Sorprese mediorientali in serbo
di John Whitbeck

 

 

 

 
Una sorpresa che non e', in realta', una sorpresa (per gli USA). Dal collasso del regime dei Talebani, la produzione di oppio in Afghanistan  e' tornata ai livelli precedenti la parentesi "fondamentalista". Fiumi di papaveri da oppio, da cui si ricavano tonnellate di eroina, e  guadagni astronomici per i "signori della guerra" imposti da Washington 

 

Per coloro che formulano la politica estera americana e sognano di ridisegnare un Medioriente a propria immagine, la regione sembra piena di sorprese. La determinata resistenza degli iracheni all'occupazione occidentale del loro paese non era stata assolutamente presa in considerazione. Non avrebbe potuto. Se gli USA fossero conquistati ed occupati da eserciti arabi che annunciassero la loro intenzione di restarvi per anni e ristrutturare il governo e l'economia del paese secondo linee-guida islamiche, gli americani resisterebbero o no, male che vada "alcuni lealisti di Bush" o "residui del partito repubblicano"?

Le elezioni legislative in Kuwait il 5 luglio scorso, se avessero ottenuto attenzione in America, avrebbero costituito una sorpresa ancora piu' stupefacente. Prima e dopo la conquista dell'Iraq, i fautori della guerra hanno evocato la visione di un virtuoso "effetto domino" che avesse abbattuto i regimi autoritari nella regione sostituendoli con "democrazie" moderne e filo-occidentali. Come genuina ragione per la guerra, tale democratica missione non ha mai avuto credibilita' tra coloro che effettivamente vivono nella regione, i quali riconoscono che, fino a che l'America ed Israele agiranno come gemelli siamesi uniti per la testa, qualsiasi governo nel mondo arabo che effettivamente rifletta la volonta' del suo popolo sara' ferventemente anti-americano.

Naturalmente, agli americani le elezioni piacciono - purche' ottengano il risultato "giusto". (Donald Rumsfeld rese ben chiaro che non avrebbe permesso l'instaurazione in Iraq di un governo islamico seppure la maggioranza degli iracheni avessero espresso il loro favore verso di esso). E, in effetti, sono rimasti in pochi a ritenere che gli Stati Uniti preferirebbero davvero un governo anti-americano democraticamente eletto ad un governo filo-americano dittatoriale e non eletto.
Dunque, cos'e' accaduto nelle elezioni in Kuwait, il piu' filo-americano tra i paesi arabi, e con le maggiori ragioni per esserlo? I "liberali", che chiedevano una societa' piu' aperta e moderna e che speravano di ottenere risultati lusinghieri, sono stati quasi spazzati via, conservando tre soli seggi (degli otto che avevano) in Parlamento. I restanti 47 seggi sono andati ai conservatori ed agli islamisti, incluso i radicali fondamentalisti. L' "effetto domino" non ha funzionato - almeno non nella direzione sperata da Washington - nemmeno nel paese piu' prossimo all'Iraq. Cosa produrrebbero, dunque, elezioni oneste negli altri paesi arabi, i cui popoli sono molto meno filo-americani? Possiamo anticipare un tranquillo funerale per la missione "democrazia made in USA".

Un'altra illusione destinata a svanire rapidamente e' il fatto che l'attuale road-map per Israele/Palestina conquistera' amici negli USA e gratitudine nel mondo arabo. Mentre essa viene ampiamente  considerata un "piano di pace", per gli arabi "pace" significa fine dell'occupazione, non schiacciare la resistenza ad essa, per gran parte del mondo il concetto di "pace" non puo' essere scisso da quello della "giustizia", un termine rigorosamente omesso dai vari piani di "pace" presentati dai diversi governi americani.

Se si legge la road-map, appare subito evidente che essa costruisce una falsa premessa per raggiungere un'incredibile conclusione. La falsa premessa e' che il problema in Israele/Palestina sia la resistenza palestinese ad un'occupazione ultra-trentennale e non la stessa occupazione. La conclusione e' che SE  prima la leadership palestinese sopprimera' completamente tutte le forme di resistenza all'occupazione ed eliminera' ogni possibilita' di resistere ancora, rendendo quindi l'occupazione completamente innocua per Israele, ALLORA (e solo allora) Israele scegliera', a sua unica discrezione, di mettere fine all'occupazione, ritirandosi nelle sue frontiere internazionalmente riconosciute prima del 1967, smantellando gli insediamenti, condividendo Gerusalemme e accettando di ricomporre con giustizia la questione dei profughi.

La Terra Santa potrebbe, in teoria, essere la terra dei miracoli, ma, anche se i "SE" fossero possibili all'inizio del cammino (il che e' molto inverosimile), e' difficile ritenere che una persona in stato di sobrieta' possa genuinamente credere che l' "ALLORA" seguira'. (Al contrario, se tale meta finale, totalmente compatibile con la legge internazionale, fosse annunciata e garantita all'inizio del cammino, come dovrebbe essere in qualsiasi piano inteso per raggiungere una pace sincera, non ci sarebbe bisogno piu' di alcuna resistenza). 

Gli arabi non sono sciocchi. Anche se non avessero letto la road-map, quando vedono sia Bush che Powell insistere sul fatto che una totale cessazione della "violenza palestinese" non e' abbastanza, e che la leadership palestinese debba anche eliminare qualsiasi capacita' di ogni futura resistenza, capiscono perfettamente che il vero obiettivo americano non e' la "pace" nel pieno significato del termine ma, nel migliore dei casi, una semplice "quiete" - il che vuol dire acquiescenza palestinese all'occupazione ed accettazione di qualsiasi condizione Israele voglia imporre ad un popolo sconfitto e demoralizzato - e, nel peggiore, una guerra civile palestinese.

Tale "piano di pace" non guadagnera'  amici negli USA e gratitudine nel mondo arabo piu' di quanto possano gli sforzi americani di reprimere la resistenza alla loro stessa occupazione di un fiero paese arabo mediante un'escalation della forza militare, condannata a produrre sempre piu' resistenza, che sara' repressa sempre piu' brutalmente, in un ciclo infernale che il Medioriente conosce sin troppo bene.

C'e' un modo per prevenire la degenerazione della gia' catastrofica situazione del Medioriente in una guerra di civilta' a lungo termine? Sė, c'e'. Nel marzo 2002, la lega Araba, nella Dichiarazione di Beirut, offri' drammaticamente pace piena e normali relazioni diplomatiche ed economiche tra Israele e tutti gli stati arabi in cambio della fine incondizionata dell'occupazione di tutti i territori arabi occupati nel 1967. La Lega Araba dovrebbe formalmente riaffermare tale offerta, rendendo chiara l' "altra faccia della medaglia" - e cioe' che non vi sara' mai pace ne' relazioni normali fino a che non terminera' l'occupazione.

Quindi, gli USA dovrebbero rendere chiaro che cio' che deve finire - e subito - e' l'occupazione, non la resistenza ad essa. Naturalmente, per fare cio' e' necessario che l'America riscriva una virtuale "seconda dichiarazione d'indipendenza". I politici americani dovrebbero mettere gli interessi del loro paese e del loro popolo al primo posto rispetto ai desideri di elementi dell'estremismo israeliano e dei loro vociferanti, temuti e ben finanziati sostenitori statunitensi. Molti osservatori potrebbero considerare inconcepibile una simile rivoluzione ma, almeno in teoria, e' possibile - ed urgente.

La vera "road-map" posta dinanzi all'Iraq, alla Palestina ed a tutta la regione non e' quella che portera' a democrazie di stile occidentale e filo-americane nei sentimenti. A meno che il mondo non capisca il vero problema e l'unica soluzione reale, e non insista sulla pronta implementazione di quella soluzione, rischiamo tutti di scendere rapidamente nell'inferno.

John V. Whitbeck e' un avvocato internazionale che scrive abitualmente sul conflitto israelo-palestinese

traduzione a cura di www.arabcomint.com