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Succhiati
in un pantano |
| Fu a Bassora che tre anni fa filmai centinaia di bambini ammalati e moribondi, a cui erano state negate cure e medicine a casa di un embargo supportato entusiasticamente da Tony Blair. Ora era lì, camicia informale, il solito sorriso fisso, un uomo dell'esercito, se non del popolo - e sollevava un bimbo tra le braccia dinanzi alle telecamere. |
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Le due "grandi vittorie"
americane dopo l'11 settembre 2001 si stanno mostrando: In Afghanistan, il
regime di Hamid Karzai non ha autorità virtuale ne' danaro e collasserebbe
senza le pistole americane. Al-Qaida non e' stata sconfitta ed i Talebani stanno
riemergendo. A dispetto dei miglioramenti mostrati dinanzi alle
telecamere, la situazione di donne e bambini resta disperata. "Siamo in un'area di combattimento dal momento stesso in cui lasciamo questa base", mi ha detto un colonnello americano alla base aerea di Bagram, presso Kabul. "Ci sparano addosso molte volte al giorno". Quando gli dico che di certo e' venuto per liberare e proteggere la gente, scoppia in una risata fragorosa. Le truppe americane si vedono di rado all'interno delle città afgane. Scortano dirigenti USA a gran velocità in veicoli blindati, con finestrini oscurati e accompagnati da vetture militari equipaggiate con armi automatiche. Persino la grande base di Bagram e' stata considerata troppo insicura per Donald Rumsfeld durante la sua recente e rapida visita. Gli americani sono così nervosi che qualche settimana fa hanno "accidentalmente" sparato ed ucciso quattro militari governativi nel centro di Kabul, dando l'avvio alla seconda grande manifestazione di piazza contro la loro presenza nel giro di una settimana. Il giorno in cui ho lasciato Kabul, un'autobomba e' esplosa sulla strada per l'aeroporto, uccidendo quattro militari tedeschi, membri della forza di sicurezza internazionale ISAF. Il bus tedesco saltò in aria, la carne umana spiaccicata al fianco della strada. Quando i militari britannici arrivarono per sigillare l'area, vennero osservati da una folla silenziosa, con gli occhi socchiusi per il caldo e la polvere, separati dallo stesso muro che separò le truppe britanniche dagli afghani nel 19esimo secolo, i francesi dagli algerini, gli americani dai vietnamiti. In Iraq, palcoscenico della seconda "grande vittoria", ci sono due segreti ben noti. Il primo e' che i "terroristi" che oggi assediano le truppe americane d'occupazione rappresentano una resistenza armata che e' certamente supportata dalla maggioranza degli iracheni i quali, contrariamente alla propaganda ante-guerra, si oppongono alla "liberazione" forzata (si veda l'inchiesta di Jonathan Steele, 19 marzo 2003, www.guardian.co.uk). Il secondo segreto e' che c'e' la prova crescente della magnitudine reale della carneficina anglo-americana, cioè del bagno di sangue che Bush e Blair hanno sempre negato. I paragoni con il Vietnam sono stati fatti così spesso, nel corso degli anni, che sono esitante nel proporne un altro. Però le similarità sono sconvolgenti: ad esempio, il ritorno ad espressioni come "succhiati in un pantano". Ciò suggerisce, ancora una volta, che gli americani sono le vittime, non gli aggressori: la versione stile Hollywood di un'avventura rapace che va male. Da quando, tre mesi fa, e' stata abbattuta la statua di Saddam Hussein, sono stati uccisi più americani che durante la guerra. Dieci di essi sono stati assassinati e 25 feriti in classici attacchi di guerriglia ai blocchi stradali ed ai checkpoints, che si contano ormai nel numero di dozzine al giorno. Gli americani chiamano i guerriglieri "lealisti di Saddam" o "combattenti Ba'ath", allo stesso modo in cui i vietnamiti erano chiamati "comunisti". Recentemente, a Falluja, nel cuore sunnita dell'Iraq, non era stata chiaramente la presenza di "lealisti" o "ba'athisti" ad ispirare la resistenza, ma il comportamento brutale degli occupanti , che puntavano le armi contro la folla. I tanks americani avevano abbattuto una famiglia di pastori, allo stesso modo in cui, quattro anni fa, furono sterminati un pastore, la sua famiglia e le sue pecore da un aereo della "coalizione", nella "no-fly zone". Io avevo ripreso la scena ed essa aveva evocato in me reminiscenze dei giochi assassini che gli aerei americani erano soliti giocare nei cieli del Vietnam, abbattendo contadini nei loro campi e bambini sui loro bufali. Il 12 giugno, una vasta operazione americana prese di mira una "base di terroristi" a nord di Baghdad, facendo più di 100 morti, secondo un portavoce USA. Il termine "terrorista" e' importante, perche' implica che persone del tipo di al-Qaida stiano attaccando i liberatori; in tale modo si ottiene una connessione tra l'Iraq e l'11 settembre, che non fu mai possibile fare durante la propaganda pre-bellica. Nell'operazione furono fatti più di 400 prigionieri. La maggioranza di essi fu riunita alle migliaia di iracheni custoditi in un luogo di prigionia presso l'aeroporto di Baghdad: un campo di concentramento lungo il perimetro di Bagram, da cui la gente viene trasportata a Guantanamo Bay. In Afghanistan, gli americani sequestrano guidatori di taxi e li condannano all'oblio, via Bagram. Come gli uomini di Pinochet in Cile, i loro presunti nemici vengono fatti "sparire".
Colpire i civili e' stato per lungo tempo un tabù giornalistico in Occidente. Lo hanno fatto mostri certificati, mai "noi". Il bilancio delle vittime della prima guerra del Golfo fu per lungo tempo sottovalutato. Quasi un anno dopo, uno studio del Medical Education Trust di Londra stimò in 200.000 il numero di iracheni morti durante ed immediatamente dopo la guerra, come conseguenza diretta o indiretta dell'attacco alle infrastrutture civili. Il rapporto e' stato completamente ignorato. Questo mese, Iraq Body Count, un gruppo di ricercatori ed accademici americani e britannici, ha stimato in 10.000 il numero di civili iracheni uccisi, 2.356 dei quali nella sola Baghdad. E questa stima e' ben lungi dall'essere in eccesso. In Afghanistan, la carneficina e' stata dello
stesso tenore. Nel maggio dello scorso anno, Jonathan Steele ha estrapolato
tutte le prove disponibili del costo umano dei bombardamenti USA, concludendo
che circa 20.000 afghani possono aver perso la vita come conseguenza indiretta
dei bombardamenti. Questo effetto "nascosto" non e' nuovo. Un recente
studio della Columbia University di New York ha scoperto che l'uso dell'Agente
Orange e di altri erbicidi nel Vietnam fu quattro volte maggiore di quanto
stimato in precedenza. L'Agente Orange contiene diossina, uno dei più
letali veleni esistenti. In quella che fu dapprima chiamata "operazione
Hades", poi cambiata nel più amichevole "operazione ranch hand",
gli americani distrussero circa la metà delle foreste del Vietnam del sud ed
innumerevoli vite umane mediante Agente Orange spruzzato nel corso di circa
10.000 "missioni". Fu il più insidioso e devastante uso di un'arma
chimica di distruzione di massa mai sperimentato. Oggi, i bambini vietnamiti
continuano a nascere con molte deformità, o muoiono appena nati oppure
vengono abortiti.
Una mappa ufficiale distribuita ad agenzie non governative in Iraq mostra che i militari anglo-americani hanno utilizzato bombe a grappolo in aree urbane, molte delle quali non sono esplose nell'impatto con la terra. Di solito esse restano inosservate fino a che un bimbo non le prende, ed allora esplodono. Nel centro di Kabul, ho trovato due avvisi mediante cui si avvertivano i cittadini che tra le rovine delle loro case, e nelle strade, si celavano bombe a grappolo made in USA inesplose. Chi li legge? I bambini piccoli? Il giorno in cui vidi alcuni bambini saltare su quello che poteva essere stato un campo minato cittadino, vidi anche Tony Blair sulla CNN nella hall del mio albergo. Era in Iraq, a Bassora, e sollevava un bambinetto tra le braccia, in una scuola che era stata imbiancata proprio in occasione della sua visita, e dove era stato preparato un pranzo in suo onore, in una città in cui servizi fondamentali come istruzione, cibo ed acqua restano un macello sotto l'occupazione britannica. Fu a Bassora che tre anni fa filmai centinaia di bambini ammalati e moribondi, a cui erano state negate cure e medicine a casa di un embargo supportato entusiasticamente da Tony Blair. Ora era lì, camicia informale, il solito sorriso fisso, un uomo dell'esercito, se non del popolo - e sollevava un bimbo tra le braccia dinanzi alle telecamere. Quando tornai a Londra, lessi "Dopo il pranzo", di Harold Piner, di una sua nuova collezione intitolata "War" (Faber & Faber): E dopo mezzogiorno arrivano le creature ben vestite Per annusare tra i morti E consumare il loro pasto E tutte le moltitudini di creature ben vestite strappano i gonfi avocado dalla polvere E mescolano il minestrone con le ossa disperse E dopo pranzo Ciondolano e poltriscono Travasando vino leggero in teschi capaci.
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traduzione a cura di www.arabcomint.com