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"Prigioniero"
e' un termine generico. Con esso ci si puo'
riferire ad assassini, molestatori di bambini o
spacciatori di droga. Ma anche a combattenti per
la liberta', difensori dei diritti umani, leaders
con una causa da portare avanti ed uomini e donne
fieri che rifiutano di implorare misericordia ad
uno spietato oppressore.
Ma sono tutti "prigionieri".
Anche Nelson Mandela lo era. Ed oggi lo e' Marwan
Barghuthi, leader dell'intifada. Ahmad Sa'adat,
capo del Fronte Popolare per la Liberazione della
Palestina, lo e' a sua volta. Come migliaia di
altri.
I palestinesi sono prigionieri in mille modi
diversi. Accade spesso di esserlo, quando si e'
nella fascia di eta' dai 15 ai 50 anni, e forse
ai 60. Questi vengono presi, magari di sera,
mentre guardano la TV, dopo che carriarmati
israeliani ed elicotteri da guerra Apache
prendono possesso dei loro villaggi, bendati,
legati e trasportati in destinazioni segrete per
essere torturati ed interrogati da sadici
ufficiali dell'esercito.
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Quando le "forze
speciali" israeliane, travestite da civili,
effettuano un raid in un villaggio addormentato della
Cisgiordania e sequestrano un giovane dalla sua casa,
quel giovane non e' un ostaggio, ne' i suoi sequestratori
sono rapitori. Lui e' solo un "prigioniero", ma
non ha i diritti ne' di un prigioniero politico ne' di un
criminale comune.
Israele e' uno stato, ha un esercito ed i suoi soldati
indossano un'uniforme. Con questo pretesto, molti crimini
vengono giustificati.
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Quando, dopo
il massacro di aprile, gli uomini del campo
profughi di Jenin furono sequestrati e chiusi in
un recinto assediato nell'area denominata Salam,
l'esercito israeliano non fu accusato di aver
sequestrato gli uomini di un intero campo
profughi.
Quei palestinesi erano, semplicemente, "detenuti
dall'esercito".
Io ho parlato con
alcuni di questi uomini, ed ho ascoltato storie
orribili di torture ed atrocita'. Un uomo le cui
dita della mano erano state maciullate da un'esplosione
e' stato fatto sanguinare per quasi tre giorni
sino a che e' quasi morto di cancrena. Un vecchio
e' stato picchiato col manico di un badile e
torturato in "prigione" fino a morirne.
Migliaia di uomini sono stati costretti a
denudarsi ed a stare legati per giorni, gli uni
appiccicati agli altri come animali in gabbia,
senza cibo, acqua e cure mediche. Una bevanda
calda al giorno veniva loro somministrata
affinche' potessero urinare. E questi sono solo
pochi esempi di un incubo appena iniziato.
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Ma la barbarie dell'esercito
israeliano puo' essere sempre spazzata via con il
semplice uso di qualche termine tecnico.
"Israele nega con fermezza l'accusa palestinese di
stare maltrattando i prigionieri arrestati durante la
ricerca di pericolosi militanti responsabili dell'uccisione
di decine di civili israeliani".
Non e' questa una delle dichiarazioni che ci capita piu'
frequentemente di leggere in un giornale occidentale?
Gli abusi e le torture
inflitte da un esercito volgare, in celle buie, durante
lunghe notti fredde, possono essere facilmente definiti
"propaganda" da un portavoce bugiardo dell'esercito
stesso. Non contano le foto scattate pericolosamente da
pochi giornalisti coraggiosi; non contano le centinaia di
testimoni oculari che descrivono lo stesso episodio
decine e decine di volte, con gli stessi dettagli; non
contano ne' la legge internazionale ne' le regole dell'umana
decenza.
E' tutto giustificato finche'
Israele sa come presentarsi ai media, finche' gli
ufficiali ed i portavoce dell'esercito sono fotogenici e
si presentano ai giornalisti sciorinando una barzelletta
o due, e, soprattutto, finche' continua a circolare il
robotico teorema : Israele ha il diritto di difendersi
dal terrorismo.
Israele puo' imporre il coprifuoco e dunque imprigionare
milioni di palestinesi nelle loro case, tenendoli di
conseguenza in ostaggio, senza cibo ne' acqua, senza che
cio' susciti indignazione.
La brutalita' nazista puo' solo impallidire di fronte a
quella degli israeliani. L'esercito spesso ruba gli
organi delle sue vittime; impedisce ai soccorsi di
raccogliere i corpi dei morti per strada, che restano per
settimane privi di sepoltura, a decomporsi; passa
accuratamente con le ruote cingolate sui cadaveri dei
civili palestinesi, com'e' accaduto a Jenin.
"Non abbiamo potuto identificare il corpo, perche'
un carrarmato l'aveva calpestato ripetutamente. L'unica
cosa intatta erano le dita dei piedi", ha dichiarato
un sopravvissuto al massacro di Jenin.
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I soldati
israeliani, non importa di quale crimine si
macchino, restano soldati di un esercito regolare
di uno stato riconosciuto. I palestinesi che
resistono e difendono i loro villaggi e le loro
famiglie non sono che "militanti",
"guerriglieri" e, non c'e' bisogno di
ripeterlo, "terroristi".
Se accade, come raramente accade, che un soldato
israeliano sia rapito da combattenti palestinesi,
e' subito un ostaggio. Tre soldati israeliani
catturati dagli Hezbollah libanesi sono ostaggi,
non prigionieri. E la loro liberazione e' una
delle priorita' di Kofi Annan. Invece il rilascio
di migliaia di "prigionieri"
palestinesi detenuti nelle carceri degli
occupanti resta priorita' solo di famiglie
indifese e disperate.
Marwan Barghuthi e'
stato rapito nella sua casa, nella sua terra, da
un esercito d'occupazione e persino coloro che
sono simpatetici verso la causa palestinese non
si rendono conto che i suoi sequestratori
dovrebbero essere giudicati per crimini di guerra
e chiedono ad Israele "un processo equo".
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Tre killers professionisti
israeliani catturati mentre si appressavano alla citta'
di Ramallah per portare a termine l'assassinio di un
attivista palestinese durante i primi mesi dell'intifada
furono uccisi dalla folla inferocita. Questo evento
simbolizzo' la "disumanita' " dei palestinesi e
la "vittimizzazione" di Israele da parte dei
media americani. Ma quanti palestinesi erano stati
assassinati prima di cio'? E quanti dopo? L'ultimo, in
ordine di tempo, e' stato il disabile Nasser Jarrar, 44
anni, schiacciato e decapitato dai bulldozers che hanno
demolito la sua abitazione, a Tubas, nella Cisgiordania
occupata. Questo e' stato l' ennesimo assassinio extra-giudiziario
condotto dagli squadroni della morte israeliani. Chi ne e'
restato impressionato? Chi ha mostrato il suo corpo
squarciato, il suo sangue?
Questa e' la bizzarra realta'
di cio' che accade in Palestina, dove la vittima e' il
carnefice, ed il carnefice la vittima. Una realta' che
impedisce a tanta gente di vedere che Israele e' uno
stato arrogante, potente perche' sostenuto dagli USA,
basato su apartheid e discriminazione, con un esercito
brutale, mentre i palestinesi sono un popolo che lotta
per la sua dignita' e sopravvivenza.
Con queste realta', Israele
puo' impunemente continuare ad uccidere, 1805 assassinii
in due anni di intifada, per essere esatti, in aggiunta
ad una lista di crimini che richiederebbe un intero libro
per essere enumerata.
Ma, secondo gli Stati Uniti, la colpa di tutto cio' e' la
mancanza di trasparenza nelle finanze dell'Autorita'
palestinese.
E, secondo il rapporto di Kofi Annan, e' colpa dei "militanti"
palestinesi (i quali difendevano il loro campo profughi
dall'assalto del quarto piu' potente esercito al mondo)
se e' avvenuto il massacro di Jenin, volevo dire
..."gli eventi di Jenin".
E secondo un leader religioso israeliano, i palestinesi
sono serpenti da cui Israele deve liberarsi.
E secondo la gente di Jenin, la resistenza continuera'
fino all'ultima goccia di sangue, perche' la giustizia e
la liberta' sono piu' preziose della vita stessa.
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