamento economico, tortura legalizzata, arresti di massa, espropriazione di terre, costruzione di insediamenti colonici, abbattimento del bestiame e distruzioni di case.

Piu' di tutto, e' necessario sapere che, per miseri interessi politici, i media occidentali nascondono una situazione che ha i tratti piu' caratteristici della segregazione e della pulizia etnica. Tutto cio' che viene tenuto nascosto costituisce una vergogna indelebile per tutto il mondo che si autodefinisce "civile".

Quando sento parlare di "calma relativa" in Medioriente, mi viene alla mente il bimbo di 4 anni incontrato nel villaggio di al-Khader, nella Cisgiordania occupata. Il suo occhio sinistro era stato centrato da una pallottola israeliana mentre era sul balcone di casa. Mentre sua nonna, piangendo, mi raccontava il dolore di quelle ore d'angoscia, sentivo l'impostura di quella relativa calma pomeridiana sulla mia pelle. La leggevo nella pupilla di vetro del bambino, che mandava bagliori riflettendosi nel cielo senza nuvole. La connessione piu' potente e' anche la piu' semplice. Dovremmo analizzare la frase "calma relativa" non solo da un punto di vista politico e fattuale, ma da un punto di vista umano. I palestinesi non sono relativi. Le loro vite non dovrebbero essere definite in relazione al benessere dei loro oppressori. I palestinesi sono un popolo laborioso e brillante, e tutti coloro che hanno trascorso anche pochi giorni in Palestina sanno che la loro umanita' esiste di per se'. Essi eserciteranno e sperimenteranno la calma solo quando sara' loro offerta liberta' vera.

Ci sono delle connessioni da fare tra al-Khader e Shatila, cosi' come vi sono connessioni da fare tra Israele ed i coloni euro-americani, i sostenitori dell'apartheid sudafricano ed i segregazionisti degli Stati Uniti del sud. Essi saranno i testimoni dell'orrore della "relativa calma" fino a che la storia non punira' gli assassini di bambini ed i fornitori di fosse comuni.

C'e' una neonata morta stesa su di un tavolo di legno in Libano. C'e' un bimbo il cui volto e' deformato dalla pallottola di un soldato ad al-Khader. Speriamo che la bimba gli regalera' la sua vista, affinche' essa possa perforare la nostra oscurita' e condannare, con bruciante precisione, la relativa calma inerente alla nostra reazione verso la pulizia etnica.

traduzione a cura di www.arabcomint.com