Una strana mozione anti-razzista
di Miguel Martinez

da http://www.kelebekler.com/occ/turco.htm

 

 

Un gruppo assolutamente trasversale di 58 senatori, che vanno dai DS ad AN, propone una mozione per combattere la "nuova ondata di razzismo e xenofobia" che si diffonde nel mondo; una mozione approvata dal Senato il 22 gennaio del 2004. Certo, c'è da stare attenti, perché quando chi ha il coltello dalla parte del manico denuncia qualcosa, lo fa in genere per farsi dare un coltello più grosso. Però  non si può negare che abbiano ragione.

Penso ai primi episodi che mi vengono in mente. Un paese in cui il principale quotidiano dedica diverse pagine ai deliri di una signora che sostiene che i "fottuti figli di Allah" si "moltiplicano come i topi" e che istiga a bruciare vivi i profughi somali è un paese in cui - per citare sempre la mozione - sta avvenendo una "grave regressione". Soprattutto quando lo stesso quotidiano, due anni dopo, invita a mettere la seconda religione d'Italia direttamente sotto il controllo del Ministero degli Interni.

Nella piccola e paciosa Imola, dove la violenza politica è sconosciuta da almeno mezzo secolo, la locale moschea - in realtà un negozietto riconvertito da un gruppo di laboriosi operai maghrebini - è stata oggetto di ben due attentati nel giro di poche settimane. Pochi mesi dopo, due attentati hanno colpito la moschea di Sanremo, la città simbolo del buonismo italico.

Decine e decine di cittadini stranieri sono stati arrestati in questo periodo con accuse infamanti di "terrorismo", per poi venire rilasciati senza tante scuse, oppure semplicemente deportati verso paesi in cui vige la tortura e la pena di morte.

Un cardinale si è perfino permesso di invitare l'Italia a selezionare gli immigrati, così  indispensabili per il tranquillo andamento del nostro PIL, in base alla loro religione.

Certo, in Italia non siamo ancora arrivati ai livelli della Francia, dove un giovanotto si è divertito a percorrere le strade di Dunkerque su un fuoristrada, sparando con un fucile a chiunque avesse un aspetto arabo, ammazzando alla fine un diciassettenne; o dove il governo espelle dalle scuole le ragazze che osano portare un foulard sui capelli.

Ma come definire la rabbia che provi quando senti che una tua amica, una signora che si è sempre occupata di questioni mediorientali, viene aggredita sotto casa da una banda di facinorosi che le urlano "puttana degli arabi"?

O quando il sindaco di Rovato, Roberto Manenti, membro di un partito del governo, emette questa ordinanza:

"Vista la necessità di salvaguardare i valori cristiani dalla incessante contaminazione di altre religioni, si è ritenuto disporre l'istituzione di un'area di protezione e sicurezza di 15 metri attorno ai luoghi sacri di religione cristiana vietata ai non professanti la religione cristiana".

Sono quindi ansioso di vedere cosa propongono i nostri cinquantotto trasveralissimi senatori per affrontare questo problema.

Ecco la loro proposta; la mozione impegna il governo

"a far adottare dall'Unione europea nei confronti del movimento terrorista Hezbollah le scelte già operate riguardo al movimento "Hamas""

Avete letto bene. Per fermare il razzismo in Italia, chiedono che l'Italia colpisca con una serie di misure copiate dalle blacklist statunitensi un movimento che ha combattuto per vent'anni contro un'occupazione illegale nel lontano… Libano. La blacklist - il nome viene ripreso senza tanti pudori dalla famosa "lista nera" dei tempi del maccartismo - in cui il governo USA inserisce i propri avversari, da al-Qa'ida a organizzazioni perfettamente legali che minacciano "la difesa nazionale, i rapporti esteri o gli interessi economici" degli Stati Uniti , giudicati secondo le insindacabili decisioni degli apparati di sicurezza. Una "lista" ripresa in parte dall'Unione Europea, o meglio da una commissione - il CoRePer (Comitato dei rappresentanti permanenti) - che può  inserirvi chi vuole, senza dover rendere conto a nessuno né spiegare i propri motivi.

Che cosa c'entri Hezbollah con il razzismo reale nel nostro paese - le manifestazioni per "buttare fuori gli zingari dal quartiere", i padroni di casa che si rifiutano di affittare a persone dalla pelle olivastra, i sindaci che tolgono le panchine per non far sedere chi non è di "razza padana", il possente fiume di odio e di ignoranza che scorre su Internet - non viene spiegato. Ma forse il legame semplicemente non c'è: infatti tra i firmatari della "mozione" troviamo anche due deputati leghisti. Un "antirazzismo" così  lo sottoscriverebbe volentieri anche Borghezio.

I 58 senatori invitano poi il governo italiano a commissionare una specie di "dizionario dell'antisemitismo" a un istituto dell'università di Gerusalemme. Possiamo essere certi che sarebbe stata un'eccellente idea… sessant'anni fa. Ovviamente, la storia non si fa con i se. Ma la maniera in cui i nostri senatori infieriscono sui più deboli, tacciono di fronte al razzismo reale del loro momento storico ed esaltano la repressione dei potenti dà, credo, un'idea di come si sarebbero schierati se fossero vissuti in Germania ai tempi di Hitler.

Siamo evidentemente di fronte al solito circolo - vizioso per l'umanità, ma virtuoso per i suoi promotori: il governo israeliano afferma l'inscindibile unità delle persone di religione ebraica con uno stato mediorientale che opprime i palestinesi. Prima o poi, qualche abitante delle periferie di Lione prende alla lettera questo dubbio sillogismo e tira un sasso contro una sinagoga. A questo punto si esige che ogni critica a Israele venga equiparata alla persecuzione razziale contro gli ebrei compiuta sessant'anni fa, in circostanze totalmente diverse. Ma si esige anche che si legalizzi il razzismo reale dei nostri tempi, che è oggettivamente quello antislamico/antiarabo.

E' significativa la natura gioiosamente trasversale della mozione dei senatori. Basta andare sul sito del Senato per scoprire infatti che si tratta di una sorta di coalizione rosso-nero-azzurro-verde, dove per "rosso" s'intende post-comunisti, per "nero" post-fascisti, per "azzurro" i forzitalioti e per "verde" o gli ecologisti o i leghisti, a scelta.

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