Il ritorno dell'Arabofobia
di Neil Clark

 

Saddam Hussein ed Osama bin Laden sono solo gli ultimi di una lunga serie di "spauracchi" arabi. Da secoli, agli arabi e' stato assegnato il ruolo dei cattivi, seduttori delle nostre donne, approfittatori e ladri - i barbari che stanno in agguato alle porte della civiltà.

 

Prima, hanno cercato di sminuire la resistenza irachena definendola "il lavoro dei lealisti di Saddam". Poi hanno cercato di incolpare "forze esterne". Ora, mentre diventa sempre più evidente che sono gli iracheni di tutte le sette ad opporsi all'occupazione, e' stata fornita una terza spiegazione. Il terrorismo, l'anarchia e la criminalità sono prevalenti in Iraq perché ... beh, perché terrorismo, anarchia e criminalità e' ciò che gli iracheni fanno.

L'Arabofobia fa parte della cultura occidentale fin dai tempi delle Crociate, e Saddam Hussein ed Osama bin Laden sono solo gli ultimi di una lunga serie di "spauracchi" arabi.

 Da secoli, agli arabi e' stato assegnato il ruolo dei cattivi, seduttori delle nostre donne, approfittatori e ladri - i barbari che stanno in agguato alle porte della civiltà.

Nel 20esimo secolo e' emersa una nuova immagine: quella del terrorista fanatico, il lanciatore di sassi, l'attentatore kamikaze. Ora che il Progetto per un Nuovo Secolo Americano sta incontrando forti resistenze per le strade di Baghdad e Bassora, l'Arabofobia ha guadagnato nuova linfa vitale. "Ho letto T.E. Lawrence prima di venire qui", ha dichiarato un ufficiale britannico citato dal Mail on Sunday. "Un secolo fa aveva già riconosciuto la natura disonesta della società araba. Oggi e' la stessa cosa. Non fanno nulla per amore e nulla affatto se possono evitarlo".

Le attitudini dell'ufficiale, nonostante siano sconvolgenti, sono solo lo specchio di quelle della gente che lo ha mandato in guerra. Gratta la scorza di un neo-con e troverai un arabofobo. Condoleeza Rice, consigliere del presidente Bush per la sicurezza nazionale, ha redarguito gli arabi sul "bisogno di cambiare il loro modo di comportarsi". Douglas Feith, sottosegretario alla Difesa USA, ha parlato della "superiorità morale" di Israele rispetto ai suoi vicini. Ed il falco della politica estera Richard Perle, quando gli fu chiesto a proposito dei timori egiziani che la guerra all'Iraq potesse provocare una reazione violenta degli arabi, disse: "Gli egiziani possono a stento governare il loro paese. Non abbiamo bisogno di alcun consiglio su come governare i nostri".

Per la prima volta, abbiamo un'amministrazione USA che parla di "de-arabizzare" il Medio Oriente - il sogno ultimo di Perle e' un certo numero di nazioni arabe governate da cloni di Ahmad Chalabi*, i loro bazar seppelliti dagli shopping malls e l'ospitalità tradizionale araba sostituita dall'etica occidentale del profitto.

Non e' difficile trovare prove della pervasività dell'arabofobia indotta dai neo-cons nei nostri media, sia essa intenzionale o meno. Prendiamo ad esempio il modo in cui Jeremy Paxman ha trattato Ruth Wedgewood, una neo-con americana, e Imad Mustafa, vice-ambasciatore siriano negli USA, in una recente puntata di Newsnight. La professoressa Wedgewood e' stata trattata con una deferenza eccezionale. Il dottor Mustafa, per contro, con sprezzante sufficienza e studiata condiscendenza (perché dovremmo crederti, "vecchio mio"?). Ma, parlando con rispetto, Jeremy, perché non dovremmo credere al dottor Mustafa? La Wedgewood parlava a nome di una nazione che ha lanciato una illegale guerra di aggressione sulla base di prove dimostratesi false. Mustafa rappresentava un paese che non ha mai violato la legge internazionale e che ha chiesto la rimozione di tutte le armi di distruzione di massa dal Medio Oriente.

La mendacità e' stata, naturalmente, uno dei maggiori temi degli eventi internazionali nel corso di quest'anno. Il pubblico britannico doveva decidere chi stesse dicendo la verità: Tony Blair, il quale dichiarava che l'Iraq rappresentava "una minaccia molto reale per la Gran Bretagna", o Saddam, con le sue ripetute smentite. I neo-cons sapevano che le loro motivazioni per la guerra erano spaventosamente deboli. Ma hanno fatto affidamento sull'arabofobia - alimentata dai loro complici nei media - affinché facesse il resto: Tony, il bianco, religioso praticante alla maniera della classe media, o Saddam, l'arabo dalla carnagione bruna? Per molti, non c'e' stato confronto. Naturalmente Saddam non poteva dire la verità sulle armi di distruzione di massa. E' un arabo. Gli arabi dicono bugie. Ce lo ha detto T.E. Lawrence.

Necessario ai piani dei neo-cons di ottenere il controllo delle risorse del Medio Oriente e' il bisogno di dipingere gli arabi non solo come mendaci, ma anche come "incapaci" di governare i loro paesi senza le benevole interferenze estere.

La nozione puramente neo-con, secondo cui gli arabi hanno bisogno di "civiltà" e di "assistenza" nel forgiare il loro futuro differisce ben poco dalle attitudini dei primi imperialisti britannici in Africa, più di un secolo fa. I dirigenti americani e britannici che oggi parlano della "disonestà" irachena e cercano di dipingere l'Iraq come una terra arretrata e selvaggia, vorrebbero che noi dimenticassimo che, fino a che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non crocifissero quel paese con il flagello delle sanzioni, l'Iraq indipendente e ba'athista, sebbene una dittatura, aveva le infrastrutture più sviluppate, il più efficiente sistema sanitario e le migliori università di tutto il Medio Oriente.

"Gli iracheni sono i ladri più furbi del mondo - discendono in linea diretta da Ali Baba", dice il caporale Kevin Harnley, del Genio Reale, lamentandosi del mercato nero delle uniformi di polizia fornite dai britannici. L'ironia del fatto che lui stesso sia stato complice di una delle più audaci imprese di furti su commissione della storia delle ruberie, sembra sfuggire al suo ricordo.

*Ahmad Chalabi e' l'uomo della CIA che gli americani vedono alla guida del "nuovo Iraq liberato", un paese filo-americano, che supporti l'occupazione israeliana delle terre arabe e rifornisca di petrolio "economico" le multinazionali USA

 Neil Clark e' uno scrittore e giornalista specializzato nelle questioni del Medio Oriente e dei Balcani.

 Traduzione a cura di www.arabcomint.com
da "The Guardian Unlimited", quotidiano britannico indipendente