Un assassinio che costa caro
di Ramzy Baroud

 


Assassinando il leader spirituale di Hamas, sheikh Ahmad Yassin lo scorso 22 marzo, Israele ha, probabilmente in maniera involontaria, mutato il corso totale del conflitto in Medio Oriente. Ha promosso la battaglia ad un nuovo livello, i cui esiti non possono più essere predetti con facilità. 

I missili israeliani hanno schiantato lo sheikh, un'icona di resistenza e fermezza, mentre tornava a casa dalla preghiera mattutina in una moschea di Gaza. La radio israeliana ha confermato che Ariel Sharon e' personalmente coinvolto nella pianificazione dell'assassinio.

La vita e la lotta di Yassin sono servite come simbolo per molti palestinesi (anche il leader ucciso era vittima del dispossesso, la madre di tutti i problemi palestinesi). Anche la sua morte sarà ricordata in termini simbolici: la sua sedia a rotelle schiacciata ed insanguinata a fianco dei suoi resti servirà sempre da promemoria per la crudeltà di Israele.

"Se sarò ucciso, ne sorgeranno mille come me", disse una volta in un'intervista alla rete al-Jazeera.
Poche ore dopo la sua morte, ho intervistato il leader militare delle Brigate dei Martiri dell'Aqsa di Fatah  in Cisgiordania. Egli ha ripetuto la medesima frase, parola per parola.
Ma vi e' un' altra serie di valori che l'uccisione di Yassin mette in luce,  chiari significati politici e   conseguenze che pochi possono predire.

Dal momento in cui Sharon ha annunciato il suo "ritiro unilaterale" dalla striscia di Gaza, il governo israeliano sta attivamente perseguendo una politica di "sicurezza" volta a imbrigliare tutti i gruppi della resistenza, specie Hamas. Gli incontri ad alto livello tra dirigenti israeliani ed egiziani nelle scorse settimane e l'arrivo in Israele di una delegazione americana al top avevano come unico obiettivo la discussione di questo argomento. 
Uccidendo Yassin, Israele deve aver sperato che Hamas possa trovarsi nel caos, e che il movimento possa in tal modo disintegrarsi. E, dal momento che l'Autorità Palestinese e' "incapace di smantellare i gruppi terroristici" - cioè di fare il lavoro sporco per conto di Israele, schiacciando la resistenza - Israele lo fa assassinandone i leaders, secondo il vice ministro della difesa israeliano, Zeev Boim.

Inoltre, Israele ha voluto dimostrare che qualsiasi ritiro da Gaza, seppure parziale, non sarà umiliante come il ritiro dal Libano del sud alcuni anni fa. Ha voluto dimostrare cioè che il ritiro da Gaza non e' imposto dall'intifada e che e' sempre Israele ad avere il sopravvento.

Ad ogni modo, il governo israeliano ha commesso un grave errore, e non solo in considerazione della flagrante violazione della legge internazionale.
Sheikh Yassin era un leader moderato, che aveva ripetutamente offerto tregue ad Israele in cambio della fine degli assassini extra-giudziari di quest'ultimo.

A dispetto della natura caotica di tutte le rivoluzioni popolari, sotto la sua leadership Hamas era riuscito a funzionare in maniera unitaria, aderendo ad un comando centrale ed era riuscito ad evitare qualsiasi scontro con l'AP di Yasser Arafat. Quando Hamas dichiarò un cessate il fuoco unilaterale, alcuni mesi fa, esso riuscì a funzionare per settimane, fino a quando Israele non decise di sabotarlo.
Ciò non sarebbe stato possibile se non fosse stato per il livello di rispetto che Yassin suscitava. La sua assenza probabilmente darà una scossa alla base decisionale del gruppo, indurendone la percezione ideologica. Il risultato finale e' un rafforzamento della resistenza palestinese.

Da tutte le interviste condotte con i leader della resistenza palestinese e degli attivisti in Cisgiordania dopo la morte di Yassin, due messaggi prorompono con chiarezza; primo, l'assassinio di Yassin renderà più profondo il solco tra l'AP e le varie fazioni palestinesi, e, secondo, consoliderà il livello di cooperazione militare tra i vari gruppi, incluso quello dello stesso Arafat, Fatah.
Ci sono state anche promesse di un cambiamento davvero "unico" nella natura dell'imminente risposta palestinese alla morte di Yassin. Il livello di questa unicità può essere lasciato all'immaginazione.

La presunta vittoria di Sharon nel suo assassinio del leader di Hamas difficilmente può tradursi in qualcosa di più che una temporanea convalida del "genio" militare di Sharon ed un'inutile esposizione di forza. Yassin non era, in effetti, la mente direttiva di alcun attacco anti-israeliano, nonostante la propaganda dei media in Israele.
Il futuro dimostrerà che l'assassinio di Yassin e' stato una delle peggiori decisioni mai prese dal generale di guerra Sharon. In ultimo, sarà la visione di Yassin a definire la prossima fase del conflitto israelo-palestinese:

"Credo che la nostra difficile situazione richieda pazienza e sacrificio. Ma il futuro e' dalla nostra parte".

traduzione a cura di www.arabcomint.com