Tre anni di lotta, sangue, lacrime e determinazione

 

 

 

 

Durante questi anni terribili, che rappresentano una pietra miliare nella marcia del popolo palestinese verso la libertà e l'autodeterminazione, abbiamo sofferto e trepidato, pianto e sperato. Ci siamo indignati quando ci siamo sentiti vittime della disinformazione, quando i media hanno paragonato la nostra lotta anticoloniale di liberazione nazionale al terrorismo, prendendo in prestito la terminologia del nostro oppressore, il quale ha lo scopo di identificare il palestinese al terrorista, poiché il terrorista viene espulso dalla storia e dunque dal diritto. Ci siamo addolorati ed indignati per Fares Odeh, per Mohammed Durra, per Iman, per Diya e per tutti i martiri che sono morti per una Palestina libera dall'oppressione coloniale. E, soprattutto, ci siamo sentiti colpiti profondamente quando si e' tentato di stabilire una uguaglianza di responsabilità nell'attuale crisi. Ma in Palestina non vi e' uguaglianza, per il semplice fatto che vi e' una parte che occupa, colonizza, assedia, decreta la morte per fame di civili, ed un'altra cerca di opporsi all'annientamento materiale e morale che gli occupanti perseguono con freddezza scientifica. Non vi e' uguaglianza in Palestina: non sono equivalenti le ragioni, i mezzi, gli equipaggiamenti, gli appoggi politici e finanziari.  

Il bilancio di tre anni terribili di assedio e privazioni, che ha visto i palestinesi raggiungere la soglia di povertà in una percentuale del 53%, il tasso di disoccupazione toccare il 57%, il reddito pro-capite diminuire del 47%, e' assolutamente terrificante.

Nonostante queste ferite aperte e le difficoltà e le sofferenze che il popolo palestinese si prepara ad affrontare ancora nella sua marcia verso la libertà nella sua terra, tutte le forze politiche, civili, sociali, gli studenti, le donne sono risolute nel ribadire che l'intifada palestinese terminerà definitivamente solo con la fine dell'occupazione israeliana.

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