Se fossi Shaul Mofaz
di URI AVNERY (Attivista di Gush Shalom per i diritti umani)
Se fossi Shaul Mofaz, sarei oggi davvero preoccupato.
Il Belgio si prepara a processare Ariel Sharon per il suo ruolo negli eventi che portarono al massacro di Sabra e Chatila 19 anni fa. In un primo momento, lui ha pensato fosse una barzelletta. Non adesso. Ora sta pagando una fortuna (dei nostri soldi) per questo processo.
Il procedimento stabilisce che Sharon, ministro della difesa dell'epoca, essendo personalmente responsabile della Beirut occupata, permise ad un branco di assassini notori di penetrare nei campi in cui si ammassavano profughi indifesi e di massacrarvi migliaia di uomini, donne, vecchi e bambini. La Commissione d'Inchiesta israeliana ordino' le sue dimissioni e lo accuso' di essere "indirettamente responsabile" della strage. Oggi, gli avvocati belgi tentano di dimostrare che Sharon fu "direttamente responsabile".
Probabilmente il processo non verra' mai messo su, o probabilmente Sharon non sara' riconosciuto colpevole. Ma se lo sara', potra' essere spiccato un mandato di cattura internazionale per il suo arresto e potra' essere consegnato alla giustizia in qualsiasi momento metta piede in Europa.
Questo e' solo l'inizio. La campagna internazionale contro i crimini di guerra procede rapidamente. Sta per essere creata una Corte Internazionale Permanente che giudichi su tali crimini e, dopo del Belgio, altri paesi emaneranno leggi che permetteranno alle loro Corti di processare i criminali di guerra sul suolo nazionale. Sara' inoltre ampliata la definizione di "crimini di guerra" e la cooperazione tra stati, specie europei.
Il processo di un capo di governo in carica per crimini di guerra commessi 19 anni fa costituisce un importante precedente. Non meno importante e' la decisione presa questa settimana dalla Corte Suprema di impedire a Ehud Yatom di occupare un importante incarico pubblico. Yatom e' l'assassino a sangue freddo di due prigionieri palestinesi. Il fatto avvenne 17 anni fa, quando egli era uno dei membri prominenti dello Shin-Bet, il servizio di sicurezza interno israeliano. A sua discolpa, Yatom ha affermato di aver soltanto eseguito degli ordini ed agito nel rispetto delle "norme" vigenti (che terribili parole, per un orecchio ebreo!). All'epoca, l'assassino chiese e ricevette il perdono pubblico per la sua infame azione, ammettendo dunque la sua responsabilita'. *
L'estate prossima, Shaul Mofaz si dimettera'. Questa sara' la fine della sua carriera militare. O no?
Tra uno, cinque o venti anni, qualcuno potrebbe arrestare Mofaz a Le Hague, Bruxelles o altrove per crimini commessi sotto il suo comando. Ad esempio, per le famigerate "liquidazioni".
Se cio' avvenisse, Mofaz si troverebbe costretto a spiegare a giudici stranieri perche' ha iniziato personalmente ed ordinato l'assassinio di decine di personalita' palestinesi, anche politiche. I giudici potranno stabilire che, in queste esecuzioni senza processo, Mofaz ed i suoi collaboratori sono stati al tempo stesso pubblici ministeri, giudici ed esecutori.
Lo stesso si dica per i cosiddetti "omicidi di accertamento" (viduh harigah, in ebraico), cioe' l'assassinio di un nemico ferito ed indifeso. Su questo spregevole tipo di omicidio e' sempre sventolata la "bandiera nera", anche sotto la legge israeliana. Sotto il comando di Mofaz (ma anche precedentemente), esso e' diventato la norma.
Chiunque obbedisca a tali ordini (vedi Ehud Yatom) commette qualcosa di illegale, cioe' obbedisce ad ordini che chiunque, per quanto primitivo possa essere, riconosce essere illegali. (Definiti, peraltro, cosi', dal giudice Benyamin Halevy, presidente della Corte Marziale, nel suo famoso giudizio che condannava gli esecutori del massacro di Kafr Kassem del 1956). Il rischio di incriminazione e' lo stesso, dal generale al semplice soldato, o al privato che ha obbedito a tali ordini.
Se qualcuno ritiene che questo sia un pericolo astratto, qualcosa di meramente teorico o accademico, presto o tardi potrebbe accorgersi di essere in errore. Potrebbe non essere lontano il giorno in cui l'ufficiale che ha ordinato un'azione di "liquidazione", il pilota d'elicottero che l'ha eseguita, il luogotenente che ha perpetrato un "omicidio di accertamento", ed il semplice soldato che a lui si accompagnava - tutti costoro non potranno mettere piede all'estero. E se mai un giorno cambiasse la legge israeliana e governi diversi venissero alla ribalta, vivranno nella paura anche in Israele.
Ricordate. Non c'e' proscrizione. Un nonno che gioca coi suoi nipotini potrebbe essere arrestato per i crimini di guerra commessi quando era un ragazzino. E non vi e' impunita' a seconda del grado - la spada della giustizia colpira' equamente il soldatino di leva ed il ministro della difesa.
Il "triumvirato" attualmente responsabile dei crimini di guerra che stanno avvenendo nei Territori palestinesi occupati da Israele - Shaul Mofaz, Benyamin Ben-Eliezer e Ariel Sharon - farebbe bene a gettare un'occhiata alle foto di Slobodan Milosevic a Le Hague. Non molto tempo fa, egli era il potente capo di uno stato europeo e poteva, con un cenno di mano, ordinare l'assassinio di migliaia di uomini o la violenza sessuale contro migliaia di donne. Oggi e' alla sbarra.
Il futuro potrebbe arrivare prima di quanto essi pensino.
*(Il famigerato "affare del bus 300", del 1984, ossia il dirottamento di un bus di linea israeliano da parte di quattro giovani palestinesi disarmati. Due di essi furono uccisi immediatamente, gli altri due assassinati a colpi di pietra, che gli sfondarono il cranio, subito dopo la cattura. Il giornale Haolam Hazeh, di cui io ero editore all'epoca, svelo' per primo l'orrendo crimine).

Un paese retto da criminali di guerra
traduzione a cura di www.arabcomint.com