La Risoluzione 1441: Ritardare l'inevitabile?

 

 

Dopo due mesi di negoziati e dibattiti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si e' imposto e ha temporaneamente evitato l'inevitabile: l'uso unilaterale della forza da parte degli Stati Uniti. L'accettazione della risoluzione 1441 da parte dell'Iraq denota un'importante vittoria per gli Stati Uniti e per la loro asserzione di passate violazioni da parte dell'Iraq. La risoluzione impone il ritorno degli ispettori e stabilisce specifiche linee guida e procedure per facilitare il monitoraggio, l'ispezione ed il disarmo del potenziale nucleare, chimico e biologico, offrendo all'Iraq "l'opportunita' finale per adempiere ai suoi obblighi sul disarmo".

La reazione globale alla accettazione della risoluzione, incluso i paesi arabi ed islamici, e' stata di generale soddisfazione. Resta da vedere se si tratti di soddisfazione reale o di temporaneo sollievo. La risoluzione, accuratamente ed abilmente redatta, pone immediate e profonde implicazioni nel caso in cui l'Iraq dovesse scivolare in cio' che la risoluzione definisce "violazioni materiali". Cosa siano queste implicazioni non e' chiaro, poiche' la risoluzione cita solo "serie conseguenze" per atti che costituiscano "violazioni materiali".

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono, teoricamente ed idealmente, riflessi degli stabiliti e attuali principi della legge internazionale. Considerato cio', vi sono, nella risoluzione, "provvedimenti illegali", o provvedimenti che vanno contro gli intenti dei principi stabiliti dalla legge internazionale? Il Consiglio di Sicurezza ha oltrepassato il suo mandato, inchinandosi al volere degli Stati Uniti? Se l'Iraq commette "violazioni materiali", la risoluzione previene l'uso unilaterale della forza per ottenere obbedienza, o va oltre fino ad effettuare un cambio di regime?

ANALISI DELLA RISOLUZIONE 1441

All'inizio della risoluzione vi e' inserito il solito paragrafo delle Nazioni Uniti in cui si legge "Riaffermando l'impegno di tutti gli stati membri alla sovranita' ed all'integrita' territoriale dell'Iraq, del Kuweit e degli stati dell'area". Ironicamente, la struttura fabbricata dopo l'introduzione rappresenta proprio un impedimento significativo alla sovranita' ed integrita' territoriale sottolineata.

La risoluzione 1441 permette agli ispettori del UNMOVIC e dell'IAEA accesso illimitato ad ogni centimetro quadrato del territorio iracheno, e include il diritto a "ispezionare ogni sito ed ogni costruzione, compreso l'immediato, libero, incondizionato e illimitato accesso ai siti presidenziali ... ". Inoltre essa permette agli ispettori stessi di stabilire zone di esclusione aeree o territoriali, in cui puo' essere impedito l'accesso agli iracheni.

La risoluzione da' inoltre carta bianca agli ispettori di sequestrare ed esportare "ogni equipaggiamento, materiale o documento trovato durante le ispezioni, senza controlli di alcun genere nei bagagli del personale UNMOVIC o IAEA". L'Iraq prospettato dalla 1441 e' senza potere persino all'interno dei suoi confini territoriali. Dunque, il riferimento alla sovranita' ed all'integrita' territoriale irachena non e' che un'impostura.

Il difetto fondamentale di questa risoluzione e' la mancanza di specificita' riguardo l'esatta giurisdizione degli ispettori. Il suo linguaggio e' equivoco e non pone alcun limite allo scopo della giurisdizione degli ispettori, che potenzialmente possono sottrarre all'Iraq qualsiasi documento o materiale, anche non connesso al disarmo o alle armi di distruzione di massa.

L'Articolo 2 (4) della Carta delle Nazioni Unite stabilisce che: "Tutti i membri si asterranno, nelle relazioni internazionali, dalla minaccia e dall'uso della forza contro l'integrita' territoriale o l'indipendenza politica di ciascuno stato, o atti che siano incompatibili con gli scopi delle Nazioni Unite". La risoluzione 1441 minaccia l'Iraq con "pesanti conseguenze" se impedira' agli ispettori l'accesso illimitato al paese. La 1441 minaccia, inoltre, anche la sovranita' irachena e molti aspetti della sua integrita' territoriale, poiche' la "punizione" prospettata e' l'uso unilaterale della forza, il cui obiettivo non e' solo il disarmo, ma anche il cambiamento di regime.

Mentre la risoluzione 1441, a livello teorico, potrebbe essere interpretata come un "tentativo" di evitare un attacco unilaterale o bilaterale all'Iraq senza previa approvazione del Consiglio di Sicurezza, l'ambiguita' insita nel testo rende, in pratica, tutto meno chiaro. Nel paragrafo 4 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite:

IL PARAGRAFO 11 STABILISCE:

IL PARAGRAFO 12 STABILISCE:

Quasi simultaneamente all'accettazione irachena della risoluzione, furono enumerati i provvedimenti di cui sopra. L'accettazione irachena fu manifestata mediante una lettera del ministro degli Esteri iracheno Naji Sabri al Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan. La lettera, implicitamente diretta agli USA ed alla Gran Bretagna, sottolineava chiaramente l'accettazione incondizionata e la negazione inequivoca del possesso di armi nucleari, chimiche e biologiche. Un portavoce della Casa Bianca argui' che "tale asserzione costituiva motivo per un'azione militare".

Gli Stati Uniti e l'amministrazione Bush hanno reso chiaro che "qualsiasi violazione materiale" sara' seguita dall'uso della forza: "Ho detto alle N.U. che saremmo lieti di consultarci con esse, ma la risoluzione non ci impedisce di fare cio' che va fatto, e di cui e' responsabile Saddam Hussein". Nell'essenza e nella pratica, la risoluzione 1441 serve unicamente come "temporanea sospensione dell'esecuzione"; essa non serve ad impedire alcun attacco unilaterale da parte di USA e/o Gran Bretagna. La risoluzione offre semplicemente all'Iraq una struttura per adeguarsi immediatamente ed incondizionatamente ai diktat americani, ma non una salvaguardia dalle minacce di invasione. Cio' a dispetto di una clausola posta in conclusione, la quale stabilisce che le Nazioni Unite "mantengono il controllo della questione".

La clausola finale fa ritenere che le N.U. vogliano essere attivamente coinvolte. L'interpretazione di questa clausola presuppone che le N.U. agiranno per impedire l'uso unilaterale della forza. La realta' e' ben diversa: gli Stati Uniti, in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza puo' unilateralmente bloccare ogni tentativo di impedimento mediante l'uso del veto. Qualcosa di molto simile lo si puo' riscontrare nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza riguardanti la questione palestinese. Dalla risoluzione 242 in poi (la quale impone ad Israele un ritiro completo ed incondizionato dalle terre occupate nel 1967), le Nazioni Unite decisero di "mantenere il controllo della questione". Tutte le risoluzioni, dalla 242 in poi, riguardanti il diritto palestinese all'autodeterminazione ed alla sovranita', sono state bloccate dall'uso del veto americano in seno al Consiglio di Sicurezza. Quindi, e' una considerazione verosimile ritenere che, se anche gli "altri" membri del Consiglio di Sicurezza cercassero di censurare l'uso unilaterale della forza, la decisione ultima e' nelle mani degli USA, e, in parte, della Gran Bretagna, i quali useranno questo potere per i loro scopi e non secondo giustizia.

Tutto cio' contraddice gli scopi per cui le Nazioni Unite furono fondate, poiche' gli USA, in questo caso, non hanno bisogno di tornare al Consiglio di Sicurezza prima di invadere un paese. Gli USA hanno pubblicamente dichiarato di mirare ad un "cambiamento di regime", cioe' alla rimozione di Saddam Hussein e del suo partito di governo. Uno degli scopi delle Nazioni Unite, secondo il suo statuto, e':

Secondo i principi e gli scopi delle Nazioni Unite, dunque, "le serie conseguenze" di una violazione materiale da parte dell'iraq dovrebbe suscitare una risposta collettiva, non certo unilaterale.

CONCLUSIONI

La risoluzione 1441, nella struttura, nelle richieste e nelle ingiunzioni, va contro i principi della convivenza internazionale e della giustizia. Sebbene la teoria della "sovranita' assoluta" sia, sempre piu', un principio morto nella interdipendente comunita' globale, nessuno stato puo' sommariamente rinunciare al diritto fondamentale alla sovranita' ed all'integrita' territoriale. Dando potere assoluto agli ispettori esteri in Iraq di investigare, interrogare, escludere territori dalla giurisdizione irachena, importare materiale senza approvazione dell'Iraq, confiscare ed esportare qualsiasi materiale essi ritengano opportuno, rendere apertamente note informazioni di intelligence, le N.U. hanno oltrepassato i loro poteri e vanno contro i loro scopi. Il Consiglio di Sicurezza ha inoltre fallito nello stabilire una preventiva approvazione del Consiglio prima che USA e Gran Bretagna intraprendano azioni unilaterali contro l'Iraq. Fallendo in questo compito, le Nazioni Unite hanno implicitamente abdicato al loro ruolo di pacifico arbitro delle dispute internazionali.

 

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