TRE TESTIMONIANZE DALL'ULTIMO MASSACRO IN PALESTINA
Testimone oculare: Un'americana a Nablus di Calista Weichel - 9 Marzo 2002 E' da un po' che non scrivo. E' accaduto molto. Proprio ieri - in meno di 24 ore - gli israeliani hanno ucciso circa 60 persone nella sola Tulkarem. I feriti sono oltre 150. Quando vedo tutto cio' devo sforzarmi di pensare che non sia tutto un sogno. Si', sta davvero accadendo tutto cio'. Ieri ho visto un'immagine che non dimentichero' facilmente. Non e' gia' abbastanza orribile che tante persone vengano uccise da una cosi' brutale forza d'occupazione? E invece, viene inflitto un terrorismo ancora piu' sadico e devastante. Alcuni dei morti palestinesi sono stati issati su di un carroarmato e trasportati in parata come fossero trofei vinti. E' allucinante. AVETE VISTO LE IMMAGINI? Ho visto un telegiornale occidentale, ieri ... Non ho visto nulla che possa lontanamente riflettere il sangue e le sofferenze delle ultime 24 ore. AVETE VISTO? AVETE ASCOLTATO? Avete visto i tanks demolire le autoambulanze? Io dubito che un'immagine o una foto possano avvicinarsi in qualche modo alla realta' di cio' che e' stato. In televisione vedo le tantissime ambulanze che accorrono per soccorrere gli israeliani dopo un attentato. Qui, due ambulanze sono state schiacciate dall'avanzata dei carriarmati israeliani. Hanno ucciso due medici e ne hanno feriti tre. Uno di essi era un medico delle Nazioni Unite. Gli altri erano della Mezzaluna Rossa Palestinese. Siedo in silenzio, vergognandomi del mio governo quando vedo Bush e Powell ripetere le stesse inutili parole. Evviva! Ritorna Zinni? Sharon sta forse contemplando la possibilita' di ritornare al tavolo dei negoziati? Ecco perche' ha bombardato Nablus, stamattina presto? La notte scorsa ho cercato di telefonare a casa, ma e' stato impossibile. Perche'? Perche' Israele ha deciso che nessuna Compagnia Palestinese di Telefonia Mobile possa contattare alcuno negli States. Quando ho provato a telefonare, ho ricevuto un messaggio che diceva: "Shalom...Non puo' raggiungere tale destinazione, al momento". Ho capito che tutte le chiamate devono passare attraverso l'operatore israeliano. Mi sono affrettata verso l'Universita', stamane, stanca della notte scorsa. Oggi, la gente e' sconvolta dalla tristezza, lo si puo' leggere sui loro volti. Quanto ancora possono sopportare? Quanto? 60 persone massacrate in meno di 24 ore - tutte della stessa citta'. Quello che mi fa piu' male e' sapere che la gente del mio paese non riceve la corretta informazione. La scorsa notte, la BBC ha detto che "sembra che entrambe le parti siano risolute nel continuare le violenze". L'intenzione e' chiara ... Ieri gli F-16 hanno cominciato di mattina presto, cosi' come gli Apache e quei dannati piccoli aerei telecomandati ... Non posso smettere di pensare a quei giovani che lanciano pietre ai carriarmati. Dico a me stessa: "Corri! Ti spareranno, dai quei tanks! CORRI!" Poi mi riprendo, e sento che parte della mia codardia sta svanendo ... e ricordo che questo e' tutto cio' che e' rimasto loro. Devono lottare. Il loro popolo sta per essere sistematicamente e brutalmente eliminato. Devono difendersi. Anche se a volte cio' puo' sembrare inutile ai miei occhi ingenui. Non c'e' Universita', oggi. Non ci sono negozi. Non c'e' nulla. C'e' tensione, c'e' tristezza e, soprattutto, la consapevolezza che la Palestina e' un'isola nel mondo. Nessuno guarda. Nessuno si cura dei morti e dei feriti palestinesi. NESSUNO. Non avrei mai immaginato quanto non capissi prima di giungere qui. Ricordo i militari americani in Somalia. Ricordo la reazione della gente quando assiste', da casa, alla parata dei cadaveri nelle strade di Mogadiscio: ricordo l'orrore e la rabbia. Mi chiedo se quella stessa gente provi lo stesso orrore di fronte alla parata dei palestinesi assassinati. Cio' che e' peggio e' che i soldi ed il sostegno americani spingono in avanti quei tanks. Mi sento colpevole e piena di vergogna. Ricordo anche le immagini dei palestinesi che ci mostravano negli Stati Uniti: sempre mascherati, coi fucili automatici in spalla. Militanti. Terroristi. Attivisti. Credo che per molti sia giusto che i palestinesi muoiano, dal momento che li descrivono cosi'. Ma il bambino che ho visto steso sulla tavola delle emergenze, con ferite in tutto il corpo, e' anche mio figlio. Vorrei che la sua immagine potesse essere vista negli States. Ad ogni modo ... se volete scrivermi per sputarmi addosso le vostre chiacchiere pro-sioniste da lavaggio del cervello, non perdete il vostro tempo: non sono interessata, ne' colpita, ne' demoralizzata dal vostro eloquio. Oggi, 281esimo giorno di assedio alle citta' ed ai villaggi palestinesi. Vietato l'accesso alle autoambulanze ed ai soccorsi.
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Un massacro che copre l'intera nazione di Ghassan Andoni - 9 Marzo 2002 Gli attacchi israeliani degli ultimi giorni, iniziati a Balata, continuano con l'assedio a Betlemme. Il messaggio e' chiaro: se non accettate la nostra occupazione ed il nostro dominio, vi distruggeremo. La nostra risposta e': non accetteremo la vostra occupazione ed il vostro dominio, perche' essi ci hanno gia' distrutti. Dovunque, si ripete la stessa scena. F-16 bombardano le costruzioni dell'Ap e tutto cio' che e' nei paraggi; i carriarmati invadono le citta' ed i villaggi, e principalmente i campi profughi; decine di vittime, centinaia di feriti; le autoambulanze impedite dal prestare soccorso alle vittime. In un solo giorno, a Tulkarem sono stati uccisi quasi 60 palestinesi. Molti di essi sono stati lasciati sanguinare nelle strette vie del campo. L'esercito ha sparato sulle ambulanze, riconoscendole come obiettivo legittimo degli spari dei militari d'occupazione. I generali dell'esercito israeliano sono particolarmente fieri della loro abilita' a muoversi nei campi profughi palestinesi, che riescono a raggiungere semplicemente abbattendo i muri delle case adiacenti. Nel campo di Tulkarem nessuna famiglia puo' chiudere la porta e rifugiarsi all'interno della propria casa. Il massimo che abbia fatto il ministro degli esteri israeliano, nonche' "Premio Nobel per la Pace", Shimon Peres, e' stato di rifiutare ogni commento. Mentre ha pubblicamente ricordato agli israeliani che non c'e' alcun bisogno di rioccupare le aree palestinesi perche' esse sono gia' occupate, non ha allo stesso modo fatto sentire alcun richiamo verso i crimini di guerra condotti dal suo primo ministro e dal leader del suo partito, il ministro della difesa Ben Eliezer. La richiesta, da parte dell'interno della societa' israeliana, di piu' sangue palestinese ed il silenzio della comunita' internazionale resteranno a lungo come una ferita aperta nell'animo dei palestinesi. I palestinesi non si fidano piu' di alcuno. Ogni madre in lutto, ogni bambino terrorizzato, ogni famiglia senza casa chiederanno sempre: dove eravate mentre accadeva tutto cio'? Qualcuno, tra voi, e' in grado di guardare nei loro occhi e di dar loro una risposta?
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Dillo al mondo ... di Huwaida Arraf - 9 Marzo 2002 Il piccolo cuore di Ahmad Khader e' ancora terrorizzato ; i bambini del vicinato gli hanno detto che noi siamo israeliani e che siamo ritornati a casa sua. Ma noi non siamo soldati d'occupazione. Siamo civili stranieri (5 americani, 2 belgi ed un irlandese) venuti al campo di Balata per esprimere solidarieta' a gente che e' stata invasa, terrorizzata e massacrata durante un raid di 4 giorni condotto dai militari israeliani nel loro paese - un campo profughi! Le forze d'occupazione sono uscite dal campo proprio la mattina in cui noi siamo arrivati a Balata. Ahmad e la sua famiglia erano nascosti in una stanzetta di otto piedi per dieci, temendo il ritorno dei soldati armati. La zia di Ahmad gli spiega che noi siamo amici e, cautamente, il bambino si avvicina a noi. Ahmad non parla di cio' che sta accadendo. Tuttavia ammette di aver paura, lui non e' "coraggioso". Quattro giorni fa, i soldati sono entrati in questa piccola casa, hanno chiuso in una stanza le tre donne (di cui una incinta ed una vecchia) e i tre bambini della casa ed hanno iniziato a mettere a soqquadro il resto dell'appartamentino. Le donne ed i bambini sono rimasti chiusi in quella stanza per 24 ore, senza cibo, senza potersi riposare. E, poiche' i soldati avevano tagliato l'elettricita' nel campo, il piccolo Ahmad e la sua famiglia sono restati al buio. I soldati hanno dato alle donne l'opzione di lasciare la casa, ma, hanno detto, se uscivano non sarebbero piu' potuti rientrare. Gia' profughi, e senza nessun luogo in cui andare, le donne sono restate. Solo il giorno dopo hanno avuto il permesso di andare in bagno e di preparare rapidamente qualcosa da mangiare ai bambini. Siamo in questa casa piccola, devastata, in cui una vecchietta e' seduta sul pavimento ed in cui l'unico mobile e' un televisore poggiato ad una parete. La donna anziana piange mentre vede le scene dell'assassinio, da parte di un missile israeliano, di Bushra Abu Kweik e dei suoi tre figli. "Stanno uccidendo tutti i nostri bellissimi figli. Hanno gia' rubato le nostre case (in Palestina, ndt) ed ora ci perseguitano anche nei campi...". Sul soffitto di ogni casa, qui a Balata, vi e' una botola. Chiedo spiegazioni. "I soldati buttano lacrimogeni e gas nelle nostre case. Quella botola serve per farci respirare. Molti anziani e bambini sono morti soffocati dalle esalazioni o ne hanno avuto danni permanenti". Niente male, per un popolo che ha denunciato le gasazioni dei campi di sterminio. Tutti vogliono mostrarci le devastazioni nelle case e nei negozi. Non e' possibile vedere tutto. A Balata vivono circa 22.000 profughi palestinesi deportati dalle loro case nel 1948, da citta' e villaggi del luogo che oggi si chiama Israele. Gli abusi ed i traumi vengono inflitti ancora oggi dall'esercito d'occupazione. Tutti hanno una storia da raccontare. Tutto cio' che vediamo e' distrutto - finestre sfondate, mura fatte saltare in aria con la dinamite per facilitare lo spostamento dei soldati da una casa all'altra, abitazioni completamente demolite. Nelle strade del campo, la gente cerca di spostare e di pulire le rovine. Un vecchietto mi dice: "Ho perso mio figlio, mia moglie, ma grazie a Dio, non ho perso la mia umanita' ". Entriamo in casa di quest'uomo, o, meglio, in cio' che resta della casa. Veniamo accolti dalle sue figlie. Il loro fratello e' stato ucciso dai soldati israeliani la settimana scorsa. Dopo due giorni e' morta la loro mamma. I soldati israeliani sono entrati in questa casa, due giorni fa, e hanno spento una sigaretta tra gli occhi del giovane martire, il cui ritratto pendeva dalla parete. Terrorista, l'hanno chiamato, che meritava di morire. Le ragazze dimenticano rapidamente il loro riserbo e cominciano a farmi domande, accuse, sembrano un fiume in piena. "Il presidente Bush dice che noi siamo terroristi, ma voi vedete: dite, chi e' il terrorista? Quale gente avrebbe il coraggio di rubare l'oro a una donna che non ha nulla? Non solo prendono le nostre case, uccidono i nostri figli ed arrestano gli uomini: rubano anche l'oro delle donne! Ditelo! Dite al mondo che non siamo noi i terroristi. Vogliamo la nostra liberta' e non molleremo mai la nostra terra. Mai!" Io voglio dire al mondo quello che ho visto. Voglio urlare contro quest'ingiustizia e questa follia: ma chi ascolta? I profughi di Balata che ho incontrato mi hanno chiesto di essere la loro voce, ma il mondo ha voglia di ascoltare?
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traduzione a cura di www.arabcomint.com