Sequestrato, in Iraq
Scott Taylor racconta come fu sequestrato da Ansar al-Islam e come e' sopravvissuto:
l'Iraq oggi, la resistenza e la guerra perduta degli Stati Uniti
di C.Deliso
balkanalysis.com

 

 

Il noto reporter di guerra canadese Scott Taylor, sequestrato da un gruppo di mujahidin in Iraq la settimana scorsa, e poi rilasciato, parla in un'intervista delle circostanze del suo sequestro, del suo rilascio e della permanenza in cattività, dando ampi squarci sulla realtà della resistenza irachena.

Scott, innanzitutto sono felice che lei sia sano e salvo. So che e' stanco, e non vorrei che riproponesse l'intera narrativa del sequestro. Vorrei invece che lei parlasse del background del sequestro. Da quanto tempo era in Iraq prima che venisse rapito?

Beh, siamo arrivati in Iraq poco prima che fossi rapito - il 7 di settembre. Ero con una  giornalista turca, Zeinep Tugrul. L'intera cosa era stata organizzata dal Fronte Turcomanno dell'Iraq, i cui rappresentanti conoscevo da tempo. Fin da quando ero ad Ankara, la percepivo come un'importante vetrina che ci veniva preparata. Sapevo che il nord turcomanno, specie Tel Afar, sono quasi sconosciuti ai reporters occidentali. Nessuno vi era mai stato, e sapevamo che gli USA stavano preparando un'azione in grande stille, lì. Avevo un contatto locale ed un luogo in cui stare, ed avrei anche presentato un nuovo libro che ho appena completato sulla storia della popolazione turcomanna dell'Iraq.

LA TEL AFAR SCONOSCIUTA

Com'era il luogo? Non vi erano mai stati rapporti di combattimenti nell'area in precedenza.

Tel Afar e' un luogo straordinario - quando lo visitai in giugno per le mie ricerche, scoprii che non vi erano alberghi. Immagini, una città di 400.000 abitanti senza nessun albergo! E' un piccolo angolo chiuso del nord dell'Iraq, un luogo risparmiato dal tempo. Penso che il National Geographic dovrebbe inviarci una squadra e farci una storia. C'e' gente che vive in case di 400, 500 anni fa. Sul serio, mi sentivo come fossi tornato ai tempi biblici, laggiù.

Quando questo piccolo luogo idilliaco ha cominciato a rappresentare un problema per gli USA?

Gli USA hanno avuto seri problemi a Tel Afar fin dal giugno 2003, quando la costruzione per le reclute fu distrutta da una devastante autobomba. Era così grande che ci vollero 12 elicotteri solo per rimuovere le vittime ... ma non se ne e' fatto notizia. Un anno dopo, mi hanno portato tra le macerie. Ho percepito che la resistenza era ancora molto attiva. La gente si vantava di uccidere tre americani a settimana, un'asserzione che non ho modo di verificare.

I PIANI VANNO DI TRAVERSO

Dunque siete entrati in Iraq dalla Turchia?

Sì. Il piano era che alla frontiera avremmo trovato un'auto con guidatore del Fronte Turcomanno dell'Iraq, con una piccola scorta armata. Ma quando ciò non si concretizzò, dovemmo prendere un taxi per Mosul. Per arrivarci, occorrono un'ora e mezza. Arrivati a Mosul, pranzammo in una base aerea statunitense, dove vi era un mio amico, un contractor canadese, il quale mi disse che un reparto meccanizzato USA era stato inviato a Tel Afar, e che l'azione era imminente. Qualcuno ci disse persino che la città era già stata "sigillata". Cercammo di chiamare gli uomini del FTI a Mosul per organizzare un rapido viaggio per Tel Afar, ma perdemmo del tempo a causa dei consueti problemi telefonici in Iraq ... cominciava a farsi buio. Avevamo ancora del tempo, ritenevo che, seppure fossimo giunti a battaglia iniziata, avevo comunque un posto sicuro in cui stare, e da lì' avrei filmato. 

L'ERRORE FATALE

Ma a giugno, vi erano segni che Tel Afar sarebbe esplosa? La resistenza era nuovamente forte?

Certo, vi era tensione nell'aria. Jashar mi aveva detto che, con lui, ero al sicuro. Ma persino mentre camminavo per strada, sentivo l'odio. La gente mi guardava, pensavano fossi americano. Ma. con lui, mi sentivo al sicuro.
Per quello che concerne la resistenza, a quel punto stavano già accumulando le armi. Credo che sia così, la portata e la grandezza delle munizioni che ho visto mentre ero in ostaggio mi indicano che questa resistenza e' stata pianificata per mesi. Non so, forse sono l'unico giornalista occidentale con background militare ad aver visto come operano, e la vastità della portata di questa resistenza.

Ma non si era accorto della differenza qualitativa all'inizio di questo viaggio in confronto a quelli precedenti, ad esempio in termini di pericolo o del modo in cui la trattavano i locali?

L'errore fatale e' stato quello di non sapere che la polizia irachena - addestrata dagli USA - supportava la resistenza.
Quando arrivammo a Tel Afar erano circa le sette e un quarto di martedì 7 settembre. Vi era una dozzina di poliziotti iracheni che controllavano il checkpoint della strada che conduce in città. Civili spaventati cercavano di uscirne, poiché tutti sapevano che la grande battaglia con le forze USA era imminente. La città era stata consegnata ai combattenti armati della resistenza. Presumendo che i poliziotti ci avrebbero aiutato, chiedemmo loro di aiutarci a metterci in contatto con Jashar. Sembravano contenti di farlo, e ci dissero di entrare in macchina assieme a degli uomini armati dal volto coperto. Uno di essi disse: "La porteremo dal dottor Jashar - per favore, non abbia paura".

Uomini armati e mascherati? Non sentì un campanello d'allarme?

Beh, in un primo momento pensai che questi uomini facessero parte di una forza speciale di polizia, e non volevo scocciare troppo. Ma poi, mentre ci addentravamo nella città, vedevamo le strade delineate da combattenti armati e col volto coperto - la leggendaria resistenza.
Fummo portati in una casa, dove ci accusarono di essere spie e confiscarono tutto ciò che avevamo  - telecamere, equipaggiamento, documenti. Ci diedero da mangiare, poi ci sballottarono in un'altra casa, dove mi interrogarono su cosa stessi facendo a Tel Afar. Il leader del gruppo, che si definiva "l'emiro", mi disse di dormire. "Controllerò la sua storia", disse. "Se ha detto la verità, sarà libero - altrimenti l'uccideremo".
Beh, accadde che la nostra storia fu controllata, ma sfortunatamente il leader fu liquidato con un missile Predator durante la battaglia che seguì. Dunque il nostro rilascio fu ritardato di alcuni, dolorosi giorni, mentre i suoi uomini decidevano cosa fare di noi.

IL CASTELLO PROPAGANDISTICO AMERICANO

Ci arriveremo dopo. Prima può dirci cosa causò il precipitare della battaglia nei giorni precedenti  il suo arrivo a Tel Afar?

Durante la settimana precedente, la resistenza aveva distrutto alcuni blindati americani, e dopo alcune scaramucce di una certa gravità, aveva conquistato il controllo della città. Sebbene gli USA avessero una base aerea a 5 km da Tel Afar, nella città non vi e' traccia della loro presenza.  
Dunque gli USA cercarono di lanciare un'operazione limitata utilizzando le cosiddette "forze ufficiali" di difesa irachene, che in realtà sono peshmerga curdi con una nuova uniforme. Questa strategia fallì. La carne da macello curda fu sconfitta da una resistenza islamica ben organizzata. In realtà, il giorno prima che venissi sequestrato, la resistenza aveva preso e giustiziato 30 prigionieri, in gran parte curdi.
Gli americani capirono che avevano morso ben più di quanto i curdi potessero masticare. A Mosul fu inviato un secondo battaglione Stryker, supportato da bombardamenti aerei che cominciarono il mercoledì, e durano fino a venerdì.

LO SCOPO DELL'INSURREZIONE

In base alla sua esperienza, cosa può dirci della composizione della resistenza in quella parte dell'Iraq? Quali le sue motivazioni, e quali gli obiettivi?

Il nocciolo della resistenza e' costituito da islamici. Vi sono molti turcomanni, ma si noti che essi non sono turcomanni nazionalisti. La religione precede il nazionalismo. Il leader, infatti, mi aveva detto che il loro gruppo era parte dell'Ansar al-Islam. Molti combattenti sono di etnia turcomanna, ma essi combattono a fianco di chiunque lotti contro gli americani, siano essi arabi o curdi. Quando ho visto il livello dell'organizzazione e l'apparente numero delle truppe, e come ognuno di loro e' pronto a morire - queste persone con raccontano balle. 

Tutte le sciocchezze che ci vennero raccontate prima della guerra sui ba'athisti che sarebbero stati lieti di morire per Saddam, beh, si sono dimostrate solo sciocchezze. Ma queste persone, invece, combattono per morire. E' un'arma potentissima.
Peggio, l'occupazione americana li ha radicalizzati perché ha concretizzato nel tempo i peggiori scenari previsti dai religiosi più radicali. La gente viene schiacciata dai carri armati, i militari USA sfondano le porte, violano la santità delle case, torturano i civili. Vedere tutto questo, ha degli effetti. Così, la forte attitudine anti-americana dei religiosi ha cominciato ad essere fortemente condivisa dal popolo sulla base di ciò che realmente accade sul terreno. Avviene che la religione emerge come unica entità in grado di unificare i vari gruppi etnici, che avrebbero potuto combattere gli uni contro gli altri.

Dunque, come lei ha già avuto modo di affermare, gli americani se la sono cercata. Ha visto qualcosa che attesti questa nuova cooperazione tra le forze della resistenza?

Dovunque andassimo, era ovvio che i militanti avevano il pieno supporto delle reclute irachene. Dovunque girassimo, al di fuori della città, negli angoli di Mosul ed ai checkpoint, i poliziotti ci vedevano legati nei sedili posteriori, ed offrivano sigarette ai nostri sequestratori. Eravamo fiancheggiati da queste bande di ragazzi, che festeggiavano sui tetti. Era chiaro che vi era cooperazione tra la polizia araba ed i religiosi turcomanni.
Ad un certo punto, i nostri sequestratori turcomanni ci consegnarono ad "allievi" arabi così che potessero tornare a Tel Afar per continuare a combattere. C'era coordinamento con la polizia locale, naturalmente, ma, cosa più interessante, il gruppo della resistenza in quella casa includeva anche religiosi di etnia araba e membri del ba'ath. I miei compagni di prigionia, il giornalista turco ed un iracheno arabo, guidatore dell'UNICEF, conoscevano la lingua e dunque io sapevo cosa accadeva.

OMICIDIO PER MANO DEI CONTRIBUENTI

Quindi, se la resistenza ha una base così ampia e diversificata, ed e' anche supportata dalla polizia irachena "fedele" agli USA, quali chance hanno gli americani, in realtà?

Ai checkpoint ho imparato che la polizia irachena contribuisce alla resistenza con parte del salario ricevuto. Uno degli uomini mi prese in giro, dicendomi quanto fosse ironico il fatto che i contribuenti USA stessero in realtà sostenendo la resistenza irachena. Pagando i salari alla polizia irachena, i contribuenti USA contribuiscono, in realtà, all'acquisto delle ami che colpiscono giorno dopo giorno i militari americani.

Incredibile. Non potrebbe andare peggio di così.

Non so, forse potrebbe. Consideri inoltre che i miei sequestratori mi dissero in anticipo l'ora esatta in cui gli USA avrebbero iniziato a bombardarli. Gli chiesi: "Come diavolo fate a saperlo?". Al che, uno degli uomini sorrise e mi disse: "Non fare lo sciocco, certo che lo sappiamo". Persino i comandi USA sono infiltrati.

L'IMBATTIBILE TATTICA DEI COMBATTENTI: LA MORTE

Posso capire, in maniera comunque ipotetica, l'ideale di un mujahidin di morire in combattimento e di ottenere gloria per questo. Ma a livello tattico, non comprendono che farsi uccidere e' stupido? Non e' meglio vivere per combattere un altro giorno?  Voglio dire, non e' questo il modo in cui si sarebbe comportato Francis Marion, l'eroe della mia infanzia.

Sa perché? Perché vogliono morire. Non sono interessati più di tanto a salvare la pelle. Ed hanno una scorta pressoché illimitata di aspiranti martiri.

Ma tatticamente, se vogliono infliggere il massimo dei danni agli americani, non dovrebbero almeno cercare di imparare dai loro errori?

Beh, in un certo senso lo fanno. La resistenza e' più forte ed organizzata oggi di quanto lo fosse prima. Ma vi sono cose che non hanno ancora imparato. Ad esempio il vantaggio che hanno gli americani per ciò che concerne la visione notturna. Se legge il libro di Tommy Franks, parla di come gli Apache fossero stati colpiti a Nassriya: i piloti, in realtà, non vedevano nulla perché erano accecati dalle troppe luci della città. Esse interferivano con la visione notturna.
Invece, i combattenti della resistenza che ci sequestrarono pensarono che fosse saggio chiudere tutte le luci, non comprendendo che gli USA, in realtà, vedono assai meglio quando fuori e' buio. Avrebbero potuto inondare il luogo di luci, ed avere così la meglio in battaglia.
Nonostante tutto, il punto di forza e' che hanno coraggio e volontà di combattere fino alla morte in battaglia.

 In verità, ad un certo punto, quando venivamo trasportati da una macchina all'altra in una sorta di rendez-vous nel deserto, due delle macchine erano piene di esplosivo e di quattro aspiranti kamikaze, che avrebbero dovuto attaccare gli americani a Tel Afar. E sa una cosa? Quelli che restarono insieme a noi erano tristi. Sembrava fossero invidiosi del fatto che non era ancora giunto il loro momento di morire.

Non si può combattere contro questo, no?

Non per un esercito come quello USA, i cui soldati combattono per vivere. E la cosa peggiore per gli USA e' che le loro tattiche violente hanno radicalizzato la popolazione, così che i turcomanni locali, che prima non avevano alcun forte sentimento religioso ora vogliono morire da martiri. Diversamente da ciò che dice il Pentagono, non ho visto combattenti stranieri. Quando eravamo imprigionati, eravamo ospitati nelle case di gente del luogo, nelle loro dimore. Le loro madri e le loro mogli cucinavano ed esortavano i loro cari a combattere e morire da martiri, con onore. Non c'e' speranza per gli USA.

Sa se gli USA hanno subito perdite nella battaglia di Tel Afar?

Ho sentito che hanno abbattuto un elicottero mentre ero lì, e dopo hanno dichiarato di averne abbattuti altri tre, cosa che non posso confermare né smentire. Parte del tempo, eravamo bendati e legati, dopo tutto, e non potei vedere molto della battaglia vera e propria.

LA CONFUSIONARIA DIMENSIONE UMANA

Torniamo alla sua esperienza come prigioniero. Da ciò che ho capito, e' stato trasferito in un certo numero di case tra martedì e sabato, minacciato di morte in diverse occasioni alternate alle promesse di libertà, percosso ed interrogato a lungo prima di essere liberato, sabato. Lei ha spesso detto che la cosa più difficile erano le pressioni psicologiche, giusto?

Sì. Giocavano ai giochi mentali, con me, minacciavano di uccidermi e poi mi dicevano che sarei stato rilasciato, e così via. La pressione mentale e' incredibile. Alcune cose, come soldato, le comprendo, come ad esempio il bisogno di bendarci o legarci. Non ho risentimenti per questo.  Ma la cosa peggiore erano le pressioni psicologiche, più che quelle fisiche. Forse la cosa più strana era l'alternarsi di tattiche brutali con la dolce ospitalità mediorientale. Finite le percosse, ci trattavano molto bene. Non mi hanno mai negato l'acqua e, in quanto ospiti, ci veniva servito il pranzo prima di loro. Pranzi molto buoni, devo aggiungere.

Molto sconcertante.

Davvero. Ricordo giovedì notte, c'era un vento freddo che arrivava dalla finestra, ed ero steso al mio posto, fingendo di dormire. Mi accorsi che il combattente cui era stato assegnato di farmi da guardia si alzò e camminò verso di me, sebbene ancora fingessi di dormire. Avevo paura che mi volesse fare del male. Invece sa cosa fece? Si guardò attorno e mi stese una coperta addosso, come si farebbe con un bambino; sembra che avesse capito che potevo aver freddo a causa del vento. Questi comportamenti diametralmente opposti erano davvero sconcertanti. Sebbene fossero militanti avvezzi alla violenza, avevano un lato umano.  Voglio dire, anche quando minacciavano: "Morirai. Questa e' la tua ultima cena", sorridevano radiosi e ti servivano la parte migliore del pollo! Naturalmente, per essi morire e' meraviglioso. Dunque era come dire: "Ti sto servendo la parte migliore del pollo e ti sto per uccidere - cosa diavolo vuoi di più"?

(Risata) Sì, certo.

SALVATI - DA INTERNET?

Capisco che durante la cattività i mujahidin cercassero di accertarsi della sua identità, ritenendo che lei fosse una spia israeliana. Perché la definivano "una spia israeliana"?  Non vi era un'altra accusa, meno dannosa per uno straniero?

In realtà essi non sapevano chi io fossi, dal momento che tutto il mio equipaggiamento era stato sepolto dalle macerie causate dal bombardamento americano su Tel Afar. Credo che fosse loro d'aiuto raccogliere le energie necessarie per percuotere un prigioniero bendato e legato.

Ma poi e' riuscito a convincerli che era un semplice giornalista canadese, giusto?

Beh, credo di sì. Dopo avermi picchiato, mi diedero una penna ed un foglio su cui scrivere tutti i siti web che avrebbero potuto aiutarli a dimostrare le mie asserzioni. Anche se dopo mi dissero che il test non era riuscito, sono sicuro, dal loro comportamento, che trovarono abbastanza articoli che mi davano ragione. Un uomo che più tardi mi interrogò a lungo era specialmente interessato sul perché non avessi denunciato "l'occupazione imperialista dell'Iraq". Fu molto chiaro su questo termine. Ma in realtà io ho denunciato l'occupazione in numerose occasioni.

Dunque lei crede che quegli articoli abbiano persuaso i mujahidin a rilasciarla?

Non ne ho la prova, ma credo che siano stati di grosso aiuto. Almeno, credo che abbiano contribuito a tenermi in vita in varie occasioni, quando potevo facilmente essere ucciso. E, tecnicamente, fu quest'ultimo gruppo, dal leader anti-imperialista, a rilasciarmi. Quindi credo che gli articoli da me segnalati, più le cose che era possibile trovare facendo una ricerca con il mio nome, sì, credo che abbiano fatto girare le cose in mio favore. Quindi ... grazie.

IL MISTERIOSO RILASCIO

A parte questo, sa perché fu affrettata la sua liberazone? So che i mujahidin non le avevano detto nulla di ciò che accadeva.

Per quanto ne so, la mia conoscenza dei leaders del Fronte Turcomanno fu d'aiuto per la mia liberazione, e per il fatto che lasciassi il paese vivo. Dopo tutto, quando i mujahidin mi lasciarono in un taxi in attesa, non avevo documenti né denaro, ed ero in una delle città più instabili dell'Iraq del nord.

Dove la portò il tassista?

Era stata presa la decisione che fossi inviato nell'ufficio principale del Fronte Turcomanno a Mosul. Lì erano in contatto con il governo turco, come lo era Zeynep, che era stata rilasciata prima di me e che stava facendo del suo meglio per aiutarmi ad uscirne.

Ma lei crede che vi siano stati negoziati tra i sequestratori e poteri più alti?

Non lo so e non lo voglio sapere. Le poste in gioco sono così alte, ora. Ci sono ogni genere di elementi, noti ed ignoti, coinvolti in Iraq e non e' neppure desiderabile pensarci. Se qualcuno mi puntasse una pistola alla testa e mi chiedesse come sono stato liberato, non saprei cosa dirgli. Dopo tutto, gli Ansar sono noti per non rilasciare ostaggi e, essendo motivati dall'Islam,  non possono averlo fatto dietro pagamento di un riscatto, e' da escludere completamente.

RIFLESSIONI E PENSIERI SUL FUTURO

Scott, cosa prevede in merito alla situazione nell'Iraq del nord, specie alla luce dei propositi americani di "pacificare" il paese prima delle elezioni di gennaio?

Posso dirle che Mosul sta per esplodere. La resistenza vi opera in libertà, ed e' in crescita, e gli americani non hanno i numeri per affrontarla... ciò che erano 22.000 soldati sono divenuti 6.000 a causa dello spostamento della Brigata Stryker. Si sono indeboliti troppo per affrontare l'insurrezione imminente.
In realtà, gli americani sono quasi invisibili - non si vedono per le strade di Mosul. Hanno ceduto il controllo della città alle varie fazioni dei ribelli, che lavorano assieme, si scambiano informazioni, armi, ostaggi.

Sembra un disastro, per gli americani. Mi dica, dopo quest'esperienza ha intenzione di tornare in Iraq?

Beh, non ho passaporto, dunque e' irrilevante. Seriamente, no. Almeno non adesso. E' troppo instabile. Anche per me, con tutta l'esperienza ed i contatti che ho - dopo quasi 20 viaggi in quel paese - dopo aver visto ciò che ho visto, in termini di resistenza organizzata, e' troppo pericoloso.

Una buona notizia per la sua famiglia

Beh, sì, ma fortunatamente mia moglie gìha saputo che sono stato prigioniero per sole sei ore prima che venissi rilasciato. Dopo essere stata liberata, Zeynep chiamò mia moglie e le disse che ero ancora prigioniero, ma di non preoccuparsi. Sei ore dopo ero libero, dunque mia moglie non ha avuto il tempo materiale di abbattersi. E, inoltre, ha assunto una visione filosofica. Dopo tutto, a parte ogni altra considerazione, non ho pagato neanche un centesimo per trasporti, hotel e cibo durante tutta la mia vacanza irachena.

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da antiwar.org