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Sui poeti e sui pogroms
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| Gabriel Ash e' nato in Romania, cresciuto in Israele e risiede negli Stati Uniti. Afferma di scrivere perche' "la penna e', a volte, piu' potente della spada, e a volte no". Gabriel Ash e' l'editore della sezione "Medioriente" del YellowTimes.org's News From the Front, http://www.YellowTimes.org/nftf.html. |
Un fondamento basilare della dottrina religiosa dei coloni ebrei e' che essi hanno il dovere di conquistare ogni centimetro di terra del "Grande Israele", un territorio mitico che si estende fino all'Iraq ed include aree di Libano, Siria, Giordania, Arabia Saudita ed Egitto. Nella conquista di queste aree, essi hanno il diritto di uccidere "ognuno dei loro abitanti, sino a che non ne resti memoria e traccia" (queste parole d'amore, pronunciate dal rabbino Yisrael Ariel, apparvero nel principale giornale dei coloni, Nekudah). Per trasformare questo progetto politico nell'ideologia nazista del Lebensraum, basta sostituire l'Europa con il Medioriente e gli ariani con gli ebrei. Il "transfer", la pulizia etnica, e' conosciuto dal pubblico israeliano come una "soluzione politica". Invece, tra i coloni fondamentalisti, l'espulsione dei non-ebrei non e' un espediente, il che sarebbe gia' abbastanza brutto. E' piuttosto un comandamento divino, radicato nel loro testo sacro e nella Legge rabbinica. Il "transfer", pero', e' solo la punta dell'iceberg. Molti coloni ritengono il genocidio un mezzo legittimo per sbarazzarsi del "nemico". Il diritto (per i piu' estremisti si tratta, in realta', di un dovere religioso) al genocidio si basa sulla storia biblica del genocidio di Amalek per ordine di Dio. I fondamentalisti ebraici credono che gli "arabi siano gli Amalekiti di oggi". Queste idee sono molto diffuse tra i coloni di Brooklyn ed i loro sostenitori e sponsors. La radice dell'ideologia fondamentalista dei coloni e' la credenza che gli ebrei siano il "popolo eletto", superiore al resto dell'umanita' e libero dagli obblighi morali cui le altre nazioni devono sottostare. I non-ebrei sono visti come esseri inferiori. Alcuni rabbini fondamentalisti piu' moderati credono che dopo l'espulsione/genocidio potra' esserci coesistenza. I pochi non-ebrei rimanenti, infatti, riconosceranno la superiorita' ebraica e potranno vivere secondo la legge che il Talmud prospetta per i cosiddetti "ger toshav", cioe' i "non cittadini", sottoposti a severe limitazioni, dal contatto con gli ebrei al possesso delle proprieta'. Gli ebrei fondamentalisti di Stati Uniti ed Israele non si limitano ai commenti razzisti. Essi compiono atti di terrorismo nel nome di Dio. Ateret Cohanim, lo Jewish Underground, la Lega di Difesa Ebraica, il Kach, il Kahana Kai, l'Eyal, etc., sono tra i piu' noti gruppi autori di attacchi terroristici contro la popolazione palestinese a partire dagli anni '70. Uno studio mostra che, negli anni 1980-84, la stampa israeliana riporto' di 380 attacchi contro palestinesi individuali, i quali causarono 23 morti, centinaia di attacchi contro proprieta' private (case, automobili, terreni coltivati, oliveti), e 41 attacchi ad istituzioni musulmane e cristiane. Per gli anni dal 1988 al 1993, B'tselem riporta che 62 palestinesi sono stati assassinati dai coloni. Secondo il rapporto di B'tselem del 1994, "usando armi fornite dall'esercito israeliano, individui e gruppi organizzati iniziano le operazioni contro i palestinesi e le loro proprieta' allo scopo di intimidire, scoraggiare e punire. In molti casi, si tratta di operazioni pianificate, portate a compimento con perizia da gruppi di coloni, sostenuti dalla stessa leadership della colonia. Le operazioni [...] includono, scorribande nei villaggi, spari a case e serbatoi d'acqua, sabotaggio e distruzione dei veicoli, violento disturbo, blocco delle strade, distruzione di campi coltivati e sradicamento di alberi, molestie ai commercianti ed ai proprietari di banchetti di vendita, con distruzione della merce, e cosi' via".
I sottili intellettuali
della nostra era certamente scoveranno lievi differenze
tra questi pogroms e quelli subiti dagli ebrei dell'Europa
dell'est, ma nulla puo' giustificare il loro "disgusto"
di fronte al paragone. Il rabbino Meir Kahane, ideologo del razzismo ebraico e fondatore di due gruppi terroristici, per trent'anni ha avuto una colonna nella "rispettabile" pubblicazione di Brooklyn, "Jewish Press", con una circolazione di 160.000 copie. L'altro giorno, sul suo sito web, pubblicava un articolo che prepara il terreno per l'assassinio di Amram Mitzna, il candidato laburista per le prossime elezioni israeliane, accusato di voler far rivivere "la soluzione finale di Hitler" per gli ebrei. Alcuni affermeranno che il paragone col nazismo non e' esatto. Posso capirlo. E' possibile, infatti, che vi sia una differenza: difatti i nazisti non ponevano tale enfasi su Dio e i suoi comandi. Ma le similitudini sono molte e profonde: entrambi i movimenti sono razzisti, supremazisti, totalitaristi, anti-umanisti, anti-democratici ed estremamente violenti. Entrambi postulano l'espansionismo, la conquista, la pulizia etnica, l'assassinio, la repressione ed il genocidio. Perche' mettere in luce tutto cio' viene considerato "anti-semita" ed "inaccettabile", senza che nemmeno un'occhiata sia gettata alle similarita'? Perche' la stampa americana, che due volte al giorno bacchetta l'Arabia Saudita a causa del wahhabismo, tace su un movimento assassino che ha le sue radici proprio negli USA? Paulin, come ricordiamo,
ha detto che bisognerebbe sparare ai coloni
fondamentalisti di Brooklyn. Prima di analizzare piu'
attentamente, dobbiamo dire che non fa altro che
consigliare che essi vengano ripagati con la stessa
moneta. Di certo, gente che considera legittimo il
genocidio, che organizza pogroms e venera l'assassino di
massa Goldstein non puo' seriamente meravigliarsi che
qualcuno li voglia sparare. Il nocciolo della frase di Paulin e' una semplice intuizione morale: e cioe' che i palestinesi hanno ogni diritto di sparare a gente che varca l'oceano allo scopo di distruggere le loro case e le loro esistenze, per assassinarli ed espellerli. Questa intuizione morale puo' essere messa in discussione. Alcuni pacifisti, ad esempio, la rifiuteranno poiche' essi rifiutano tutti i tipi di violenza, anche per auto-difesa. Dobbiamo rispettare queste posizioni. Ma il coro di coloro che hanno assalito Paulin e' molto lontano dal sostenere il pacifismo. Prendiamo Larry Summers, ad esempio. IL preside di Harvard ha espresso la sua contrarieta' nel consentire a Paulin di tenere un discorso nell'Universita'. Summers non si e' fermato a Paulin, ma ha accusato di "anti-semitismo" tutti coloro che chiedono di disinvestire da Israele. Quando pero' Summers lavorava nell'amministrazione Clinton, la sua collega Madeleine Albright disse ad un giornalista che "ne valeva la pena", riferendosi alla morte di mezzo milione di bambini iracheni. Diversamente da Paulin, Albright giustificava l'assassinio di un terrificante numero di bambini. Summers non rassegno' le sue dimissioni per protesta. Anzi, non disse nulla. Ugualmente silenti furono tutti i media ufficiali americani. Chiediamoci quale sarebbe stata la reazione qualora la Albright avesse detto che la morte di mezzo milione di bambini ebrei "valeva la pena". Eccetto che da alcune frange di pacifismo, il diritto alla resistenza armata contro l'oppressione e' un principio riconosciuto universalmente. Persino i dottori della chiesa medievale riconoscevano il diritto a ribellarsi contro la tirannia. Le Nazioni Unite riconoscono il diritto di ricorrere alla lotta armata per l'autodeterminazione. Thomas Jefferson incluse nella Dichiarazione d'INdipendenza USA il diritto a prendere le armi contro un governo autore di abusi ed usurpazioni. In verita', molti americani ritengono di essere in diritto di sparare ed uccidere un ladruncolo che si introduce in casa per rubare un VCR. Come, dunque, si puo' negare il diritto di prendere le armi ad un popolo che, da 50 anni, soffre di "abusi ed usurpazioni", che e' stato dispossessato ed espulso, che da 35 anni vive sotto una brutale occupazione militare, che non ha diritti umani, che non ha diritti civili, a cui viene rubata persino la propria acqua, con le fogne che scorrono a cielo aperto nelle "non-strade" dei piu' affollati campi di concentramento al mondo, con i militari che possono assassinarli impunemente ed i coloni, che vivono sulle loro terre rubate, che li attaccano? Come e' possibile negare il diritto ad un popolo di prendere le armi contro coloro che vogliono farli scomparire? Non e' possibile. Ecco perche' nessuno di coloro che hanno attaccato Paulin desiderano discutere dei diritti e dei limiti della violenza e della ribellione legittima. Forse, si puo' arguire,
i commenti di Paulin non erano una buona introduzione per
una discussione sulla differenza tra violenza legittima
ed illegittima. Il problema e' che nulla lo e'.
Consideriamo questo episodio: lo scorso 15 novembre,
Jihad Islami lancio' un attacco' contro un'unita'
militare israeliana, uccidendo 13 soldati e membri della
sicurezza armati. Le fonti israeliane mentirono sull'attacco,
descrivendolo come un "attacco contro fedeli in
preghiera", una sorta di "massacro del sabbath". Il falso "massacro
del sabbath" era una perfetta opportunita' per
discutere della legittimita' della lotta armata.
Dopotutto, mentendo sull'attacco, Israele stesso ne
riconosceva la legittimita'. Alterman ed Hentoff
avrebbero potuto complimentarsi con Jihad Islami per la
scelta dell'obiettivo e per un'operazione di danni
collaterali zero. |
Gabriel
Ash, YellowTimes.org
traduzione a cura di www.arabcomint.com