
una
disperazione che Israele
somministra da 50 anni al
popolopalestinese |
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Signor
Presidente George W. Bush: aspettavo
con ansia il suo discorso sul Medioriente finche'
non l'ho sentito, e sono rimasto sbalordito, in
primo luogo contro me stesso, per la mia
irrazionale ansieta'. Mi aspettavo giustizia, ho
trovato parzialita'.
Speravo nel coraggio, ed ho trovato codardia.
Pregavo per un cambiamento, ho trovato il vecchio
disco rotto: la colpa alla vittima, i palestinesi,
ancora e ancora.
Nossignore,
non sono un ingenuo; so molto bene chi governa la
vostra politica in Medioriente, quali forze
controllano ogni parola uscita dalla sua bocca,
ogni gesto che lei ha fatto, ogni commento in cui
ha indugiato. No, non sono in gioco gli interessi
del popolo americano, ma e' Israele, la sua
potente lobby di Washington, la pressione dei
media influenzati dagli amici di Israele negli
USA ed anche la falsa percezione che la campagna
di assassinii condotta da Israele in Palestina
sia parte di quella che follemente viene definita
"guerra al terrorismo".
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Credo
di essere una persona positiva. Cosi', quando lei ha
iniziato a parlare, ho messo da parte la sua passata
parzialita', il suo cieco supporto di Israele, le sue
giustificazioni per l'assassinio del mio popolo, il suo
supporto finanziario e militare che ha lasciato in lutto
un'intera nazione, con migliaia di morti, decine di
migliaia di feriti, ed intere citta' , villaggi e campi
profughi distrutti o cancellati.
Ho cercato di fingere che lei era davvero una persona
esterna che cercava di aiutare sinceramente, e non il
finanziatore della macchina di morte israeliana, ed ho
cercato di dimenticare che ogni pallottola che uccide un
uomo, una donna, un bambino innocente nella mia terra e'
"Made in USA".
Quando lei ha iniziato a parlare, ho visualizzato un
"onesto mediatore", sforzandomi di dimenticare
il suo vanto del massacro israeliano a Jenin, da lei
definito "parte del diritto d'Israele a difendersi".
Stupidamente ho pensato che, almeno per una volta, un
presidente americano avrebbe avuto il coraggio di
allontanare il suo paese dalla categoria dei co-cospiratori
dei crimini israeliani e farlo entrare in quella dei
difensori dei diritti umani, dall'essere parte del
problema al divenirne la soluzione.
Ma
lei mi ha deluso ed ha deluso milioni di persone al mondo
che genuinamente pregavano per la pace in Medioriente,
pace basata sulla speranza che la Terra Santa potesse un
giorno ritrovare la sua santita' dopo l'orrenda fase di
spargimento di sangue che si protrae da oltre cinquant'anni.
Ma la pressione israeliana ha per lei piu' valore delle
preghiere di milioni. Lei ha scelto di ridurre un
conflitto scatenato decenni fa dall'occupazione
israeliana in un problema di nuova leadership e di
elezioni palestinesi.
E, signor Presidente, nonostante io sappia bene che la
corruzione dell'Autorita' palestinese sia un problema che
i palestinesi devono affrontare, le ricordo che Arafat e'
stato eletto democraticamente e lei no, che la sua
richiesta di una nuova leadership palestinese sfida le
piu' semplici regole della democrazia, dal momento che
lei, quando impone le sue idee su chi i palestinesi
dovrebbero o non dovrebbero eleggere, non fa altro che
imporre una "democrazia autoritaria".
Devo
ricordarle, signor Presidente, che durante il suo mandato,
l'America ha perso il maggior numero di vittime e si e'
impelagata in una lotta chiaramente infinita contro un
nemico invisibile, l'economia sta precipitando e le tasse
del suo popolo vengono sperperate in futili scudi
missilistici e nel supporto dell'apartheid e delle
dittature in tutto il mondo, di cui Israele e' solo una.
Le farebbe piacere se un "onesto mediatore" di
qualche paese suggerisse l'idea che, a causa della sua
lotta inconcludente contro al-Qaeda ed del suo cattivo
governo, il popolo americano dovrebbe scegliersi una
nuova leadership?
E perche' non chiede ad Israele di scegliersi una nuova
leadership? Non e' stata forse la fallimentare e
criminale politica di Sharon ad aver innescato un tale
conflitto? Non e' stato il suo mancato riconoscimento
dell'umanita' e dei diritti del popolo palestinese ad
aver peggiorato il loro destino?
Invece lei e' andato giu'
duramente contro i palestinesi, come sempre. Lo
so, i palestinesi non hanno denari per finanziare
le vostre campagne elettorali, non vi e' nessuna
lobby che lavora tutto il tempo per influenzare
la vostra politica e i media del suo paese. I
palestinesi hanno solo le chiavi arrugginite ed i
vecchi documenti delle case e delle terre da cui
furono espulsi sotto la minaccia delle armi,
quando Israele fu creato, 50 anni fa.
Naturalmente, per lei le chiavi arrugginite ed i
vecchi documenti non hanno alcun valore.
Dunque, che sia loro la colpa, ancora e ancora.
Sono la parte che si puo' incolpare piu' a buon
mercato, dal momento che nessuno le urlera' in
faccia di essere giusto: ne' la dirigenza
palestinese, che si e' precipitata ad accogliere
il suo discorso, ne' i regimi arabi, che
seguiranno l'Ap nell'applaudire tanta saggezza.
Lei
ha certamente pugnalato il cuore di milioni di
palestinesi, ma chi se ne frega, dal momento che
continua ad essere il presidente della "piu'
grande democrazia del mondo", fianco a
fianco con Israele, "l'unica democrazia del
Medioriente".
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Ma,
al di la' di questa insensata retorica delle democrazie
auto-proclamatesi, lei, signore, ha dimenticato di
ricordare che la lotta delle nazioni ha poco a che vedere
con lei e con i suoi piccoli discorsi.
Lei ha dimenticato di ricordare che la speranza di
ritornare alle loro case di milioni di profughi non e'
stata minimamente intaccata dal suo intenzionale silenzio
su quel diritto.
Lei ha dimenticato di ricordare che la giustizia non e'
dettata dalle parole politicamente manipolate, ma dal
coraggio e dalla volonta' di una nazione che ha giurato
di non morire, e di lottare per la sua umanita' e liberta'.
Lei
ha pensato che noi crediamo davvero che la sua richiesta
per una nuova leadership sia dettata dalla sua voglia di
vederci vivere meglio: e noi, invece sappiamo che la sua
richiesta nasconde il desiderio di una leadership ancora
piu' disposta a compromettersi di quella attuale, una
leadership disposta a vendere il poco che ci resta, a
firmare cio' che Sharon decide, senza fare questioni.
Ma, ancora una volta, lei ha dimenticato di ricordare che
lo spirito che ha animato i combattenti di Jenin fino
alla morte dell'ultimo uomo, e' lo stesso che percorre le
strade di Gerusalemme, della Cisgiordania e di Gaza e che
scorre nel sangue di ogni profugo allontanato dalla sua
patria.
Lei
ha lasciato il podio con la testa alta, fiero di cio' che
aveva appena detto, della sua richiesta ad una nazione
oppressa di "smettere il terrorismo" contro l'oppressore,
quello stesso oppressore che deve la sua esistenza al
terrorismo, alla pulizia etnica ed al genocidio.
Molti presidenti, prima di lei, signore, fecero discorsi
simili e lasciarono il podio con lo stesso sorriso sicuro,
certi di aver imposto la loro volonta' a quella dei
palestinesi.
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Ma
tutti hanno fallito. I palestinesi non hanno mai
accettato di tornare nei loro campi profughi e di
morire in silenzio a causa del discorso scorretto
di un presidente senza spina dorsale. La storia
non ricordera' le sue accuse ai palestinesi, esse
sono di poca rilevanza rispetto alla lotta
virtuosa di chi combatte per la giustizia. Il
pezzo di carta su cui ha scritto il suo discorso,
sara' messo via e, forse, conservato in qualche
vecchio archivio della Casa Bianca. Chissa' che
un giorno esso non possa essere riclicato ed
usato da un contestatore americano che, davanti
alla Casa Bianca, sventolera' un cartello con su
scritto: Giustizia per la Palestina.
Nel frattempo, signor Presidente, la lotta
palestinese continuera' a vivere.
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