C'e' ancora spazio per
testimoniare
dialogo con Tarek Ramadan
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Ogni due o tre mesi,
di ogni anno, ci viene chiesto di rispondere alle stesse domande: sulla violenza, sulle donne, sul secolarismo, sulla democrazia, ed ora, naturalmente, sul terrorismo, e dunque siamo spinti a parlare di ciò che l'Islam non e'. Tocca a noi cominciare a spiegare ciò che l'Islam e'... |
Nella sua prospettiva, qual e' la sfida più difficile che sta affrontando la da'wah in occidente, nella situazione critica che i musulmani stanno vivendo, e come si può superare questo ostacolo?
Penso che la sfida più difficile sia quella di evitare un'attitudine difensiva e presentare l'Islam come un messaggio universale con principi universali. Ecco perché i musulmani dovrebbero conoscere di più la loro religione: non per rispondere all'occidente, ma per sapere chi sono. Se manca questo, essi saranno spinti solo a compiacere chi li ascolta e non a presentare l'Islam per ciò che esso e' realmente, i musulmani per ciò in cui essi credono.
Come tutti sanno, la discriminazione contro i musulmani e la violazione delle loro libertà civili stanno raggiungendo l'apice. Alcuni musulmani cominciano a pensare che non esiste alcuna possibilità di vivere normalmente e cominciano a considerare l'ipotesi di emigrare dai paesi nei quali, spesso, i loro figli sono cresciuti e dove questi ultimi intendono rimanere. Dalla sua esperienza, come ritiene debbano essere indirizzati questi musulmani?
Sì, la situazione non e' facile e ci sono discriminazioni e violazioni delle libertà civili. Questo e' un fatto. Credo, comunque, che c'e' bisogno di fare esattamente il contrario di ciò che si aspettano da noi quelle persone che promuovono l'Islamofobia. E' tempo di studiare la nostra religione, di conoscere meglio il nostro ambiente in occidente (leggi, istituzioni sociali e politiche) ed agire dentro le nostre società come cittadini ed al tempo stesso come musulmani consapevoli. E' tempo di parlare, di chiedere che vengano rispettati i nostri diritti, di agire contro la discriminazione. Ciò andrebbe fatto non solo tra i musulmani o con i musulmani, ma andrebbero creati nuovi ponti con i nostri concittadini, di qualsiasi background religioso essi siano. Ciò perché noi non siamo i soli ad essere sconvolti e delusi dal modo in cui alcune autorità politiche locali trattano i musulmani e gli arabi.
Molti musulmani ritengono che, vivendo in occidente, sia difficoltoso instillare nei loro figli la lealtà verso l'Umma musulmana, specie per quello che concerne questioni spinose come la Palestina. Come risolvere questo problema?
E' naturalmente difficile per qualcuno che vive in occidente instillare nei suoi figli il sentimento di vivida compassione verso i musulmani nel mondo. Prima di tutto, dovremmo evitare di promuovere una lealtà verso i musulmani basata solo sull'emotività. La chiave d'accesso alla nostra lotta non e' sentirci emotivamente connessi con la Ummah musulmana. Al contrario, dovremmo essere spiritualmente collegati a questa ummah. La differenza e' notevole. Il primo impatto emotivo ti spinge a pensare ai musulmani solo perché lo sei a tua volta. Ma l'impatto spirituale e' basato sul fatto che confidi in Dio e nei principi di giustizia rivelati. Dio e' al-Adl, il Giusto, e dice nel Corano: "Dio vi ordina la giustizia". E questo e' ciò che dobbiamo insegnare ai nostri figli. Dovunque tu sia, in qualunque società tu viva, non potrai essere amato da Dio se non promuoverai la giustizia ed aiuterai i popoli oppressi. Ecco perché vivere in occidente può essere una trappola: perché se da questa società noi prendiamo solo i soldi ed i comfort e dimentichiamo di usare la nostra libertà per essere la voce di coloro che non hanno voce, saremo perduti. Ed in ciò risiede il vero jihad. Dovremmo sposare i nostri insegnamenti spirituali.
Cosa pensa del fatto che in Francia la donna musulmana e' obbligata a non indossare il velo a scuola o sulle carte d'identità? Qual e' la soluzione al problema? Forse che esse debbano andarsene da quel paese?
Questo e' un problema reale, per adesso e per il futuro. No, non bisogna lasciare il paese, perché oggi, per milioni di musulmani, la Francia e' il loro paese. Ecco perché essi, dall'interno, come cittadini, dovrebbero cercare di aprire un dialogo con le autorità, in modo da far comprendere che la loro religione dovrebbe essere rispettata e che la Francia non e' in pericolo se ai musulmani viene dato il permesso di praticare la loro religione. Sarà un processo lungo, molto difficile; nel frattempo, le donne musulmane dovrebbero cercare un modo di essere accettate a livello locale con il velo o con qualcosa che copra loro la testa. Alcune sorelle hanno trovato soluzioni temporanee e ciò e' accettato, poiché affrontano la darurah (necessità). Ciò non vuol dire che dobbiamo smettere di essere attivi per fare in modo che l'Islam sia più compreso e rispettato in Francia.
Come far comprendere l'Islam in occidente? Da dove partire? Come rispondere a domande difficili o trabocchetto?
Innanzitutto non dobbiamo cominciare con le domande difficili o trabocchetto. Non dimentichiamo che stiamo affrontando qualcosa che si può definire "guerra psicologica". Ogni due o tre mesi, di ogni anno, ci viene chiesto di rispondere alle stesse domande: sulla violenza, sulle donne, sul secolarismo, sulla democrazia, ed ora, naturalmente, sul terrorismo, e dunque siamo spinti a parlare di ciò che l'Islam non e'. Tocca a noi cominciare a spiegare ciò che l'Islam e', e cominciare ovviamente con i due aspetti principali degli insegnamenti islamici: inclusività e universalità. Ciò vuol dire che, quando siamo con Dio, cerchiamo di essere con lui in ogni situazione della nostra vita e di essere coerenti con gli insegnamenti spirituali. Inclusività vuol dire che prendiamo da chiunque e dovunque ciò che e' buono, finché ciò non contraddica i nostri principi. Significa esplicitamente che dobbiamo comprendere che, se siamo una minoranza per ciò che concerne il numero, siamo però parte della maggioranza per ciò che concerne i valori. Dobbiamo scegliere l'argomento da cui cominciare a parlare di Islam. Ed il primo argomento e' la fede e la spiritualità.
Cosa significa esattamente "fare dawa' " in occidente? Quali sono i suoi scopi? Bisogna adattare la predicazine al contesto secolare occidentale o no? Alcuni pensano che sia sufficiente uscire dalle moschee e parlare direttamente con la gente, ma non crede che la dawa' in occidente e' qualcosa di più complicato che uscire all'esterno e dire alla gente che l'Islam e' buono?
Dobbiamo innanzitutto metterci d'accordo sul
concetto di dawa'. Esso non vuol dire solo propagare il messaggio; il suo
significato profondo e' rendere testimonianza del messaggio di fronte
all'umanità. Si prenda il Corano e si leggano i vesi in cui si dice
esplicitamente come invitare la gente alla via di Dio. E' detto "con
saggezza", "con gentile esortazione" e poi "parla con loro
nella maniera migliore".
La prima dimensione e' quella della saggezza, che e' un modo di agire, di
comportarsi, di essere. Dunque, la cosa migliore da fare e' agire secondo i
nostri principi. Ciò vuol dire parlare di Dio senza parlare troppo, ma agendo a
differenti livelli nel modo in cui dovremmo agire con i nostri vicini ed i
colleghi, a livello sociale, e con le autorità politiche. Questo e' il primo e
principale campo di dawa', compresa come testimonianza della verità.
Dopo, possiamo cominciare a parlare, e, naturalmente, parlare agli occidentali
significa conoscere prima il loro ambiente, la loro cultura, la loro storia e la
loro psicologia collettiva. Non e' solo una questione di lingua, e' anche una
questione di emozioni e di psicologia.
La maggior parte dei musulmani in occidente si considera ed agisce come parte di una minoranza. La società li considera stranieri, anche se ci sono intere generazioni nate in occidente. Come possiamo propagare una cultura della cittadinanza, prima tra i musulmani e poi nell'intera società occidentale?
Ha ragione, questo e' sicuramente il nostro
principale problema in occidente. Temo che il fatto di parlare ed agire come
minoranza non sia un'attitudine temporanea. Se continuiamo a farlo, ci
auto-escludiamo dalla nostra società occidentale. E la cittadinanza e' un
concetto che non può coesistere con i concetti di maggioranze e minoranze. Non
c'e' una cittadinanza minoritaria in occidente, ed i musulmani dovrebbero
evitare di essere considerati una comunità specifica e di sopportare poi le
critiche di essere una comunità specifica.
Dunque, e' nostro dovere promuovere la cultura della cittadinanza integrata dai
nostri insegnamenti religiosi. Ciò significa promuovere un'etica di
cittadinanza che sia basata sulla giustizia, sull'uguaglianza, sulla competenza
e sulla responsabilità sociale e politica. Facciamo un passo in avanti e
diciamo chiaramente che il nostro compito non e' l'integrazione, ma dare e
contribuire. Facciamo in modo che la gente che ci e' attorno ci senta come una
ricchezza e non come un problema per loro.
Può riassumere le differenze principali tra l'attitudine europea ed americana verso i musulmani? Crede che l'Europa sia attualmente più vicina ai musulmani di quanto lo sia l'America?
Questa domanda e' doppia. Un aspetto e' trattare con le società americana o europea. Naturalmente vi sono delle differenze, perché queste società sono differenti. In entrambe, però, il musulmano deve occuparsi di educazione islamica, identità, lealtà, secolarismo. Dunque possiamo dire che i musulmani occidentali affrontano le stesse sfide ed hanno le stesse opportunità sia in America che in Europa. Ora, se parliamo degli interessi politici e geo-strategici, abbiamo realtà contraddittorie in America ed in Europa, ed e' molto importante per i musulmani europei prendere parte al dibattito politico in modo da aiutare la politica europea a non seguire ciecamente la politica americana o, per essere più precisi, la politica dell'amministrazione Bush, specie per quello che concerne la Palestina. In quel campo, i musulmani che vivono negli Stati Uniti o in Europa dovranno trovare i rispettivi e specifici modi per promuovere la giustizia.
Quando l'Islam giunse in India, Cina, Iran, Spagna ed Asia sud-orientale, si fuse con la cultura locale per creare un "islam indiano", "cinese" etc. E' verosimile che ciò possa accadere anche in Europa, considerato il gran numero di paesi da cui i musulmani giungono e considerata anche la diversità dei vari paesi europei. Ci sarà mai un "euroislam"?
Questa e' una domanda molto importante, e su cui conviene essere precisi. C'e' un solo Islam, sia per quello che riguarda i principi sia per quello che riguarda i due campi di al-Aqida, o il credo, e di al-Ibadaat, o la pratica religiosa. Ora, tra i nostri principi vi e' quello secondo cui possiamo prendere dalle altre culture ciò che non contraddice le nostre regole. Ciò vuol dire che vi e' un solo Islam, ma molte culture islamiche. Non dovremmo mai accettare, comunque, di diminuire il rispetto per i principi islamici allo scopo di promuovere una cultura islamica europea. Dovremmo invece avere entrambe: una cultura islamica europea fondata sui principi islamici. Questo e' il solo modo di andare avanti. E Dio sa di più.
I media occidentali, specie americani, fanno un gran parlare dell' "Islam wahabita", anche se alcune loro vedute sono discutibili. Nessuna posizione invoca la violenza contro i civili. Secondo lei, questa focalizzazione e' un tentativo di trovare divergenze all'interno dell'Ummah in modo da favorire la disunità per motivi strategici? Oppure tocca a noi musulmani sfidare con serietà le posizioni ed i metodi di alcuni nostri fratelli?
Questa e' un'opinione molto importante, poiché
noi musulmani stiamo accettando con molta facilità il modo in cui la gente
definisce alcune delle tendenze dell'Islam contemporaneo. E' molto frequente,
oggi, sentire musulmani e non-musulmani parlare di "wahabismo" senza
sapere cosa esso sia. Dunque e' molto importante per noi giungere ad una
comprensione intrinseca delle differenze esistenti tra le diverse tendenze in
seno all'Islam.
La grande maggioranza dei salafiti non invoca la violenza, ma una lettura testuale
delle fonti. Possiamo essere in disaccordo con essi per molti argomenti ma,
finché non dicono e fanno cose che siano contro gli insegnamenti islamici,
dobbiamo rispettarli. Insultare dei gruppi e dire di essi cose non vere, anche
solo per compiacere l'orecchio occidentale, non e' giusto.
Dovremmo invece spiegare all'occidente cosa sta realmente accadendo e non trarlo
in inganno con dichiarazioni superficiali circa le tendenze islamiche nel mondo.
E, per finire, dovremmo essere chiari nel condannare ciò che alcuni musulmani
dicono o fanno in nome dell'Islam. Quando critichiamo alcuni musulmani, non
critichiamo l'Islam. E' vero l'opposto, fa parte della dignità dei musulmani
dire che alcuni tra noi non stanno rispettando gli insegnamenti islamici.
Poiché noi viviamo in occidente, che io definisco Dar ash-Shahada (dimora della
testimonianza), e' nostra responsabilità divulgare le giuste informazioni
sull'Islam ed i musulmani e fare auto-critica, non per vendere la nostra
religione ma per comportarci come ci e' stato raccomandato.
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a cura di www.arabcomint.com
da IslamOnline