Sari Nusseibah e il diritto al ritorno

 

I palestinesi non hanno piu' bisogno di questi "professionisti del pensiero disfattista", protagonisti di fallimenti dilpomatici colossali. La loro lotta di liberazione nazionale ha bisogno di leaders "all'altezza" del coraggio dimostrato da tutto il popolo!

Quando si e' palestinesi e si e' cresciuti fuori dalla terra ancestrale, si vive una contraddizione tra la Real Politik che bussa alla mente, ed il sogno che vive nel cuore. Oggi scrivo con il cuore e mi parlo di cio' che alcuni palestinesi vorrebbero seppellire, ossia l'inalienabile Diritto al Ritorno.

Il Diritto al Ritorno e' un principio universalmente riconosciuto secondo cui la popolazione indigena di un luogo non puo' essere rilocata contro la sua volonta'. Nessuna nazione, per quanto potente, ha il diritto di pulire etnicamente un territorio. In breve la forza non puo' nulla contro il diritto.

La creazione di Israele non e' stato l'affare verginale che viene descritto in films e libri come Exodus. Centinaia di migliaia di palestinesi vennero sradicati e la Palestina fu sottoposta a pulizia etnica dei suoi abitanti orginari, le cui proprieta' furono accaparrate dagli immigrati ebrei provenienti dall'Europa. Oggi, il numero dei rifugiati supera i 4 milioni, la maggior parte dei quali vive in campi profughi nell'attesa che la legge internazionale faccia il suo corso e gli sia concesso il diritto di tornare nella patria storica.
Israele non e' riuscita ad estirpare questo sogno dal cuore dei palestinesi, ne' a cancellarlo dall'agenda internazionale. Ma, inspiegabilmente, un piccolo gruppo di intellettuali palestinesi guidato da Sari Nusseibah, cerca di convincere i palestinesi in tutto il mondo che il Diritto al Ritorno non e' altro che una vana follia.

Senza dubbio, ci troviamo in un momento particolare della nostra storia. Gli uomini come il dottor Nusseibah offrono una soluzione senza giustizia. Ma la storia ci insegna che ogni soluzione raggiunta senza rispettare i parametri della giustizia e' destinata a fallire, prima o poi.
Il dottor Nusseibah, invece, ha scelto personalmente di rinunciare al Diritto al Ritorno, in nome della Real Politik. Tutto cio' che riesce a vedere e' offuscato dalle lenti del suo pessimismo (o si tratta di altro?).
50 anni di lotta onorevole, secondo lui, sono un fallimento. Io non vedo fallimenti. Vedo lo spirito bellissimo di un popolo che non ha mai rinunciato al suo sogno di vivere nella sua terra, libera finalmente dall'oppressione e dallo scandalo delle discriminazioni sulla base di etnia e di religione. Vedo una volonta' ed una fede indomabili che porteranno al successo indubbiamente; se non domani, tra migliaia di domani.

Nusseibah si presenta ai palestinesi con il buio di un'anima che ha perso la sua strada. Con gentile retorica, offre la visione di un mondo senza giustizia ne' diritti, in cui il popolo palestinese deve soccombere di fronte alle esigenze etniche e razzistiche di Israele. Certo, la speranza non si accorda bene alla Real Politik, ma da' forza e coraggio all'animo umano. Che senso avrebbe continuare a vivere e lottare se non fosse per la speranza che un giorno l'umana decenza possa trionfare? E' una semplice nozione che ha alimentato la mente ed il cuore di milioni di palestinesi in questi durissimi e tragici decenni di separazione dalla patria. E' un concetto che ci viene instillato attraverso il latte materno. Migliaia di persone innocenti sono morte nel tentativo disperato di dargli forma.

Dunque, se Nusseibah ha deliberato che e' tempo di chiudere col dolore e con i sogni, che parli per se' stesso e non a nome dei palestinesi. Questo dolore e questi sogni fanno parte del DNA palestinese, e nessuno puo', con mano casuale, cancellarli. Secondo la visione del mondo di Nusseibah, dunque, la scelta e' rigida: o la disperazione dell'occupazione o la disperazione dell'ingiustizia. I palestinesi, invece, non sono pronti a barattare i loro diritti umani in cambio delle farneticazioni razzistiche di uno stato usurpatore.

 

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