Tre voti ed il mondo precipita nel baratro

I commenti delle delegazioni dopo il tragico voto ONU che sanci' la spartizione della Palestina

 

"I rappresentanti degli Stati membri che non subivano l'influenza di pressioni esterne, ammonivano contro i pericoli della spartizione. Il rappresentante delle Filippine espresse le "profonde apprensioni" della sua delegazione circa la saggezza della spartizione e disse: "Abbiamo seguito con interesse il corso del dibattito e della sessione speciale dell'Assemblea Generale dello scorso aprile. Al termine di questo esame, il governo delle Filippine e' arrivato alla conclusione di non poter dare il suo appoggio ad alcuna proposta di disunione politica e di smembramento territoriale della Palestina. Noi riteniamo che la questione sia prima di tutto morale. Il problema e' se l'ONU debba accettare la responsabilita' di imporre una politica che contrasti con i suoi principii fondamentali".

Analoghi timori di altri Stati membri che in seguito votarono per la spartizione sono forse meglio espressi nelle parole dei loro delegati. Il delegato svedese ammise che il piano "ha i suoi punti deboli ed alcune pericolose omissioni". Quello canadese disse: "Noi sosteniamo questo piano con inquietudine e molti timori". Il ministro degli esteri belga Van Lengenhove affermo': "Non siamo certi che il piano sia completamente giusto, dubitiamo che sia attuabile e temiamo che comporti gravi rischi..."

Alla vigilia del voto finale, rimandato varie volte, Camille Chamoun, rappresentante del Libano, fece la seguente dichiarazione: "A giudicare dai comunicati stampa che ci pervengono regolarmente ogni due o tre giorni, posso facilmente immaginare a quali pressioni e manovre sia stato sottoposto nelle ultime 36 ore il vostro senso di giustizia, di equita' e di democrazia. Posso anche immaginare come abbiate resistito a tutti questi tentativi per salvaguardare cio' che abbiamo di piu' prezioso e sacro nelle Nazioni Unite, ovvero mantenere intatti i principii della Carta e difendere la democrazia e i metodi democratici della nostra Organizzazione. Amici miei, pensate a questi metodi democratici, alla liberta' di voto che e' sacra per tutte le nostre delegazioni. Se dovessimo abbandonare tutto questo per il metodo tirannico di affrontare le singole delegazioni nelle camere d'albergo, a letto, nei corridoi e nelle anticamere, minacciarle di sanzioni economiche e corromperle con promesse per costringerle a votare a questo o quel modo, pensate a cosa diventera' in avvenire la nostra Organizzazione".

I delegati che votarono per la spartizione lo fecero senza o con scarso entusiasmo. Se non fosse stato per le enormi pressioni esercitate su di loro e sui loro governi, avrebbero considerato piu' strettamente il problema e senza dubbio avrebbero proposto una diversa risoluzione.
Sir Zafrullah Khan, rappresentante del Pakistan, riassumeva la posizione di questi ed altri delegati quando spiego' le ragioni del suo voto contrario. Per la loro saggezza e preveggenza, le sue parole meritano di essere riportate integralmente:

"E' stata presa una decisione fatale. Il dado e' ormai tratto. Secondo le parole del piu' grande americano, 'abbiamo fatto di tutto per agire secondo giustizia nella misura in cui Dio ci concede di vedere la giustizia'.
Noi siamo riusciti a convincere un numero sufficiente di colleghi a vedere il giusto come noi lo vedevamo, ma ad essi non e' stato permesso essere fedeli alla giustizia come loro stessi la vedevano. I nostri cuori sono tristi, ma la nostra coscienza e' tranquilla. Non potremmo sopportare il contrario.
Gli imperi nascono e cadono. La storia ci parla degli imperi dei Babilonesi, degli Egiziani, dei Greci e dei Romani, degli Arabi, dei Persiani e degli Spagnoli. Oggi si parla soprattutto dell'America e della Russia. Il Corano dice: "Noi vedremo sorgere e decadere le nazioni e questo ciclo richiama l'attenzione sulla legge universale. Quello che dura sulla terra e' il bene che si fa alle creature di Dio". Noi abbiamo molta paura che, seppure la spartizione avra' qualche beneficio, esso sara' minimo rispetto ai danni che potranno derivarne. Essa manca totalmente di validita' giuridica. Noi non serbiamo alcun rancore verso quei nostri amici e colleghi che sono stati obbligati da forti pressioni a passare dall'altra parte e a votare a favore di una proposta la cui giustizia e legalita' essi mettono in dubbio. Noi sentiamo per essi della compassione per essere stati messi in una morsa tanto difficile tra la loro coscienza ed il loro giudizio da una parte e le pressioni a cui essi ed i loro governi sono stati sottoposti dall'altra
".

Gli Stati membri dell'ONU che si opponevano alla spartizione furono minacciati, intimiditi e ricattati. Quando ad esempio venne avvicinato il delegato liberiano affinche' sostenesse la spartizione, egli disse di giudicare questo tipo di approccio come un "tentativo di intimidazione" e lo riferi' al Dipartimento di Stato americano.

La risoluzione di spartizione della Palestina, che non aveva alcuna validita' giuridica, non fu accettata dai paesi asiatici e africani, cioe' i paesi di continenti di cui la Palestina rappresentava l'intersezione.
La risoluzione di spartizione della Palestina venne approvata coi voti decisi di Filippine, Haiti e Liberia, tre paesi oppressi dal debito estero e facile preda di intimidazioni e pressioni".

tratto da "Raccolto amaro", di Sami Hadawi
www.arabcomint.com