Sui poeti e sui pogroms

Gabriel Ash fa luce sul mondo dei coloni di cui i palestinesi sono costretti a subire la prepotenza: un mondo pieno d'ombre, in cui il fanatismo messianico regna sovrano

 

 

Gabriel Ash e' nato in Romania, cresciuto in Israele e risiede negli Stati Uniti. Afferma di scrivere perche' "la penna e', a volte, piu' potente della spada, e a volte no". Gabriel Ash e' l'editore della sezione "Medioriente" del YellowTimes.org's News From the Front, http://www.YellowTimes.org/nftf.html.
Dopo che il Dipartimento d'Inglese dell'Universita' di Harvard invito' il famoso poeta britannico Tom Paulin a tenere una prestigiosa conferenza al campus, scoppio' un piccolo scandalo. Alcuni si sentirono offesi dalle parole dette da Paulin durante un'intervista ad un giornale egiziano. In quell'intervista, Paulin definiva "nazisti" i coloni fondamentalisti nati a Brooklyn e trasferitisi nei Territori Occupati, affermando che dovrebbero essere sparati.

Da sinistra, Eric Alterman, de "La Nazione", defini' le parole di Paulin "disgustose". Da destra, Andrew Sullivan le dichiaro' "anti-semite". Guardiamo le cose piu' da vicino, cominciando dal termine "nazista". Dopo una breve lettura sui media nazionali, sia "liberali" che "conservatori", siamo portati a ritenere che nazismo e fondamentalismo ebraico siano lontani mille miglia, sicche' il solo paragone tra i due "ismi" non e' solo errato, ma disgustoso, anti-semita etc...etc...
Il lettore potrebbe sorprendersi, dunque, di sentire alcune cose.

Un fondamento basilare della dottrina religiosa dei coloni ebrei e' che essi hanno il dovere di conquistare ogni centimetro di terra del "Grande Israele", un territorio mitico che si estende fino all'Iraq ed include aree di Libano, Siria, Giordania, Arabia Saudita ed Egitto. Nella conquista di queste aree, essi hanno il diritto di uccidere "ognuno dei loro abitanti, sino a che non ne resti memoria e traccia" (queste parole d'amore, pronunciate dal rabbino Yisrael Ariel, apparvero nel principale giornale dei coloni, Nekudah). Per trasformare questo progetto politico nell'ideologia nazista del Lebensraum, basta sostituire l'Europa con il Medioriente e gli ariani con gli ebrei.

Il "transfer", la pulizia etnica, e' conosciuto dal pubblico israeliano come una "soluzione politica". Invece, tra i coloni fondamentalisti, l'espulsione dei non-ebrei non e' un espediente, il che sarebbe gia' abbastanza brutto. E' piuttosto un comandamento divino, radicato nel loro testo sacro e nella Legge rabbinica. Il "transfer", pero', e' solo la punta dell'iceberg. Molti coloni ritengono il genocidio un mezzo legittimo per sbarazzarsi del "nemico". Il diritto (per i piu' estremisti si tratta, in realta', di un dovere religioso) al genocidio si basa sulla storia biblica del genocidio di Amalek per ordine di Dio. I fondamentalisti ebraici credono che gli "arabi siano gli Amalekiti di oggi". Queste idee sono molto diffuse tra i coloni di Brooklyn ed i loro sostenitori e sponsors.

La radice dell'ideologia fondamentalista dei coloni e' la credenza che gli ebrei siano il "popolo eletto", superiore al resto dell'umanita' e libero dagli obblighi morali cui le altre nazioni devono sottostare. I non-ebrei sono visti come esseri inferiori. Alcuni rabbini fondamentalisti piu' moderati credono che dopo l'espulsione/genocidio potra' esserci coesistenza. I pochi non-ebrei rimanenti, infatti, riconosceranno la superiorita' ebraica e potranno vivere secondo la legge che il Talmud prospetta per i cosiddetti "ger toshav", cioe' i "non cittadini", sottoposti a severe limitazioni, dal contatto con gli ebrei al possesso delle proprieta'.

Gli ebrei fondamentalisti di Stati Uniti ed Israele non si limitano ai commenti razzisti. Essi compiono atti di terrorismo nel nome di Dio. Ateret Cohanim, lo Jewish Underground, la Lega di Difesa Ebraica, il Kach, il Kahana Kai, l'Eyal, etc., sono tra i piu' noti gruppi autori di attacchi terroristici contro la popolazione palestinese a partire dagli anni '70. Uno studio mostra che, negli anni 1980-84, la stampa israeliana riporto' di 380 attacchi contro palestinesi individuali, i quali causarono 23 morti, centinaia di attacchi contro proprieta' private (case, automobili, terreni coltivati, oliveti), e 41 attacchi ad istituzioni musulmane e cristiane.

Per gli anni dal 1988 al 1993, B'tselem riporta che 62 palestinesi sono stati assassinati dai coloni. Secondo il rapporto di B'tselem del 1994, "usando armi fornite dall'esercito israeliano, individui e gruppi organizzati iniziano le operazioni contro i palestinesi e le loro proprieta' allo scopo di intimidire, scoraggiare e punire. In molti casi, si tratta di operazioni pianificate, portate a compimento con perizia da gruppi di coloni, sostenuti dalla stessa leadership della colonia. Le operazioni [...] includono, scorribande nei villaggi, spari a case e serbatoi d'acqua, sabotaggio e distruzione dei veicoli, violento disturbo, blocco delle strade, distruzione di campi coltivati e sradicamento di alberi, molestie ai commercianti ed ai proprietari di banchetti di vendita, con distruzione della merce, e cosi' via".

Queste azioni vengono commesse con la tacita approvazione della polizia e dell'esercito israeliani. Si tratta di veri e propri pogroms, cioe' raids punitivi in collusione con le autorita' ufficiali. Questi pogroms hanno la luce verde da parte del governo israeliano e sono guardati con indifferenza dai militari. Normalmente, l'esercito rifiuta di difendere i palestinesi, ma interviene a proteggere i coloni dai palestinesi che tentano di difendersi. Dopo il massacro di 29 fedeli palestinesi nella moschea di Abramo da parte di Baruch Goldstein, l'esercito israeliano assassino', ad Hebron, altri 23 civili ed impose mesi di coprifuoco sulle vittime, la popolazione civile di Hebron - non puni' di certo Kiryat Arba, il covo di coloni fondamentalisti a ridosso di Hebron, da cui proveniva il killer dei fedeli palestinesi.

Durante la seconda intifada, i pogroms si sono intensificati e sono divenuti piu' consistenti. Negli ultimi due anni, oltre 80 palestinesi sono stati assassinati dai coloni. La stampa "ufficiale" USA raramente si interessa di questi pogroms e di altri incidenti violenti, alcuni dei quali vengono riportati da YellowTimes.org. Ad esempio, "Hebron: proibito vivere", "Blocchi dei coloni", "Essere un fondamentalista ebraico", "Coloni autori di un pogrom", "Bande terrorizzano i villaggi palestinesi col supporto della polizia", e "Coloni danno fuoco agli oliveti palestinesi". ("Hebron: Not allowed to live," "Settlers roadblocks," "Being a Jewish Fundamentalist," "Settlers carry out a Pogrom," "Gangs terrorize Palestinian villagers with police help," e"Settlers set fire to Palestinian olive fields." )

Coloni illegali appiccano il fuoco agli oliveti palestinesi

I sottili intellettuali della nostra era certamente scoveranno lievi differenze tra questi pogroms e quelli subiti dagli ebrei dell'Europa dell'est, ma nulla puo' giustificare il loro "disgusto" di fronte al paragone.
I gruppi terroristi ebraici ed i loro supporters non rappresentano la maggioranza, ma sono un elemento chiave, e molto aggressivo. Tra i loro sostenitori vi e' la leadership ufficiale del movimento colonico del Gush Emunim. I pogroms da loro condotti godono di un vasto supporto da parte dei coloni e degli ebrei conservatori americani ed israeliani (vedi le foto del sindaco "moderato" di Gerusalemme, Ehud Olmert, che strizza l'occhio al rabbino genocida Yisrael Ariel al Temple Institute).
(Temple Institute).
Goldstein, la cui tomba e' divenuta un sacrario, e' un
eroe per i coloni fondamentalisti. Iga'al Amir, che nel 1995 assassino' Rabin, riferi' di essersi comportato secondo la legge ebraica. Le loro azioni sono difese e giustificate dagli influenti rabbini di Brooklyn e Israele, come ad esempio Abraham Hecht, Dov Lior e Nahum Rabinovitch.

Il rabbino Meir Kahane, ideologo del razzismo ebraico e fondatore di due gruppi terroristici, per trent'anni ha avuto una colonna nella "rispettabile" pubblicazione di Brooklyn, "Jewish Press", con una circolazione di 160.000 copie. L'altro giorno, sul suo sito web, pubblicava un articolo che prepara il terreno per l'assassinio di Amram Mitzna, il candidato laburista per le prossime elezioni israeliane, accusato di voler far rivivere "la soluzione finale di Hitler" per gli ebrei.

Alcuni affermeranno che il paragone col nazismo non e' esatto. Posso capirlo. E' possibile, infatti, che vi sia una differenza: difatti i nazisti non ponevano tale enfasi su Dio e i suoi comandi. Ma le similitudini sono molte e profonde: entrambi i movimenti sono razzisti, supremazisti, totalitaristi, anti-umanisti, anti-democratici ed estremamente violenti. Entrambi postulano l'espansionismo, la conquista, la pulizia etnica, l'assassinio, la repressione ed il genocidio. Perche' mettere in luce tutto cio' viene considerato "anti-semita" ed "inaccettabile", senza che nemmeno un'occhiata sia gettata alle similarita'? Perche' la stampa americana, che due volte al giorno bacchetta l'Arabia Saudita a causa del wahhabismo, tace su un movimento assassino che ha le sue radici proprio negli USA?

Paulin, come ricordiamo, ha detto che bisognerebbe sparare ai coloni fondamentalisti di Brooklyn. Prima di analizzare piu' attentamente, dobbiamo dire che non fa altro che consigliare che essi vengano ripagati con la stessa moneta. Di certo, gente che considera legittimo il genocidio, che organizza pogroms e venera l'assassino di massa Goldstein non puo' seriamente meravigliarsi che qualcuno li voglia sparare.
Paulin non fece dibattiti o discussioni. Semplicemente espresse il suo oltraggio nei confronti dei coloni usando parole dure. Non supporto' l'assassinio di bambini, come ha, ad esempio, insinuato l'apologeta di Israele Nat Hentoff. Supportare la resistenza violenta non significa supportare ogni genere di violenza. Ma i detrattori al vetriolo di Paulin non sono interessati al dibattito intelligente su cosa sia violenza legittima e cosa sia violenza illegittima.

Il nocciolo della frase di Paulin e' una semplice intuizione morale: e cioe' che i palestinesi hanno ogni diritto di sparare a gente che varca l'oceano allo scopo di distruggere le loro case e le loro esistenze, per assassinarli ed espellerli. Questa intuizione morale puo' essere messa in discussione. Alcuni pacifisti, ad esempio, la rifiuteranno poiche' essi rifiutano tutti i tipi di violenza, anche per auto-difesa. Dobbiamo rispettare queste posizioni. Ma il coro di coloro che hanno assalito Paulin e' molto lontano dal sostenere il pacifismo. Prendiamo Larry Summers, ad esempio. IL preside di Harvard ha espresso la sua contrarieta' nel consentire a Paulin di tenere un discorso nell'Universita'. Summers non si e' fermato a Paulin, ma ha accusato di "anti-semitismo" tutti coloro che chiedono di disinvestire da Israele.

Quando pero' Summers lavorava nell'amministrazione Clinton, la sua collega Madeleine Albright disse ad un giornalista che "ne valeva la pena", riferendosi alla morte di mezzo milione di bambini iracheni. Diversamente da Paulin, Albright giustificava l'assassinio di un terrificante numero di bambini. Summers non rassegno' le sue dimissioni per protesta. Anzi, non disse nulla. Ugualmente silenti furono tutti i media ufficiali americani. Chiediamoci quale sarebbe stata la reazione qualora la Albright avesse detto che la morte di mezzo milione di bambini ebrei "valeva la pena".

Eccetto che da alcune frange di pacifismo, il diritto alla resistenza armata contro l'oppressione e' un principio riconosciuto universalmente. Persino i dottori della chiesa medievale riconoscevano il diritto a ribellarsi contro la tirannia. Le Nazioni Unite riconoscono il diritto di ricorrere alla lotta armata per l'autodeterminazione. Thomas Jefferson incluse nella Dichiarazione d'INdipendenza USA il diritto a prendere le armi contro un governo autore di abusi ed usurpazioni.

In verita', molti americani ritengono di essere in diritto di sparare ed uccidere un ladruncolo che si introduce in casa per rubare un VCR. Come, dunque, si puo' negare il diritto di prendere le armi ad un popolo che, da 50 anni, soffre di "abusi ed usurpazioni", che e' stato dispossessato ed espulso, che da 35 anni vive sotto una brutale occupazione militare, che non ha diritti umani, che non ha diritti civili, a cui viene rubata persino la propria acqua, con le fogne che scorrono a cielo aperto nelle "non-strade" dei piu' affollati campi di concentramento al mondo, con i militari che possono assassinarli impunemente ed i coloni, che vivono sulle loro terre rubate, che li attaccano? Come e' possibile negare il diritto ad un popolo di prendere le armi contro coloro che vogliono farli scomparire?

Non e' possibile. Ecco perche' nessuno di coloro che hanno attaccato Paulin desiderano discutere dei diritti e dei limiti della violenza e della ribellione legittima.

Forse, si puo' arguire, i commenti di Paulin non erano una buona introduzione per una discussione sulla differenza tra violenza legittima ed illegittima. Il problema e' che nulla lo e'. Consideriamo questo episodio: lo scorso 15 novembre, Jihad Islami lancio' un attacco' contro un'unita' militare israeliana, uccidendo 13 soldati e membri della sicurezza armati. Le fonti israeliane mentirono sull'attacco, descrivendolo come un "attacco contro fedeli in preghiera", una sorta di "massacro del sabbath".
Non ci fu alcun massacro, ma solo una lunga battaglia, e non aveva nulla a che vedere con la preghiera. I media americani, invece, cosi' come Bush, Powell, Kofi Annan ed altri, comprarono la propaganda israeliana e condannarono il "terribile ed ingiustificato attacco".

Il falso "massacro del sabbath" era una perfetta opportunita' per discutere della legittimita' della lotta armata. Dopotutto, mentendo sull'attacco, Israele stesso ne riconosceva la legittimita'. Alterman ed Hentoff avrebbero potuto complimentarsi con Jihad Islami per la scelta dell'obiettivo e per un'operazione di danni collaterali zero.
Ascoltando il rumore del silenzio dei media, temiamo che il diritto a combattere contro i propri oppressori da parte di gente dalla pelle bruna sia divenuta una nozione incomprensibile negli USA.

Gabriel Ash, YellowTimes.org
traduzione a cura di
www.arabcomint.com