"Sorridi e cerca di divertirti"
Lo stupro dell'Iraq

 

Come gli psicologi ben sanno, talvolta la vittima
di uno stupro puo' sorridere e persino provare
piacere nel mezzo di un assalto orribile. Forse
e' un tentativo di salvarsi la vita o una variante
della sindrome di Stoccolma, ma e' una risposta
naturale ancorche' umiliante. Naturalmente,
lo stupratore non si occupa delle profonde risposte
psicologiche della sua vittima: il sorriso
e' il suo trionfo, la sua medaglia d'onore.
La vittoria suprema per uno stupratore e' la prova che la sua vittima si sia "divertita". Puo' essersi introdotto violentemente nella sua proprieta', demolito la sua casa, massacrato i suoi cari, razziato i suoi averi, puo' averla terrorizzata ed umiliata, picchiata e malmenata, spezzato le sue ossa e stracciato la sua carne, versato il suo sangue e tormentato la sua anima; ma se, nel mezzo dello stupro, tra le lacrime ed il rantolo dell'agonia, la vittima per un momento, per una ragione qualsiasi, sorride, lo stupratore e' redento; nella sua mente, e' persino eroico. Ecco perche', quando e' iniziato lo stupro anglo-americano all'Iraq, abbiamo cercato disperatamente sul nostro schermo TV un sorriso sul volto di qualche iracheno.

Ed ecco perche' quando, dopo circa tre settimane di orrenda carneficina, abbiamo trovato piu' di tre iracheni che sorridevano all'esercito invasore e lo aiutavano a tirar giu' la statua del maledetto nemico comune, abbiamo dichiarato la guerra virtualmente finita.

Naturalmente, non lo e'. Le sparatorie ed i bombardamenti continuano e poi ci sono i saccheggi. Ma quei pochi sorrisi rendono tutto bello. La morte ed il massacro proseguono, pero' possiamo essere fieri che un adolescente confuso abbia gridato in una telecamera : "Thank you Boosh!". Siamo pronti a dimenticare i bambini con gli arti spappolati e le autostrade coperte di cadaveri troppo numerosi per essere contati e identificati. Come direbbe lo stupratore, "le ho dato cio' che voleva". Voleva essere violentata. Desiderava lo stupro.

Come gli psicologi ben sanno, talvolta la vittima di uno stupro puo' sorridere e persino provare piacere nel mezzo di un assalto orribile. Forse e' un tentativo di salvarsi la vita o una variante della sindrome di Stoccolma, ma e' una risposta naturale ancorche' umiliante. Naturalmente, lo stupratore non si occupa delle profonde risposte psicologiche della sua vittima: il sorriso e' il suo trionfo, la sua medaglia d'onore.
Ecco perche' ci sentiamo cosi' bene a vedere quella statua che cade ancora e ancora, senza curarci troppo del fatto che nell'immensa piazza non vi erano piu' di 100 persone, incluso la stampa, i marines e l'entourage di Ahmad Chalabi.
La caduta della statua ha altre connotazioni patriottiche. E' la distruzione fisica del nemico, la sua castrazione, la sua decapitazione. Non del vero Saddam, ovviamente, ma di un surrogato, di un'effigie, in un'immagine di virtuosa e gloriosa vittoria per i libri di storia. Per l'americano "patriottico", e' la rivincita sulle terribili immagini delle Torri Gemelle di forza e potenza corporativa - Dick Uno e Dick Due - che cadono in fiamme, esse stesse castrate dalla feroce spada dei terroristi. Anche se si tratta di un terrorismo differente.

Perche' dovremmo essere cosi' schizzinosi sul fatto che ne' Saddam ne' nessun iracheno erano implicati nell'11 settembre, quando abbiamo l'opportunita' di sperimentare tali profondi, eroici e patriottici sentimenti? Non solo la vittima si e' divertita ad essere stuprata, e' anche felice che le abbiamo assassinato il vecchio marito orribile. Chi si cura delle prove sulle responsabilita' dell' 11/9, o del fatto che gli USA hanno supportato Saddam politicamente ed economicamente nel suo periodo peggiore? Chi se ne importa di quelle vecchie e noiose armi di distruzione di massa, quando i nostri cuori palpitano di orgoglio verso quei liberatori-stupratori?

E veniamo ai saccheggi. Come ha affermato un negoziante che si e' visto sottrarre tutta la sua merce dai saccheggiatori, "prima c'era un solo Saddam; ora ci sono mille Saddam". E perche' no? Le immagini dei saccheggiatori che sorridono e fanno il segno della vittoria alle truppe americane, venendo ricambiati, parlano chiaro: stiamo per rubare tutto il vostro petrolio, dunque rubate anche voi. Fatelo, purche' sorridiate.Il risultato: tutto e' stato saccheggiato. Non solo i palazzi del potere. Tutto. Non c'e' alcun ospedale funzionante a Baghdad, al momento. Il Museo Iracheno di Archeologia e' stato ripulito dei suoi inestimabili tesori antichi di 5000 anni. Un crimine di cui l'UNESCO ha accusato bande organizzate all'estero, colpevoli di un'azione di rapina deliberata e ben pianificata. Non e' solo il patrimonio iracheno ad essere stato distrutto dall'illegale stupro anglo-americano dell'Iraq; e' anche il patrimonio del mondo occidentale, l'eredita' archeologica della Culla della Civilta', la terra di Abramo e Sara, degli antichi Sumeri e del leggendario Giardino dell'Eden, di Babilonia e dei primi codici di leggi scritte. I marines hanno fatto buona guardia ai campi petroliferi ed al Ministero del Petrolio, lasciando tutto il resto, ospedali, musei e negozi, nelle mani dei saccheggiatori.

Chi sono quei saccheggiatori? Rummy (Donald Rumsfeld) dice che sono "iracheni ordinari", anche se un po' "scalmanati". Niente di tutto cio'. Ricordo un episodio accaduto diversi mesi fa, quando la statua abbattuta era solo un luccichio negli occhi di Boy George il Re: Saddam, con un'amnistia generale, svuoto' le carceri irachene. Migliaia di criminali uscirono dalle prigioni ed ora governano l'Iraq, attraverso il governo ad interim del crimine che precede quello di occupazione. E' questa l' "arma non-convenzionale" che il portavoce ba'athista Mohammad Said al-Sahaf aveva minacciato di adoperare?

Con tutto questo disastro, i media compiacenti continuano a mostrarci l'immagine della statua abbattuta. La CNN potrebbe essere diretta con successo da Ari Fleischer (portavoce della Casa Bianca). Poche immagini di morte e cadaveri smembrati, molte immagini di truppe festanti che comunicano: Liberta'! Liberazione! Sorrisi! Ci amano! Possiamo aver violentato sistematicamente il loro paese, ma lo volevano. Gli e' piaciuto ...

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