Termini
mediorientali
di Ran Ha Cohen,
Antiwar
| Nessuna
sofferenza inflitta ai palestinesi. Voglio dire, in termini mediorientali. Tutta l'arroganza colonialista, il pavoneggiamento malizioso e la crudelta' bestiale della giunta israeliana in una sola frase. |
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Commentando il summit di Aqaba, in un'atmosfera di pace e riconciliazione, un membro della giunta di governo israeliana ha detto tutto. Il Generale Maggiore Amos Gilad - coordinatore del governo nei Territori Occupati - ha dichiarato a Yedioth Ahronoth (5/6/03): "In termini mediorientali, non abbiamo inflitto alcuna sofferenza ai palestinesi". Certo: solo oltre 2.000 palestinesi uccisi in due anni e mezzo, appena decine di migliaia di feriti, meramente 12.000 senzatetto a causa della demolizione delle case, nient'altro che collasso economico che ha spinto il popolo sulle soglie della fame, assedio continuo, umiliazioni ordinarie e infiniti abusi "non ordinari", che vanno dal furto all'assassinio - quindi, nessuna sofferenza |
. Voglio dire, in termini mediorientali. Tutta l'arroganza colonialista, il pavoneggiamento malizioso e la crudelta' bestiale della giunta israeliana in una sola frase.
Cosa dire allora dei circa 700 israeliani uccisi dai palestinesi nello stesso periodo? Cosa sono, in termini mediorientali? Una trascurabile sciocchezza, un segno d'amore? Immaginate se un dirigente palestinese avesse detto cio' durante una conferenza di pace.
REALTA' MEDIORIENTALE
Il giornalista
Meron Rapoport, di Yedioth Ahronoth (23/5), ha pubblicato una ricerca estensiva
e terrificante sul Muro di Apartheid israeliano. Il mio stesso articolo sulla
questione aveva sottovalutato la magnitudine dell'atrocita': non solo per i
palestinesi isolati dietro il muro, ma anche per coloro che saranno schiacciati
tra il muro e la Linea Verde, a cui sara' impedito l'accesso ad Israele e che
saranno tagliati fuori dal resto della Palestina al di la' del Muro - un chiaro
obiettivo di pulizia etnica "soft" ed a buon mercato.
Inoltre, il rapporto Rapoport - oggi disponibile in una ottima versione in
inglese - mostra che il Muro e' identico al datato "Piano dei Cantoni"
di Sharon, mirante ad annettere ad Israele la maggior parte della Cisgiordania,
spingendo i palestinesi in enclavi disconnesse su circa il 40% di quel
territorio. Come afferma Ron Nahman, sindaco dell'insediamento colonico di
Ariel: "La mappa del Muro, il cui schizzo vedete qui, e' la stessa mappa
che vedo tutte le volte che Arik (Sharon) viene qui dal 1978. Lui mi ha detto
che la progetta dal 1973".
Descrivendo il modo in cui la citta' di Qalqiliya, che ha gia' perso il 50%
delle sue terre, sara' accerchiata da tutti i lati il mese prossimo, Rapoport
conclude: "Si possono chiamare Cantoni, o Bantustans, o semplicemente
prigione. Per 40.000 abitanti, un cancello di 10 metri sara' l'unico accesso al
mondo esterno".
VIRTUALITA' MEDIORIENTALE
Nessuna realta' ha potuto pero' confondere i principali giornalisti israeliani nelle ultime settimane: essi, come la maggior parte dei media occidentali, vivono in un mondo virtuale. Israele ha approvato la road-map; piu' sotto gamba e' passata la questione delle sue numerose "riserve" al piano, che "trasformano il documento da iniziativa diplomatica a diktat israeliano circa un accordo di resa palestinese" (Akiya Eldar, Ha'aretz, 27/5). Sharon ha pronunciato la parola "occupazione"; sotto gamba, ancora una volta, il fatto che se la sia rimangiata proprio il giorno dopo. Poi arrivo' lo spettacolo di Aqaba, ed i giornalisti persero l'ultimo barlume di sanita' mentale, se mai lo abbiano posseduto.
Un intero coro -
Yoel Marcus, Amir Oren e gente simile - ora lodano il coraggio, la moderazione e
"la potenziale grandezza storica" di Sharon (Avi Shavit, Ha'aretz,
29/5). Quest'ultimo - fedele portavoce di qualsiasi leader al potere - e' stato
ricompensato con un'intervista concessagli da un "intimo alleato politico
di Sharon", il membro della Knesset Rivlin (Ha'aretz, 5/6), il quale ha
spiegato che, "con grande tristezza", il primo ministro intende
smantellare 17 insediamenti. Fate attenzione ai trucchi della propaganda a buon
mercato di Sharon: un alleato piu' giovane e' inviato a barare, lavoro troppo
sporco per il leader stesso; la "tristezza" serve a dare credibilita';
un numero netto viene utilizzato per lo stesso obiettivo: "17" sembra
molto piu' verosimile rispetto ad un numero tondo.
La destra estrema recita la consueta commedia del pianto: Sharon si comporta
come se si fosse convertito, si duole il colono ultra-ortodosso Israel Harel (Ha'aretz,
29/5). A cio' seguono le manifestazioni dei coloni, con massiccie proteste
contro il primo ministro, con annesso il solito, repellente, abuso
dell'Olocausto: la road-map e Sharon spingeranno Israele entro i "confini
di Auschwitz".
Il miracoloso cambiamento di rotta e' "supportato" da analogie storiche prive di qualsiasi fondamento: Sharon viene paragonato a Rabin, il quale firmo' gli Accordi di Oslo, o a Begin, che restitui' il Sinai all'Egitto. Yitzak Shamir, il primo ministro israeliano piu' simile a Sharon, viene omesso dalla lista delle analogie per ovvie ragioni: sia lui che Sharon sono estremisti del Likud, entrambi sono stati trascinati da un presidente Bush ad una Conferenza di Pace dopo una Guerra del Golfo. Shamir, in seguito, ammise di esserci andato solo per trascinare anni ed anni di trattative inconcludenti, determinato, allo stesso tempo, ad espandere gli insediamenti.
CECITA' MEDIORIENTALE
I media e l'intera arena politica, di destra e di sinistra, si sono uniti per realizzare il progetto nazionale di trasformare Sharon in una colomba dell'ultim'ora: la destra, attaccandolo; la sinistra, blandendolo. In pochi giorni, senza alcuna prova tangibile, hanno tutti propagato l'assurda idea che Sharon stesse sperimentando una conversione spirituale, che lo stesse trasformando dal militare assetato di sangue che e' stato per tutta la vita in un leader amante della pace blandito da Peace Now.
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Quando Giove vuole distruggere una nazione, per prima cosa la acceca. Precisamente come durante gli anni di Oslo, l'intera corrente israeliana, di destra e di sinistra, sostiene il governo israeliano propagandando la sua supposta volonta' di mettere fine all'occupazione, contrariamente a quanto avviene sul terreno. Nessuna lezione e' stata imparata dalla grande truffa di Oslo, di cui resta solo - a parte l'Autorità' palestinese già virtualmente distrutta e le sue aree autonome già interamente rioccupate - il numero dei coloni israeliani, più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. L'unico dibattito esistente e': Sharon ha fatto la pace perché lo voleva o perché lo ha spinto il grande pacificatore (vedi Afghanistan ed Iraq) George W. Bush? |
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GESTI MEDIORIENTALI
Dunque, il
pacificatore Sharon (bandito dal suo incarico di primo ministro per il ruolo
avuto nei massacri dei campi profughi in Libano nel 1982) ha cominciato
onestamente (dopo aver imbrogliato il premier Begin durante la guerra in Libano)
a smantellare gli avamposti illegali (dopo aver consigliato ai coloni, nel 1999,
di "acchiappare ogni collina") perche' crede nelle Regole della Legge
(mentre sia lui che i suoi due figli sono sottoposti ad investigazione
criminale).
Piu' di 100 "avamposti illegali" (illegali secondo la legge
israeliana; per la legge internazionale tutti gli avamposti sono illegali) si
sono propagati su tutto il territorio della Cisgiordania. Sharon ha appena
cambiato il loro aggettivo da "illegali" a "non autorizzati"
e ne ha ridotto il numero a 15, undici dei quali disabitati: un container vuoto,
un caravan abbandonato. Ripetendo la commedia dei suoi predecessori, Sharon sta
davvero eliminando questa spazzatura, probabilmente dopo un accordo
confidenziale con i coloni, proprio come il suo predecessore Barak, che lascio'
intatte le infrastrutture, autorizzando il ritorno dei coloni un anno dopo. Una
misura totalmente insignificante, biasimata dagli ultra-ortodossi quasi come la
distruzione del Terzo Tempio combinata ad un secondo Olocausto, salutata dal
"campo della pace" come la fine di 36 anni di colonizzazione.
Sharon ha inoltre liberato 100 prigionieri palestinesi come gesto di pace. Nessun giornalista si e' preoccupato di ricordare ai lettori che, molte settimane prima che fosse lanciata l'iniziativa della road-map, il ministro della difesa, Mofaz, aveva annunciato l'intenzione di rilasciare "alcune centinaia" di detenuti palestinesi semplicemente "per migliorare l'affollamento delle prigioni" (Ha'aretz, 14/4)
Infine, e' giunto l'atteso "gesto" di migliorare le condizioni di vita dei palestinesi - come se i diritti umani fondamentali o la liberta' di movimento fossero un atto di grazia. Ecco il resoconto di Amon Regular (Ha'aretz, 3/6): "L'immagine emersa ieri, dopo un giorno trascorso a guidare su e giu' lungo la Cisgiordania, e' quella di decine di migliaia di persone spinte indietro verso il Medioevo, in cui l'unico mezzo di trasporto erano i piedi. A nessuno e' permesso di spostarsi con un veicolo da un villaggio ad una citta'. La gente deve scendere dalla vettura ai checkpoints, camminare alcune centinaia di metri extra, e poi, se ha soldi, prendere un taxi fino al prossimo checkpoint, dove si ripete lo stesso scenario. I palestinesi devono aver sentito delle intenzioni di Israele di facilitare i loro spostamenti, ma non l'hanno visto in pratica. In realta', vi sono segni che niente e' cambiato".
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Prendiamo il
piccolo posto di blocco di Ein Ariq, ad ovest di Ramallah, usato da centinaia di
abitanti dell'area. E' un checkpoint relativamente piccolo, consistente in un
paio di jeep che a volte ci sono, a volte no. Venerdì, appena 24 ore dopo il
summit a Gerusalemme dei primi ministri e l'annuncio della riduzione del numero
dei posti di blocco, un bulldozer dell'esercito israeliano, per la prima volta
dall'inizio dell'intifada, ha scavato un canale lungo la strada, mettendo fine
alla possibilita' di usare un'auto per passare attraverso quel checkpoint, anche
se non ci sono le jeep dell'esercito. Cosi', le migliaia di abitanti dell'area hanno seguito il destino di tutti i loro fratelli ai checkpoints della Cisgiordania, allineati di fronte al blocco. Una fila di circa 1.000 persone, allineate al checkpoint, prima di tornare a piedi a Ramallah. |
SORPRESA MEDIORIENTALE
... E, infine, nel mezzo del Grande Festival della Pace, arriva la "sorpresa" del tentato assassinio del leader politico di Hamas, Rantissi; per vendetta, un attacco kamikaze a Gerusalemme il giorno dopo. Poi, l'escalation crescente. Si tratta di Sharon il Pacificatore o di Sharon il Sanguinario? La risposta e' semplice: vi e' un solo Sharon.
Traduzione a cura di www.arabcomint.com