Resistenza e
collaborazione
Segnando il terzo anniversario dell'Intifada
dell'Aqsa
di Jennifer Loewenstein
I soldati saccheggiarono uffici, distrussero computers e hard drives, rubarono ed in molti casi bruciarono informazioni statistiche e sociologiche di decenni conservate in cartelle di carta e su dischetti per il software. In alcuni casi, distrussero gli uffici ed i quartier generali di queste organizzazioni, incluse la Tv e la radio palestinesi, in maniera così accurata da lasciare allibiti persino i cittadini più incalliti. L'annientamento del campo profughi di Jenin nell'aprile 2002, l'assedio ad Arafat nel suo compound, che continua fino ad oggi - ed e' corroborato dalla recente decisione, approvata dagli USA, di ucciderlo o espellerlo - e la costruzione del Muro di Apartheid in corso in tutta la Cisgiordania, attestano il successo simbolico e letterale della visione dietro il "Campo di Spine" e l' "Operazione Scudo Difensivo", una visione a lungo incoraggiata dai precursori ideologici e compatrioti di Ariel Sharon, siano essi del Likud che del partito Laburista. Oggi l'attenzione in Israele e' concentrata sulla guerra contro Hamas, un pretesto per fare nella Striscia di Gaza - già un enorme ghetto - ciò che e' stato fatto in Cisgiordania, e per completare il grande sforzo già in corso, che si chiama "annessione de facto" dei Territori Occupati. Israele proclamerà il suo diritto esclusivo a controllare la terra e le risorse di questi territori per "motivi di sicurezza" e le loro frontiere interne ed esterne senza la responsabilità degli abitanti palestinesi che ci vivono. Le agenzie umanitarie internazionali continueranno a pagare il peso finanziario di questa occupazione "deluxe", mentre sempre più palestinesi saranno costretti ad andare via o ad accettare sempre più sfruttamento e miseria. Coloro che vogliono negare la realtà di questa agghiacciante politica di pulizia etnica e di apartheid attraverso inedia legalizzata, strangolamento, omicidi e indifferenza, stanno solo ripetendo la propaganda già rampante in occidente, che dipinge le vittime come perpetratori di terrorismo. Nella piccola e densamente popolata Striscia di Gaza, il processo di re-consolidamento del controllo israeliano sarà difficile e sanguinoso, poiché avrà bisogno di tattiche quali l'istigazione alla guerra civile, orchestrata da Israele e dai suoi intermediari palestinesi auto-proclamatisi, a cui poi Israele darà la colpa. Ahmad Qureia, comunque, come il suo predecessore Mahmud Abbas, e' destinato al fallimento. Mentre, non visto, cerca di formare il suo nuovo "governo", c'e' da chiedersi in quali idealistici pensieri e' immerso per credere che il suo ruolo di Primo ministro dell'AP stampato da Israele potrà fare qualcos' altro oltre che prestare una mano a Sharon per spianare col bulldozer la sua strada verso il Grande Israele. E' triste vedere come Qureia sia pronto ad essere usato come un altro strumento umano per i disegni imperiali di Washington e del suo agente israeliano. E per quale obiettivo? Davvero Qureia crede che il suo fato possa essere migliore di quello di Arafat? Gli sarà ordinato di governare un regime militare autoritario il cui compito primario sarà quello di garantire l'esistenza di una Palestina non democratica, satellite di Israele. L'eventuale fallimento nello schiacciare ogni resistenza a questo regime porterà anche al suo crollo. Tutte le meditazioni e gli appoggi a parole alla "Road-map" non hanno nulla a che vedere con il favorire la pace e molto a che vedere con l'approvazione dell'asse Bush-Sharon. Ogni meccanismo per la morte graduale della nazione palestinese e' a posto: l'espansione degli insediamenti, le invasioni quotidiane, la distruzione della terra palestinese, i coprifuoco persistenti, blocchi stradali e checkpoint umilianti che dividono famiglie, amici e comunità gli uni dagli altri. La pervasiva politica di immiserimento, dispossesso e divisione ha avuto l'effetto di de-nazionalizzare un popolo - non nella coscienza ma nell pratica - mentre i palestinesi vengono spinti a forza in un mondo anti-moderno, in cui impiegano giorni o settimane per fare ciò che altri fanno nello spazio di un mattino. E questi sono i fortunati, coloro che sono sopravvissuti all'azione letale dei militari israeliani e delle famigerate prigioni nel deserto. Il 29 settembre 2003, tuttavia, segnerà il terzo anniversario dell'Intifada dell'Aqsa, una triste occasione per chiunque sperasse che la rivolta potesse preannunciare un cambiamento rivoluzionario e il perseguimento della giustizia. Invece, mentre le notizie ci ricordano che molti israeliani sono morti in atroci attacchi kamikaze, nessuno ci ricorda che i palestinesi morti per mano d'Israele in atti di terrorismo legalizzato da quando e' iniziata la rivolta sono quatto volte più numerosi, e che l'80% dei palestinesi uccisi erano civili disarmati. I nostri politici, i media e gli educatori non permettono che noi capiamo che la resistenza all'occupazione e' un diritto e che coloro che rifiutano di accettare le insopportabili circostanze in cui sono costretti a vivere e lavorare rappresentano l'ultimo raggio di speranza per un futuro accettabile.
La sola coscienza detta a molti di noi il bisogno di una resistenza non violenta, e il pragmatismo suggerisce che essa sia l'unico modo per impedire ai palestinesi di commettere un suicidio nazionale, eppure la non violenza e' una ricetta non facile da prescrivere ad un popolo che resiste in Palestina al terrorismo israeliano finanziato dagli USA. Mentre Israele non ha alcuno scrupolo nello schiacciare i palestinesi militarmente per ogni singolo atto di resistenza violenta e terrorismo che possano commettere, e' chiaro che Israele non ha ugualmente nessuno scrupolo nell'assassinare coloro che resistono pacificamente per realizzare i suoi obiettivi razzistico-nazionali. La lotta per la Palestina e' andata ben oltre la battaglia per la terra ed i diritti di proprietà: uomini, donne e bambini affrontano le tenaglie dei bulldozers, la dinamite degli squadroni della morte, i proiettili di soldati e coloni, bombe e missili di carrarmati semplicemente perché esistono. Una volta sembrava un oltraggio che bambini che lanciavano pietre fossero uccisi da militari dal grilletto facile. Ora e' accettabile uccidere bambini troppo vicini ad un muro o gente ferma ai checkpoint, che cammina per strada o che siede in casa. In un ambiente in cui la violenza e' la pratica comune anche contro gente non armata e non aggressiva, gli atti di resistenza violenta e non violenta sono ugualmente suicidi. A meno che il governo degli Stati Uniti non faccia in modo che Israele sia considerato responsabile di ogni atto di assassinio e profanazione che commette, ben pochi palestinesi potranno razionalizzare la resistenza attraverso la disobbedienza civile. E' dunque dovere della comunità internazionale, ed in particolare del popolo degli Stati Uniti, convincere il popolo di Palestina che la resistenza non violenta può funzionare; che non solo i loro morti non saranno invano ma che non dovranno più morire per aver avuto il coraggio di resistere all'ingiustizia. Tocca a noi mostrare loro che non chiuderemo gli occhi, mentre gli USA ed Israele superano ogni limite di terrorismo di stato e pulizia etnica. Il nostro silenzio di fronte a tutto ciò annichilisce la speranza. Dobbiamo capire che le
tattiche come l'attuale "guerra ad Hamas" non sono altro che
scuse per distruggere la Palestina. E' un altro pretesto di Sharon per
utilizzare una forza letale contro una popolazione imprigionata. E'
l'anteprima per una invasione massiccia di Gaza che avverrà,
probabilmente, questo autunno. Con i carriarmati israeliani che circondano
ogni città e campo profughi della Striscia, l'accesso ai centri della
resistenza saranno più facili e sanguinosi. Gaza condividerà il destino
della Cisgiordania, o peggio ancora. Israele può sostenere un altro
regime fantoccio, con delinquenti come Mohammed Dahlan, il pupillo
dell'America, per fare il lavoro sporco per suo conto; o può
semplicemente evitare del tutto il bisogno di un' "Autorità
palestinese". Dopo tutto, c'e' una buona ragione per il fatto che
"Campo di Spine" ha avuto come bersaglio l'AP: una volta
eliminata la leadership moderata e collaborazionista, pochi obietteranno
contro gli attacchi indiscriminati contro i "gruppi islamici
estremisti" come Hamas e Jihad Islami. Infatti Sharon ha già
dichiarato che il suo regime mandatario dell'AP e' "inefficiente
nello smantellare le infrastrutture del terrorismo" (leggi la
resistenza islamica).
|
traduzione a cura di www.arabcomint.com
Jennifer Lowenstein,
ebrea-americana, e' docente universitaria all'Università del Wisconsin-Madison
School of Business
Fonte: The Palestine Chronicle