RESISTENZA E AUTODIFESA RESTANO LE COSTANTI
mentre la "normalita'" torna in Palestina

Mentre un po' di "normalita" - sebbene sia il tipo di normalita' palestinese - si instaura in Cisgiordania dopo le invasioni di marzo e le atrocita' a Jenin, Nablus e Betlemme, vi e' la consapevolezza che la Palestina sia ad un altro crocevia, un altro stadio che diventa una nuova partenza, in una nuova direzione, nella lotta per la liberta' e l'autodeterminazione.

Mentre il mondo ringrazia per un periodo di relativa "quiete", in Palestina la gente continua a morire quotidianamente, e Israele ed i suoi alleati predispongono le strategie per continuare l'espansione delle terre che occupano e controllano e l'espulsione dei palestinesi dalle terre che ancora gli restano.

Come in tutto il corso degli ultimi 55 anni, il sentiero e la direzione della lotta palestinese sembrano ancora una volta determinati non dai palestinesi, ma dai loro nemici. Israele incontra molta resistenza alle invasioni, e fallisce nel tentativo di scacciare i palestinesi dalla Cisgiordania, ma questa e' solo una parte del suo piano. Altre parti sono riuscite alla perfezione. Con la sua aggressione, Israele e' riuscito a creare una nuova realta' sul terreno.

Gli accordi di Oslo, con cui si supponeva che l'Autorita' palestinese dovesse avere completa autorita' e controllo su una parte della Palestina, presentata come una sorta di "stato" palestinese, sono stati totalmente rimpiazzati da un'effettiva divisione, non solo territoriale, ma anche funzionale. Israele ha ristabilito il suo "diritto" a controllare militarmente la Cisgiordania, occupandone le vie di transito, di entrata ed uscita e penetrando, a suo piacimento, in ogni area palestinese. L'Autorita' palestinese e' diventata cio' che Israele desiderava fosse: un'autorita' locale subordinata, con funzioni amministrative limitate - cioe' una sorta di intermediazione tra i governanti militari israeliani ed i loro sottoposti palestinesi, pronta a ripulire il terreno dalle distruzioni lasciate da Israele, siano esse costituite da mobili sfasciati o da morti ammazzati.

Questa e' la situazione che Israele mira a consolidare mediante un tipo di accomodamento politico ad interim, che costituirebbe, ufficialmente, una riesumazione del processo di pace, ma che, in realta', non e' altro che una mossa per rafforzare il controllo e gli interessi israeliani in Palestina.
L'aspettativa e' che l'entusiasmo palestinese per la resistenza si sgonfi, e che l'invasione israeliana abbia schiacciato la determinazione all'autodifesa. Il mondo, anzi, si sta preparando a formalizzare la sconfitta palestinese attraverso un'iniziativa politica internazionale non ancora ben chiara, probabilmente attraverso l'azione congiunta di USA, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia.

I palestinesi si sono rassegnati da tempo all'amara realta' di non potersi aspettare nulla dalla comunita' internazionale, ne' dall'unica superpotenza che la domina. Se la politica di Washington si decida a Tel Aviv o quella di Israele a Washington, e' un punto discutibile: la realta' e' che non vi e' differenza tra di essi. Nessuno si apetta che gli USA siano obiettivi o neutrali; tutto cio' che essi portano sul tavolo e' la minaccia del potere, esercitato in favore di Israele.

Vi e' pero' una cosa che i palestinesi hanno dimostrato nel corso degli anni: non hanno paura del potere e non si piegano con la forza. Qualunque sia il piano che il mondo sta progettando, questo spirito indomito di resistenza e di autodifesa dimostrera', ancora una volta, di essere la realta' dominante in Palestina.

 

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