Tenere un capo del filo
Tenere un capo del filo
ricordarsi dei passi percorsi
e delle svolte
e dei gradini
o di come si è giunti
alle sale in penombra
con le maschere di cartapesta
abbandonate per terra
e ancora la prospettiva
dei corridoi
e i quadri
e le volte
il mozzicone di sigaretta
nei portacenere
un sia pur minimo
indizio
e il brusio attutito delle voci
una sera
per varcare infine la porta
di quella stanza spoglia
dove insegue il capriccio
delle carte
la saggezza dei giocatori
di qua e di là
la loro pace
fra le rovine
ando' lungamente beccando
l’occhio sbarrato dei morti
Notte di questa città che sale
da un clamore remoto di strade
ai piedi della vedetta che scruta
l’ora ineluttabile la polvere
disfatta che in cerchio placherà
il franto baluginare di luci
la ripetuta domanda la sfida
babele contro il cielo di vento
scommessa di grida futuro
frusciare nell’erba di serpi
minuscolo anfiteatro d’insetti
A lungo discussero
A lungo discussero il pro e il contro,
lamentando tutti il disordine che era grande,
la minaccia che li sovrastava. E infine, vennero
a una decisione, gli abitanti delle città
Presero ad erigere dovunque strumenti di morte,
e si vide gente mite invocare sangue, e
nelle piazze si levavano i supplizi, e
alla loro paura diedero il nome di giustizia
Dunque, cio' che volevano bandire, la guerra,
impose le sue leggi, il suo passo spietato
Merce divennero, e numeri, nella conta
ormai dilagante che li inghiottiva, lividi
riflessi di uno specchio muto, affondando,
trascinati loro malgrado nel gorgo:
e il resto, puoi chiederlo al vento