La "ratio" di una guerra
infinita
di A.Ricciardi
quinta puntata
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La
guerra del 1967 fu particolarmente drammatica per i palestinesi, che fino ad
allora avevano creduto molto nella possibilità di una rivincita. Dopo quel
conflitto, tutta la Palestina storica fu nelle mani dei sionisti. Fu proprio nel
1967 che il dirigente ebreo Meron Benvenisti, divenuto poi vicesindaco a
Gerusalemme di Teddy Kollek, si rese responsabile del massacro contro la
località palestinese di Harit al Magharibah, durante il quale vennero demolite
centinaia di case con le persone dentro, uccidendo alcune centinaia di persone.
Inoltre, secondo le indagini di un ricercatore israeliano dell'Università di Bar
Ilani, un migliaio di prigionieri egiziani venne trucidato quando era già stato
fatto prigioniero. Sharon venne sospettato di avere ordinato di non fare
prigionieri in quella circostanza.... La strage è documentata nell'ufficio
storico dell'esercito israeliano (si può consultare, in proposito, anche
l'articolo del giornalista ebreo Lorenzo Cremonesi, sul Corriere della Sera del
17 agosto 1995). Di un'altra strage contro prigionieri egiziani (35), si rese
responsabile Rafael Eitan, già responsabile, come si ricorderà, del massacro di
Kafr Kassem, e che nel 1982 si macchiò anche delle stragi di Sabra e Chatila. A
proposito della distruzione di località palestinesi (ricordiamo che furono 530
le località palestinesi distrutte nel 1948, tra villaggi e città), e del fatto
che quasi tutte le località israeliane sorgessero su territori un tempo abitati
da arabi (una delle rare eccezioni fu Tel Aviv, fondata da coloni ebrei nel
1909), sono significative le parole pronunciate a questo proposito dal generale
israeliano Moshè Dayan. Il 4 aprile 1969, infatti, rivolgendosi agli studenti
del Technion, l'università tecnologica di Haifa, Dayan disse, senza giri di
parole: "I villaggi ebraici furono costruiti al posto di quelli arabi, i cui
nomi voi nemmeno conoscete. Non vi biasimo; perchè non esistono più libri di
geografia, ne' esistono più quei villaggi arabi. Nahal è sbocciata al posto di
Mahul, il kibbutz Gvat al posto di Jibta e Kefar Yehushu'a al posto di Tal
al-Shuman. Non c'è un solo posto in questo Paese che non avesse avuto prima una
popolazione araba". Intanto, mentre ai profughi palestinesi continuava ad essere
precluso il ritorno, già negli anni '50 i dirigenti israeliani festeggiarono
l'arrivo del milionesimo immigrato ebreo in Palestina. I 900.000 palestinesi
espulsi nel 1948-'49, in gran parte originari della Galilea, furono sostituiti
da 700.000 ebrei mediorientali che presero possesso dei loro beni rimasti in
Galilea (la maggioranza degli ebrei, sia nel mondo sia in Israele, però è sempre
stata ashkenazita, cioè di origine europea, mentre i sefarditi, ebrei orientali,
sono decisamente una minoranza, ed il loro nome viene da Sefarad, il nome con
cui in ebraico viene indicata la Spagna, della quale sono originari, e che
cominciarono a lasciare dal 1492, dirigendosi in Africa ed Asia). La legge
israeliana sul "diritto al ritorno", approvata nel 1950, e fondata sulla Halachà
(legge religiosa ebraica), prevedeva che qualunque persona di religione ebraica
(la religione solitamente viene trasmessa per via materna), anche se non di
origine etnica ebraica, potesse emigrare in Israele, ed ottenerne la
cittadinanza. Invece, una persona di discendenza ebraica, ma di religione
differente da quella ebraica, non era da considerarsi ebrea, e non aveva diritto
al ritorno ed alla cittadinanza. Con questa motivazione, ad esempio, fu negato
il diritto al ritorno ad un frate carmelitano di origine ebraica, negli anni '50
(a questo proposito, si può consultare anche l'Atlante delle religioni Utet).
Per tale concezione, quindi, tutt'ora, sono ebrei soltanto coloro che professano
la religione ebraica. Le persone di religione ebraica che in Israele si
convertono ad altre religioni, pur non venendo espulse, sono considerate ex
ebree, e la loro carta di identità è differente da quella degli ebrei
israeliani. Il conflitto del 1967 significò, però, anche la possibilità, prima
particolarmente difficile, di ricongiungersi per i palestinesi della "Palestina
del 1948", cioè quelli rimasti in Israele, e quelli della "Palestina del 1967",
cioè quelli di Striscia di Gaza e Cisgiordania. E' importante notare che la
politica israeliana ha cercato spesso di creare divisioni artificiose
all'interno della popolazione palestinese, allo scopo di indebolirne la
coesione. I dirigenti sionisti, infatti, interdissero il servizio militare
obbligatorio per i palestinesi residenti in Israele, non fidandosi dei giovani
di quella comunità. Era possibile prestare servizio militare volontariamente, ma
chiaramente quasi nessuno della comunità palestinese si arruolò nell'esercito
d'Israele (i pochissimi arruolatisi furono di solito beduini, poco cosapevoli
politicamente e spinti da grave povertà). Tuttavia, il governo sionista ammise
qualche eccezione sul servizio militare obbligatorio per la popolazione
palestinese in Israele: nel 1957 la coscrizione divenne obbligatoria per i
palestinesi drusi, ed ancora negli anni '50 fu resa obbligatoria per i
palestinesi circassi, ed in genere il servizio militare veniva fatto loro
svolgere in zone di confine. In entrambi i casi, Israele cercò di creare
divisioni facendo leva sulle particolarità culturali dei due gruppi, e cioè sul
fatto che i drusi fossero una setta eterodossa dell'Islam, e che i circassi
palestinesi, mussulmani (circa 3000 persone), fossero non arabi ma di lontana
origine caucasica. I palestinesi drusi sono circa 100.000, dei quali circa
85.000 residenti in Israele; i politici sionisti cominciarono a trattare i drusi
in Israele come non arabi, distinguendo i tribunali religiosi drusi dagli altri
tribunali religiosi mussulmani. Questa divisione era chiaramente artificiosa,
dato poi che i drusi giordani, libanesi e siriani nei loro Paesi vengono
considerati a tutti gli effetti appartenenti una confessione mussulmana.
Comunque, col tempo l'identità araba e palestinese dei drusi in Israele si è
rafforzata, è cresciuta tra i giovani l'obiezione di coscienza contro il
servizio militare in Israele, e nel 2001 un importante esponente druso in
Israele ha dichiarato: "Siamo stati, siamo e sempre saremo dei palestinesi". Il
più noto esponente della comunità palestinese mussulmana drusa è comunque il
poeta Samih al Qasim, giornalista di Arab al Kohl. Dopo il conflitto del 1967,
anche in conseguenza dell'opposizione sovietica ad Israele, la causa palestinese
cominciò ad essere molto più popolare. Contro questa popolarità, il governo
israeliano non esitò addirittura ad accusare la legittima resistenza palestinese
di antisemitismo. L'accusa, ulteriore triste testimonianza della demonizzazione
di critiche politiche fatta propria da tutti i governi israeliani, è in questo
caso particolarmente risibile. Gli arabi stessi sono semiti, semite furono
numerose nazioni dell'antichità, e semiti sono attualmente, oltre agli arabi,
appunto, anche le minoranze linguistiche di lingua aramaica del Medio Oriente,
diverse popolazioni etiopi ed eritree, la piccola minoranza assira che esiste
ancora nel Kurdistan, che parla una lingua detta assiro-aramaico ed è in cerca
di un proprio Stato del tutto indipendente, ed i maltesi. Gli ebrei sono quindi
solo una piccola parte dei semiti, anzi per propria stessa ammissione hanno in
stragrande maggioranza perso le caratteristiche semitiche, parecchi di loro non
sono quindi più semiti. Inoltre, ci sono sicuramente molti ebrei attuali che non
discendono dagli antichi ebrei, ma semplicemente hanno aderito all'Ebraismo,
basti ricordare, per fare uno solo dei tanti esempi possibili, i kazari del
Medioevo, che in gran parte si covertirono all'Ebraismo (anche se nel XXI secolo
è stata poi avallata in Israele una legge che proibisce le conversioni
all'Ebraismo, che già di per sè non fa proselitismo). Intanto, nel 1968 uno
scontro tra soldati israeliani e feddayin (combattenti) palestinesi, si
concluse, inaspettatamente, con una vittoria dei meno numerosi palestinesi
presso il villaggio in territorio giordano di El Karameh: si trattò di una
vittoria, poco dopo la tragica sconfitta del 1967, che entrò in seguito a far
parte della mitologia politica palestinese, anche perchè risollevò un morale
molto abbattuto. Il gruppo più numeroso di profughi palestinesi all'estero era
quello in Giordania, dal cui territorio i feddayin tentavano numerose incursioni
in territorio israeliano: gli israeliani, a loro volta, rispondevano attaccando
il territorio giordano. In Giordania i palestinesi costituirono quasi uno Stato
nello Stato. Temendo quindi che nel suo regno i palestinesi divenissero egemoni,
per evitare rappresaglie israeliane sul suo territorio, e soprattutto dopo
quattro dirottamenti di aerei di Paesi i cui governi si considerava
appoggiassero Israele, (in uno dei quali fu catturata la famosa guerrigliera
palestinese Leyla Khaled, del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina,
una della componenti dell'O. L. P., al cui vertice era salito nel 1969 Yasser
Arafat), Re Hussein, per impedire che circostanze del genere si verificassero
ancora in Giordania, attaccò a sorpresa i campi di addestramento (abitati
soprattutto da civili profughi) dei guerriglieri palestinesi, il 16 settembre
1970. Per circa una settimana divampò una guerra tra palestinesi e giordani,
brevissima ma cruenta e molto dolorosa: in quei pochissimi giorni ci furono,
secondo le stime più attendibili, circa 3000 morti e 22.000 feriti, nei
combattimenti (ci fu anche qualche scontro nell'estate del 1971, ma si trattò di
qualche strascico del conflitto), in gran parte palestinesi, ed anche alcuni
episodi di atrocità. Le truppe giordane, formate da reparti beduini, e
fedelissime al re, condussero la guerra in molti episodi in modo indiscriminato;
il tragico episodio divenne noto col nome di "Settembre nero". Nel 1973, invece,
il 6 ottobre, Egitto e Siria si trovarono nuovamente in guerra contro Israele,
cogliendo stavolta un parziale successo: la guerra durò 20 giorni, e la Siria
riconquistò una parte del proprio territorio sul Golan, tra cui l'importante
città di Quneytra (il cui centro, distrutto intenzionalmente dagli israeliani,
venne lasciato in quel modo a testimonianza della tragicità del conflitto). L'O.
N. U. impose una tregua, dopo che L'U. R. S. S. si fu schierata coi Paesi arabi
e gli U. S. A. con Israele. Sadat, leader egiziano, (Nasser era morto nel 1970)
divenne più popolare in Patria. Inoltre, in quell'anno i Paesi arabi petroliferi
tagliarono nettamente i rifornimenti ai Paesi troppo vicini ad Israele, per
spingerli a cambiare politica. Si inaugurò così, una nuova epoca nel già
decennale conflitto arabo-sionista.
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Antonella Ricciardi fine della quinta puntata-continua
giornalista free-lance, nata a S. Maria Capua
Vetere, i suoi articoli sono apparsi su diversi quotidiani come L'altra voce,
Altrasinistra, Rinascita, Avanguardia, Orion, il Quotidiano di Caserta ed ed
inoltre sono stati pubblicati anche su alcuni siti (tra cui Legno storto,
Politica on line, Comedonchisciotte e Arabcomint). I suoi articoli possono
essere letti al sito:
www.antonellaricciardi.it