Un anno di orrore
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Nell'anniversario dell'inizio dell'illegale invasione ed occupazione dell'Iraq, gli editoriali dei maggiori quotidiani arabi esprimono profonda insofferenza verso la continuata presenza di truppe straniere sul suolo del paese e palese disagio verso la passiva acquiescenza dei loro governi verso l'illecita impresa anglo-americana, vissuta come una estensione del controllo coloniale imposto da un secolo sul mondo arabo da un occidente uscito oggi allo scoperto. Più interrogativi che risposte anche negli editoriali occidentali, mentre dalla controinformazione giungono le parole più feroci di condanna e rigetto del "Nuovo ordine Mondiale" imposto, con la guerra, le bombe a frammentazione e l'oppressione, dall'asse Bush/Sharon/Blair al sud del mondo.
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Domani
e' il 19 marzo 2004. Un intero anno e' trascorso dall'inizio della campagna
militare USA contro l'Iraq. La resistenza manda agli occupanti ed al mondo
intero il messaggio che il popolo iracheno, nonostante un anno di occupazione,
non sarà schiacciato. Dopo un anno di occupazione, il mondo e' divenuto più
sicuro, libero, economicamente migliore o più unito? Nessuno al mondo può
rispondere di sì a nessuna di queste domande.
Al-Jumhuriyah, Egitto
Il
fantasma della guerra all'Iraq continuerà a perseguitare coloro che hanno
voluto questa guerra. Ciò che e' accaduto ad Aznar potrebbe accadere a Bush e
Blair ... Gli attacchi dell'11 settembre, quelli dell'11 marzo, la distruzione e
l'occupazione dell'Afghanistan e la distruzione e l'occupazione dell'Iraq sono
atti terroristici e criminali. Sebbene differenti in potere, i responsabili sono
simili perché aggressori, assassini e fomentatori d'odio, anche se i potenti
non lo dicono.
La
continuata occupazione di paesi islamici non vincerà sul terrorismo. Essa,
anzi, lo rafforzerà e gli offrirà carburante per continuare a crescere.
L'intero
popolo iracheno e' sotto assedio, ma un anno dopo lo scenario inizia a cambiare.
Gli iracheni stanno affrontando le più grandi forze militari della storia con
fede ed armi individuali. Hanno reso il costo dell'occupazione più salato di
quanto i suoi perpetratori avessero mai osato anticipare.
O
con noi o contro di noi. Ecco il nuovo linguaggio dell'egemonia USA sotto
l'amministrazione Bush.
E' giunto
il momento che la comunità internazionale smetta di scandire slogan e si chieda
che tipo di governo vuole l'Iraq e come aiutare il popolo a realizzarlo senza
interferenze politiche straniere.
Se il
nuovo primo ministro spagnolo e' serio nelle affermazioni fatte a proposito
della guerra all'Iraq e se e' realmente convinto che si tratti di una crisi
senza sbocchi, ha una sola scelta da operare: ritirare immediatamente le
truppe spagnole dall'Iraq e chiedere pubblicamente scusa al popolo iracheno,
agli arabi ed al mondo islamico per la partecipazione del suo paese al crimine
americano contro l'Iraq.
Un anno dopo aver permesso che ci venisse mentito per catapultarci nella guerra contro l'Iraq, cosa abbiamo da mostrare?
Un
crescente numero di casualità, alcune delle quali inflitte dalla polizia
irachena, addestrata e sovvenzionata dagli USA.
Almeno 10.000 feriti.
Un conto di almeno 100 miliardi di dollari, finora, con un deficit interno
in crescita esponenziale.
Almeno due inchieste del Congresso sulla "intelligence bugiarda"
citata da questa amministrazione come prova che l'Iraq avesse armi di
distruzione di massa.
Un paio di gran giurì che investigano in azioni presumibilmente illegali in cui
hanno indugiato funzionari del governo USA per portarci in guerra - incluse
azioni di falsificazione commesse da agenti segreti della CIA.
Invece
di essere salutati come liberatori, le forze della "coalizione"
guidata dagli USA sono state avversate fin dall'inizio dalla maggioranza della
popolazione ed ora sono universalmente odiate.
Justin Raimondo - Antiwar
Non esiste esempio più estremo di parole abusate come quello di George Bush, ma quando egli parla di terrorismo, supera ogni limite di decenza. Bush definisce terroristi i guerriglieri che lanciano attacchi in Iraq. Da quando un popolo la cui terra e' stata bombardata ed invasa da carri armati stranieri fa del terrorismo se osa reagire? Di solito esso viene chiamato "partigiano", o "resistenza" o "guerriglia", e la sola ragione per cui Bush non viene seppellito dalle risate mentre parla in questo modo agli americani - che celebrano con una festività il loro diritto ad insorgere in armi contro la tirannia - e' che sono i loro figli e le loro figlie a morire laggiù.
Non
si conoscono mai gli esiti terribili di una guerra. Questo era e rimane uno dei
più incisivi argomenti contro l'aggressione all'Iraq. Ci vorranno probabilmente
anni prima che comprendiamo il danno reale di ciò che ha fatto Bush.
John Chuckman - YellowTimes
Le prime bombe caddero a venti miglia da Baghdad, globi incandescenti color
arancione all’orizzonte. Il giorno seguente le bombe piovvero su Baghdad. I
missili Cruise passarono sulla nostra testa per andare ad esplodere nei pressi
del palazzo presidenziale, quello stesso luogo nel quale Paul Bremer, sedicente
esperto americano di terrorismo, oggi lavora e si nasconde nella sua qualità di
proconsole di occupazione del Raj (N.d.T. Regno) anglo-americano.
Le illusioni con le quali americani e inglesi entrarono in guerra sembrano oggi
più spaventose di allora. Saddam, l’uomo che inglesi e americani amavano fin
quando invase il Kuwait (i dittatori fantoccio debbono imparare che solo i
nostri nemici possono essere attaccati), mostrava già sintomi di degenerazione
senile e scriveva romanzi epici rinchiuso nei suoi numerosi palazzi.
(...)Liberazione, Democrazia, un Nuovo Medio Oriente. Non c’era fine alle
ambizioni dei conquistatori. Ricordo come veniva aggredito chiunque tentasse di
sgonfiare questa pericolosa sciocchezza. Chi cercava di spiegare i crimini
contro l’umanità dell’11 settembre era anti-americano. Chi informava i
lettori in merito alla folle alleanza degli esponenti di destra che operavano
dietro Bush era bollato come antisemita. Chi dava conto dei massacri dei civili
iracheni durante i bombardamenti aerei anglo-americani era anti-britannico,
filo-Saddam, dormiva con il nemico. Quando fu pubblicato il primo “dossier”
di Blair – la maggior parte era in ogni caso materiale vecchio sulle
violazioni dei diritti umani da parte di Saddam e non sulle armi di distruzione
di massa - degli arsenali di armi del dittatore si parlava con una serie di
“forse”, “potrebbe” e “possibilmente”. Quando il giorno dopo la
liberazione di Baghdad scrissi su The Independent che la “guerra di
resistenza” stava per iniziare, con le lettere di insulti ricevute avrei
potuto tappezzare le pareti della mia stanza da bagno. Di lettere così non ne
arrivano più. (...)Mi recai sull’autostrada quando ancora risuonavano gli
ultimi spari dei cecchini e gettai lo sguardo nelle auto piene dei cadaveri
anneriti di uomini, donne e bambini. Tappeti e coperte erano stati gettati sopra
mucchi di corpi. Sul sedile posteriore di un’auto c’era un giovane donna
nuda, i lineamenti perfetti anneriti dal fuoco; suo marito o suo padre ancora
seduto al volante con le gambe amputate sotto le ginocchia. Senza dubbio i
militari iracheni si erano mescolati ai civili; e alla fine gli americani li
avevano uccisi tutti. Era un massacro. Pensavamo forse che gli iracheni se ne
sarebbero dimenticati?
Robert Fisk - The Independent
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